Tom Coraghessan Boyle.

Gli amici degli animali.

Parte 1.

Titolo originale: WHEN THE KILLING'S DONE.
Traduzione dall'inglese di: ANDREA BUZZI.
2014 Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano.
ISBN 978-88-07-03116-8.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Amori pi o meno felici, tragedie pi o meno ridicole,
nevrosi, frustrazioni, complotti e famiglie squinternate:
sono gli elementi che T. Coraghessan Boyle  mette in scena sullo
sfondo di un conflitto fra un gruppo di ambientalisti
radicali capitanati da un quarantenne post-fricchettone
e la rappresentante dell'ente per la protezione del parco
naturale delle Channel Islands, al largo delle coste
californiane. In un gioco paradossale, in nome del
ripristino di un teorico stato naturale, l'ente parco finisce
per ingaggiare cacciatori professionisti per sterminare
specie non native presenti sulle isole, mentre gli
ambientalisti vi introducono di soppiatto predatori
(crotali) per sabotare il programma. Intanto la natura,
indifferente e sovrana, fa il suo corso...
Una storia che si snoda, secondo uno schema caro alla
letteratura americana, lungo tre generazioni di donne
intraprendenti e determinate, correndo sotto lo sguardo
ironico e apparentemente distaccato di Boyle verso un
finale inaspettato che recupera la dimensione privata
della vicenda adombrando imponderabili scenari futuri.
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L'AUTORE.
Tom Coraghessan Boyle, nato Thomas John Boyle,
conosciuto come T. Coraghessan Boyle o T. C. Boyle , vive
a Santa Barbara con la moglie e i tre figli. Autore di
ventidue libri tra romanzi e raccolte di racconti,  tradotto
in tutto il mondo. Le sue storie sono apparse su riviste
prestigiose quali The New Yorker, Esquire, Playboy,
The Paris Review, Granta e McSweeney's. In Italia
sono stati pubblicati con Einaudi Amrica (1997),
Se il fiume fosse whisky (2001), Amico della terra (2001),
Doctor sex (2004), Infanticidi (2006), Identit rubate
(2008), e con Feltrinelli Le donne (2009) e Il ragazzo
selvaggio (2012).

ALCUNI GIUDIZI.
Emozionantissimo e crudemente d'attualit.
The Washington Post.

Un romanzo ingegnoso e divertente, pieno di suspense
e naufragi a profusione.
New York Times.
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Dedica:  A Kerrie,
che ha scalato le vette e
sfidato i fantasmi
 E Dio li benedisse; e Dio disse loro: Crescete
e moltiplicatevi e riempite la terra, e
rendetevela soggetta, e dominate sui pesci
del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni
animale che si muove sulla terra.
Genesi 1,28
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PARTE PRIMA.
ANACAPA.
 
Capitolo 1.
Il naufragio del Beverly B.

Immaginiamocela nell'angusta cucina di bordo dove non
si poteva neanche stare diritti senza battere la testa, la mano
destra arrossata e ancora dolorante per l'ustione col caff,
che lei diligentemente - e stupidamente - aveva cercato di
preparare per tenerli su, gran divertimento, sempre un gran
divertimento, sebbene non pi tardi di mezz'ora prima si
fosse svegliata vomitando nella cuccetta. Addosso aveva un
maglione a trecce troppo grande, pescato a caso dall'armadietto
del marito perch in cabina faceva freddo, che le pizzicava
dappertutto come se nel sonno qualcuno l'avesse
scorticata. Non si era pettinata. E nemmeno lavata i denti. Si
reggeva in piedi a fatica, chiedendosi se da quelle parti il
mare fosse sempre cos agitato, ma aveva paura di domandarlo
a Till o anche a Warren. Non sapeva assolutamente
nulla su come si manovra una barca o su come ci si comporta
col mare grosso o anche sulla lettura delle carte nautiche,
come tutti e due non perdevano occasione di ricordarle, e
Till le aveva detto di mettersi tranquilla e godersi la navigazione.
Il suo posto era ai fornelli. Nella cucina di bordo. Doveva
pulire il pesce e friggerlo e quando fosse uscito il sole
(ammesso che fosse uscito) avrebbe steso un telo sopra la
cabina, avrebbe spalmato sulle gambe un po' di olio per
bambini e di tintura di iodio e si sarebbe sdraiata a crogiolarsi,
gli occhi chiusi, fino a quando non avessero preso una
bella tinta uniforme.
Soltanto adesso, con la barca che rollava e beccheggiava
e la mano destra intorpidita dal dolore, si rese conto di avere
i piedi bagnati, le calze zuppe e incollate e le scarpe da tennis
nuove che da bianche erano diventate grigio scuro. E come
mai aveva i piedi bagnati? Perch sul pavimento della cucina
c'era dell'acqua. Non caff - quello l'aveva tirato su alla
bell'e meglio con uno straccio - ma acqua. Acqua salata. Un
velo sottile che si ispessiva e correva verso di lei ogni qual
volta la barca entrava nel cavo di un'onda. Le toccava allora
lasciarsi cadere sulla panca che si sollevava sotto di lei aggrappandosi
con tutte e due le mani al bordo del tavolo, come
se fosse legata a uno di quei traballanti vagoncini del luna
park che Till sembrava amare tanto e che invece a lei davano
la sensazione che il suo stomaco avesse ingoiato se stesso come
in quel cartone animato dove il serpente inghiotte la propria
coda.
Aveva i risvolti dei jeans bagnati - si erano infradiciati in
un istante -, la barca che tornava a impennarsi e l'acqua che
rotolava verso di lei, ora molta di pi, una fredda frustata
alle caviglie. Cerc di gridare, ma la gola era contratta e chiusa.
L'acqua fugg via dall'altra parte del ponte poi torn, pi
alta, pi fredda. Fa' qualcosa! si diceva. Alzati. Muoviti! Lottando
contro la nausea, si trascin una mano dopo l'altra
dalla parte opposta del tavolo per sbirciare su dai tre gradini
dove Till stava al timone, il braccio invalido rigido come un
bastone, mentre Warren, suo fratello, l'ex marine, prepotente,
so-tutto-io, lo strattonava furiosamente, contendendogli
la ruota. Voleva avvertirli, avvisarli dell'acqua in cucina perch
facessero qualcosa, la fermassero, rimediassero, rimettessero
le cose a posto, ma Warren stava urlando, le vene sul
collo gonfie, gli spruzzi che esplodevano a poppa, dietro le
sue spalle, come la coda impazzita di una cometa sott'acqua.
Dannazione, dannazione, maledetto! Tieni la prua verso
quelle onde del cazzo! L'imbarcazione si inclin da una
parte, fremendo da un'estremit all'altra. Vuoi proprio che
questa bagnarola di merda finisca a fondo...?
Gi. La storia era questa. Fu cos che and. E sebbene
avesse raccontato mille volte la propria versione di quanto
era accaduto alla nonna tra le acque fredde e agitate del canale
di Santa Barbara in tempi talmente lontani che doveva
socchiudere gli occhi per evocare quell'immagine - pi nitida
e precisa di quella che aveva sua madre, che in realt non
era veramente l, n pi n meno di quanto ci fosse lei -,
Alma riduceva sempre la voce a un sussurro per l'epilogo, la
battuta finale, la rivelazione: Quando la barca affond Nana
era incinta di due mesi.
Poi faceva una pausa e alzava lo sguardo, che stesse raccontando
la storia da dietro il tavolo della sala da pranzo a
una delle compagne di stanza ai tempi del college o a un
perfetto estraneo accanto a lei in aereo. Incinta di due mesi.
E nemmeno lo sapeva. Poi faceva un'altra pausa per lasciar
decantare il significato della cosa. Non fosse stato per la forza
- fisica, d'animo e di spirito - della donna che lei ricordava
solo quando ormai era fragile e decrepita, sua madre sarebbe
morta nel ventre, buttata a riva dalle onde, cibo per i
pesci, e non sarebbe mai nata nemmeno lei, non sarebbe
stata seduta l con i capelli ancora bagnati dopo la doccia o
raccolti nella coda di cavallo che spuntava da sotto il berrettino
da baseball, non avrebbe mai rievocato tutte le sfumature
e le implicazioni esistenziali della vicenda che era la storia
del mondo prima di lei.
Ovviamente, pensava anche al caso indifferente e dispettoso
che inghiottiva i deboli e gli sfortunati mentre altri si
moltiplicavano. E se ci fossero state generazioni e generazioni
di naufragi nella stessa famiglia, i suoi discendenti avrebbero
sviluppato branchie e pinne o avrebbero semplicemente
imparato a starsene sulla terraferma ignorando quelle isole
seducenti e selvagge che luccicavano laggi all'orizzonte?
Era viva, al crocevia della creazione, insieme a tutto ci che
prendeva vita nell'istante stesso in cui lo diceva, e un giorno
anche lei avrebbe avuto dei figli, avrebbe dato il proprio
contributo alla somma delle cose, aggiungendo un altro scalino
al DNA. Il padre di sua madre era morto. Insieme al fratello.
E la madre di sua madre avrebbe dovuto essere morta
pure lei. I fatti erano questi, no?
Il mese era marzo, l'anno il 1946. Il nonno di Alma - Tilden
Matthew Boyd - era tornato a casa sei mesi prima dalla
guerra nel Pacifico che gli aveva lasciato un braccio inabile
e rinsecchito dal gomito in gi, soltanto una cicatrice che pareva
una frittata bruciata avvolta attorno all'osso. Sua nonna,
giovane di belle speranze, la chioma scura e folta, come la
sua, ruppe una bottiglia sulla prua del Beverly B. mentre Till,
restituitole dalla voragine della guerra come un dono miracoloso
pi reale e concreto di tutte le cattedrali sulla faccia
della terra, stava al timone, i gabbiani volteggiavano in alto
nel cielo e le nubi si rincorrevano spinte da una brezza di
nordovest inseguendo il sole sull'acqua. Beverly era felice
perch Till era felice e mangiarono panini bevendo spumante
scadente nei bicchieri di carta, in cabina perch il vento
era forte e il mare gelido e increspato. C'era anche Warren
quel primo giorno, il giorno del varo, un dittafono ambulante
di consigli non richiesti, che snocciolava luoghi comuni e
critiche interminabili. Per bevve lo spumante e si fece vedere
per due weekend di fila dando una mano a Till a mettere
a punto i motori, montare gli armadietti di teak e sistemare i
parapetti che Till aveva fatto nel garage della loro casa in affitto,
che avrebbe avuto bisogno di una mano di vernice, zanzariere
alle finestre e grondaie per evitare che d'inverno la
pioggia scendesse gi dal tetto innaffiando una poveretta che
si trovasse davanti alla porta con le chiavi in mano e le stanche
braccia cariche di sacchetti del droghiere. Ma Till non
aveva nessuna voglia di mettere a posto la casa - tanto non
era loro. Il Beverly B., invece, quello era tutto un altro paio
di maniche.
Era un cabinato in legno di ventotto piedi, di solida costruzione,
con paratie in noce americano e finiture in teak,
una vera bellezza, che per era rimasto in secco in stato di
abbandono per tutti gli anni della guerra, da cui il suo proprietario,
arruolato in marina, non era mai tornato. Till aveva
intravisto la barca tutta inclinata fra le erbacce nel retro di un
cantiere navale, aveva rintracciato i genitori del marinaio, che
lo piangevano silenziosamente - il figlio era morto bruciato in
una chiazza di petrolio a causa di un kamikaze che si era lanciato
sulla St. Lo durante la battaglia del Golfo di Leyte - ed
era andato a trovarli nel loro salotto, con il cappello in bilico
su un ginocchio passando in rassegna fotografie e medaglie,
tutto ci che restava del figlio. Era rimasto l due ore buone,
a sorseggiare t Lipton tiepido con una fettina di limone amaro
che ci girava lentamente sopra, prima di accennare alla
barca, e quando alla fine si era deciso a farlo lo avevano fissato
tutti e due come se fosse uscito dalle pagine dell'album di
famiglia per andare ad appollaiarsi sui cuscini di velluto del
divano di legno d'acero in quel soggiorno ovattato e male illuminato
in cui vivevano come fantasmi da tempo immemore.
La madre - pi o meno sui cinquanta, robusta ma con
caviglie e polsi delicati come quelli di una ragazza e un viso
soffuso di sdegno e dolore in parti uguali - aveva buttato indietro
la testa e domand in una specie di jodel: Quella bagnarola?.
Poi aveva guardato il marito e abbassato la voce.
Non credo che Roger ne abbia pi bisogno, no?
Per tutto l'autunno e l'inverno Till si dedic all'impresa
di rimettere in sesto la barca, bazzicando il cantiere navale e
l'emporio di forniture marinare, trafficando con i motori
tanto che era sempre cos sporco di gasolio che Beverly andava
in giro a dire a tutti che sembrava truccato da negro in
uno di quei vecchi spettacoli di paese. Era la sua battuta. Till
truccato da negro. E la propinava alla signora Viola gi al
negozio, a Warren e alla sua ragazza del momento, Sandra,
dal labbro sussiegoso e i maglioncini cos attillati da disegnare
perfettamente il reggiseno, spalline, coppe e tutto quanto.
Meticoloso, ecco com'era Till. Meticoloso, preciso e infallibile.
Non ne parlava mai, non si lamentava mai, ma aveva
dato il braccio destro per il paese e il sinistro era deciso a
tenerlo tutto per s. E per lei. Soprattutto per lei.
Aveva dovuto imparare a fare a meno del braccio, del
polso e della mano destra per bucare i biglietti sulla linea per
il Santa Monica Boulevard sotto gli sguardi impazienti delle
persone che cercavano di mostrarsi educate, a parte un grugnito
con cui comunicavano che se n'erano accorte, il braccio
invalido che teneva fermo il blocchetto dei biglietti e
quello divenuto dominante che faceva il lavoro, aveva imparato
a usare quella mano per piegare in due l'assegno con cui
lo pagavano e a porgerlo a lei come un biglietto, un biglietto
per una festa mobile a cui era invitata lei, e solo lei. Di sera,
tardi, dopo la cena e la radio, le passava la mano sopra il
corpo nudo come se non avesse nessun impedimento, ed era
bello, andava bene cos perch adesso era mancino e lo sarebbe
stato fino all'ultimo dei suoi giorni. E quando vararono
il Beverly B. fu delicato e cauto con la barca come lo era
con lei sul letto matrimoniale, il braccio destro che rigidamente
entrava in gioco quando il timone girava mosso dal
sinistro. Le prime volte non si allontanarono troppo dal porto.
Till diceva che voleva fare un po' di pratica, rodarsi, sentire
cosa aveva da dire il due motori Chrysler quando spingeva
a fondo il gas e vedeva il contagiri salire fino a 2800 RPM.
Poi arriv quel venerd sera alla fine di marzo in cui lei,
Till e Warren lasciarono il porto diretti verso la pi vicina
delle Channel Islands settentrionali, verso Anacapa, e
quell'altra pi grande poco oltre, Santa Cruz, perch l c'era
il pesce, merluzzi lunghi come un braccio, molluschi che bastava
staccare dallo scoglio e pi numerosi degli scogli stessi,
aragoste cos collaborative che si arrampicavano sulla cima
dell'ancora e si tuffavano in pentola da sole. A Till ne aveva
parlato un tale al lavoro. Chiunque poteva andare a Catalina
- che diavolo, ci andavano tutti, escursionisti in giornata,
marinai della domenica e via dicendo -, ma se volevi qualcosa
che somigliasse a un territorio vergine, allora le isole a
nord, su al largo di Oxnard e Santa Barbara, erano il posto
giusto. Si erano portati dietro le due ghiacciaie pi grandi
che avevano trovato da Sears, da cui spuntavano i colli lisci e
scuri delle bottiglie di birra che, le aveva assicurato Warren,
sarebbero scomparse prima che tutti quei filetti di pesce e
aragoste bollite venissero adagiati sotto la coltre di ghiaccio
per farsi una bella dormita durante il viaggio di ritorno a casa.
Avremo pesce per una settimana, almeno una settimana,
continuava a ripetere Till. E quando lo finiamo possiamo
tornar qui tutte le volte che vogliamo. La guard. Era al
timone, il tempo sereno, sull'acqua davanti a loro aleggiava
la foschia serale con i suoi colori opalescenti, dietro il porto
che si allontanava nella scia, la birra in mano, non certo un
ingombro, e lui appollaiato l come un capitano uscito da un
racconto di Jack London. Il che, aggiunse, sapendo quanto
lei fosse sensibile rispetto ai soldi profusi per la barca,
dovrebbe dimezzare le nostre spese alimentari, almeno dimezzarle.
Aveva preparato i panini a casa - salsiccia di fegato, pane
bianco con tanta senape e maionese, pane di segale col prosciutto,
insalata di tonno - e quando si erano sistemati in
cabina a mangiare famelici innaffiando il tutto con la birra,
talmente fredda che andava gi come acqua di fonte alpina,
era stato come cadere fuori dal mondo. Dopo cena era rimasta
a lungo sul ponte di poppa, l'aria mite e pura, tutto calmo
a parte il pulsare dei motori, regolare e sicuro, sembrava il
battito di un cuore, il cuore al centro del Beverly B., costante
e certo. C'erano delfini, interi banchi, rosa e argento, che
guizzavano nell'acqua nuotando accanto allo scafo per sentirne
l'elettricit. Sembrava che le sorridessero, le dessero il
benvenuto, felici nel loro elemento tanto quanto lei lo era nel
suo. Com'era quella storia che aveva letto (sul giornale o sul
Reader's Digest?), quella del ragazzo sulla tavola da surf portato
al largo dalla corrente e attorniato dagli squali, finch
non erano arrivati i delfini sorridendo e li avevano cacciati
via, perch i delfini sono mammiferi, animali a sangue caldo
nel mare freddo, e disprezzano gli squali in quanto freddi
agenti di morte? Chiss se avevano guidato la tavola da surf
del ragazzo fuori dalla corrente e l'avevano riportato a riva,
scortandolo come angeli custodi. Forse, forse s.
L'ultimo raggio di sole era impigliato nella foschia davanti
a loro, a ovest perch  a ovest che va calando il sole, i versi di
una filastrocca che le giravano per la testa. Sollev i piedi sul
parapetto verniciato e si studi le dita, notando i punti in cui
lo smalto era venuto via e pensando di ritoccarlo non appena
possibile, al mattino mentre i ragazzi pescavano e lei se ne
stava spaparanzata senza un pensiero al mondo. I motori ronzavano.
Un'intera squadriglia di uccelli neri si alz dall'acqua
e dopo aver descritto un giro vi fece ritorno, quasi fossero
legati a un elastico, senza il bench minimo suono. Si accese
una sigaretta, il vento fra i capelli, e guard il marito dietro gli
obl appena lavati che teneva blandamente il timone mentre
alle sue spalle il fratello se ne stava seduto sulla panca imbottita
e parlava, parlava sempre, ma adesso era come un film
muto perch la porta della cabina era chiusa e lei non sentiva
una parola.
Fin la sigaretta e lasci che il vento si portasse via il mozzicone
in una rossa scia di stelle filanti. Cominciava a rinfrescare,
il cielo si oscurava chiudendosi su di loro come il coperchio
di una immensa pentola metallica. Un altro minuto
ancora e sarebbe entrata ad ascoltare i loro discorsi, discorsi
da uomini, castelli in aria, i pesci nel mare, carburatori, mulinelli
e torni, vernici, attrezzi, pennelli e calibri che facevano
di loro degli uomini, e si sarebbe anche fatta un'altra birra,
una birra per un ultimo brindisi a coronamento dei tre (o
quattro?) che l'avevano preceduto. In quel momento, mentre
stava per alzarsi, il mare si spalanc all'improvviso come
un'enorme bocca nera in un conato di vomito e le sput addosso
qualcosa, un missile indistinto che puntava dritto verso
la sua faccia, solo che lei spost la testa di scatto e la cosa
and a schiantarsi con un sonoro schiaffo bagnato contro il
vetro della porta della cabina; i due uomini si voltarono per
vedere che stesse succedendo.
Le sfugg un grido. Non riusc a trattenersi. La cosa era
viva e si dimenava l ai suoi piedi, simile a una specie di pipistrello
marino, lunga quanto il suo avambraccio, fremendo e
rimbalzando come un pupazzo a molla e poi ricadendo gi
di nuovo, sbattendo da una parte all'altra del ponte facendo
perno sul treppiede delle ali e della coda. Ali? Ma come...
non era un pesce? Ed ecco Till, e Warren subito dietro, un'espressione
in volto a met fra il preoccupato e il divertito,
che prese a calpestare quella cosa, picchiando gi il piede
con forza, poi si chin svelto ad agguantarla, viscida, bagnata
 e lunga com'era, la tir su dal ponte e gliela porse, stringendola
con la mano buona a mo' di offerta. Santo cielo, Bev,
mi hai fatto prendere una paura... Sentendo quell'urlo pensavo
che fossi finita fuori bordo.
Warren rideva, gli occhi sfavillanti di allegria. La barca si
raddrizz e riprese ad avanzare. Qui ci vuole un brindisi,
grid alzando l'immancabile bottiglia di birra. Bev ha preso
il primo pesce!
Lo spavento era passato. Che poi non si era trattato di
spavento, lei non era una di quelle donnette piagnucolose
che si vedono nei film. Era solo stata presa alla sprovvista,
tutto qua. E chi non lo sarebbe stato, con quella cosa, azzurra
come la canna di un fucile di sopra e argentea come un
mucchio di monete di sotto, che le piombava addosso di
punto in bianco come un siluro? Signore Iddio, disse, ma
che cos'?
Till glielo avvicin perch lo prendesse in mano, e ora lei
sorrideva, stava quasi per farsi una bella risata, una risata in
compagnia, invece indietreggi contro il parapetto mentre il
cielo si incupiva e alle sue spalle la scia si allungava. Non
avevi mai visto un pesce volante? le stava dicendo Till. Fece
schioccare la lingua. Ma dove hai vissuto finora, donna?
disse, punzecchiandola. Non siamo mica in cucina, in salotto
o nel bagno turco. Qui siamo nel vasto mondo.
Un brindisi! gracchi Warren. A Bev! Un asso della
pesca! E stava per portarsi di nuovo la bottiglia alle labbra
quando lei gli afferr il braccio, i capelli sferzati dal vento.
Be', allora, disse, stando cos le cose, immagino che tu
stia per andare a prendermi un'altra birra.
Si svegli con la bocca secca, un leggero vapore che aleggiava
da qualche parte dietro agli occhi, come se durante il
sonno qualcuno le avesse pompato dell'elio nella testa. Nella
cuccetta di fronte, rannicchiato sotto la prua che sobbalzava,
si inerpicava e ricadeva dolcemente sul cuscino di onde, Till
dormiva, la faccia girata contro il muro che poi non era un
muro ma le assi dello scafo che li teneva a galla su un nero
abisso di acqua. Sotto di lei, gi nelle profondit marine, c'erano
esseri immensi e minuscoli, balene, copepodi, squali e
sardine, distese di granchi, fondali brulicanti di legioni chitinose
e cornee, granchi che spolpavano le carni degli annegati
inghiottendone i brandelli con le loro minuscole bocche
tritatutto. Questi erano i suoi pensieri nell'attimo in cui si
risvegli, senza sentirsi confusa n spaesata: non era nel letto
matrimoniale che non avevano ancora finito di pagare, n
sdraiata sullo striminzito materasso nella stanzetta degli
ospiti a casa dei suoi, dove per mille e mille notti cupe e risonanti
aveva aspettato che Till tornasse a casa e venisse a riprendersela.
Era in mare. Ora conosceva il rollio della barca
meglio di quanto avesse mai conosciuto qualunque altra cosa,
sentiva il rombo soffocato dei motori vibrare gi in fondo,
nel battito del cuore e nel pulsare del sangue. In mare.
Era in mare.
Si mise a sedere. Una lama di luce penetrava nella cabina
alle sue spalle tagliando il tavolo a met. Dietro, un pozzo
oscuro di ombra e, oltre l'ombra, i gradini che portavano al
ponte e il bagliore verde delle spie dove Warren, i muscoli
contratti e la bocca simile a un taglio, timonava nella notte.
Aveva bisogno (urgentemente) del bagno. Insomma, del gabinetto.
E di acqua, aveva bisogno di un bicchiere d'acqua
dal lavello nel gabinetto collegato al serbatoio da centocinquanta
litri in fondo alla stiva per il quale Till aveva fatto
tante storie perch non si pu sprecare l'acqua, non in mare,
dove non puoi mai sapere quando ne troverai dell'altra. Ormai
erano al punto in cui lei aveva quasi paura di aprire il
rubinetto per timore di sciuparne anche una sola goccia. Come
diceva quella poesia delle superiori? Acqua, acqua
dappertutto / E non una goccia da bere.
Il marinaio, ecco cos'era. Il vecchio marinaio. Che poi a
un tratto andava e uccideva quell'uccello, no? L'albatro. Ma
poi, che cos'era un albatro? Una creatura grande e bianca, a
giudicare dall'illustrazione nel libro che aveva preso dalla biblioteca.
Come un dinosauro, forse, solo un po' pi piccolo.
Probabilmente ormai estinto. Ma se gli albatri non erano
estinti e in quel preciso istante uno di loro fosse sceso dal
cielo per appollaiarsi a prua, l'ultima cosa che le sarebbe passata
per la mente era di sparargli. Uh-uh. Non lei. Tanto per
cominciare non aveva un'arma, e anche se l'avesse avuta non
avrebbe saputo usarla, ma comunque non era quello il punto,
no? Se la poesia le aveva fatto capire qualcosa (e le sembrava
di sentire la voce querula, acuta e imperiosa del suo
insegnante di inglese dell'ultimo anno, il professor
Parminter, che si levava da qualche remoto recesso della coscienza),
era sulla natura, sulla sua forza, la sua immensit. Non sfidare
la sorte. Non turbare l'equilibrio. Lascia in pace gli albatri.
Lascia in pace tutte le creature, anzi... eccettuate magari
le aragoste. Sorrise nel buio al ricordo del professor
Parminter e di quel tempo che sembrava un secolo fa, quando poesie
e romanzi, teoremi ed equazioni erano tutta la sua vita.
Faceva fatica a credere di essersi diplomata appena quattro
anni prima.
Mise i piedi nudi fuori dalla cuccetta. Il ponte era solido,
fresco, leggermente umido. Indossava una camicia da notte
di flanella lunga fino ai piedi, anche se le sarebbe piaciuto
mettersi qualcosa di pi trasparente, per Till, ma per quello
bisognava attendere il ritorno a casa e l'intimit della loro
camera da letto. Era una donna modesta e discreta, non come
tante ragazze che alla prima occasione erano andate in
giro a tradire i loro uomini oltremare, e si sentiva a disagio a
mettersi in mostra in uno spazio cos ridotto, con Warren l,
anche se era il fratello di Till. Aveva visto il modo in cui a
volte la guardava, e non era diverso da quello che le toccava
sopportare da quando alle medie aveva cominciato a svilupparsi,
occhiate maliziose, fischi e tutto il resto. Ma non gliene
faceva una colpa. Era un uomo. Non poteva trattenersi. E lei
era fiera del proprio fisico, che era il suo punto forte, non
essendo mai stata quello che si dice carina, almeno in senso
convenzionale; solo che non voleva dare l'idea sbagliata, n a
lui n a nessun altro. Era monogama, punto e basta. A differenza
di Sandra, che avrebbe dovuto raggiungerli e che la
settimana prima quando avevano portato la barca gi a San
Pedro si era pavoneggiata in bikini, pelle d'oca dappertutto
per via della brezza, tornando poi al molo infagottata nella
giacca di Warren. Invece grazie a Dio per i piccoli miracoli:
questa volta Sandra non aveva potuto venire. Aveva un impegno
a North Hollywood, checch questo significasse, ma
quello era un problema di Warren, non di Beverly.
Si port a prua, us il bagno, si scol un bicchiere d'acqua
e poi un altro. Aveva lo stomaco in subbuglio. L'ultima
birra, era stata quella. Si pass le dita fra i capelli e li sent
senza volume, sebbene li avesse lavati e spazzolati quella
mattina. O ieri mattina, tecnicamente. Ma adesso erano in
mare e bisognava adattarsi, e lo stesso valeva per Till, che si
aspettava di vederla truccata e in ghingheri come le star del
cinema nelle riviste. Azion la pompa a mano per tirare lo
scarico, si sciacqu le mani (l'acqua era preziosa, preziosa),
apr la porta e la richiuse dietro di s. Infilandosi nuovamente
nel letto pensava che avrebbe dovuto raccogliere i capelli
in un foulard, almeno fino all'arrivo quando avrebbe potuto
farsi una nuotata, ovviamente se l'acqua non era troppo fredda.
Poi pens ancora al marinaio e al professor Parminter
che tutti i giorni si presentava in classe col farfallino e conosceva
a memoria Ode su un'urna greca. Poi si addorment.
Quando si risvegli era giorno e la cuccetta di Till era
vuota. Cerc di mettere a fuoco il ponte ma il ponte non
stava fermo. Sembrava che un grosso pugno rabbioso percuotesse
lo scafo con ripetuti colpi rimbombanti che scuotevano
il sottile materassio e l'asse sottostante, e che le squassavano
la gabbia toracica, la testa, i denti. Per di pi, ogni
minima cosa, ogni vite e bullone e ogni pezzo di metallo da
un capo all'altro della barca per tutta la sua lunghezza vibrava
e gemeva con un ronzio snervante e incessante come se da
qualche parte ci fosse intrappolato un nido di vespe. E
quell'odore che cos'era? Muffa, qualcosa di marcio nascosto
chiss dove, puzza di latte acido che emanava dal suo corpo
non lavato. Prima di rendersene conto, si ritrov piegata a
vomitare tutto quello che aveva in corpo nel secchio che teneva
accanto al letto per le emergenze, l'ultimo getto acido e
pungente come aceto, con lunghi filamenti di bava vischiosa.
Scosse la testa per liberarsene, si pass il dorso della mano
sulla bocca. Poi si alz, cercando a tentoni i blue jeans e un
maglione, il maglione di Till, ruvido da sembrare tela di sacco
ma era la cosa pi calda che riusc a trovare, com' che si
era messo cos freddo?
Le ci volle un po', seduta l a pensare alla terra asciutta,
una spiaggia sull'isola, uno scoglio al largo, qualunque cosa
che non si muovesse, prima di riuscire ad alzarsi e avviarsi
verso la cucina di bordo. Riemp d'acqua la caffettiera, vers
il caff nel filtro direttamente dal barattolo senza usare il misurino
(riusciva a malapena a stare in piedi, figurarsi se poteva
preoccuparsi di quelle sottigliezze, e comunque loro lo
volevano forte) e quindi mise sul fornello la cuccuma, che
per continuava a muoversi e scivolare, finch non le venne
l'idea di bloccarla con la grossa pentola di ghisa in cui, quando
fossero arrivati dove stavano andando, pensava di fare la
zuppa di pesce. Ammesso che mai ci arrivassero. E poi cos'era
successo? Il tempo si era messo a fare il pazzo tutto a un
tratto? Un tifone? Un uragano?
Aveva un aspetto orribile, lo sapeva, doveva fare qualcosa
per i suoi capelli, invece si arrampic sui gradini vibranti che
portavano al ponte e si lasci cadere sul divanetto, cio sulla
panca che lei aveva trasformato in divano cucendo fettucce
su una serie di vecchi cuscini scozzesi che aveva trovato nel
garage dei suoi. Il ponte era soffocante, saturo di aria viziata,
tanfo di sudore maschile e di melma sul fondo del mare. Till
era l, proprio di fronte a lei, seduto ai comandi sulla panca,
cos vicino che allungando una mano avrebbe potuto toccarlo.La ruota del timone sussultava di continuo e lui si arrabattava
con la sinistra spingendo avanti e indietro la leva del
gas con la presa goffa, rigida e inefficace dell'altra mano.
Warren era chino su di lui, scuro in volto. N l'uno n l'altro
sembravano essersi accorti di lei.
Fu solo allora che si rese conto dell'altezza delle onde che
li investivano, vulcani d'acqua neri e torreggianti che risucchiavano
via l'acqua da sotto la barca per poi ributtarla indietro,
sferzando intanto gli obl come se l fuori ci fossero
centinaia di autobotti dei pompieri con tutti gli idranti aperti.
Aveva un suo ritmo, su, gi, su, e a ogni ondata una cascata
sulle finestre. Dove siamo? disse la sua voce.
Till non alz nemmeno lo sguardo. Era l impietrito, perfettamente
immobile a parte braccia e spalle. Non lo so,
rispose Warren da sopra la spalla. A met strada fra Anacapa
e Santa Cruz, ma con questa cazzo di bufera chi pu
dirlo?
Quello che ci serve, disse Till, la voce dimessa e incerta,
come se in fondo non avesse voglia di esprimere ad alta
voce i suoi pensieri,  un posto qualsiasi dove gettare l'ancora
al riparo da questo vento.
Potrebbe essere la Scorpion Bay, stando alle carte, ma...
ci fu uno schianto, come se la barca fosse andata a sbattere
contro un camion, e Warren, con i suoi ottanta chili e passa
da marine, venne scagliato contro l'obl come un sacchetto
vuoto. Puntell la schiena contro il vetro. Cerc di sorridere,
senza successo. Dovrebbe trovarsi da qualche parte davanti
a noi, proprio nel cuore della bufera.
A che distanza?
Warren scosse la testa, tenendosi forte al parapetto che
correva attorno al ponte. Potrebbero essere un paio di miglia,
o anche cinque. Io non riesco a vedere un cazzo, e tu?
No. Ma per lo meno con la profondit dovremmo essere
a posto. C' un sacco di acqua sotto di noi. Proprio un sacco.
Lei spost lo sguardo davanti a loro dove la prua sprofondava
nel suo martellio, ma non riusc a vedere altro che
onde, onde che si levavano una dietro l'altra, infinite e impazienti,
ancora, ancora e ancora. Lo stomaco le arriv ai piedi.
Temette di essere di nuovo sul punto di vomitare, ma non
aveva pi niente da tirar su. Che  successo al tempo?
chiese alzando la voce per farsi sentire sopra il vento, ma in
realt non era una domanda, pi che altro un'osservazione in
cerca di qualsivoglia rassicurazione. Voleva sentirsi dire che
era tutto sotto controllo, soltanto un po' di vento che si
sarebbe placato di l a poco, dopo di che il sole sarebbe uscito
di nuovo a rischiarare il mondo e tutto sarebbe tornato calmo
e pacifico come la notte prima, quando le onde lambivano
lo scafo e i panini e la birra scendevano nello stomaco e vi
restavano nel puro piacere del momento. Nessuno le rispose.
Non aveva paura, non ancora, perch tutto ci era nuovo per
lei e perch si fidava di Till: Till sapeva quello che faceva.
Come sempre. Metto su il caff, disse, sebbene al solo
pensiero dell'odore e del gusto di caff, del modo in cui aderiva
all'interno della tazza come una chiazza scolorita, ricominci
a sentirsi debole. Ragazzi, faceva fatica a pronunciare
le parole, la volete una tazza?
Poi torn nella cucina di bordo, battendo gomiti e ginocchia,
sballottando da una parte all'altra e quando allung
la mano destra per prendere la caffettiera quella salt gi
dal fornello motu proprio e gliela scott. Prima ancora di
registrare lo choc, la caffettiera era sul ponte, con il coperchio
che rotolava via e sei buone tazze di caff nero fumante
si rovesciarono per tutta la cucina. Il suo primo pensiero fu
per il ponte, sarebbe rimasta la macchia di caff che avrebbe
corroso la vernice come un acido, e senza nemmeno dare
un'occhiata alla scottatura si mise carponi carambolando da
un angolo all'altro della cabina in una traiettoria da biglia
d'acciaio di un flipper, tamponando il disastro con uno
straccio che divent all'istante cos ferocemente caldo da
scottarle la mano una seconda volta. Quando finalmente ebbe
ripulito il ponte alla meglio, croll di nuovo sulla panca
dietro il tavolo, arrabbiata, arrabbiata con la barca, il mare
e gli uomini che l'avevano trascinata l in quella minuscola,
merdosa cella piena di vibrazioni e di puzza di mare, e giur
che mai ci sarebbe tornata, mai, qualunque cosa le promettessero.
Niente caff e mi spiace, davvero, disse a voce
alta. Mi avete sentito? grid verso i gradini in fondo alla
cabina. Oggi niente caff, niente colazione, niente di niente.
Io ho chiuso!
In quel momento il dolore dell'ustione esplose, assalendola
all'improvviso, pulsante e pungente, le vesciche che
cominciavano a formarsi e a scoppiare, e pens di alzarsi e spalmare
del burro sulla pelle arrossata del dorso della mano e
fra le dita scottate, ma non riusc a muoversi. Tutto a un tratto
si sent pesante, pi pesante della barca, pi pesante del
mare, cos pesante da essere inamovibile. Se ne sarebbe rimasta
seduta, ecco quello che avrebbe fatto. Seduta l ad
aspettare che passasse.
Fu allora che cominci a entrare l'acqua dal boccaporto
anteriore. Fu allora che sent i piedi a mollo e cominci ad
aver paura. Fu allora che per la prima volta pens ai giubbotti
di salvataggio riposti sotto i sedili a poppa, sommersa a
ogni ondata, e fu allora che si trascin lungo il bordo del tavolo
e guard su verso la plancia dove il marito e il cognato
lottavano ai comandi, e in quel momento sent i motori perdere
colpi, ripartire e fermarsi definitivamente. Trattenne il
fiato. Veniva a mancare qualcosa di fondamentale, e non andava
bene, non andava per niente bene, qualcosa che rimetteva
in discussione tutto ci a cui aveva pensato e a cui aveva
creduto dal momento in cui avevano lasciato la costa. Lo
spirito era uscito dal corpo.
Un attimo dopo era sul ponte a cercare di far capire a Till
e a Warren la questione dell'acqua nella cabina, acqua che
non doveva esserci, acqua che stava entrando da una falla nel
boccaporto anteriore, sommerso anch'esso prima di liberarsi
del peso delle onde e sprofondare di nuovo. Ma Till non la
ascoltava. Till, la roccia, l'uomo che era sopravvissuto alla
mutilazione del braccio e al terribile scoppio della granata
che aveva ancora conficcata nelle gambe, nascosta sotto la
costellazione di cicatrici nell'ampio firmamento della schiena,
era curvo sui comandi, concentrato, teso, e pigiava disperatamente
il pulsante di avvio mentre Warren, infagottato in
una cerata gialla e sacramentando a ogni fiato, cercava faticosamente
di uscire dalla porta per portarsi a poppa con il
vento che fischiava nella cabina e il mondo visibile che perdeva
la sua sostanzialit.
Incredulo, indignato, Till dava grandi colpi al timone ma
il timone non rispondeva. La barca era senza governo,
beccheggiava, un'onda si lev dal nulla abbattendosi sulla fiancata
e spingendo gi lo scafo tanto da farle credere che si
sarebbe rovesciata. Forse grid. Forse url inutilmente, il
respiro corto e affannoso. Era tutto quello che poteva fare
per resistere, la mascella serrata, gli spruzzi che schizzavano
alti fin sopra la cabina mentre Warren apriva a forza il portello
del vano motore, stringendo in mano un utensile...
Warren, Warren l fuori sul ponte per salvare la situazione,
ma cosa sperava di fare? Come si poteva pensare di riparare
qualcosa in quella baraonda?
Warren era una macchia gialla in un mondo spogliato di
qualsiasi colore, che un attimo c'era e quello dopo era scomparso,
ricacciato indietro contro la porta della cabina da un
enorme frangente che rivers mezzo oceano nel ghigno del
pozzetto del motore. In quell'istante Till le dette un'occhiata
fugace, il volto pallido e disperato. Warren, la sagoma di
Warren, le braccia e le gambe che si agitavano e la bocca
ansimante, sbatt contro la finestra riemergendo incredibilmente
dalla spuma, la cerata rialzata sulle spalle, inadeguata,
ridicola, il giubbetto di un bambino, di una bambola, poi
cadde di nuovo e venne sommerso. Un attimo dopo Till balz
in piedi, girandosi e abbandonando i comandi, il timone
che ruotava senza controllo, luci che lampeggiavano sulla
console, gli ombrinali allagati, la pompa di sentina soffocata
dalla sua stessa infermit. La afferr per il polso tirandola su
dal sedile e tutto a un tratto erano fuori dalla porta nella
furia degli elementi, il vento che le strappava il respiro dai
polmoni, l'ondata successiva la costrinse in ginocchio come
un violento schiaffo gelido, e lei non sent pi la stanchezza,
la fatica n lo stordimento. Tutto dentro di lei, tutta lei, lanci
un gemito acutissimo. Sarebbero annegati, tutti e tre,
ora se ne rendeva conto. Annegati, morti, buttati a riva per
i granchi.
Che cosa credi di fare? Warren, barcollando, i capelli
che parevano dipinti sulla faccia, fece per prendere il braccio
di Till come se volesse invitarlo a ballare, ma Till si divincol
e si pieg per slegare la scialuppa.
 la nostra unica possibilit! rugg Till nel vento, un
groviglio di gambe da ubriaco che turbinavano scoordinate.
Si accan contro il guscio della scialuppa, tirando furiosamente
le cime.
Sei pazzo!  url Warren. Sei fuori di testa, cazzo!  Anche
lui barcollava, lottando per tenersi in equilibrio, e cos
lei, inerme, investita dalle onde. La barca si sollev, la morte
sotto di loro. Con questo mare non resisteremo cinque minuti!
Ma ecco la scialuppa, sciolta dagli ormeggi e libera, portata
in alto dai flutti, e loro dentro, Warren che balzava ai
remi, niente giubbotti di salvataggio perch i giubbotti di
salvataggio, nonostante fossero nuovi di zecca e pratici, e nonostante
la promessa di tenere uomini, donne e bambini a
galla a tempo indeterminato anche col mare grosso, erano
ordinatamente riposti sotto la panca a poppa del Beverly B. e
il Beverly B. affondava. In stallo. Colava a picco.
Pesante come un tronco impregnato d'acqua in un fiume
in piena, la barca si allontanava da loro. Avevano dipinto lo
scafo di bianco in contrasto con il legno naturale della cabina,
un bianco candido freddo e immacolato, il bianco della
carta e dei garofani, e ora quel bianco spiccava come l'immagine
fantasma sul negativo di una fotografia che nessuno
avrebbe mai sviluppato. Le onde si schiantavano contro gli
obl della cabina senza trovare ostacoli, poi il vetro si ruppe
e il Beverly B. si spost pigramente, sprofond e torn su di
nuovo. Adesso i ponti erano sommersi, si vedeva solo la parte
superiore della cabina, pallida contro la luce incerta del
primo mattino e gli spruzzi sollevati dal vento come un sudario.
Beverly era l e vedeva tutto, fradicia e rannicchiata a rabbrividire
sulla prua della scialuppa, con Till accanto, ma lei
non gli si aggrappava, non si aggrappava a niente, irrigidita
dal bisogno di venir fuori da quella storia, di andarsene, di
tornare a terra. Nessun rimpianto. Che il mare si prendesse
la barca e tutto il tempo e i soldi che ci avevano profuso,
purch li risparmiasse, purch l'isola fosse l nell'oscurit e si
facesse loro incontro in un turbine di schiuma e nera roccia
sanguinante. Scavalcarono due ondate, tre, adesso erano lanciati
in una corsa folle, pi folle di qualsiasi attrazione il luna
park avesse mai osato proporre, e tutto a un tratto si ritrovarono
in un profondo avvallamento circondati da muri di vetro
color verde smeraldo, per uno sfavillante momento il
mondo intorno rest sospeso, poi le pareti si chiusero addosso
a loro. Sent che stavano precipitando, sent la violenza
della caduta, e tutto a un tratto si ritrov in mare a nuotare,
inchiodata dal freddo; l'istinto la fece allontanare dalla scialuppa
e dirigersi verso il Beverly B. in cerca di qualcosa a cui
appigliarsi, e infatti eccola l, la barca, che si impennava e
ricadeva gi, con lei sopra. Il vento le strappava le palpebre.
Il sale le bruciava la gola.
Non vedeva Warren, non vedeva dov'era finito, ma d'altronde
lei si era girata e lui poteva essere ovunque. E Till,
ricordava di averlo visto venire verso di lei, il braccio buono
che tagliava la nera coltre d'acqua, e poi non c'era pi.
Dov'era? Le ondate erano come bastioni e non riusciva a
vedere niente. La stava chiamando, ne era sicura, l'eco flebile
e distante di una voce rotta e intermittente, la voce di Till,
portata via dal vento che poi a un tratto spar. Dove sei?
gridava. Till? Till?
Le onde le toglievano il fiato. Aveva le ossa a pezzi. I denti
battevano irrefrenabilmente. Trascorse del tempo, non
avrebbe saputo dire quanto, senza che nulla cambiasse. Era
l aggrappata al cadavere fluttuante del Beverly B. perch il
Beverly B. era tutto ci che restava. A un certo punto mise la
testa sott'acqua, si tolse le scarpe da tennis che la impacciavano
e le abbandon nel nulla. Poi si liber dei blue jeans,
ormai pesanti come piombo.
Quando alla fine il Beverly B. si inclin su un'onda grande
come un continente e poi sprofond scomparendo alla
vista, annasp per sottrarsi al vortice che apr dietro di s e si
ritrov ancora una volta a macinare acqua. Le onde la afferravano
e la lasciavano cadere, la sollevavano e la lasciavano
cadere. Era sola. Abbandonata. La barca era andata, Till e
Warren erano andati. Sentiva dentro di s come un battito
d'ali, il panico, il suo stesso panico che la sferzava con un
colpo al petto bruciante e improvviso, che spar altrettanto
rapidamente, e poi di nuovo a macinare acqua e continu a
macinare acqua per qualche istante di eternit finch le braccia
non ebbero pi forza. Il maglione di Till la trascinava gi.
Era troppo, troppo pesante, e in cambio non le dava niente,
n calore, n conforto, n Till e neanche il suo tocco o il suo
odore. Se lo sfil, prese fiato e lo abbandon guardandolo
affondare e allontanarsi come l'esoscheletro di una creatura
appena formatasi, fatta di acqua, sale e di quel freddo pungente.
Prov a mettersi sul dorso ma il vento le spingeva il mare
nel naso e in bocca e si raddrizz tossendo e sputando. Si era
assopita? Stava affogando? Stava per arrendersi? Con le
braccia stremate, battendo debolmente le gambe stremate,
scacci la paura che le montava dentro. Dopo un po' perse la
sensibilit di braccia e gambe e and sotto con i polmoni
pieni d'aria e l'aria la riport a galla, una volta, due volte, tre
volte. Tastava l'acqua in cerca di un appiglio, di qualsiasi cosa,
qualcosa che avesse consistenza, ma di solido non c'era
niente in tutto quel liquido in movimento dove i delfini sorridevano
e i pesci volanti volavano e gli squali andavano e
venivano a loro piacere.
E Till? Dov'era Till? Magari era l, a pochi metri di distanza,
e lei non lo sapeva. Chiuse gli occhi, prese una boccata
d'aria, si lasci andare, prima gi poi di nuovo su. Ancora
una volta. Ce l'avrebbe fatta la prossima? Non aveva mai
conosciuto la disperazione, che ora l'avvolgeva pi gelida
dell'acqua, le saliva torpida dai piedi, le caviglie, le gambe e
il busto, la sopraffaceva, la vinceva un pezzettino dopo l'altro.
Acqua, acqua dappertutto. Proprio quando stava per
mollare, per aprirsi, spalancarsi e abbandonarsi alla corrente
implacabile e incessante, che la trascinasse gi dove le onde
non avrebbero pi potuto toccarla, l'oceano le restitu
qualcosa: un contenitore, un contenitore termico, che fluttuava a
pelo d'acqua sotto il peso di ci che custodiva. Un coso argentato,
come la pancia del suo pesce. Sears. Garantito a vita.
Ne prese possesso e, anche se non riusciva a salirci sopra,
era l a tenerla su mentre il vento la mordeva e il sole spuntava
dal buio a bruciarle le labbra e scottarle la maschera bianca
e tirata della faccia rivolta al cielo.
 
Capitolo 2.
Rattus rattus.

Non aveva mai avuto tanta sete in vita sua. Non aveva
mai saputo cosa fosse, cosa significasse davvero, quando leggeva
nelle riviste di beduini che ruzzolavano gi dai cammelli
e di cammelli che morivano sotto di loro, o di G. I. che
davano la caccia al rumore dei panzer di Rommel fra le dune
nordafricane dove l'acqua era solo un miraggio, perch aveva
vissuto in una casa dove c'era un rubinetto, un posto dove
al mattino l'erba era bagnata di rugiada e potevi prenderti
una Coca-Cola in qualsiasi bar o alla macchinetta nella stazione
di servizio dietro l'angolo. Se aveva sete, beveva. Fine
della storia.
Adesso capiva. Adesso capiva cosa voleva dire farne a
meno, sentire gli artigli graffiare la gola, la lingua impastata e
gonfia nel sepolcro della bocca, faticando sempre pi a deglutire,
a respirare. C'era del ghiaccio nel contenitore, e della
birra, birra gelata, le bottiglie tintinnavano e trillavano al ritmo
delle onde, ma lei non si azzardava a sollevare il coperchio,
nemmeno per un attimo. Quello che la teneva a galla
era l'aria dentro, e se toglieva il coperchio l'aria scappava
fuori e allora che ne sarebbe stato di lei? Le bottiglie tintinnavano.
La gola era infiammata. Il sole le batteva in faccia.
Era un genere particolare di tortura, riservato a lei, peggiore
di qualunque cosa escogitata dal pi sadico dei comandanti
giap, e lei continuava a chiedersi cosa avesse fatto per meritarselo,
il ghiaccio proprio l, la birra, il pallido liquido dorato
spumeggiante e freddo nella bottiglia imperlata di goccioline
a pochi centimetri di distanza, mentre lei moriva di sete.
A quel pensiero deglut involontariamente, le pareti della
gola irritate come da bambina quando aveva la tonsillite e si
torceva dal male, le imposte chiuse e le rigide lenzuola inamidate
che la scorticavano, poi come un angelo misericordioso
arrivava sua madre con un bicchierone gelato di ginger,
il sorbetto, il budino, cubetti di ghiaccio di succo d'uva
da succhiare, girare sulla lingua e stringere fra i denti finch
non si scioglievano. La mano della madre si allungava verso
di lei, la vedeva, la vedeva proprio l stagliarsi contro le onde,
insieme al volto della madre e al bicchiere gocciolante pronto
in mano. Era troppo. Cedette e si bagn le labbra con
l'acqua di mare, anche se sapeva che non doveva farlo, sapeva
che era la cosa sbagliata e che avrebbe soltanto peggiorato
la situazione, ma non riusc a trattenersi, tir fuori la lingua e
si mise a lappare come se non fosse parte del suo corpo. Il
sollievo fu istantaneo, se ne sent pervadere come da una
droga: acqua, dentro di lei c'era dell'acqua. Poi per, quasi
subito, la gola tumefatta si chiuse e le labbra spaccate presero
a sanguinare.
Sanguinare. Quello era il secondo problema: sangue.
Aveva entrambi i gomiti graffiati e spellati e sul dorso della
mano sinistra, quella non scottata dal caff bollente, c'era
uno squarcio profondo e irregolare. Come se lo fosse procurato
non lo sapeva ed era talmente intirizzita dal freddo che
non sentiva nessun dolore, anche se era evidente che sarebbero
serviti dei punti per suturare la ferita e sarebbe rimasta
la cicatrice; era da un po' che osservava oziosamente la pelle
lacerata, pensando che al ritorno avrebbe dovuto andare da
un medico e gi formulava il discorsetto che gli avrebbe fatto,
che aveva bisogno di uno specialista di prim'ordine perch
proprio non poteva sopportare uno sfregio sulla pelle,
non alla sua et. Per stava sanguinando nell'hic et nunc, e
ogni onda lavava lo squarcio provocando la fuoriuscita di un
pallido liquido rosa che si dissolveva e scompariva all'istante.
Quel liquido era sangue. E il sangue attira gli squali.
Di nuovo il battito d'ali del panico. Dietro di lei le gambe
erano un richiamo, una provocazione, un'esca, e lei non le
vedeva, riusciva s e no a sentirle. Se fossero arrivati gli squali,quando fossero arrivati, lei non avrebbe avuto scampo.
Era prigioniera di un incubo infantile, un sogno arcaico dei
tempi in cui non c'era ancora la terra, quando le creature
nuotavano libere fra la miriade di fauci scintillanti che stavano
per inghiottirle. Cercava di tenere la mano in alto, fuori
dall'acqua. Cercava di non pensare a quello che c'era sotto di
lei, dietro di lei, che proprio in quel momento si staccava
dagli abissi tranquilli come una mongolfiera che sale nel cielo al crepuscolo. Invece doveva pensarci. Doveva tenersi
stretta la paura per rimanere in vita.
Perch da quando aveva trovato il contenitore termico si
era affannata a montarci a cavalcioni come un fantino serrandolo
fra le cosce mentre quello oscillava, spingendolo in basso
per poi salirci con i piedi e appollaiarsi incerta su quel
precario guscio instabile, sdraiandosi sopra con il coperchio
fra l'addome e il seno, la schiena inarcata e le gambe divaricate
in cerca di equilibrio. Adesso cerc di rannicchiarsi, inginocchiandosi
sopra con il peso delle braccia e del busto
come se stesse pregando (e in effetti stava pregando, lo stava
proprio facendo), sforzandosi di tenere la mano ferita fuori
dall'acqua e bilanciandosi come un'acrobata in bilico su un
cavo teso, ma le onde non glielo consentivano. Continuava a
scivolar gi mentre la ghiacciaia veniva sospinta nuovamente
a galla e si allontanava da lei costringendola a nuotare per
riacciuffarla in un accesso incandescente di terrore, pensando
soltanto a una sagoma muta che veloce balzava fuori dagli
abissi per afferrarla nella chiostra dei denti.
In vita sua aveva visto uno squalo solo una volta. Era stato
sul molo di Santa Monica, poco dopo il ritorno a casa di
Till d'oltremare. Avevano camminato sulla spiaggia per ore e
poi passeggiato sottobraccio fino all'estremit del molo, le
pallide assi scrostate che oscillavano dolcemente sotto i loro
piedi e la brezza marina deliziosamente fresca sulla pelle. Si
sentiva cos viva in quel momento, cos in sintonia con Till e
la sua trasformazione dall'uomo che ricordava a quello reale,
in carne e ossa, il suo braccio attorno alla vita e la sua voce
che le mormorava nell'orecchio, ogni minima cosa la faceva
fremere come una novit, come se prima di allora nessuno le
avesse nemmeno mai concepite. Un cono di carta con lo zucchero
filato, di un rosa cos intenso da sembrare una creatura
aliena, che se gliel'avesse messo in mano un marziano dallo
spazio infinito le sarebbe parso meno strano. Idem per il tipo
tatuato che si esibiva in costume da bagno sperando in qualche
spicciolo e per la reginetta di bellezza ottantenne in due
pezzi, e anche il gusto dell'hamburger con fettine di cipolla e
tanto ketchup, che mangiarono in piedi riparandosi dal sole
a picco sotto il tendone del baracchino ai piedi del molo, era
diverso da tutti gli altri hamburger che aveva mangiato in
vita sua. I piedi non toccavano terra. Erano l in carne e ossa,
tutti e due, lei e Till, a fare quattro passi insieme come una
coppia qualsiasi, che poteva tornare a casa e andarsene a letto
quando ne aveva voglia, giorno e notte, o bere qualcosa e
ascoltare il juke-box nell'angolo di qualche localino o prendere
la macchina e lentamente, tranquillamente scendere gi
per Ocean Boulevard con i finestrini abbassati e il vento fra i
capelli. Per lei era un sogno che diventava realt. E in quel
momento, proprio nel mezzo di quel sogno, ecco lo squalo.
C'era un gruppetto di persone raccolte in fondo al molo
e loro si erano avvicinati distrattamente, per blanda curiosit,
gente che andava da una parte all'altra, bambini che sgusciavano
fra le gambe per vedere meglio, ed ecco l un'altra
novit, il primo squalo che avesse mai visto a parte i libri illustrati.
Era sospeso per la coda a un grosso intreccio di cime
che lo sorreggevano, gocciolante, sopra le assi sbiadite della
banchina. Il pescatore (un nero, e anche quella era un'altra
novit, un pescatore nero sul molo di Santa Monica) se ne
stava ritto alla sinistra mentre il suo amico, un altro nero, gli
faceva una foto con una vecchia Kodak. Adesso fermo,
diceva il secondo uomo. Sorridiamo. Forza, facci un bel
sorriso.
Una donna accanto a lei emise un suono gutturale, a met
fra il disgustato e l'affascinato. Che cos'? chiese la donna.
Un pesce spada?
Il primo uomo, il pescatore, fece un largo sorriso e la
macchina scatt. Lei vede una spada? domand retorico.
Io non vedo nessuna spada.
 un delfino, disse qualcuno.
Non  un delfino, ribatt il pescatore, godendosela un
mondo. E nemmeno un tonno. Si chin sull'animale, verso
la mezza luna della branchia e l'occhio vitreo, poi chiuse
la mano a coppa sulla mascella abbandonata e la tir verso
l'alto. Li vedete i denti?
Ed eccoli in effetti, improvvisamente scoperti, tutto un
paesaggio di denti fitti e aguzzi che si perdevano nella terra
incognita delle fauci scure, e lei cap che si trattava di uno
squalo, il flagello dei mari, l'unico che predava tutti gli altri,
che sbucava fuori da una coltre di spuma per azzannare una
foca o mutilare un surfista fornendo materia per titoli cubitali
da La Jolla a Redondo Beach, che poi tutti dimenticavano
nel giro di una settimana.
Che cos' questo, cos' che avete davanti agli occhi? Si
tratta di un grosso squalo bianco, due metri e ventotto di
lunghezza. Micidiale come non mai. E questo  poco pi di
un cucciolo. Diavolo, quando la madre li partorisce sono gi
un metro e mezzo.
La folla si fece pi vicino. Till aveva gli occhi che brillavano,
quella era una delle cose che apprezzava, una cosa da
uomini, micidiale come non mai. C'era soltanto un'ultima
domanda, e lei sent che le tremava la voce mentre la faceva:
E dove l'ha preso?.
Pausa. Sorriso. Altro scatto della macchina fotografica.
Diamine, qui, alla fine della banchina.
L'immagine le era rimasta impressa per un bel pezzo.
Aveva interrogato Till in proposito, com'era possibile quello
che aveva detto l'uomo, vicino alla banchina, proprio l dove
lei nuotava fin da quando era bambina, e lui aveva cercato di
rassicurarla. Credo che possano spuntar fuori ovunque, le
disse, ma qui  raro. Molto raro. Le dette una strizzatina,
tirandola verso di s. Il posto dove se ne trovano davvero
tanti, indic col dito la striscia di foschia appena sopra l'orizzonte,
 l fuori. Al largo delle isole.
Si moriva per i morsi degli squali. Si moriva di sete. Di
ipotermia. Aveva addosso soltanto reggiseno e mutande, immersa
nell'acqua e l'acqua le succhiava il calore minuto dopo
minuto; aggrappata li, a rabbrividire, sentiva che la forza di
volont la stava abbandonando. Vengano pure gli squali,
pensava, sognava, cullata dal freddo che la faceva sentire come
il personaggio di quell'altro racconto di Jack London,
che non essendo in grado di accendere un fuoco si coric e
mor. Be', nemmeno lei era in grado di accendere un fuoco
visto che l'acqua non brucia e in quel mondo non c'era niente
che non fosse acqua.
Si riscosse sputacchiando, si svegli perch non respirava,
un pugno gelido nella gola. Stava tossendo - tosse, conati,
vomito - con tale violenza che torn in s. Sole, mare,
vento, onde. Sole. Mare. Vento. Onde. Il contenitore andava
su e gi e lei pure. Poi, tutto a un tratto, c'era qualcos'altro
vicino a lei, qualcosa di nuovo, un essere vivente che ruppe
la superficie in un improvviso ribollire che la annichil, lo
squalo, lo squalo venuto finalmente a deporre il sudario.
Strinse le palpebre, gir la faccia. Non tir su le gambe perch
ormai non aveva senso, il sipario stava calando, il primo
urto dilaniante delle mandibole, lo sconforto che si allargava
dentro di lei come una chiazza sull'acqua, sconforto per Till,
per i suoi, per quello che avrebbe potuto essere... ma l'attimo
pass e cos pure quello successivo e lei era ancora l, tutta
intera, su e gi, su e gi insieme al contenitore.
Poi un tonfo pi vicino. Si costrinse ad aprire gli occhi,
cerc di mettere a fuoco l'immagine dietro lo schermo cadente
delle palpebre gonfie. Le bruciavano le pupille. Il sangue
martellava nelle orecchie. Le ci volle un po' per capire
che quello non era uno squalo, non era nemmeno un pesce,
i pesci non hanno musi da cane, baffi e occhi rotondi con
quel baluginio misterioso che appartiene anche agli uomini.
Fiss quegli occhi, stupita, finch non sprofondarono nei
flutti e lei spinse lo sguardo oltre il turbinio di spuma, verso
la parete di roccia sbiancata dal sole che si ergeva nella foschia
davanti a lei.
Anacapa  la pi piccola delle quattro isole che formano
l'arcipelago delle Channel Islands settentrionali e la pi vicina
alla terraferma, appena undici miglia dalla sua punta
orientale fino al porto di Oxnard. Disposta parallelamente
alla costa lungo l'asse est-ovest, da Arch Rock a est fino a Rat
Rock sulla sponda occidentale, geologicamente parlando 
un'estensione che dai monti di Santa Monica si prolunga in
mare. In realt, Anacapa comprende tre isole separate, collegate
soltanto quando la marea  bassissima, ed  di origine
vulcanica, costituita principalmente di basalto risalente al
Miocene. Tutti e tre gli isolotti sono praticamente inaccessibili
dal mare, circondati da scogliere alte e imponenti e lingue
di sabbia strette fra le rocce che scintillano sinistramente
a causa dei detriti che l'azione delle onde strappa alla pietra.
Visti dall'alto, gli isolotti formano una sottile striscia serpeggiante
simile alla spina dorsale di un mostro marino, i rilievi
articolati come vertebre, gli artigli in fuori, le mascelle spalancate,
la coda che si dimena nella stretta della corrente. Gli
uccelli, fra cui l'urietta di Xantus, il pellicano bruno e il cormorano
di Brandt, nidificano sulla cima della scogliera e
sull'altopiano che si apre alle sue spalle, e i pinnipedi starnazzano
lungo la costa. Le precipitazioni ammontano a circa
trenta centimetri l'anno. Non c' una fonte d'acqua permanente.
Di tutto ci Beverly non sapeva nulla. Non sapeva che la
terra appena visibile sopra di lei era Anacapa n che fino ad
allora, trascinata dalla corrente, aveva percorso una decina
di chilometri. Sapeva solo che la roccia era solida e l'acqua
no, e vi si diresse con tutta la forza che le restava. Due volte
fin sott'acqua e riemerse, quello che riusciva a fare era starsene
aggrappata al contenitore termico fra le onde che qui
cominciavano a rompersi attorno a lei. Tutto a un tratto si
ritrov in mezzo ai frangenti e il contenitore le sfugg, scomparve
improvvisamente, e non le rest altra scelta che stringere
forte gli occhi, allungare le braccia e tenersi sulla cresta
dell'onda fino a che non venne sbattuta violentemente contro
la base della scogliera come un mucchio di alghe. I sassi
rotolarono urtando fra loro sotto ginocchia e mani che annaspavano
frenetiche, fu scaraventata di lato e l'urto le tolse il
respiro, ma le dita si chiusero su qualche cosa, della sabbia,
il fondo di una spiaggia scavata nella roccia. Era poco pi
che un anfratto semicircolare, turbolento come una lavatrice,
ma era qualcosa che si poteva afferrare e che le dava riparo
e quando la risacca si ritir, si ritrov su un terreno solido.
Avrebbe dovuto provare un moto di sollievo, ma non le era
possibile. Perch era squassata dai brividi. Grondante. Barcollante.
E l'ondata successiva stava gi per colpirla.
La spuma la invest con forza, fino alle ginocchia, e la
mand ruzzoloni contro la roccia nera e aguzza della parete
strapiombante. Si ritrov per terra sul fianco sinistro, mentre
l'onda seguente ruggiva, poi salendo carponi si allontan, la
roccia butterata e appuntita e al tempo stesso scivolosa, e
sottraendosi all'acqua si appollai su una stretta sporgenza
non pi grande della cuccetta sul Beverly B. Raccolse le gambe
al petto, si strinse nelle braccia tremando di freddo. I capelli
le ricadevano scomposti sulla faccia. Le ondate si frangevano
polverizzandosi e aleggiava un tanfo di marcio, il
surplus di quella immane massa protoplasmatica di esseri
saettanti, mordaci e voraci che ogni giorno non ce la facevano.
La mente annichilita dalla stanchezza, non pensava a
Till, alla barca o a Warren. Si limitava a starsene l intontita a
guardare la risacca che si portava via la spiaggia e poi la restituiva,
matasse sfilacciate di alghe trascinate avanti e indietro,
frammenti di legno che galleggiavano, il risucchio e il rombo,
poi si addorment.
Quando si svegli il sole splendeva e la spiaggia si era
fatta di poco pi grande, uno smerlo nero di sabbia luccicante
emersa grazie alla bassa marea, i denti di roccia scoperti
sopra le gengive umide. Fino a quel momento era rimasta
all'ombra, rannicchiata sulla sua sporgenza, al riparo dalla
risacca e anche dal sole, ma ora il sole si era spostato sul canale
e, investita dal calore, si svegli. Rimase seduta a lungo
ad assorbire il tepore, e se si scottava amen, meglio scottarsi
che congelarsi, mille volte scottarsi, bruciarsi e rosolarsi fino
a spellarsi, qualsiasi cosa era preferibile piuttosto che essere
attanagliata dal gelo, da quel torpore imprigionato cos profondamente
dentro di lei che le sembrava di essere gi cadavere.
Lasci vagare lo sguardo sul mare con un odio fin l
sconosciuto, odiando quella sua monotonia, quell'indifferenza,
quel freddo che le prosciugava il midollo. Poi, improvvisamente,
le venne sete. Di nuovo sete. Pi di quanta
ne avesse avuta l in mare dove l'aveva patita come mai in
vita sua.
In quel momento lo sguardo le cadde sul bagliore metallico
nell'angolo pi vicino dell'insenatura. Il contenitore termico.
Eccolo l, arenato sulla sabbia, il coperchio ancora al
suo posto. Salt gi dalla roccia, viscida e sporca, gambe e
braccia a pezzi e la lingua come di feltro, corse l, apr il coperchio
e vide che il ghiaccio si era sciolto completamente e
le bottiglie si erano rotte, tutte tranne una, l'ultima, preziosa
bottiglia superstite, il vetro scuro imperlato, l'etichetta fradicia
staccata e sabbia sotto il tappo. Alzando la birra contro
sole, vide che era intatta, bollicine soffuse di luce che salivano
in una lenta danza ipnotica. Birra. Birra gelata. Le mancava
per l'apribottiglie, un aggeggio, un coltello o un cacciavite
o un arnese di qualsiasi genere. Ma dov'era Till? Dov'era
quando c'era bisogno di lui?
Le venne in mente con quanta disinvoltura dava una botta
contro lo spigolo del tavolo o del bancone da lavoro nel
garage e il tappo saltava via, poi si portava alle labbra l'imboccatura
fredda della bottiglia, tutto in un unico movimento
fluido, come se aprire e scolare la bottiglia facesse parte di
un singolo processo fisico continuo. In alto, sostenuto da
una corrente ascensionale, un gabbiano la scrut, lanci un
grido verso la sua pelle lacerata e graffiata e scomparve. Si
guard intorno frenetica in cerca di qualcosa, una cosa
qualsiasi che potesse tornarle utile, ma non c'era altro che sabbia,
legnetti portati a riva e pietre.
Pietre. Una pietra poteva andar bene. Ma certo. Pass la
mano sulla parete a strapiombo, cercando a tastoni un appiglio,
una cengia, una sporgenza qualsiasi, ed eccolo, eccolo
l, il tappo poggiato appena e la mano ustionata che calava
con tutto il suo peso, una, due volte... senza risultato. Si arrabatt,
fuori di s, rabbiosa, furiosa, ma riusc solo a schiacciare
la corona e ora il tappo era pi saldo che mai, ma quello era troppo, non poteva sopportarlo nemmeno un secondo
di pi - e cos, detto fatto, ruppe il collo e se la scol in tre
sorsate fino all'ultima goccia senza nemmeno riprendere fiato,
e non gliene fregava niente se dentro c'era qualche vetro
e se il vetro la squarciava dall'esofago all'intestino perch
stava bevendo e quella era l'unica cosa che importava.
Ma la birra fin e la sete era ancora l, le risuonava dentro
come un canneto al vento del deserto, ovvio che le girava la
testa. Era sempre stata una buona bevitrice, fiera della sua
capacit di tener testa a Till una birra dopo l'altra, ma stavolta
la sent eccome, e prima di rendersene conto si ritrov
seduta sulla sabbia a gambe incrociate come una statua del
Budda, neanche fosse quello che aveva in animo di fare fin
dall'inizio. Nel frattempo il sole sembrava essersi spostato,
abbassandosi sulla grigia distesa del mare dove la nebbia lo
spegneva come un mozzicone di sigaretta che, si rese conto
tutto a un tratto, desiderava non meno dell'acqua. Si alz in
piedi barcollando e si avvicin al contenitore termico. Era
esattamente dove l'aveva lasciato neanche dieci minuti prima
(o era di pi?) ma la marea montante risalendo la spiaggia
stava per portarglielo via di nuovo. Afferratolo per un
angolo, lo trascin faticosamente sulla sabbia fino al declivio
sotto la roccia sporgente, poi lo iss sul suo posatoio un paio
di metri sopra la spiaggia. All'interno, tra i cocci delle bottiglie
rotte, la sabbia e le alghe, c'era un liquido che doveva
essere un misto di birra e ghiaccio sciolto, forse potabile, che
avrebbe potuto quietare la sua sete, ma quando vi mise un
dito dentro e lo lecc l'unico sapore che sent fu il sale.
Scese il crepuscolo, con l'aiuto e il favore della nebbia
che racchiuse la spiaggia mentre la marea saliva, e sebbene
l'acqua le arrivasse al ginocchio, esplor gli scogli frastagliati
da una parte e dall'altra dell'insenatura, in cerca di una via
d'uscita. Procedeva con cautela, prima un piede, poi l'altro,
aggrappandosi a ci che poteva. Pazientemente, la faccia addossata
alla roccia, sal circa cinque o sei metri sopra la spiaggia
ma, dopo la terza rovinosa caduta sui sassi e lo choc con
l'acqua fredda, si arrese. Inutile. Era in trappola. Un istante
di panico la percorse da capo a piedi, ma lo domin. Non
aveva paura, non pi. Ora provava solo frustrazione. Rabbia.
Era stata risparmiata solo per morire di sete, di fame, di freddo?
Dov'era la mano di Dio in tutto ci? Qual era il Suo intento?
Alla fine, quando l'oscurit fu totale e la nebbia cos
impenetrabile da nascondere anche le stelle, per non parlare
delle luci in movimento di eventuali barche che magari pattugliavano
il canale alla loro ricerca, i sopravvissuti - davanti
a s vedeva Till e Warren, infagottati nelle coperte dentro a
una cabina che ondeggiava dolcemente, il riflesso del legno
verniciato, le lanterne che dondolavano, la tazza di caff bollente
accostata alle labbra -, si strinse forte al contenitore
termico e si impose di dormire.
Al mattino, ai primi albori, il suono dei gabbiani sembrava
una porta che gira su cardini arrugginiti, solo che l non
c'era nessuna porta, n un letto, stanza, vestiti, calore, e la
nebbia le impediva di vedere i gabbiani. Rabbrividiva nella
luce, dandosi manate sulle cosce e sulle spalle e rannicchiandosi
nella culla delle sue stesse braccia, poi la sete si impadron
di lei. Si riscosse e si alz in piedi, faticando a trovare
l'equilibrio, la marea era calata e risalita, riducendo il suo
mondo a quella roccia e alla parete sopra di lei. Voleva una
caraffa d'acqua, niente di pi, vedeva la cucina di casa con la
caraffa di porcellana bianca appartenuta a sua madre, che lei
tirava fuori nelle occasioni speciali, e ci mise un bel po' prima
di rendersi conto dell'insistente sgocciolio freddo sulla
spalla che lei evitava scansandosi automaticamente. Alz la
faccia e vide la scogliera bagnata, la nebbia che sussurrava
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 attorno alla roccia sopra di lei, si condensava e cadeva gi
goccia a goccia.
Quello che non sapeva era che quarant'anni prima un
uomo di nome H. Bay Webster aveva preso in affitto l'isola
dal governo federale allo scopo di allevarvi pecore, ma l'allevamento
non aveva avuto fortuna perch le pecore brucavano
troppo e l'acqua scarseggiava, tanto che alla fine, disperate,
si erano ridotte a leccarsi la rugiada l'una con l'altra per
sopravvivere. Non che la cosa contasse granch. Ci che
contava era quella goccia. Protese la lingua, lecc la roccia
come fosse stata una pallina di gelato sul cono che le porgeva
la signora del baracchino alla sagra stagionale. E quando uno
di quei granchiolini verdi le arriv a tiro, un esserino piatto,
non pi di cinque centimetri da una parte all'altra, lo schiacci
con il piede e si mise in bocca i frammenti salati, freddi e
bagnati com'erano.
Dopo, le ci volle un po' per raccogliere il coraggio, perch
ora sapeva quello che doveva fare, per quanto si ribellasse
all'idea con tutta se stessa. Continuava a pregare che qualcuno
venisse a cercarla, o che dalla nebbia sbucasse la prua
di un'imbarcazione o che le lanciassero una corda dall'alto,
qualunque cosa purch le fosse risparmiato di entrare di
nuovo in quell'acqua micidiale. La cosa buffa era che nuotare
le era sempre piaciuto; a scuola era entrata nella squadra
di nuoto e si allenava cos tanto che per tutto l'anno della
maturit i suoi capelli avevano avuto l'aria di non essere mai
completamente asciutti. Ora per, scendendo dalla roccia,
lottando contro le onde col contenitore stretto a s, odiava il
nuoto pi di qualunque cosa al mondo. Il freddo le penetr
nelle ossa in un attimo e cominci a battere le gambe per riscaldarsi,
poi super i frangenti e si ritrov in mare aperto.
E l l'incubo ricominci, anche se stavolta era diverso
perch era in salvo, si era salvata, e si teneva sotto costa, tremando,
certo, esausta, assetata, ma non pi in preda al panico.
Non c'erano squali, non cos vicino alla riva, non con il
mare pieno di foche, a frotte, che latravano sugli scogli dai
quali proveniva un odore sulfureo di orina, feci e puzzo di
foca. Anche il mare adesso era pi calmo, molto pi calmo,
quasi piatto, e di tanto in tanto provava a mettersi sul dorso,
la testa sul contenitore e i gomiti ripiegati dietro la schiena,
ma ogni volta doveva girarsi e tirarsi su pi possibile nel tentativo
di sfuggire al freddo. La nebbia ristagnava su di lei.
Passava accanto a grandi chiazze di alghe, gambi grigi e foglie
ingiallite. Minuscoli pesci bucavano l'acqua intorno a lei
e poi scomparivano.
Man mano che il giorno avanzava, il mondo sopra di lei
cominciava ad allargarsi, uccelli che si alzavano a decine nella
nebbia e tornavano a posarsi come spettri nell'etere, la
scogliera decapitata sopra strati di guano, arbusti e persino
fiori, cos in alto che parevano sospesi nell'aria. Si lasciava
portare dalla corrente, periodicamente costringendosi a mettere
gi le gambe e muoverle per tenere la direzione, ripetendosi
che da un momento all'altro avrebbe incontrato una
barca all'ancora o una spiaggia che si apriva su una gola dove
arrampicarsi e uscire dal mare. Quanto si fosse allontanata e
da quanto tempo stesse andando alla deriva non aveva modo
di saperlo, fiaccata dal freddo che la stordiva, le stroncava la
volont, pareti di roccia nera e scogli cosparsi di foche cos
identici l'uno all'altro che cominci a pensare di aver fatto
due volte il periplo dell'isola. Per resisteva, come aveva resistito
quando il Beverly B. era affondato, un giorno e una
notte prima, perch era l'unica cosa che poteva fare.
Doveva essere ormai la tarda mattinata, il sole perso lass
chiss dove nella nebbia, quando finalmente trov ci che
stava cercando. O meglio, non sapeva che cosa stava cercando
finch non si materializz dalla bruma dentro a un'insenatura
non diversa da tutte le altre. Una scala a pioli coperta
di ruggine, talmente ossidata da aver assunto il colore della
stella marina aggrappata alla roccia appena sotto, che sembrava
scivolare verso di lei a pelo d'acqua, e dopo averla afferrata
abbandon il contenitore alla corrente issandosi fuori
dall'acqua, piolo dopo piolo, quasi sfilandosi delicatamente
da una guaina.
L'universo smise di ondeggiare. Il mare ricadde gi. E lei
si ritrov su un sentiero ripido che saliva fino al punto in cui
la nebbia cominciava a sfilacciarsi e a dissolversi, sparendo
del tutto. Sopra di lei, esposta al sole e al chaparral punteggiato
di fiori gialli che si inerpicava sul pendio come una barba,
c'era una baracca, due baracche, tre, quattro, tutte allineate
sulla scarpata, che pareva spuntassero dalla pietra. La pi vicina,
tetto piatto, assi ingrigite dalle intemperie, rifletteva la
vampa del sole risplendendo come una cattedrale. E accanto,
dove la grondaia scendeva dal tetto, c'era un barile di legno,
un barilotto, messo l per raccogliere l'acqua piovana.
In quel momento era ridotta a un animale e niente pi, il
suo obiettivo era quello di un animale, in testa nient'altro
che il barile e il suo contenuto, non sentiva nemmeno le
pietre aguzze che le penetravano nei piedi n il peso del
sole che le schiantava le spalle, non pensava che qualcuno la
potesse vedere nuda com'era n cosa questo potesse significare,
finch non vi fu vicino, tuff dentro la faccia e bevve
fino a sentire il rivolo fresco che le risaliva in gola. Soltanto
allora si guard attorno. Tutto era immobile, rovente, sebbene
lei rabbrividisse nella calura, e il suo primo pensiero fu
di gridare, assurdamente: Ehi? C' qualcuno?. E perch
non Uh-uuuh? Uh-uuuh sarebbe stato altrettanto ridicolo,
qualunque cosa sarebbe stata ridicola. Era nuda come
va, via i jeans, via il maglione di Till, la biancheria intima
strappata di dosso in qualche momento mentre si dibatteva
lottando contro la corrente, le onde e l'acciottolio dei sassi
nella risacca. Quando si tocc, quando si port le mani alle
sue nudit per coprirsi, la sensazione fu che fossero due appendici
morte, due pesci su un bancone, e cadde in ginocchio
nella terra, rannicchiandosi, rabbrividendo e guardandosi
attorno con l'ottuso proponimento di un animale.
Dopo un momento si alz e gir intorno alla casa fino a
raggiungere la porta di ingresso, con l'intenzione di vestirsi,
pensando che dentro doveva esserci qualcosa con cui coprirsi,
stracci, un lenzuolo, un vecchio asciugamano o il maglione
di un pescatore. E se c'era qualcuno? Nessun uomo al
mondo l'aveva mai vista nuda a parte il medico che l'aveva
fatta nascere e Till, che cosa avrebbe detto a Till se l dentro
c'era un uomo e l'avesse vista in quelle condizioni? Esit,
incerta sul da farsi. Per un lungo istante guard la porta,
cocciutamente inanimata, una porta fatta di assi inchiodate a
una traversa, segnata dalle intemperie, che nulla faceva trapelare.
Accanto, nel muro ad altezza occhi, c'era una finestra
a pannelli, con i vetri cos sporchi da essere quasi opachi, ma
lei si allontan dalla porta, accost al vetro le mani a coppa e
sbirci all'interno, con la persistente sensazione di essere osservata.
Dentro riusc a distinguere un rozzo bancone da cucina
con sopra una bacinella per lavare i piatti e una fila di quelle
che sembravano bottiglie vuote, oltre a una branda sfondata
addobbata con una coperta militare. Una seconda finestra,
rivolta a nord, rifletteva il luccichio dell'oceano. Picchiett
sul vetro, nella speranza di preavvertire un'eventuale persona
rintanata all'interno. Alla fine, prov la maniglia, bisbigliando:
Ehi? C' qualcuno in casa?.
Nessuna risposta. Alz il nottolino e la porta si apr con
un fruscio, forme scure annidate negli angoli, sul pavimento
un libro senza il dorso, mensole, lattine, un berretto di tela
cerata appeso a un gancio che le fece trattenere il fiato, convinta
che fosse qualcuno che se ne stava l a spiarla. Ci mise
un po' ad abituare gli occhi, le forme si materializzarono tutto
a un tratto, forme pelose, zampettio rapido, code nude
che si muovevano indolenti, una moltitudine di occhi scintillanti
fissi su di lei senza allarme n fretta perch l l'intrusa,
l'accattona, era lei, era lei quella nuda e sfinita tanto da sembrare
un mucchietto di rifiuti, e si lasci sfuggire un'esclamazione
sommessa. Topi. Aveva sempre odiato i topi, da quando
andava all'asilo e sua madre le diceva di non avvicinarsi ai
bidoni della spazzatura nel vicolo dietro il loro condominio:
Mordono i bambini, le ripeteva sua madre, e anche le
ragazze, ti azzannano le dita dei piedi, ti saltano fra i capelli.
Conosci Janey del 7B, al piano di sopra? Quando era piccola,
si sono intrufolati nella culla. Proprio qui, in questo palazzo.
Il padre aveva rafforzato le raccomandazioni, prendendola
per mano e toccando con la scarpa gli angolini bui sotto
la tettoia dell'auto di modo che lei potesse vedere con i propri
occhi gli animali morti nelle trappole a molla, allettati
con una noce di burro di arachidi. In segreto, al buio, leccavano
e brancicavano l'esca - burro di arachidi, quello stesso
burro di arachidi che lei spalmava sul pane bianco tagliando
via la crosta - facendo calare la ghigliottina, un rivolo di sangue
dalla testa e dalle mandibole maciullate. Topi. Portavano
malattie, rubavano cibo, mordevano i bambini. Ma che cosa
ci facevano l su un'isola selvaggia in mezzo all'oceano? Erano
arrivati a nuoto? Avevano messo le ali?
Il pensiero andava e veniva. Agit istericamente le braccia.
Fuori! grid muovendo un passo verso di loro, scalciando
e battendo le mani. Fuori! La guardarono (ce ne
saranno stati almeno una decina) e poi, molto lentamente,
come se fosse un'imposizione, come se obbedissero solo perch
in quel momento i suoi bisogni erano pi forti dei loro,
tornarono nei loro anfratti. Lei per adesso era frenetica, arraff
la coperta sulla brandina senza preoccuparsi degli
escrementi secchi che caddero al suolo come piombini e se la
avvolse attorno al corpo, frugando intanto tra le scatolette
sulla mensola (pesche sciroppate, fagioli stufati, crema di
mais) e fra gli utensili buttati a casaccio in un recipiente di
smalto scheggiato che si trovava sul bancone.
Mangi in piedi. Prima le pesche, lo sciroppo denso e
delicato pi buono di qualsiasi cosa avesse assaggiato in vita
sua, sciroppo da leccare dal cucchiaio e poi dalle dita, una
dopo l'altra, quindi la crema di mais, con la sua naturale dolcezza,
a cucchiaiate dalla lattina, e infine una scatoletta di
tonno per sentirne la consistenza sotto i denti. Soltanto allora,
quando fu sazia, si prese la briga di guardarsi attorno. Ai
suoi piedi giacevano le scatolette vuote, la prova del suo crimine:
furto con scasso. Si lasci cadere sulla branda, stringendosi
la ruvida coperta intorno alla gola e vide, con una
sorta di trattenuto interesse, che le pareti erano tappezzate
di pagine strappate da riviste, da Life e Look e dagli
inserti domenicali. Pin-up la fissavano, uomini appollaiati su
carri armati, Barbara Stanwyck in groppa a un cavallo. L ci
viveva un uomo, decise, un uomo solo. Un eremita. Un pescatore.
Uno timido con le donne, con due mustacchi come
le vecchie foto dei tempi di suo nonno.
Ne trov gli abiti dentro il baule nell'angolo. Due camicie
bianche, di taglia piccola, un maglione di lana azzurro a
righe rosse e un paio di pantaloni di gabardine macchiati e
rattoppati. Senza pensarci due volte (una volta in salvo, l'avrebbe
risarcito ampiamente) si infil i pantaloni e la camicia
meno brutta delle due, poi torn fuori a vedere se lo trovava.
Lui o uno degli uomini che evidentemente vivevano nelle
altre baracche, perch se c'erano quattro baracche dovevano
esserci quattro uomini. Come minimo. E ora, in piedi sulla
porta con la faccia girata verso la pi vicina delle baracche, a
un paio di metri, chiam effettivamente: Uh-uuuh!.
Nessuna risposta. Gli unici suoni erano quelli a cui era
ormai abituata: il vento che soffiava, le onde che si frangevano
e si ritiravano, il grido strozzato degli uccelli su nel cielo.
Pass da una baracca all'altra e nonostante i segni di occupazione
recente (un cesto di patate rosicchiate dai topi, una
candela sciolta su un piattino, altre scatolette di cibo, cracker
stantii in un barattolo, attrezzi da pesca, nasse da aragoste,
due fiaschi di vino rosso e una bottiglia senza etichetta di
quello che una volta doveva essere stato sherry e adesso era
un liquido scuro coperto da una schiuma affiorante), non
trov nessuno in casa. Si sentiva un po' come l'orfana di una
favola che vagando arriva in un regno magico i cui abitanti,
vittime di un incantesimo, sono stati trasformati in alberi o
bestie, topi, topi neri che non hanno paura degli esseri umani.
Alla fine, dopo aver frugato in tutte e quattro le abitazioni,
chiamando pi volte a voce alta in quell'inutile silenzio,
torn alla prima baracca, apr un altro barattolo di pesche, le
mangi lentamente, una a una, con il succo che le colava gi
dal mento, poi si sdrai sulla branda, si avvolse nella coperta
e dorm.
C'erano molte cose che non sapeva. E come avrebbe potuto?
Aveva fatto naufragio, aveva visto un'onda trascinare a
fondo suo marito in mare aperto (sebbene non volesse ammetterlo
con se stessa, non volesse abbandonare quel filo di
speranza che lentamente si accorciava, non ancora), non era
mai stata su un'isola in vita sua e non aveva idea di dove si
trovasse n di cosa l'aspettasse, e per quello che ne sapeva lei
la baracca in cui si riparava avrebbe potuto essere caduta dal
cielo cos com'era. Era una baracca, lei era all'interno e le
avrebbe offerto riparo fino a quando non l'avessero salvata:
questo era tutto ci che doveva sapere.
Ovviamente, la baracca che aveva scelto non era caduta
dal cielo, sebbene ci fosse senza dubbio qualcosa di portentoso
nella sua apparizione l sulla scogliera proprio quando
ne aveva bisogno. In realt, era stata creata dalla mano
dell'uomo, da persone che avevano esigenze, aspirazioni e
obiettivi economici molto precisi, come Alma sapeva benissimo.
Per lei la fonte era la versione dei fatti di sua nonna,
alle superiori e poi all'universit aveva letto tutte le cronache
dei giornali, frugato negli archivi e nei documenti che ne
parlavano, e quindi poteva dire con certezza assoluta che Beverly
era stata buttata a riva sulla Frenchy's Cove, a West
Anacapa, la pi grande e pi occidentale delle tre isolette. Le
baracche (o capanne, come venivano chiamate originariamente)
erano state costruite nel 1925 da investitori arrivati
da Ventura, che speravano di riuscire a mettere in piedi un
bacino per la pesca sportiva. Erano fatte di assi e tavole, con
suppellettili semplici, pensate per quel tipo di uomini rudi
che magari si spingevano fino alle isole per pescare ma non
necessariamente avevano voglia di passare la notte in una
cuccetta angusta su una barca sballottante.
Malauguratamente per gli investitori, quel tipo di uomini
rudi non si era mai manifestato, la societ fall e le capanne
rimasero disabitate fino a quando non vi si trasfer uno
squatter di nome Raymond Frenchy LaDreau prendendone
possesso tre anni dopo. Se ne stava l solo soletto, guadagnandosi
da vivere in mare, intrattenendo gli occasionali visitatori
ed elemosinando acqua da ogni nave che buttava
l'ancora nella baia, si trattasse di un'imbarcazione mercantile
proveniente da Santa Barbara o da Oxnard o di un natante
da diporto venuto dall'altra parte del canale per il weekend.
Quali fossero le sue aspettative, se soffrisse la solitudine o
fosse sereno, nessuno pu dirlo, ma rimase l fino al 1956,
fino al suo ottantesimo anno quando, dopo una caduta sulle
pietre malferme del sentiero che saliva dalla spiaggia, le gambe
non lo ressero pi e fu costretto a tornare definitivamente
sulla terraferma. Era il proprietario della camicia e dei pantaloni
che indossava Beverly e delle scatolette che aveva
aperto, e sarebbe stato l presente e disponibile, e lieto di
offrirgliele lui stesso, se non che al momento era via per uno
dei suoi lunghi viaggi a terra e non poteva sapere che qualcuno
lo stava cercando. Al suo ritorno, fu oltremodo sdegnato
per la violazione del suo spazio e delle sue cose, che comunque
non era una novit: era gi capitato, le baracche sulla
scogliera erano una provocazione per quel genere di persone
convinte che il mondo sia l per loro, e sarebbe capitato ancora.
Gli sarebbe toccato comprare delle altre pesche, tutto
qua, degli altri fagioli e la crema di mais e magari, se gli fosse
venuto in mente nella ressa e nella baraonda del negozio di
ferramenta a Oxnard, anche un lucchetto.
Il primo giorno Beverly si svegli sul far della sera, quando
cominciava a calare la luce e a scendere il freddo. Balz a
sedere di soprassalto, non capendo bene dove si trovava, ed
ecco l i topi, tutto attorno, che la guardavano. Calmi e tranquilli,
soddisfatti, rilassati, sparpagliati sulla sedia appoggiata
al bancone, raggomitolati sul pavimento in mezzo ai rifiuti,
chini sulle loro manine operose e su ci che avevano rubato
per cibarsene. In un accesso di rabbia, si strapp bruscamente
dal letto, in cerca di qualcosa con cui aggredirli, cacciarli
via, fargliela pagare, ed ecco un badile posato in un
angolo. Quando lo afferr i topi indietreggiarono e cominciarono
a schizzare in giro per la stanza mentre la pesante
lama si abbatteva, zappava, carambolava da una parete all'altra.
In pochi secondi erano scomparsi lasciandola ansimante
in mezzo alla stanza, la camicia che la stringeva, i pantaloni
che le pendevano dai fianchi e fuori dalla finestra il mare
duro come pietra.
Usc dalla porta, ancora piena di rabbia, borbottando fra
s, snocciolando una sequela di oscenit che fino a quel momento
non sapeva nemmeno di conoscere, e si accan contro
il cumulo di legna accatastata dietro la baracca. Senza riflettere,
senza darsi pensiero per le mani nude e i singulti che le
salivano in gola, buttava dietro le spalle, sullo spiazzo fra le
baracche, un tronchetto dopo l'altro. Quando li ebbe ammucchiati
tutti in un'alta pira, con il sudore che le bruciava
gli occhi e i capelli bagnati che le ricadevano davanti, scese a
piedi nudi il sentiero verso la spiaggia, perlustr la sabbia in
cerca di qualsiasi cosa in grado di bruciare e trascin su il
tutto. In una scatola di cartone dentro la porta della seconda
baracca c'erano dei giornali ridotti a brandelli dai topi. I
fiammiferi li trov in un barattolo sopra la stufa a legna.
Aspett finch non fece buio, si inginocchi con la sua
camicia troppo stretta e il maglione azzurro a righe rosse che
sapeva del sudore di un estraneo, mangiando stufato di maiale
con fagioli direttamente dalla scatoletta, assaporandone
ogni boccone, poi accese il suo fuoco di segnalazione. Lo
accese, lo aliment e continu ad alimentarlo, fiamme alte
dieci metri si levarono nell'aria, visibili fino alla terraferma
che si intravedeva appena dietro la garza della nebbia, una
serie di lucine tremule come portate dalla corrente, quasi che
le stelle fossero cadute in mare. Il fuoco rombava fra le scintille,
squarciando la notte. Qualcuno l'avrebbe visto, si diceva,
qualcuno l'avrebbe visto di sicuro. La prima notte di tanto
in tanto lanciava un grido, un suono cupo e stridulo che
pareva un gargarismo e che nei suoi intendimenti avrebbe
dovuto perforare la nebbia, volare sopra il mare e giungere
allo scafo di qualsiasi imbarcazione passasse di l nottetempo
in modo da poter vedere il suo fuoco e sentire le sue grida.
La seconda notte risparmi il fiato. Alla terza notte aveva
quasi esaurito la legna che era riuscita a racimolare e pens
di dare fuoco alle baracche, o al chaparral. Al termine della
prima settimana era rassegnata. Teneva lontani i topi, si cibava
di scatolette, beveva dal barile. Quando non era in giro a
far legna se ne stava a letto, a sonnecchiare, a sfogliare giornali
ingialliti ponderando le notizie di avvenimenti verificatisi
anni e anni prima, politica, economia, articoli di guerra, gli
Alleati avrebbero conquistato Monte Cassino sfondando fino
a Roma, i marines sarebbero sbarcati a Guadalcanal, Tojo
avrebbe trionfato o avrebbe rivolto la spada contro il suo
ventre giallo?
I topi resistevano, rosicchiavano, rubavano, entravano e
uscivano dai loro pertugi, zampettavano tutta la notte, e anche
lei resisteva, con i suoi fal, per forza di cose pi piccoli,
ma pur sempre fuochi di segnalazione, urgenti e ardenti richieste
d'aiuto, di essere liberata. Vedeva in lontananza imbarcazioni
sospese con le loro minuscole vele vibranti e agitava
le braccia come una majorette, bandiere improvvisate
su bastoni e i brandelli di un vecchio strofinaccio scolorito,
agitava anche quelle, ma le imbarcazioni non si facevano mai
pi grandi oppure scomparivano dalla vista, statiche come
figure su una tela attaccata sulla parete lontana nella stanza
pi enorme del mondo. Nessuno arrivava. Nessuno sbarcava.
Nessuno esisteva. Ma Till dov'era? Do vera? A quel punto,
se fosse stato vivo, sarebbe andato a cercarla, ma com'era
possibile che fosse morto in America, a bordo della sua barca
al largo delle Channel Islands ricche di aragoste, quando
nemmeno i giap erano riusciti ad affondarlo in tutta la vasta
distesa accecante del Pacifico?
La risposta era troppo gravosa da sopportare, e quindi
lasci perdere. Lasci perdere tutto. Anche i topi. E poi, il
primo giorno di quella che sarebbe stata la sua terza settimana
di prigionia in un posto che ormai detestava nella sua immutabile,
incessante, continua e inesauribile placidit e indifferenza,
una motovedetta della Guardia costiera, libera
come una nuvola, doppi la punta ed entr nella baia.
E cosa trov la Guardia costiera? Una donna bruciata dal
sole non pi avvezza al suono della propria voce, i capelli
stopposi e appiattiti e gli occhi fissi nel vuoto. Era la moglie
di un uomo annegato, una vedova, tutto qua. Sal sulla lancia
a remi e il mare sotto di lei si muoveva e continu a muoversi
finch la grande barca, la motovedetta, tagli il canale
inondato di sole, finch la costa, dove le case si stagliavano
nitide, le palme dondolavano e le automobili luccicavano, si
lev accogliendola nell'abbraccio pi saldo e rassicurante
che avrebbe potuto sperare di trovare.

 Capitolo 3.
Il naufragio del Winfield Scott.

Nonostante tutti i suoi sforzi per eliminarlo, il rumore
dell'autostrada arriva fino ad Alma. Non riesce a pensare ai
pomodori ciliegino da tagliare e alle carotine da affettare,
non riesce a sgombrarsi la testa, sente a malapena Micah
Stroud cavalcare l'onda delle sue emozioni dai grossi altoparlanti
nella stanza di fronte. Normalmente, a parte qualche
occasionale sirena o il fracasso dei Tir a notte fonda in
lotta contro la forza di gravit sulla lunga salita costiera, il
suono  continuo, un suono bianco, come un fenomeno naturale
non differente dal vento fra gli eucalipti o dal martellio
regolare della risacca a Butterfly Beach, e lei ha imparato
a ignorarlo. O almeno a conviverci. Ma adesso siamo nell'ora
di punta, quando tutti i suoni si amplificano e la gente accelera
a casaccio per poi frenare mezzo secondo dopo, suonando
il clacson in media l'ottantasette per cento in pi che nelle
altre ore del giorno, dati che aveva appreso dal giornale
del mattino citandoli poi a tutti i colleghi di lavoro a sostegno
della sua convinzione che la societ meccanizzata si stia
dirigendo sulle sue quattro ruote verso l'annientamento; non
che nessuno avesse bisogno di essere convinto. E il suo appartamento,
eccessivamente costoso e inadeguatamente insonorizzato,
si trova nella zona di guerra fra l'autostrada davanti
e i binari della ferrovia sul retro, condizione che lei 
riuscita a sopportare solo per l'accesso alla spiaggia e per
l'aria fresca di notte, oltre alla possibilit, che lei sfrutta quasi
sempre, anche quando piove, di dormire con la finestra
aperta e una coperta stretta attorno al corpo in ogni stagione
dell'anno.
Ma oggi - stasera, stanotte -  nervosa, si nega anche il
conforto di un bicchiere di vino. O di sak col ghiaccio, che
 ci che desidera veramente. Il sak della bottiglia in fresco
nel frigo, da versare sui cubetti di ghiaccio tintinnanti dentro
al bicchiere da cocktail, uno dei sei superstiti del servizio da
otto ereditato dalla nonna, limpido sotto, ghiacciato sopra,
con il monogramma B molato davanti. A quel pensiero deglutisce
involontariamente, pensando Anche mezzo bicchiere,
un quarto. Le carote, lisce, pelate e viscide nella confezione
di cellofan, sembrano vive sotto le dita che le tengono per
impedire che si sottraggano alla lama del coltello obbedendo
alla loro naturale inclinazione. Apre il rubinetto con uno
scroscio, i pomodori rotolano sotto il getto, negli abissi perforati
del colino. Un clacson risuona sull'autostrada, un ronzio
di irritazione e di rimprovero improvviso e acuto, a cui ne
risponde un altro e poi un altro ancora. Si immagina i guidatori,
prigionieri volontari, una mano sul volante e il cellulare
nell'altra. Vogliono. Tutti. Vogliono cose, spazio, risorse, attenzione
ai loro bisogni immediati, e invece non ottengono
nulla di tutto ci, o non abbastanza. Non  mai abbastanza.
E lei, naturalmente,  una di loro anche se i suoi bisogni
sono pi contenuti, o cos almeno le piace credere. E no, il
sak non  una tentazione seria, pu farne a meno. Deve.
Perch se c' una cosa che la caratterizza  l'autocontrollo. E
la determinazione. E la testa. Tutti la guardano e pensano
che sia una scienziata austera e sfigata, o almeno quelli che la
farebbero volentieri a pezzi, ma lei  anche altro. E solo una
persona attenta. Ogni cosa al suo posto e al suo momento. E
il momento del sak, nel bicchiere della nonna con la B di
Boyd incisa davanti nel centro,  dopo la conferenza. O riunione
informativa. O crocefissione. O quello che ne vorranno
fare stavolta quei beceri.
La rabbia parte dalle spalle, si irradia lungo le braccia fino
alle dita, al coltello, agli ortaggi muti e resistenti. Improvvisamente
spazientita, butta gi il coltello e come una furia si
dirige nell'altra stanza ad alzare il volume dello stereo con
uno sguardo rabbioso fuori dalla finestra, le rampe delle
uscite e la rigida colonna di specie invasive piantate dal dipartimento
stradale per nascondere l'autostrada a lei e lei
all'autostrada, anche se non crede che i passacarte gi a Sacramento
pensassero davvero al suo benessere ordinando ai
manovali di piantare oleandri rossi, bianchi e rosa salmone a
file alterne, ai due lati della strada. Se ci sono uccelli, lucertole
o altri esseri viventi che non siano l'Homo sapiens lei non
pu vederli. L'unica cosa che pu vedere, negli spazi fra un
cespuglio e l'altro, sono i lampi discontinui dei fari sopra i
paraurti scintillanti, le ruote cromate e i fascioni laterali del
flusso interminabile di veicoli che sputazzano biossido di
carbonio avanzando centimetro dopo centimetro, e pensa
Sette miliardi nel 2011, sette miliardi e rotti. Ma dove li metteremo?
E l in piedi, la voce nasale della Louisiana di Micah
Stroud che si libra alta su un campo di bassa pressione di
suoni strimpellati e bassi distorti, quando una delle auto esce
dal flusso (che in realt non fluisce affatto) e si lancia sulla
rampa di uscita di fronte a lei. E una Prius bianca, ammaccata,
brutta, trascurabile ma salvifica, e a differenza di tutte le
altre Prius bianche sulla strada, quella contiene il suo amico,
insomma il suo compagno, Tim Sickafoose, che sta guardando
dritto verso di lei e, scorgendola, le fa un cenno di saluto
con la mano mentre la macchina imbocca il vialetto scomparendo
alla vista.
Quando varca la porta d'ingresso, lei  tornata in cucina
a occuparsi delle cose semplici: tostare la pita, fare a dadini
le carote, tagliare i pomodori, centrifugare l'insalata.
L'hummus nella vaschetta di plastica della gastronomia, la feta una
mattonella bianca talmente perfetta che sembra essere stata
generata dalla capra. In qualche angolino della fattoria. Insieme
a tutte le altre capre. Ma no, no, no.
Lei e Tim non sono di quelli che si baciano entrando nella
stanza o che in pubblico stanno appesi l'uno all'altra come
sacchetti della spesa. Si concedono reciprocamente spazi,
tempi di adattamento. Prima che lei possa mormorare
Ciao, il loro consueto saluto, lui  gi seduto al tavolo con
una lattina di birra, lo zaino accanto, aperto sul pavimento.
La finestra della cucina si affaccia sulle palme che si stagliano
contro il muro di intonaco bianco ricoperto dalla buganvillea,
alla cui base c' un'aiola ben pacciamata di clivia e
capelvenere e poi un prato ben irrigato di erba capraiola, di
un verde cos uniforme e intenso che tutto il resto sembra
incolore. Dietro il muro, un gruppetto di eucalipti che nella
stagione delle piogge emanano un forte profumo di mentolo,
tanto che tutto sa di gocce per la tosse fermentate, e dietro
gli eucalipti il terrapieno con i binari della ferrovia, poi le
tegole ormai scolorite dell'hotel che d sull'oceano - l'oceano
che da dove si trova lei non si vede e si intuisce appena
dalla camera da letto al piano di sopra. E una vista che la irrita.
Una vista che pi sbagliata non si pu, e non soltanto
perch  sciupona, affollata e interamente costituita da specie
aliene, ma perch fa a pugni con l'idea stessa di stare in
un posto con vista sull'oceano.
La musica  un po' alta, osserva lui.
Lei si volta, fermando le mani nell'atto di tagliare in due
un pomodoro. Ho lasciato l'iPod al lavoro.
Lui non ribatte, anche se lei sa che detesta Micah Stroud
e Carmela Sexton-Jones e tutta la new wave del country che
lei ascolta in sequenza casuale buona parte del tempo che
passa alla scrivania. I primi tempi, la prima settimana che
stavano insieme, lei aveva messo un cd pensando che potesse
piacergli e lui aveva aspettato di essersi scolato buona parte
di una Guinness da 50 ml prima di emettere il suo giudizio.
Non so come dirlo senza sembrare troppo brusco, disse
con il suo sguardo pi gentile per farle capire che intendeva
solo essere sincero, ma come fai ad ascoltare questa... com'
che la chiami tu? Insomma, preferisco di gran lunga il rock
and roll, i White Stripes, gli Strokes, i Queen dell'et della
pietra. Era una sfida, un modo per sondare il terreno, e lei
non lo biasimava; anzi, gli faceva onore, perch andare d'accordo
in un rapporto non significa per forza scimmiottarsi
come due gemelli. Ci nonostante si irrigid. Almeno sono
impegnati, rispose, almeno non parlano solo di sesso e
droga. E che c' di male nel sesso? ribatt lui un po' troppo
rapidamente, un lievissimo accenno di sorriso che gli stirava
le labbra, e a quel punto lei cap di aver gi capitolato.
Lui lasci passare un secondo, mentre il sorriso si consolidava.
O anche nella droga, se  per quello.
Stavo guardando il giornale, dice lui alzando la voce
per sovrastare la musica, per vedere se dicono qualcosa di
stasera.
Suo malgrado, malgrado il nervosismo, non pu fare a
meno di pensare al nome del comportamento che lui ha appena
esibito (l'effetto Lombard, ossia la tendenza ad alzare
inavvertitamente la voce per superare il rumore ambientale;
il frastuono in un ristorante, qualsiasi ristorante, ne  l'esempio
migliore) e intanto si allontana dal bancone, attraversa la
cucina a grandi passi ed entra nella stanza accanto per abbassare
il volume dello stereo. A quel punto il concerto di clacson
delle auto e dei camion le balza nuovamente addosso
come se non ci fosse mai stato altro. Ma non potevano interrarla,
l'autostrada, bene in profondit, e utilizzare tutti quegli
ettari recuperati in superficie per farci un parco? O un
sentiero pedonale? O un orto per sfamare gli indigenti? Alberi,
piante eccetera? Se avesse avuto i soldi, diciamo pi o
meno cinquecento miliardi, avrebbe comprato tutti gli immobili
della citt, raso al suolo gli edifici, divelto l'asfalto e
reintrodotto il grizzly.
Eccolo, ecco qua, le grida lui.
La notizia, un paragrafo minuscolo nella sezione Eventi
della settimana del giornale locale,  schiacciata fra l'annuncio
della messa in scena di alcune parti di Les Sylphides a
opera della Junior Dance Studio di Goleta e quello di una
conferenza sull'etnobotanica chumash al Museo marittimo:
Conferenza e pubblico dibattito. Alma Boyd Takesue,
Coordinatore di progetto e Direttore dei Servizi informativi
per il National Park Service, Channel Islands, affronter
i dubbi sulla proposta di controllo aereo della popolazione
di ratti neri sull'isola di Anacapa. Ore 19, Museo di
storia naturale, 2559 Puesta del Sol, Santa Barbara.
Si china sul tavolo di fianco a lui, le lettere si ingrandiscono
e rimpiccoliscono perch ha lasciato gli occhiali sul bancone,
una bella donna di trentatr anni dal fisico asciutto, gli
occhi grigio pallido della madre (e della nonna), le gambe
muscolose leggermente arcuate e i capelli corvini ereditati
dal padre. Che lei porta lunghi fino alla vita e che ora le sfuggono
da dietro le orecchie dove li aveva sistemati, ricadendo
sull'avambraccio di Tim che le tiene il giornale davanti.
L'informazione nuda e cruda, le dice. Insomma, cosa
ci si poteva aspettare di pi?
 abbastanza strano vederla l stampata, l'ufficializzazione
di questa cosa per la quale ha combattuto la sua guerra
privata tutta la settimana precedente, messa nero su bianco
per le cronache, nei caratteri seriosi e familiari che lei scruta
tutte le mattine per informarsi sulle novit. E questa  l'informazione
di cui d conto la notizia: che lei si trover nel
luogo e all'ora indicati per sostenere la posizione del Park
Service su quella che a suo parere  la linea d'azione pi ragionevole
e ovvia, considerate le conseguenze che l'inerzia
provocherebbe. E se per quell'azione bisogna eradicare una
specie invasiva e perniciosa - cio uccidere, uccidere animali
innocenti, per quanto spiacevole sia -, lei dimostrer che
non c' alternativa perch ne va della salute, del benessere e
della sopravvivenza stessa degli uccelli isolani che nidificano
a terra. L'intera popolazione sessualmente attiva dell'urietta
marmorizzata si trova fra Baja e Point Conception. Ci sono
meno di duemila coppie attive. I ratti invece sono dappertutto.
E mangiano le uova delle uriette.
Non proprio invogliante, vero?
No, ammette lei raddrizzandosi e poi stirandosi come
quando  appena uscita dal letto, e magari potrebbe farsi
una tazza di t verde, pensa, per sentire la scarica di caffeina.
Per un attimo rimane l ferma a guardarlo, la nuca e i lobi
delle orecchie curiosamente carnosi, i capelli, di lunghezza
media, color visone che verso le punte sfuma in ruggine, arricciati
sul collo della t-shirt e sulle perline di ceramica che
porta attorno alla gola infilate su un filo da pesca testato per
27 kg. (Perch 27 kg? gli aveva chiesto una volta. Cos
non si rompe con le onde, le aveva risposto lui semplicemente,
come se stesse affermando una cosa ovvia. Non te la
togli mai? Mai.) Gli posa una mano sulla spalla, un tocco
leggerissimo, ma comunque un contatto. D'altra parte,
quando pensi a cos' successo la settimana scorsa a Ventura,
ora lo fissa negli occhi, poi distoglie lo sguardo, stringendo
le labbra al ricordo, le ferite ancora fresche e sanguinanti,
magari non vogliamo veramente una folla. O forse s, insomma,
non lo so, una trentina di persone che hanno letto la
documentazione... 
Trenta ecologisti.
Gli sorride subito, riconoscente: sa sempre come sollevarle
l'umore. S, risponde, credo che suppergi andrebbe
bene.
Ora sorride anche lui, sospeso a mezz'aria sopra la linea
prospettica del tavolo come una figura nella natura morta
che lei si sta disegnando dietro le palpebre: la pita sul bancone,
il sole ormai basso che filtra dalla finestra e infuoca la
barba rada sulle sue guance, l'autostrada scomparsa, svanita
insieme all'umore nero e alla tetraggine che l'aveva seguita
dall'altra stanza. Tutto bene. Tutto molto, molto bene. Volevo
solo essere sicuro, riprende lui, rompendo l'incantesimo,
casomai tu preferisca che me ne stia fuori all'ingresso a
controllare la gente. Sottolinea le sue parole prendendole la
mano e passandole il pollice sul palmo, avanti e indietro, accarezzandola,
riportandola l. Per niente amanti dei topi.
Giusto? Su questo siamo d'accordo?
Il 2 dicembre del 1853 il capitano del piroscafo a vapore
Winfield Scott, un battello a ruota partito il giorno prima da
San Francisco per la traversata di due settimane fino a
Panama, fece un errore di valutazione. Che fosse frutto di arroganza,
eccesso di zelo o semplicemente di un calcolo sbagliato,
quell'errore risult fatale alla Winfield Scott e con il passare
degli anni risult fatale anche a generazioni di uccelli
marini. La nave era stata varata appena tre anni prima a New
York per il collegamento con New Orleans, ma nel 1851
venne venduta e pass a servire le rotte sulla costa occidentale,
dove l'afflusso di passeggeri era esploso dopo la scoperta
dell'oro nella California settentrionale. Progettata per affrontare
il mare grosso, lunga una settantina di metri per
dieci di larghezza, con quattro ponti e tre alberi, era un'imbarcazione
formidabile, battezzata con il nome del generale
di divisione Winfield Scott, eroe e salvatore della guerra con
il Messico, il cui busto dorato troneggiava sul ponte di prua,
lo sguardo fisso e benevolo. In quel viaggio trasportava pi o
meno 465 passeggeri e 801.871 dollari in oro e polvere d'oro,
oltre a svariate tonnellate di corrispondenza e all'equipaggio.
Impossibile dire dove i topi fossero saliti a bordo, se a New
York, a New Orleans o sulla banchina di San Francisco. Sta
di fatto che c'erano, come su tutte le navi di una certa dimensione,
allora come oggi, ed evidentemente trovarono la Winfield
Scott di loro gusto, con la sua sala da pranzo che poteva
accogliere comodamente cento persone alla volta, le cucine
di bordo e la cambusa, i bidoni dei rifiuti in attesa di essere
buttati fuori bordo, angolini e recessi umidi e trasudanti sottocoperta
e sul cassero dove potevano dimorare in tutta tranquillit,
separati dalla specie commensale che li riforniva di
bocconi gustosi e delicati. Su una nave di quella stazza dovevano
essercene centinaia, forse addirittura un migliaio o pi,
chi pu dirlo, dal momento che quelli che finivano nelle
trappole messe qua e l dai mozzi non dicevano nulla in proposito.
Il capitano Simon F. Blunt era un uomo esperto e risoluto.
Conosceva bene le acque del canale, essendo stato uno
dei componenti chiave della squadra che aveva effettuato la
ricognizione della costa californiana due anni prima, poco
dopo l'annessione del territorio all'Unione. Il giorno prima,
uscendo da San Francisco, aveva trovato mare grosso e un
forte vento di prua, che oltre a causare un ritardo alla nave
aveva costretto la maggior parte dei passeggeri a starsene nei
pressi delle cuccette, disertando il salone e la sala da pranzo.
Per recuperare tempo, decise di entrare nel Canale di Santa
Barbara e tagliare per lo stretto di Anacapa, fra Santa Cruz e
Anacapa, invece di fare il giro al largo delle isole allungando
considerevolmente il tragitto. Di solito, sarebbe stata una
scelta condivisibile e conveniente. Invece purtroppo quella
sera, mentre si serviva la cena, cominci a calare la nebbia,
evento non cos raro nel canale, prodotto dall'incontro della
corrente californiana, che segue la direzione da nord a sud,
con le acque pi calde della controcorrente meridionale,
condizione che contribuisce alla pescosit del canale ma lo
rende anche fortemente infido all'attraversamento. Di conseguenza,
il capitano Blunt fu costretto a procedere per navigazione
stimata, in cui la distanza viene calcolata secondo
la velocit a intervalli determinati, invece che in base a punti
di riferimento visibili. Ci nonostante era fiducioso, niente
di fuori dall'ordinario e niente che non sapesse gestire (l'aveva
gi fatto pi di una decina di volte) e alle dieci e trenta,
sicuro di aver superato le isole, dette ordine di virare verso
sud-est, parallelo alla linea costiera.
Mezz'ora dopo, procedendo alla velocit massima di dieci
nodi, la Winfield, Scott urt uno scoglio affiorante al largo
della costa settentrionale di Anacapa, procurandosi una falla
nello scafo e scatenando istantaneamente il panico fra i passeggeri.
Le persone vennero sbalzate dai letti, i bagagli si
sparpagliarono sui ponti, le lanterne vacillarono, si ruppero,
si spensero e tutto fu avvolto dalla nebbia e dall'insondabile
oscurit della notte. Non si vedeva niente, ma tutti capirono
e sentirono benissimo quello che stava succedendo, l'acqua
che si riversava dentro da qualche parte gi nella nave, che la
lasciava entrare sfiatando in una serie di prolungati rantoli
sempre pi forti. Mentre la gente cercava di rimettersi in piedi
e si faceva strada nei corridoi affollati, con il terrore di
essere travolta e di rimanere intrappolata sottocoperta - con
l'acqua che scrosciava sotto i piedi, mani di sconosciuti che
annaspavano e brancicavano e tutti che avanzavano barcollando
fra gambe e scarponi invisibili, e i bagagli sparpagliati
che rotolavano, si rovesciavano, si rimettevano dritti, e sempre
quel cupo ruggito idraulico che li incalzava -, si ud un
lungo fremito immane, cupo e stridente, e lo scafo si incastr
sulla roccia. Urla e imprecazioni risuonarono nell'oscurit.
Un bambino in lacrime chiamava la mamma. Da qualche
parte abbaiava un cane.
L'ufficiale di guardia, la faccia pallida come una lampada
opalina sospesa a mezz'aria, azion l'allarme, e il capitano,
sconvolto, ordin che la nave facesse indietro tutta nel tentativo
di disincagliarsi dall'ostacolo ed evitare danni ulteriori.
I motori ansimavano, un fumo catramoso e cattivo si sparse
per il ponte rendendo pressoch impossibile respirare, mentre
la grande ruota a pale rimescolava l'acqua torbida come
se dovesse travasare l'oceano secchio dopo secchio, tutto
quanto come sospeso, il capitano impietrito, gli ufficiali che
mormoravano preghiere silenziose, il trapestio della gente
sotto, finch finalmente la nave si mosse con un lungo sospiro
sofferente di legno schiantato. Era libera. Tremando in
tutta la sua lunghezza, beccheggiando all'indietro, ma libera
e a galla. Dovette essere un sollievo tanto per i passeggeri
quanto per l'equipaggio, ma dur poco, perch un attimo
dopo la poppa della nave urt il fondale distruggendo il timone
e restando abbandonata a se stessa. Quasi immediatamente
cominci a inclinarsi e tutto ci che non era fissato al
pavimento scivol gi, verso gli scogli invisibili e il buio ribollire
delle onde quattro ponti pi in basso.
Il capitano Blunt, combattuto fra s e s (vite in pericolo,
la carriera rovinata, le mani tremanti e la gola secca), dette
ordine di abbandonare la nave. Alla luce delle residue lanterne
chiam a raccolta ufficiali ed equipaggio perch
sovrintendessero a un'evacuazione ordinata, ma a complicare le
cose ci si misero bande di disperati, cercatori d'oro che per
mesi e in qualche caso anni avevano sofferto la sete, la fame,
la mancanza di compagnia femminile e i piaceri della civilt
pur di accumulare il loro gruzzolo sulla groppa di muli puzzolenti
di sudore, che invasero il ponte superiore, trascinandosi
dietro le sacche rigonfie e pesanti e cercando di accaparrarsi
le scialuppe di salvataggio senza altro pensiero che portare
a terra il proprio oro. A questo punto, il capitano fu
costretto a tirar fuori la pistola per ristabilire l'ordine, mentre
la poppa sprofondava sotto le onde e altri passeggeri
emergevano dai ponti inferiori in una calca frenetica, figure
frammentate sospinte avanti da bocche urlanti e mani annaspanti.
Spar un colpo in aria. Restate calmi! continuava a
sbraitare finch la voce non gli si arroch. Prima le donne e
i bambini. C' posto per tutti. Niente panico!
Le scialuppe vennero calate in acqua e le persone sul
ponte poterono vedere, sia pure confusamente, che avevano
scampato il pericolo immediato, cosa che contribu non poco
a rasserenarli. Si trattava di traghettare tutti fino al pinnacolo
di roccia frastagliato contro cui era andata a sbattere la
barca nell'oscurit, era solo questione di pazienza, niente di
pi. Nessuno sarebbe annegato. Nessuno avrebbe perso i
propri averi. Calma. Restate calmi. Aspettate il vostro turno.
E cos fu, con le scialuppe che per le due ore successive fecero
la spola fino a quando non furono evacuati tutti tranne
l'equipaggio, poi vi sal anche l'equipaggio e da ultimo il capitano.
Non si resero conto, per tutta la notte umida e freddissima,
mentre il mare saliva e la nebbia calava cancellando
le proporzioni, che lo scoglio su cui erano sbarcati era a circa
duecento metri dall'isola principale e che al mattino avrebbero
dovuto affrontare una seconda traversata in mezzo alle
onde.
Ci volle una settimana prima che li soccorressero. Le vettovaglie
erano state recuperate prima che la nave affondasse,
ma erano ben lungi dal bastare per tutti. Scoppiarono liti
sulle razioni e anche sull'oro, tanto che alla fine il capitano
Blunt, sotto gli occhi di tutti i passeggeri riuniti, fu costretto
a legare due dei malfattori, ladri d'oro, sulle scure rocce taglienti
e a frustarli fra la soddisfazione generale e persino
qualche sporadico applauso. Alcuni uomini si offrirono di
pescare sulla riva nella speranza di rimpinguare le provviste.
Altri raccolsero mitili e molluschi, un altro abbatt a colpi
d'arma da fuoco una foca e la arrost su un fal. Quando finalmente
la notizia del naufragio arriv a San Francisco e tre
navi a vapore, la Goliah, la Republic e la California, discesero
lungo la costa per evacuare i passeggeri, tutti furono lieti di
vedere le nere falesie di Anacapa scomparire nella foschia.
La nave era perduta. I passeggeri avevano passato una notte
di terrore e una settimana di noia, sotto il sole cocente e a
dieta forzata. Ma non era morto nessuno e l'oro, quanto meno
in buona parte, era salvo.
Quanto ai topi, si tratta di eccellenti nuotatori dotati di
notevole resistenza e un'indomita volont di sopravvivenza.
Gli esperimenti hanno dimostrato che un topo mediamente
pu rimanere in acqua per circa quarantotto ore prima di
soccombere,  in grado di aggrapparsi e salire su fili, corde e
cavi verticali e alberi dal tronco liscio con l'agilit di uno
scoiattolo e riesce a ridurre la circonferenza del corpo fino a
infilarsi in pertugi non pi larghi di una moneta. I topi sono
inoltre grandi equilibristi e molto spesso giungono a riva lasciandosi
trasportare da detriti, siano essi cuscini spaiati,
frammenti vari di assi di legno, bottiglie di whisky, bauli e
altre cianfrusaglie alla deriva o grovigli di rami spazzati gi
dai canyon dalle piogge torrenziali. Alcuni topi a bordo della
Winfield Scott, rimasti intrappolati nella stiva fra i bagagli o
annegati prima di riuscire a raggiungere il ponte, certamente
perirono, ma probabilmente la maggior parte ce la fece a
mettersi in salvo. Naturalmente sarebbe bastata una singola
coppia. O anche solo una femmina gravida.
In ogni caso, come Alma si prepara a esporre al suo pubblico,
i ratti neri (Rattus rattus, propriamente detto) scampati
al naufragio della Winfield Scott, generazione dopo generazione,
dai nudi scogli raggiunsero Middle Anacapa, da l l'isolotto
orientale e alla fine, tenendosi a galla grazie a rametti
o legni alla deriva o sospinti dalle loro stesse industriose
zampette, approdarono a quello occidentale. Solo la fortuna
e le sei miglia di mare aperto dell'Anacapa Passage, con i
suoi flutti spumeggianti e le correnti impetuose, hanno impedito
che espandessero il loro territorio fino a Santa Cruz.
E nessuno, nemmeno il pi irriducibile amante dei roditori,
vorrebbe una cosa simile.
Il bagliore della debole luce ambrata del cruscotto rischiara
la Prius mentre scivola quasi senza rumore nel traffico
della freeway. Al volante Tim, rilassato, commenta in diretta
le notizie che sgocciolano fuori dalla radio: il suo modo
di calmarla, di far finta che non ci sia niente di straordinario
in questa piccola gita al museo. Come se stessero andando a
fare un giro fra le sale mano nella mano, ad ammirare per la
ventesima volta il tomol degli Chumash e lo scheletro del
mammut nano dell'isola di Santa Rosa, ridendo e scherzando
a bassa voce e sentendosi a casa propria nell'odore secco
e soffocante di conservazione. Alma avrebbe anche guidato,
se non fosse che prima di parlare in pubblico preferisce tenersi
la mente sgombra e per esperienza sa che la concentrazione
richiesta dalla guida, per quanto limitata e per quanto
breve sia la distanza, la distrae. Sembra che ci sia sempre
qualche problema, un incidente, una corsia chiusa per il rifacimento
del manto stradale o della banchina o per tutte quelle
cose che fanno di notte sulle superstrade - o anche il casino,
semplicemente il casino, la maleducazione, l'abuso del
cellulare, la gente che non ha la testa sulle spalle - e i ritardi
turbano il suo equilibrio. Quando vedi le luci degli stop accendersi
davanti non sai mai se resterai fermo per cinque
minuti o un'ora. O per tutta la vita. Il resto della tua vita.
Naturalmente, a settecento metri dall'uscita incappano
in una lunga fila di lucine rosse e un momento dopo sono
bloccati dietro un pick-up che torreggia sulla sede stradale,
un castello di tubi cromati ben pi alto del mammut nano.
Merda, sibila lei mordendosi il labbro, una brutta abitudine,
lo sa bene, ma non riesce a trattenersi. Lo sapevo che
dovevamo prendere l'altra strada.
Tim alza le spalle, allunga una mano per cambiare stazione,
la voce insinuante e soporifera del giornalista sfuma nel
ritmo e nel tintinnio di timpani, conga, campanacci e il grido
quasi umano di una chitarra che si stacca dal diluvio delle
percussioni. Vedrai che non  niente, dice. Abbiamo ancora
venti minuti. E Mission  la prossima uscita. La vedi?
L, sotto il didietro di quest'idiota.
Lei non risponde. Gira la testa e lascia vagare lo sguardo
fuori dal finestrino sull'autosalone l vicino (altre auto) ed
emette l'aria dai polmoni con un lungo sospiro profondo.
Non  colpa di Tim e non vuole prendersela con lui. Sta facendo
del suo meglio e la strada pi veloce, indubbiamente,
 la freeway. Come faceva a sapere lui che avrebbero trovato
l'ingorgo? (Anche se lei aveva insistito per la strada alternativa
nell'attimo stesso in cui gli aveva visto mettere la freccia
per prendere la freeway. Non  che siamo ancora nell'ora di
punta? aveva detto. Insomma, nella parte finale? Ma no, l'aveva
rassicurata lui. A quest'ora no. Ce la facciamo tranquillamente.)
Cos aveva scelto lui. E lei gli era andata dietro. E ora
eccoli qua. Bloccati.
Dopo un po' le dice: Dev'esserci un incidente.
 vestita tutta di nero - pantaloni larghi con la piega,
scarpe di vero cuoio con i tacchi e maglioncino con la scollatura
a V accentuata da una collana e un sobrio braccialetto
d'argento, niente di vistoso, niente di meno che ineccepibile,
gli appunti infilati in una cartelletta marrone sopra il computer
portatile, in bilico sulle ginocchia. Quel pomeriggio ci ha
messo un bel po' per decidere come vestirsi, cercando una
via di mezzo tra formale e casual, l'ecologista strappata al
lavoro sul campo, chic quanto basta per apparire convincente
e cordiale anzich aggressiva, e ha passato quasi un'ora a
pettinarsi e truccarsi. Troppo eyeliner e sarebbe sembrata
una zoccola. Troppo poco e non si sarebbe vista la forma
degli occhi e la luce che vi si raccoglieva, facendo girare la
gente per strada a guardarla, perch la bella presenza, o almeno
una presenza interessante e alla moda, faceva parte dei
requisiti professionali. Chi poteva aver voglia di starsene seduto
su una sedia scomoda a farsi snocciolare statistiche sul
declino di questa o quell'altra specie da una sciattona del
servizio forestale? Era l per farsi guardare, oltre che ascoltare,
e la cosa per lei non era un problema. Se poteva usare il
suo aspetto per promuovere la causa, be', tanto meglio.
Per mannaggia a loro, mannaggia a loro che le rendevano
tutto cos difficile, E comunque non avrebbe mai dovuto
prendere quel t, la caffeina le faceva rimbombare il cuore
nelle orecchie e aveva i nervi tesi, come se qualcuno ci avesse
passato sopra un pelapatate dopo averle tolto la pelle di dosso.
Vorrei essere gi alle isole, dice girandosi bruscamente
verso di lui. A recuperare invertebrati. Censire uccelli.
Qualsiasi cosa. Ne ho piene le scatole di queste sciocchezze.
Lui tiene lo sguardo fsso davanti, incollato alle luci posteriori
del pick-up che si riflettono sulla faccia. Dopo tutto
tu sei la portavoce.
Direttore dei servizi informativi.
Stessa roba. Insomma? quello che voglio dire  che i
portavoce devono parlare. E quello che fai tu, quello che sei
capace di fare. Fa una pausa, tamburellando sul volante con
le dita, elaborando le sue variazioni. Chiss perch poi portavoce... non dovrebbe essere portaparola? O portaparole.
Ecco a voi la portaparole del presidente, pronta a parlarvi.
Si gira verso di lei, tornando serio. Senza di te sono perduti,
e tu lo sai.
Dave Lajoy, scandisce lei con cura. Anise Reed.
Lui liquida la cosa con un gesto della mano. Certo, certo...
Pazzi ce ne sono dappertutto. Specialmente quando

tu...
Quando io cosa?
Non so... fai qualcosa di controverso. O insomma lo difendi.
Lo spieghi. Le spiegazioni ti espongono sempre agli
attacchi, come se ti stessi scusando di ci che fai. Prima di
farlo, voglio dire.
Sente che dentro le monta la rabbia. Io non mi sto scusando.
Non abbiamo niente di cui scusarci. Siamo scienziati.
Produciamo studi. Non come quei fanatici della PETA che ti
si scagliano addosso urlando perch non hanno niente di
meglio da fare, e sono degli ignoranti, degli stupidi totali,
punto e basta. Non hanno idea di ci di cui parlano. Neanche
lontanamente. Se solo provassero...
E allora educali.
Lei gli si rivolge contro, sdegnata, sdegnata e offesa.
Educarli. Buona fortuna. A quelli l non interessano i fatti,
non gli interessa sapere della biogeografia dell'isola o dell'impatto
di specie invasive o del collasso dell'ecosistema n
niente del genere. L'unica cosa che gli interessa  metterci
dentro il naso. E urlare. Adorano urlare.
Lo so, dice lui, lo so. Ora hanno ripreso a muoversi,
la fila di lucine rosse si distende per tutta la lunghezza della
coda, le gomme che mordono la strada, girano, avanzano,
l'uscita si avvicina. Io sono dalla tua parte, ricordatelo. Devi
solo stare calma. Sii gentile. Ma ferma. E professionale. 
quello che sei, no? Professionale.
La freeway li scarica nelle vie cittadine, macchine parcheggiate
ai lati delle strade, vetrine di negozi che riflettono
le luci dei fari, alberi che proiettano la loro ombra. Gente
che esce dai ristoranti, punta il telecomando verso l'auto, si
ferma a gruppetti sul marciapiede senza una ragione apparente,
va a incontrare gli amici. Un autobus ondeggia davanti
a loro e si sposta sulla corsia riservata, scuotendosi tutto
come una nave in mare. Passano accanto a un negozio che
propone lezioni di kung fu in cui lei intravede di sfuggita
tute, facce, gesti sincronizzati. Sono le sette meno un quarto.
Arriveranno, salvo ulteriori sorprese, con cinque minuti di
anticipo, il che in un certo senso  meglio che arrivare
mezz'ora prima e doversene stare nella stanzetta sul retro a
osservare il grizzly impagliato di tre metri, camminando nervosa
e guardando la lancetta dei secondi avanzare sul quadrante
dell'orologio. Solleva le mani per scostare i capelli dal
viso, poi le lascia ricadere sulla cartelletta che tiene in grembo.
La pioggia, che minaccia di cadere da tutto il pomeriggio,
sceglie quel momento per rovesciarsi sul parabrezza,
friggendo sulla scura lingua di asfalto davanti a loro. Gi,
dice lei alla fine, quando ormai il commento  inutile. 
quello che sono. Professionale.
Rimane sorpresa dalla quantit di macchine nel parcheggio.
Sembra che non ci sia neanche un posto, non vicino, almeno,
tutti girano in tondo come uccelli predatori e la pioggia,
ora pi fitta, ricopre il manto nero d'asfalto riflettendo i
lampi dei fari in uno sfocato bagliore luccicante. Si direbbe
che tu abbia attirato una bella folla, fa lui piegandosi sul
volante con entrambe le braccia e scrutando nell'oscurit, in
attesa che la macchina davanti a loro, una BMW nera con la
freccia posteriore sinistra che ammicca freneticamente, decida
dove andare: destra, sinistra o dritto? H ritardo  snervante.
Il genere di cose che la manda fuori dai gangheri, indecisione,
scarsa attenzione, la pigrizia di chi non vuole spingersi
fino in fondo al parcheggio per paura di doversi fare a piedi
venti metri in pi, che se ne sta seduto con un sacchetto di
patatine in una mano e una Coca nell'altra a chiedersi come
mai gli americani sono grassi e lo stanno diventando sempre
pi. Arriva fino a protendersi in avanti per premere il clacson
(Ma che gli prende, a questi?) poi per ritira la mano.
Non pu permettersi di essere scortese. Non qui. Non stasera.
Sarebbe devastante per il relatore, l'ospite d'onore, farsi
invischiare in una stupida discussione nel parcheggio.
Dice: Dev'esserci qualche altro evento in corso.
Uh-uh. Anche se il giornale non ne parlava. La macchina
davanti a loro avanza di qualche centimetro, il frenetico
ammiccamento della freccia sinistra si ferma, per poi riprendere
a destra. Poi si accendono gli stop e la macchina si ferma.
Di nuovo. Dall'altra parte vede le sagome illuminate di
coppie che corrono curve sul selciato, chine sotto il peso degli
ombrelli, e in quel momento le viene in mente che ha dimenticato
il suo.
Tim? Hai portato un ombrello?
Le d una delle sue occhiate stupite, sopracciglia alzate,
occhi spalancati, labbra arricciate, parodia e allo stesso
tempo omaggio al conduttore del suo talk show televisivo preferito.
Sa essere molto spiritoso, Tim, per lui non c' nulla di
sacro, non ci sono situazioni troppo solenni o pressanti per
una battuta. Ma ora non  il momento. N il luogo.
Quindi no?
Lui scuote la testa, sempre con quella buffa smorfia sulla
faccia, come se tutto ci fosse solo un grosso scherzo, come
se a quel punto potesse anche solo minimamente calmarla.
No. Mi dispiace. Uh-uh. Vuoi che mi giri e ti lasci davanti
all'ingresso? Oppure ti posso portare in braccio. Vuoi che ti
porti in braccio?
No, ribatte lei brusca, pensando alla pettinatura rovinata
e al trucco che cola, gi immaginandosi in piedi davanti
al microfono con l'aria di una che  appena caduta da una
barca. No. Non voglio che mi porti in braccio. Non lo sapevi
che sarebbe venuto a piovere? Non ci hai pensato?
Prima di portarlo a Scottsdale per presentargli sua madre,
quando si vedevano ormai da un mese, gli aveva fatto un
quadro completo del carattere, le abitudini e i gusti, e pur
trattandosi di un ritratto complessivamente affettuoso, non
le aveva fatto nessuno sconto. Sua madre era una a cui piaceva
fare compere. Una compratrice irriducibile. Compulsiva.
Collezionava di tutto, dai cavicchi di ceramica per strumenti
a corda alle stoviglie smaltate, bambole di porcellana, palette
per la spazzatura vintage e mobili vittoriani cos cupi e scuri
da far fuggire la luce dalle stanze della casa. Pensando al pianeta
morente e all'esaurimento delle risorse, c'era gi di che
far vergognare una figlia, ma per un'ecologista che aveva dedicato
la propria vita adulta a sensibilizzare l'opinione pubblica,
la cosa era disarmante e inspiegabile. E spiacevole,
davvero spiacevole. Si sentiva a disagio a pi di un livello,
persino a parlarne, come se cos facendo tradisse la madre e
l'amore materno. E quali erano state le prime parole che Tim
aveva rivolto a sua madre? Comprendo bene il bisogno di
accumulare, le aveva detto sedendosi sul divano in sala con
il gin e lime che lei gli aveva appena preparato, che sia ambientalmente
corretto o meno. Mia madre (la conoscer, vive
su nello stato di New York ma viene a trovarmi un paio di
volte all'anno), mia madre era cos una volta. E io le dicevo:
Senti, andare per mercatini dell'antiquariato per le donne 
come per gli uomini andare a pesca, me ne rendo conto, ma
in quest'epoca di attenzione alle risorse molti di noi praticano
la pesca a rilascio. Insomma, lo stesso brivido di far la
posta alla trota, far guizzare la mosca, tirar fuori dall'acqua
questa creatura meravigliosa, una fra un milione, preziosa
come l'oro, e poi lasciarla andare. E oggi  cos anche per
mia madre, che ormai  totalmente riabilitata; entra nel negozio,
trova un qualsiasi articolo di valore, contratta forsennatamente,
come se un centesimo in pi fosse questione di
vita o di morte, quindi tira fuori i soldi, aspetta che il tipo
gliel'abbia incartato e glielo restituisce. Capisce quello che
sto dicendo? Pesca a rilascio.
Non le risponde. Per ora avanza a passo d'uomo, sfanalando
per segnalare agli occupanti della BMW che il loro
comportamento necessita di una raddrizzata. Cazzo, gi
che ci sono perch non parcheggiano in mezzo alla strada? E
dai, mormora incitandoli, andiamo. Le persone in questione
(sagome che emergono improvvisamente dalla penombra,
la nuca di un uomo e una donna accanto a lui, di
profilo, una massa di capelli che sembra un turbante disfatto)
sembrano essersi decise. Le spalle dell'uomo hanno un
movimento brusco e improvviso, il volante sterza a destra e
riluttante la macchina si toglie di mezzo.
 in quel momento che la coglie la sensazione (che cos',
paura, mortificazione, odio?) e non vuole sapere, non vuole
vedere, lo sguardo fisso davanti, come impietrita sul sedile,
mentre Tim si muove insieme a loro, l, nel melodrammatico
fascio luminoso dei fari della macchina davanti. Le pare di
sentirlo posare su di loro uno sguardo irritato, il motore della
Prius che gorgoglia sommesso, i tergicristalli sul parabrezza
che scandiscono il tempo e il bisbiglio impercettibile di
una voce che esce dalla radio mentre li supera, ma lei non
gira la testa. Li ha tagliati fuori, escludendoli, come a nascondino,
ma non prima che l'adesivo sul finestrino le balzi agli
occhi, una scritta arancione su un fondo giallo elettrico sopra
la figura del muso antropomorfizzato di un roditore da
cartone animato. FPA, c' scritto, e sotto, in caratteri che
sembrano grondare sangue: For th Protection of Animals.
Poi per sente la macchina che accelera fendendo la cortina
di pioggia, o almeno la porzione di essa che  visibile,
risalendo lungo la doppia colonna di auto parcheggiate per
poi ridiscenderla dall'altra parte. Prima che possa protestare,
Tim si ferma davanti all'ingresso, sulla larga striscia riservata
Solo pedoni, frenando bruscamente a pochi centimetri
dalla fila di persone sotto la pioggia con l'impermeabile e
l'ombrello in attesa di comprare i biglietti, e gi si sporge
davanti a lei per aprirle la portiera. Comincia ad andare, le
dice, la cintura di sicurezza tirata sopra la spalla e il suo odore-di
dopobarba e shampoo e quello acre e fungino dei
peli sotto le ascelle e fra le gambe, l'odore del suo amante,
del suo compagno - l'assale, ancestrale, confortante e inebriante
allo stesso tempo. Per un istante non sa cosa fare.
Vado a parcheggiare l dietro da qualche parte in fondo al
posteggio, le dice con un gesto vago in direzione del vasto
spazio che si apre dietro di loro, e ti raggiungo fra poco.
La portiera si spalanca. Lei si slaccia la cintura di sicurezza,
infila sottobraccio cartelletta e computer portatile ed esce
nel vento e nella pioggia scrosciante di cui sente il sapore
sulle labbra, dolce e al contempo sgradevole. La sta guardando.
Sorride. In bocca al lupo, le dice.
Prima che possa rispondere (ma poi, cosa avrebbe potuto
rispondere, Far del mio meglio?), ecco l Frieda
Kleinschmidt, la direttrice del museo, in agguato con un parasole rosa
acceso, le luci lungo il vialetto offuscate dalla nebbiolina,
persone che sbucano dall'oscurit per ripararsi sotto la tettoia,
ombrelli arrotolati, scalpiccio, pacche e manate su maniche,
spalle e cappelli per scrollarne la pioggia. Alta, rincagnata,
il volto rinserrato attorno al luccichio degli occhiali di
acciaio, agitazione negli occhi ingigantiti, Frieda se ne sta l
rigida a fissare la Prius di traverso sul selciato, l dove nessuna
macchina aveva mai osato arrivare prima d'allora. Lancia
un'occhiata ansiosa a Tim (No, non  un terrorista, vorrebbe
dirle Alma, solo il mio fidanzato) poi dice: Ha scelto proprio
una bella serata. Chi poteva immaginarlo? Scuote l'ombrello
per sottolineare le sue parole, poi lo riporta all'altezza di
Alma. Insomma, un'ora fa era sereno. No? Almeno cos mi
pareva. L'ultima volta che ho guardato.
Alma risponde con un mormorio, dopo di che attraversano
il cortile, superano l'ingresso, entrano nell'auditorium e
salgono fino alla porta della stanza a cui sta di guardia lo
sfortunato grizzly (Ursus arctos californicus, dichiarato estinto
nel 1924). Ma tutte queste macchine... Non sar mica per
me, vero?
Non saprei per chi altri, le butta l Frieda da sopra la
spalla, chinandosi ad armeggiare con un mazzo di chiavi per
farla entrare nella stanza fredda e troppo illuminata, tutta
efficienza, circondandola con le braccia e volteggiando sul
pavimento con le suole spugnose delle sue scarpe da jogging
come se da un momento all'altro dovesse scomparire nella
notte.  in ansia, Alma se ne accorge, in ansia per le proporzioni
della folla, per il tema e per quello che  successo a
Ventura la settimana prima. Ma lei ha tutto quello che le
serve, giusto? Sul podio c' dell'acqua... Credo che cominceremo
con un po' di ritardo, una decina di minuti, il tempo
che tutti prendano posto, sa, con questa pioggia...
S, mormora Alma, va benissimo. Devo solo collegare
il computer al proiettore. E il microfono...
L'ho provato io stessa. Dopo ci sar spazio per le domande?
Il grizzly, un tempo esposto e ora esiliato per crimini imprecisati
in questa stanza sul retro, torreggia su di loro con i
suoi occhi plastificati e i denti scoperti in un ringhio muto
per i secoli a venire. Ci sono anche altri artefatti, un grosso
pettine rigido di fanoni appoggiato in un angolo, calchi di
ossa di mammut ordinatamente allineati su un tavolo di
quercia, vagamente inquietanti come i resti, ingigantiti fino
all'inverosimile, di un pasto da asporto sul fondo di un contenitore,
punte di frecce dei Chumash e frammenti di vasi in
una polverosa teca di vetro messa di traverso a quarantacinque
gradi sulla parete di fronte, cianfrusaglie da museo in
attesa dei dollari di un donatore che le salvi dalla condanna
del magazzino. S, voglio dire, la gente viene qui per questo.
Quasi tutta, credo.
Frieda le d un'occhiata. Se qualcuno dovesse essere,
insomma... come dire, polemico, non abbia timore di tagliare
corto e comunque ho messo Bill Braithwaite sulla porta, casomai
servisse...
A questo punto lei dovrebbe dire Non si preoccupi, so
come cavarmela, l'ho gi fatto un sacco di volte. Invece non
dice niente.
Dritta, gli occhiali che brillano e occhi sfuggenti color
piccione, Frieda batte le mani e fa un mezzo giro con un
flebile squittio di gomma, plastica o del materiale di cui sono
fatte le scarpe da jogging al giorno d'oggi. Be', allora la lascio
a prepararsi. Vengo a chiamarla - solleva il polso e sbircia
un orologio d'oro piatto con un cinturino non pi largo
di una stringa - diciamo alle sette e mezza in punto?
Nell'auditorium fa caldo, molto caldo, tutta quella gente
- solo posti in piedi, il che significa almeno trecento persone
- accalcata, postprandiale, in diverse fasi della digestione,
che trasforma proteine, amidi e zuccheri generando
calore. Ed  umido, la pioggia batte implacabile sul tetto e
scende nelle grondaie con ticchetti e gorgoglii peristaltici.
E naturalmente, dato che  novembre, l'impianto di condizionamento
del museo  fermo da un pezzo per la stagione
invernale. Seduta al centro della prima fila, mentre Frieda
scorre un elenco di annunci, prossimi eventi, corsi, finanziatori,
opportunit di partecipare a visite sul campo organizzate
dal museo, film e proiezioni di diapositive, sente il
sudore che sgorga dai pori, si raccoglie sulla nuca sotto la
termocoperta dei capelli, scende lungo la schiena fino al
punto in cui la camicetta le si incolla alle reni. Quando sale
sul palco, dalla parte sinistra, e prende posto sulla sedia, d
uno sguardo alla folla, sorpresa ancora una volta dall'affluenza,
soprattutto considerata la serata di pioggia, ma non con
l'attenzione necessaria da individuare qualcuno, nemmeno
Tim, che far senz'altro parte del gruppetto, quasi tutti uomini,
che vaga in fondo senza nessuna speranza di trovare un
posto a sedere. Qualche momento prima era nervosa, dietro
le quinte insieme a Frieda (e al grizzly), ma adesso  passata.
Anzi, spera soltanto che la presentazione di Frieda sia breve
e arrivi al dunque in modo che lei possa alzarsi e farla finita
con questa faccenda.
Invece Frieda non  breve e non arriva al dunque. Dopo
un inizio incerto, Frieda si riprende e si lancia nell'eccitante
impresa di far passare una voce umana attraverso i cavi del
microfono rivestito di gommapiuma fino ai lontani altoparlanti
da esso alimentati per ottenere l'attenzione di trecento
persone, senza sbagliare, senza incepparsi e senza fare la figura
dell'idiota. La presentazione (Alma Boyd Takesue, laureata
in biologia alla Hawaii University, master e l'H.D in
scienze ambientali presso la University of California Berkeley,
tre anni sul campo a studiare il serpente gatto bruno
sull'isola di Guam e via dicendo, fino all'elencazione dei titoli
dei suoi lavori sulle riviste scientifiche, dal primo all'ultimo,
tutte le riviste e tutti i titoli) riesce a essere piatta e interminabile
e quando finalmente Frieda, dopo averla annunciata,
fa un passo indietro schermandosi gli occhi dai faretti e
tendendo una mano alla cieca per salutarla, il pubblico  irrequieto.
Alma si alza dalla sedia e parte l'applauso d'ordinanza,
che si interrompe bruscamente prima ancora che lei
sia effettivamente salita sul palco sotto la luce dell'occhio di
bue, armeggiando per abbassare il microfono che la donna,
pi alta, aveva sistemato ben al di sopra della sua testa.
Salve, sente dire alla propria voce che l'amplificazione
proietta nell'aria per poi riportarla indietro invadendo ogni
fessura con un nervoso vibrato pulsante. Desidero ringraziare
tutti voi per essere venuti, soprattutto in questa... e
qui si interrompe, in cerca della parola giusta, cupa serata.
S, cupa. C' un fruscio collettivo, come se tutta la platea
fosse in piedi su un modulo continuo di carta tesa, poi si
piega sul computer e la prima immagine (Anacapa al crepuscolo,
Arch Rock scenograficamente illuminata e il mare cos
sfaccettato e calmo da sembrare dipinto tutto attorno) si diffonde
sul grande schermo alle sue spalle. Questa  Anacapa,
annuncia ridondante, una delle isole che fanno parte
del Channel Islands National Park, isole chiamate anche le
Galapagos del Nord America.
Le Galapagos del Nord America.  un'espressione logora,
che lei per caccia dentro in tutti i suoi comunicati stampa e
i suoi discorsi, formali o informali, perch non manca mai di
produrre il suo effetto, gente che si appisola su una serie di
numeri speciali di National Geographic dedicati alla sula
piediazzurri, alla fregata magnifica, al fringuello vampiro e
all'iguana marina ritratti in deliziosi primi piani mentre onde
azzurre si abbattono su spiagge frastagliate, per poi risvegliarsi
al collegamento che lei cerca di fare: che queste isole,
le nostre isole, sono altrettanto uniche. E altrettanto degne di
conservazione. Anzi, non semplicemente di conservazione,
ma di ripristino.
Alza la testa e fa scorrere lo sguardo sul pubblico, da sinistra
a destra come se stesse parlando personalmente a
ognuno di loro, anche se tra il faretto negli occhi, gli occhiali
posati sul podio accanto a lei e le luci dell'auditorium abbassate
in pratica non riesce a vedere nulla al di l della seconda
fila. Anacapa, scandisce, indugiando lungamente su
ciascuna sillaba, come sicuramente tutti voi sapete,  un
ecosistema unico e insostituibile e accoglie specie endemiche,
sia nel regno vegetale che in quello animale, che non si
ritrovano in nessun'altra parte del mondo, dalla violacciocca
isolana a una Malacothrix autoctona, appartenente al genere
Chicorium, fino al grillo Neduba propsti e al Peromyscus
maniculatus anacapae, un roditore indigeno, e cos anche le
altre isole, che ospitano specie uniche di uccelli, ma anche la
moffetta Spilo gale gracilis e, un clic sul topo del pc e compare
l'immagine successiva, quella che non manca mai di
suscitare un brusio soffocato di approvazione, la volpe
isolana. Che nel corso di circa milleseicento anni di esilio dalla
terraferma si  evoluta in una sottospecie a s, in cui osserviamo
il nanismo spesso riscontrato nelle popolazioni insulari.
Mediamente, guarda lo schermo alle sue spalle, dove la volpe
sembra sbocciare dall'oscurit, le orecchie ritte, le zampe
perfettamente allineate, fissando il pubblico con tutta la ferocia
di un peluche, questi ragazzini pesano fra i due e i tre
chili, le dimensioni di un gatto domestico... un gatto che si
tenga in forma, almeno. Quest'ultima battuta, che lei usa
per rompere il ghiaccio, provoca sempre la prima risata della
sera, o quanto meno una mesta risatina mentre i proprietari
di gatti meditano sui colossi sovralimentati e kitekattizzati
che dormono acciambellati sul divano di casa.
Ora li ha catturati, e poco importa che fra s e s i gatti
randagi vorrebbe vederli sterminati tutti, dal primo all'ultimo
per decreto, perch sta trovando il suo ritmo, la lingua
snocciola nomenclature latine come un sacerdote ben preparato,
dati e numeri sulla punta delle dita senza bisogno di
abbassare lo sguardo sugli appunti che ha stampato in corpo
22 cos da poter fare a meno degli occhiali e sfruttare appieno
l'effetto dello sguardo. Mentre le immagini scorrono dietro
di lei, presenta una breve panoramica della biogeografia
dell'isola, il modo in cui le specie isolate si evolvono riempiendo
nicchie dell'ecosistema e come quell'equilibrio, unico
al mondo in ciascuna delle isole, rischi di essere stravolto
dall'introduzione di specie provenienti dalla terraferma.
Parla del dodo, forse l'animale simbolo delle estinzioni insulari,
un uccello simile al piccione che, intrufolatosi in un'isola
dell'Oceano Indiano, in assenza di predatori si evolse
nell'uccello razzolante, inetto al volo, dal sedere grosso, diventato
famoso proprio per via della sua vulnerabilit.
Il dodo era naif, dice con uno sguardo deciso, serio,
perch la realt  questa, il punto  tutto qui, la perdita permanente
di una specie insostituibile, e non c' niente di divertente
o anche solo di lontanamente ironico. Vale a dire
che attraverso un processo di selezione aveva perso la paura
e il sospetto e cos zampett fino al primo marinaio sbarcato
sull'isola di Mauritius che lo spenn e lo arrost, poi introdusse
maiali e topi che si nutrirono avidamente delle uova di
questo uccello che nidificava a terra. Volare  dispendioso,
continua, sotto il profilo del consumo di risorse caloriche, e
cos pure nidificare sugli alberi. Perch volare, perch nidificare
su un albero quando ci si  evoluti in un posto dove non
ci sono predatori? La risposta per il dodo, ovvero il risultato,
come sa qualsiasi scolaretto,  stata l'estinzione.
Il pubblico si  quietato, il trapestio iniziale, le soffiate di
naso, i colpi di tosse soffocati nella mano chiusa sono scomparsi
in quello che lei vorrebbe interpretare come un silenzio
partecipe pi che come torpore collettivo. No, in effetti sono
partecipi: lei li sente vigili, svegli e attenti all'argomento successivo
(parole chiave: topi e veleno) e al bagno di sangue
delle domande e risposte a seguire. Bene. E arrivato il momento.
Un clic del mouse e l'immagine che invade lo schermo
alle sue spalle  proprio quella dei topi, gli occhi che
brillano demoniaci nel bagliore improvviso del flash, nell'atto
di predare i nidi dei gabbiani e delle uriette, le zampette e
i musi imbrattati di tuorlo, albume e filamenti.
I topi, annuncia, soffermandosi abbastanza a lungo da
sentire il ritorno della propria voce dagli altoparlanti, oggi
sono responsabili per il sessanta per cento delle estinzioni
nelle isole di tutto il mondo. Pausa a effetto. E i topi stanno
sterminando gli uccelli dell'isola di Anacapa che nidificano
a terra.  Pausa numero due, stavolta accompagnata dallo
sguardo pi fermo che le riesce, considerando che vede a
malapena il pubblico. E questo  il motivo per cui sono qui
stasera, per dirvi che dobbiamo agire e agire subito se vogliamo
salvare queste specie endemiche dallo stesso destino che
hanno subito il dodo, il solitario di Rodriguez, lo scricciolo
di Stephens Island, l'anolide gigante di Culebra e altre decine,
centinaia, migliaia.
Trapestio, scricchioli di sedie e mormorio di voci, agitazione
che percorre la folla come una scarica elettrica:  per
questo che sono l. E anche lei  l per questo, il momento
della verit. Si ricompone, raddrizza le spalle. Li ha in mano,
 ora di piegarsi sul microfono, inchiodarli con quel cipiglio
e dire: Ed  questo il motivo per cui abbiamo deciso, dopo
lunghe riflessioni e con il pieno appoggio dei biologi del National
Park Service e del California Department of Fish and
Game, nonch di ampia parte della comunit scientifica, di
disseminare per via aerea l'agente di controllo brodifacoum
per sradicare la popolazione infestante di roditori che incidentalmente,
oltre all'urietta, all'uria colomba, al gabbiano
occidentale e al cormorano, sta minacciando anche il topo
indigeno Peromyscus maniculatus anacapae. Un clic del
mouse per mostrare il primo piano di una piccola urietta di
Xantus con la sua testa nera, la mascherina sulla gola e il
ventre bianchi, l'aria afflitta mentre la scura sagoma flessuosa
di un topo divora le uova sotto di lei. E vi posso assicurare
che questo agente agisce rapidamente e in maniera umana, e
che se avessimo avuto una qualsiasi alternativa l'avremmo
accolta con piacere, ma in considerazione dell'urgenza della
situazione e della fiducia nel metodo di controllo, abbiamo,
abbiamo...
La folla  sprofondata nel silenzio. Si sono accorti di una
presenza che lei ha appena intravisto con l'angolo dell'occhio,
la figura di un uomo alzatosi da una sedia in fondo alla
prima fila, i capelli una matassa di dreadlock color ruggine,
la testa china, i muscoli tesi, la mascella serrata rabbiosamente.
Lo conosce. Ovviamente lo conosce. E ovviamente si trova
l e ovviamente la interromper e si comporter da fascista,
da, da...
Stronzate, scandisce, e la sua voce riecheggia da una
parte all'altra dell'auditorium. Propaganda e panzane. Si
volta improvvisamente verso la platea, le braccia alzate come
quelle di un profeta. Siamo venuti qui per ascoltare la linea
del partito come un branco di pecoroni sotto una dittatura
comunista, o si tratta di una riunione pubblica? Vogliamo
risposte alle nostre domande? Che vengano esposti i nostri
punti di vista? O si tratta di uno spettacolo per muti?
Uno scroscio di applausi, voci sparse, tanto maschili
quanto femminili, che chiedono incoraggiamento e poi un
coro che parte come il rumore lontano del vento e a ogni
passata soffia pi forte: Do-man-de, do-man-de, do-mande!.
Lei allora alza entrambe le mani, a palmo in fuori, chiedendo
silenzio, pazienza, semplice cortesia, e una miriade di
voci si leva in suo appoggio. Seduti, grida qualcuno nel
buio. Piantatela.
Alma sente la sua voce che dice: D'accordo, la sua voce
amplificata che a loro arriva come quella di un dio, stentorea,
onnipotente (lei ha il microfono e loro no), fra un minuto
arriveremo a ci che vi sta a cuore e ascolteremo i vostri
commenti. Quanto a lei, signor Lajoy - se ne sta ancora
piantato l, le braccia incrociate in atteggiamento di sfida -
la sua opposizione ai nostri obiettivi  ben documentata, e
anche lei avr l'opportunit di esprimere i suoi commenti,
ma devo chiederle di sedersi e aspettare il suo turno. Poi,
pleonasticamente, aggiunge: Ogni cosa a suo tempo.
L'applauso ora  tutto dalla sua parte, dalla parte della
buona educazione e della pacatezza, e continua finch Dave
Lajoy non torna a sedersi e lei si prende un momento per
bere un sorso d'acqua dal bicchiere che Frieda le ha messo
sulla mensolina sotto il leggio; le trema forse la mano mentre
se lo porta alle labbra? No. Non le trema. Neanche un
po'. Determinata a non farsi turbare, rimette a posto il bicchiere
con gesto fermo e riprende da dove si era interrotta,
descrivendo (s, certo, minimizzando) gli effetti dell'agente
di controllo per poi ribadire il punto, in termini inequivocabili,
che non c' nessuna alternativa all'azione proposta
mentre intanto l'immagine finale, un'urietta che accudisce
la nidiata sullo sfondo sfocato di piante rampicanti e scura
pietra vulcanica, riempie lo schermo alle sue spalle. Accoglie
con garbo l'applauso, china la testa e attende che Frieda
salga sul palco con il suo passo dinoccolato e le spalle incurvate
e si posizioni sotto la luce del faretto. Ora, esordisce
Frieda al microfono fra una raffica di scariche ammonitrici,
ora la dottoressa Takesue risponder alle vostre domande.
A turno. E per favore uno alla volta. Aspetta un attimo,
come sfidando chiunque a contraddirla, si scherma gli occhi
per ripararsi dalla luce accecante e lancia una voce nel nulla:
Accendiamo le luci, Guillermo. Vogliamo vedere a chi stiamo
parlando.
Immediatamente, Dave Lajoy scatta in piedi, la mano
proiettata in aria, ed eccola l, Anise Reed seduta accanto a
lui con quei capelli che sembrano un ciclone, gli occhi ardenti
e le mani strette in grembo. Alma, gli occhiali adesso
saldamente inforcati sul naso, li ignora e fa segno a una donna
dieci file indietro. Rossa in volto, una corona di capelli
bianco latte e occhiali rettangolari dalla montatura sottile
che sembrano usciti dallo stesso negozio di quelli che porta
Frieda, la donna si districa dalla sedia e chiede con una vocina
sottile e acquosa: E che ci dice dei topi? A loro il veleno
non fa male? poi torna a sedersi, anonima tra la folla, come
se restare in piedi un secondo di pi sotto lo sguardo pubblico
le facesse mancare il fiato.
Buona domanda, gongola Alma congratulandosi con
la donna, sollevata di poter fornire una risposta a qualcuno
che  l per informarsi, per imparare qualcosa e non soltanto
per rubare tutta l'attenzione come un parassita, perch Dave
Lajoy  esattamente questo, un parassita nel corpo del Park
Service, del museo, di Frieda e di tutti coloro che lavorano
per migliorare le cose invece che per distruggerle. I nostri
biologi sul campo - e ora la sua voce  bassa, insinuante, il
piacere del dibattito cancella la tensione che le chiudeva lo
stomaco e arrivava fino alla punta delle dita, formicolanti come
morse dal gelo - hanno tenuto conto dei topi e abbiamo
catturato una popolazione rappresentativa per allevarla in
cattivit e liberarla una volta che i ratti saranno stati
eradicati, e ci aspettiamo che senza la competizione dei ratti il ripopolamento
proceda rapidamente.
E gli uccelli? Che ci dice degli uccelli? Non  forse vero
che saranno sterminati su vasta scala? Un uomo alla sua sinistra
(un sodale di Lajoy?) spuntato fuori dal nulla, senza
preavviso. Lei nota un pizzetto, oro che scintilla a un orecchio,
gli occhi azzurri truci e granitici del fanatico, e per un
istante pensa di ignorarlo, ma cambia idea subito: se non risponde
far la figura di chi vuole eludere la questione.
L'esca ha un vivace colore azzurro, che non assomiglia
in alcun modo a ci che riteniamo l'avifauna possa considerare
cibo. E naturalmente il lancio verr effettuato ora, in
inverno, quando la presenza degli uccelli  al minimo. Alza
una mano rassicurante e poi torna ad abbassarla. Ci aspettiamo
pochissimi effetti collaterali.
Pochissimi? Di nuovo Lajoy, di nuovo in piedi. La
perdita di un singolo animale, un singolo ratto,  intollerabile,
disumana e molto semplicemente sbagliata. Perch non
spiega, Dottoressa Takesue, che cosa fa il veleno all'animale
che ha la sventura di ingerirlo, che si tratti di un ratto o di
uno dei suoi amati uccellini? Eh? Perch non lo spiega?
Vede che Frieda si agita sulla sedia in prima fila, Frieda il
mastino, che allunga il collo, uno scintillio militante negli occhiali.
Ma dov' Bill Braithwaite, non era questo il momento
di mostrare i muscoli? E Tim? Dov' Tim?
L'agente ha un effetto rapido e umano, dice.
Altre panzane. Lajoy si gira di qua e di l incitando la
gente, roteando le braccia, i dreadlock che danzano attorno
al collo. Il fatto  che questo veleno - chiamiamolo con il
suo nome, no? -, questo veleno provoca una morte lenta per
emorragia interna in un arco di tempo fra i tre e i dieci giorni.
Dieci giorni! E questo secondo lei significa umano?
Un sibilo sale dal pubblico nel suo insieme. Scricchiolio
di sedie. Si alza un mormorio diffuso di voci contrastanti. Lei
capisce che li sta perdendo.
Senta, signor Lajoy, interviene, la voce affilata come
una delle frecce nella stanza accanto, e in quel momento vorrebbe
proprio trafiggerlo, tendere la corda e lasciarla partire,
non ho intenzione di discutere con lei in questa sede...
E allora dov' che ha intenzione di discutere con me?
Lo dica. E io ci sar. Cos forse le persone potranno arrivare
alla verit su questa faccenda, che lei e i cosiddetti scienziati...
Per essere sincera, da nessuna parte. Abbiamo raccolto
la sua opinione. Grazie. Ora... S, lei, quel signore vestito di
nero con la camicia scozzese.
Ma Lajoy non si arrende, come d'altra parte la settimana
prima a Ventura quando avevano dovuto accompagnarlo
fuori dalla sala mentre vomitava minacce e ingiurie. Non
siete altro che dei carnefici, grida sovrastando con la voce
quello che il signore vestito di nero sta cercando di dire.
Nazisti, questo  ci che siete. Uccidere qualunque cosa,
ecco la vostra soluzione. Uccidere, uccidere, uccidere.
Tutto a un tratto Frieda  accanto a lei, il microfono riportato
all'altezza del suo volto adirato. Ora basta. Se non
sa comportarsi in maniera civile...
Come potete parlare di civilt, le ribatte, quando si
torturano a morte animali innocenti? Civile? Mi comporter
in maniera civile quando sar finita l'ecatombe e non un minuto
prima. Quei topi...
Alma sente che il coraggio l'abbandona.  in piedi accanto
a Frieda, si sente indifesa ed esposta, cerca di non incurvare
le spalle, privata, lei e la folla, dello scettro del microfono,
mentre Frieda scocca occhiatacce verso il fondo dell'auditorium
e richiama all'ordine. Bill, chiama. Guillermo.
Volete per cortesia accompagnare fuori dalla sala questo signore?
Ed eccolo l, Bill Braithwaite, con i suoi centodieci chili
di pancia, e il tecnico, Guillermo Diaz, la testa bassa e una
cinquantina di chili in meno, che si fanno largo risalendo il
corridoio di destra con aria truce. Quei topi stanno l da
centocinquant'anni! urla Lajoy, portandosi verso il fondo
della fila per svicolare. Qual  la vostra base di partenza?
Cent'anni fa? Mille? Diecimila? Che diavolo, ora si  spostato
nel corridoio laterale, di fronte alla gente, allora perch
non cloniamo il mammut nano e lo mettiamo l come in
Jurassic Park?
Bill, supplica Frieda con un lungo sospiro esasperato,
un belato che esce dagli altoparlanti come l'ultima preghiera
di un martire. Bill! 
Adesso si direbbe che siano tutti in piedi, le voci che
carambolano sulle travi di legno dell'alto soffitto, non c' modo
di riportarli indietro, un'altra serata persa, almeno per
quanto riguarda la parte pi istruttiva. Ma non potevano
parlare le persone informate? O gli scolaretti che vogliono
conoscere le abitudini della volpe o sapere che cosa mangia
la moffetta Spilogale gracilis e perch ne sono rimaste cos
poche? Perch quella polemica? Perch quella rabbia? Perch
quell'odio? Jurassic Park. Quello era un colpo basso, il
trucco di un demagogo per confondere le acque, e avrebbe
una gran voglia di riprendere in mano il microfono e dirgli il
fatto suo, ma non pu perch  una professionista, che rispetta
le regole, perch  una persona di buon gusto e di
buone maniere e la verit  dalla sua parte, e giocare a chi
urla di pi con un sociopatico non  certo il modo migliore
di portare avanti la sua causa.
D uno sguardo al pubblico, Lajoy  gi all'uscita, una
buona met della gente fra lui e Bill Braithwaite e Guillermo,
per cui non avr nemmeno la soddisfazione di vederlo buttare
fuori. Se la prende comoda, Lajoy, tutto fianchi e spalle,
arrogante, si muove come un lottatore all'ingresso sul ring. 
quasi uscito, la gente si scosta per lasciarlo passare come farebbe
con qualsiasi altra fonte di imbarazzo, qualsiasi paria,
ma all'ultimo momento ha uno scatto, si gira, scocca un'occhiata
di fuoco verso il podio dove lei sta accanto a Frieda
sul palco ormai abbandonato e solleva il mento per sferrare
il colpo finale, a voce alta perch tutti possano sentire: E chi
 di preciso che l'ha nominata Dio, signora?.
Pi tardi, al buffet che la direzione del museo ha organizzato
per lei, davanti a un bicchiere di vino bianco tiepido e
tortilla chips rafferme, diverse persone vengono a parlarle
per dire quanto sia stato stimolante e utile il suo discorso e
manifestare tutto il loro appoggio per ci che sta facendo a
favore delle isole, deprecando la maleducazione e l'ignoranza
mostrata dal pubblico stasera. Il loro intento  gentile, ma
lei riesce a tirar fuori soltanto un sorriso prudente e un grazie
cortese. Una volta espulso Lajoy (con lui  sgattaiolata
via anche Anise Reed), Frieda  riuscita a calmare la gente e
il dibattito  andato avanti come da programma, con persone
autenticamente interessate e Alma che ha approfittato
dell'opportunit di spiegarsi con tutto il garbo e l'abilit di
cui  capace. Che non  poco, soprattutto considerando la
tensione e il clamore che ancora aleggiano nell'aria; stranamente,
la gazzarra ha reso il pubblico pi partecipe e pi ricettivo.
Tutto sommato, ha superato bene la serata e, ci che
pi conta,  riuscita a far arrivare il messaggio, guidando le
persone verso la luce con modi calmi e ragionevoli che sono
riusciti efficacemente a smentire le storture delle frange della
PETA, dell'FPA e via dicendo. S. Certo. E allora come mai ora
 l in piedi, un bicchiere di plastica nel palmo della mano
con dell'imbevibile vino tiepido fra occhiate come quelle che
normalmente si riservano alle piccole ginnaste baldanzose
che perdono l'equilibrio sulla trave alle gare olimpiche?
Sta parlando con una donna sui settantanni, tutta pelle e
ossa, con una camicetta di seta rosa grande come una maglietta
da football, sulla praticabilit di conservare esemplari
botanici isolani in giardini sulla terraferma, quando compare
dal nulla Tim che la prende per il gomito (Scusi, mormora
alla donna, un'emergenza) e la conduce alla porta. Ho
appena chiamato da Hana Sushi; la cucina  aperta fino alle
dieci. Lo vuoi quel sak - quel sak  un'iradiddio, un gusto
deciso in cui si sentono le brezze dei boschi di Hokkaido e
un retrogusto di vaniglia e melagrana - o non lo vuoi?
Ma devo salutare Frieda...
Con una leggera sfumatura di ananas e, come dire, di
Schnauzer bagnato?
Ma Frieda...
Chiamala dalla macchina.
Non posso, dice lei, ma intanto sono gi fuori dalla
porta, nella notte, il parcheggio ormai praticamente deserto
e le nuvole acquattate basse su una pioggerella tonificante.
Pensa Le mander un biglietto, pensa che per oggi ne ha avuto
abbastanza, pensa al sushi bar raccolto nella morbida penombra
tranquilla, musica jazz dagli altoparlanti e Shuhei e
Hiro che l'aspettano per scherzare, spettegolare e preparare
per lei qualcosa di speciale, pensa all'halibut, al coda gialla e
al tonno alalunga degli abissi marini, e al sak in un bicchiere
trasparente e gelato, con ghiaccio.
Quando arriva a quindici metri dalla macchina, la carrozzeria
color falena che risplende debolmente nel buio pesto,
si rende conto che c' qualcosa di strano. Tutto  sfocato,
anche se ha gli occhiali, ma adesso accelerano il passo, se n'
accorto anche Tim, e anche quando ormai sono vicini non
riesce a capire cosa siano quei segni. Si direbbero delle strisce
nere... Una bomboletta spray?
Tim, un'ombra accanto a lei, elemento di una pi profonda
complessit, si lascia sfuggire un'imprecazione, la voce
strozzata dalla sorpresa e dallo sdegno. Oh cazzo! Cazzo!
La macchina  coperta di graffiti! 
Grandi lettere tondeggianti, che guadagnano definizione
man mano che i suoi occhi si abituano all'oscurit. Crepa, c'
scritto. Muso giallo, c' scritto. E infine, Troia.

 Capitolo 4.
Il Paladin.

Se c' una cosa che odia  il tuorlo mezzo liquido. E il
pane troppo tostato, che quando cerchi di imburrarlo si sbriciola
come un cracker. E poi la pioggia. Anche la pioggia
odia. Ormai  da tre giorni che viene gi, le strade sono ridotte
a un pantano che tiene lontani i clienti dai negozi (numeri
ridicoli, assolutamente ridicoli, in tutti e quattro i punti
vendita, e s che ormai siamo prossimi alle festivit natalizie)
e la gente  depressa e l'acqua cola come liquame sulla vetrina
del Cactus Caf, dove fa colazione cinque giorni alla settimana
e ancora non hanno capito cosa cazzo significa uova
rivoltate. Il pane tostato  freddo. Il caff sa di carta stagnola
ed  freddo pure quello, o al pi tiepido. E sul giornale c'
un articoletto striminzito su quello che  successo ieri sera al
museo, seminascosto nelle brevi fra la cronaca locale del
giorno marted 20 novembre 2001, la data in carattere pi
visibile del titolo, come a dire che le notizie sottostanti sono
inutili e irrilevanti cos come lo erano quelle del giorno prima
e di quello prima ancora. Sotto il titolo Proteste alla conferenza
al museo, ci sono due miseri paragrafi che non spiegano
minimamente la questione e peggio ancora non citano
nemmeno il suo nome o quello dell'FPA, n tanto meno le
controargomentazioni che aveva buttato in faccia a quella
supponente stronzetta del Park Service che non incantava
nessuno, con i suoi occhietti grigi, in total-black manco stesse
andando a un funerale o a una festa dark, e tutte quelle
foto ritoccate di graziosi animaletti che bisogna
assolutamente salvare dall'improvvisa aggressione di tutti quegli altri
schifosi animaletti, resi ancor pi brutti da manipolazioni
con Photoshop, come se gli uccelli avessero davanti non pi
di una settimana di vita mentre invece avevano passato
centocinquant'anni in completa armonia ed equilibrio naturale
con tutti gli altri uccelli e le piante e pure i ratti, cosa che
Alma Boyd Takesue, ricercatrice, non si era presa la briga di
menzionare.
All'improvviso gira la testa ed ecco l Marta, Marta la
grassa con le sue tette da due tonnellate e il pancione da
donna incinta anche se non  affatto incinta,  solo grassa,
curva sul tavolo di un altro tizio vicino alla porta, a civettare,
Cristo santo, e senza pensarci due volte chiama il suo nome
a gran voce, sorpreso lui per primo dalla veemenza del proprio
tono. I presenti, pi o meno una trentina di cui una
met conosciuti e l'altra no, alzano lo sguardo all'unisono,
come se si chiamassero tutti Marta; che cosa pensa lui? Pensa
Andate affanculo, tutti quanti. Pensa che forse deve cercarsi
un'altra tavola calda dove conoscano la differenza fra...
Ed eccola che arriva, il volto tirato attorno a una bocca
ridotta alle dimensioni di un buco della serratura sotto le
guance flaccide, con tutta la rapidit che i piedi troppo piccoli
le consentono, cercando di apparire solerte. Tutto bene?
chiede quando  ancora a un paio di metri da lui, in
modo che tutti possano sentire che sta facendo il suo lavoro,
anche Ricardo, il cuoco, che gli d uno sguardo di sottecchi
da dietro il grill, sigaretta in una mano e spatola nell'altra.
No, risponde lui, di nuovo a voce troppo alta, e li stanno
ancora osservando, tutti quanti, perch sono una manica
di poveri sfigati, di patetici guardoni che non hanno niente
di meglio da fare, che vadano a fare in culo. S, vaffanculo.
No, non va affatto bene. Vengo qui tutti i giorni, giusto? E
voi altri ancora non avete capito che cosa vuol dire uova rivoltate?
Cazzo, se volessi l'uovo all'occhio di bue, se volessi
il tuorlo liquido, lo chiederei.
Lei sta gi per prendere il piatto, si sta gi scusando (Mi
dispiace, signore, riferisco al cuoco e tutte le altre vuote
sciocchezze per rabbonirlo che ripete cento volte al giorno
perch il cuoco  un idiota, e lei, dire che  un'incompetente
 dire poco), ma lui non pu fare a meno di dire, di ringhiare,
ma perch poi ringhiare? Portale via e cuocile come si
deve, altrimenti lascia perdere. E poi, mentre lei si allontana,
rivolto alle due collinette del suo sedere: E il pane tostato
sembra quella schifezza che si d ai bambini, le fette biscottate,
e io non voglio fette biscottate, voglio pane tostato.
Arrivata alla porta a vento della cucina, lei rovescia ostentatamente
il piatto nella pattumiera, e mentre Ricardo si trincera
dietro l'impassibilit azteca della sua faccia e gli altri
clienti fingono di riprendere la conversazione dal punto in
cui l'avevano interrotta, lui non pu fare a meno di aggiungere:
Semplice pane tostato. E chiedere troppo?.
Dopo la colazione, esce nella pioggia, pensando all'ombrello
lasciato a casa appoggiato alla porta, ma non  un problema
perch l'umidit ha l'effetto di gonfiare i suoi dreadlock,
dargli volume, arricciarli, soprattutto in cima, alle radici,
dove ultimamente si vede un po' troppo cuoio capelluto,
e comunque si tratta di quattro gocce pi che di vera e propria
pioggia. Si ferma un momento fuori dalla tavola calda
per spostare il giornale sotto un braccio e tirare su il bavero
del giubbotto di nylon nero, sentendosi tutto a un tratto impacciato,
come se il bavero rialzato fosse una ricercatezza
riemersa da un oscuro passato, da un concerto dei Clash al
Bowl. Il che, suppone,  vero. Alza gli occhi e intravede un
imbecille stempiato che lo guarda furtivo da dietro la vetrina
striata di pioggia, ma lo spettacolo  finito e lui non ha nessuna
intenzione di farsi venire i nervi per un uovo poco cotto,
n per quel cretino o per qualsiasi altra cosa, e s, le pillole
per la pressione le ha prese, mentre non ha preso n mai
prender lo Xanax che, gli aveva spiegato per filo e per segno
il dottor Reiser, era uno strumento per combattere la rabbia
che sembra assalirlo inspiegabilmente, un'onda anomala su
un mare piatto; che poi in realt non  tanto rabbia quanto
impazienza per le persone e i molteplici modi in cui, se appena
ne hanno la possibilit, riescono a mandare a puttane pi
o meno qualunque cosa, sempre.
La macchina si trova a due isolati di distanza, su una strada
leggermente in discesa costellata di parchimetri e Volvo e
Toyota parcheggiate alla bell'e meglio, una strada mista, appartamenti
ed esercizi commerciali, qualche praticello e alberi
ai lati, che poi gira e taglia il viale poco pi gi. Cammina
a passi lunghi, la falcata da tutto-come-sempre, quarantadue
anni, in gran forma grazie alla palestra e al Lotensin del
dottor Reiser e agli antiaggreganti, ignorando le macchine in
fila al semaforo con i tergicristalli in movimento e i gas di
scarico che escono dai tubi di scappamento in un ultimo rantolo
petrolchimico della sostanza nera che giace in Arabia
Saudita, Nigeria e Venezuela sotto strati di scisto, la morte
della terra, la morte di tutto, respirando l'odore di vermi
schiacciati e foglie marce, e il disastro acidulo dei giornali
fradici incollati al marciapiede dove li hanno lanciati i messicani
mancando portici e soglie di negozi, nell'ora cupa e disperata
che precede l'alba. Cammina, pensando che oggi
non si prender nemmeno il disturbo di fare un salto in uno
dei negozi, Home Entertainment Lajoy, sparsi fra Santa Barbara,
Goleta, Ventura e Camarillo perch, in un giorno come
questo, succeda quel che succeda, non sta a lui occuparsene,
essendo compito e responsabilit dei rispettivi direttori di
negozio e di Harley Meachum, che  pagato pi di quanto
meriterebbe proprio per quello: per occuparsene.
Semipensionato. E questa la sua condizione e se l' sudata,
perch si  dato da fare, ha messo da parte il suo gruzzolo, si 
fatto la casa a Montecito, due macchine, la barca e anche
Anise, e un sacco di tempo per le mani, proprio quello che vuole,
proprio come il barbone che trova accanto alla BMW girando
l'angolo, un barbone magro, i capelli bianchi e l'aria da filosofo,
piantato l come se stesse pensando a quanto offrire per la
macchina.
A lui questa cosa gli viene automatica, chiamare barboni
i barboni invece che senza tetto, o disagiati o persone
abitativamente svantaggiate, o quale che sia la frase del momento;
Anise cerca continuamente di correggerlo sotto questo profilo,
perch le sue simpatie vanno agli animali che non possono
difendersi (i maiali sottoposti a elettroshock nella catena
di macellazione, i polli smembrati sul nastro trasportatore
mentre sono ancora mezzi vivi e coscienti, i conigli, gli asini
e le pecore che il Park Service ha sterminato sulle isole di
Santa Barbara, San Miguel e Santa Cruz senza batter ciglio)
e non certo a un primate dai capelli bianchi in posizione
eretta che ha goduto di tutti i vantaggi di vivere in America
invece che in qualche paese del terzo mondo e ci nonostante
vuole solo stare sull'erba a scolarsi una bottiglia tutto il
giorno in piena regressione infantile. Siamo forse davanti a
un'incoerenza sostanziale: a favore degli animali, contro gli
umani? Ebbene s, perch non c' niente di peggio del modo
di vedere le cose degli ecovigilantes, e con quello che spendono
tra brodifacoum ed elicotteri per lanciarlo potrebbero
mantenere per un mese all'Holiday Inn tutti i barboni della
citt.
Il suo barbone preferito (non che gli abbia mai dato qualcosa
e sarebbe pi che felice di sapere che l'hanno messo su
un autobus per rispedirlo a Echo Park o San Jose o da qualunque
altro buco sia strisciato fuori)  un tipo che peser
centotrenta chili, sempre con addosso un paio di pantaloncini,
scarponi da lavoro e una sudicia t-shirt bianca grande come
la vela di un catamarano. Ha due gambe che sembrano
piloni di cemento armato e una pancia che straborda fuori
dalla maglietta come se vivesse di vita propria e che sembra
sul punto di andarsene per i fatti suoi. Il suo modus operandi
 mettersi fuori dal ristorante che pi gli aggrada in quel
momento e mendicare doggy bag dai danarosi turisti che
escono mezzi sbronzi. E non provate a dargli sushi quando
ha voglia di mangiare italiano, no-no. Non a lui. Lui sa quello che vuole. Lui seleziona. Lui  un gourmet.
Ma questo barbone, questo filosofo, ha sobbalzato alla
sua vista come se si fosse appena svegliato da un sogno, gli
occhi aggrappati a lui come dita in cerca di un appiglio nel
buio, e mentre Dave gira attorno alla macchina verso il lato
del guidatore, il barbone, con una voce tutta carbonio e catarro,
gli fa: Ce l'hai un dollaro?.
Chiavi nella serratura, la pioggia sui dreadlock, il bavero
in su, senza rabbia perch ora ha da fare, un appuntamento,
e non sar un barbone che non vale neanche la pena di uno
sguardo (quegli occhi obnubilati, quei polsi contorti e quella
camicia di flanella a scacchi rossi e neri che gli pende da tutte
le parti come una pelle scuoiata) a spillargli anche solo un
nichelino, n tanto meno a rompergli le palle (Ce l'hai un
dollaro?) quanto basta da indurlo a dirgli ci che pensa veramente
sulla valenza morale di questo piccolo interludio. Si
limita ad alzare la mano come un cartello di stop, si infila al
posto di guida e l'inquadratura si sposta sulle lucine del cruscotto
e il cuoio, e il canto armonioso del motore (calibratura
tedesca) relega nell'oblio il barbone, i giornali fradici, i vermi
morti e tutto il resto.
Sulla statale il traffico  sostenuto, ma lui la prende lo
stesso perch non ha fretta e vuole dare un'occhiata a tutti i
negozi con gli addobbi natalizi appena montati, tanto per
entrare nello spirito del Natale, dice a se stesso, e non certo
per guardare con occhio clinico le orde di acquirenti e calcolare
chi sta facendo affari e di che genere. I suoi punti
vendita (negozi per gente coi soldi che vuole la TV schermo
piatto LCD da sessanta pollici della Sony montata a parete e
impianti hi-fi Linn importati dall'Inghilterra, cinque mini
altoparlanti e un grosso subwoofer collegati e sistemati nella
sala audio-video cos che a loro non resti altro da fare che
azionare il telecomando per ritrovarsi in mezzo a un'autentica
atmosfera cinematografica) non sono mai affollati, in
qualunque stagione. E stato sempre cos, anche con il passaggio
negli anni ottanta dagli audiofili agli appassionati
delle TV a grande schermo e del dolby surround negli anni
novanta o poi nel 2000. No, il suo  il settore di fascia alta,
che si rivolge a un desiderio pi che a un bisogno, la societ
si rinchiude su se stessa giorno dopo giorno, le persone investono
nell'home entertainment perch sono sempre pi
restie a uscire anche soltanto nel cortile, figuriamoci poi andare
al cinema o da qualsiasi altra parte. La sua  una clientela
bell'e pronta, praticamente sono loro che vanno da lui,
e si  sempre potuto prendere il lusso di fare a meno della
pubblicit e di affittare spazi vendita pi modesti fuori dalle
vie del centro, dove il canone  pi basso e non c' bisogno
di tanti ammennicoli.
Tuttavia (ora  davanti a Macy's, donne che entrano ed
escono con le braccia cariche di sacchetti, camminando sul
marciapiede con un'aria di autentica soddisfazione che irradia
dal movimento delle anche e dal fiero ticchettio dei tacchi)
deve ammettere che i vistosi addobbi fanno una gran
scena, con quei colori e quello sfarzo, quel luccicante mercato,
il non plus ultra della perfezione che fa venir voglia agli
acquirenti di essere anche loro il non plus ultra della perfezione,
e nel modo pi semplice possibile, spendendo soldi.
Trasformami. Fammi star bene. Ingrandiscimi gli occhi e
appiattiscimi la pancia, rassodami i polpacci e infoltiscimi i
capelli. Rendimi pi bello e vincente e soprattutto desiderabile,
ammirato, amato. Certamente, e gi che ci siamo che ne
diresti di un sistema per l'home entertainment?
Sono le dieci appena passate ma le luci colorate che incoronano
le palme sono accese e brillano tenui contro il lungo
fondale discendente della strada spruzzata di pioggia, che
taglia il centro delle vie dello shopping ramificandosi in un
dedalo di negozi di surf e di ristorantini sul molo, dove incrocia
la Cabrillo, l'Ocean Boulevard di Santa Barbara, famosa
attrazione turistica e paradiso terrestre del barbone
peripatetico, larga, spaziosa, fiancheggiata dalle palme, che
corre lungo l'oceano dalla scogliera di East Beach fino alla
marina gi in fondo verso ovest, che poi  dove lui  diretto.
Si ferma al semaforo all'incrocio, mentre i tergicristalli a intervalli
regolari spazzano via la pioggerellina sottile. Davanti
a lui c' la fontana all'inizio del molo e per un attimo si distrae,
pensando al barbone sui vent'anni col cilindro in testa
e una giacca rossa (ma che succede ai barboni del giorno
d'oggi?) che se ne stava sempre l accanto insieme a un non
meglio definito cagnolino disneyano cui aveva messo addosso
un tut e insegnato a ballare sulle zampe posteriori mentre
l'acqua zampillava luccicando sullo sfondo. Il re dei barboni,
quel ragazzo, e i turisti facevano la fila per ripulirsi le
tasche per lui. Certo, adesso non c', probabilmente sta spingendo
un carrello del supermercato in qualche vicoletto, il
cappello ammaccato, il cane morto, e il resto della vita una
lunga strada ininterrotta che non porta da nessuna parte.
Poi pensa al tizio che, con un buon taglio di capelli e un
completo addosso, sarebbe potuto passare per un dirigente
della compagnia telefonica, un tipo industrioso che bazzicava
sulla sabbia appena sotto il parapetto tra la spiaggia e il
molo, costruendo barche con cartoni abbandonati e proponendole
ai turisti che passeggiavano chiacchierando in coreano,
tedesco, svedese e newyorchese. Oggigiorno i barboni
stendono una coperta sulla sabbia con una ciotola piazzata
in mezzo a mo' di bersaglio, poi si mettono a sedere all'ombra
dei grossi pali, passandosi una bottiglia da mezzo litro di
qualche schifezza, finch i turisti non sommergono ciotola e
coperta di spiccioli e monetine. Ges. Un po' come andare a
pesca di granchi. Una specie di sport.
Dietro suona un clacson stridulo. La luce  cambiata.
Guarda nello specchietto retrovisore (un coglione con il berretto
girato all'indietro e sul sedile accanto del SUV la fidanzata
e un grosso cane giallo ansimante) poi accelera, sterza di
lato e si lancia gi per la strada, non arrabbiato, solo... determinato.
Ci sono altri due semafori prima della marina, entrambi
verdi, e al primo rallenta quanto basta per far scattare
il rosso mentre sta passando, lasciando l il coglione, che stava
cercando di affiancarlo, di provocarlo, e Ciao ciao, bello.
Beccati questa. Un istante dopo  fuori dalla macchina e cammina
sul sentiero di cemento che corre sul lungomare, frugandosi
in tasca in cerca della tessera magnetica. Quando
arriva in vista della recinzione di rete metallica posta all'imbocco
della passerella per tener lontane le persone non autorizzate
(ossia i barboni... Com'era quella storia di un paio
d'anni fa, un barbone marinaio era salito a bordo di uno
yacht, era andato a farsi un giro fino a Ventura e l'aveva sfasciato
contro gli scogli?), Wilson  gi l che lo aspetta.
Wilson Gutierrez ha ventisette anni ed  un carpentiere
di prim'ordine la cui madre negli anni sessanta era arrivata l
da Copenaghen e non se n'era pi andata, e il cui padre, secondo
i moduli del censimento (Barrate una o pi caselle), 
un latinoamericano bianco della parte ovest di Santa Barbara
originario di Culiacn, e lui pronuncia il proprio nome
Wiiil-soan, punto sul quale non transige ed  anche piuttosto
suscettibile. Ha gli occhi azzurri, un morbido pizzetto nero e
uno spillone d'oro nella parte alta dell'orecchio sinistro che
sembra gliel'abbiano sparato con una cerbottana, al sole si
scotta con grande facilit,  snello come un giunco ma con
spalle, braccia e soprattutto avambracci muscolosi (Come
Braccio di Ferro, dice sempre lui, solo che qui gli spinaci
non c'entrano, amico,  tutto lavoro di martello dal mattino
alla sera, perch io sono am-bi-de-stro, e farai bene a crederci).
Wilson  uno dei tre membri pagati dell'FPA, oltre a lui
stesso e ad Anise, fin da quando  stata costituita, sei mesi fa,
come risposta diretta a quello che stava avvenendo sulle isole.
Ai suoi piedi ci sono tre sacchi della spazzatura neri e vistosamente
rigonfi. Che succede, Dave? chiede girandosi
con un sorriso da un orecchio all'altro che gli illumina la
faccia come lo schermo di un LCD nella vetrina buia di un
negozio.
Niente di particolare. Hai avuto la roba? Poi, siccome
non sa trattenersi, ride forte. Cazzo, dice chinandosi per
strisciare la tessera magnetica, cos sembra che stiamo trattando
una partita di droga o una cosa del genere.
Wilson, sempre sorridendo, anzi, con un sorriso ancora
pi largo:  cos.
Pi o meno.
Gi, pi o meno.
Poi il cancello si apre e loro sollevano i sacchi (Wilson ne
prende due e lui uno, perch qui sono nel territorio di Wilson
e il capo  lui) e scendono la rampa fino al punto in cui
gli scafi delle barche ammiccano e annuiscono sulle ultime
ondate della mareggiata che la burrasca ha convogliato nella
bocca del porto. Sacchi neri che si contorcono e riflettono
mezzelune di luce metallica nelle pieghe, niente di strano,
niente cui chiunque dedicherebbe pi di un'occhiata fugace,
nemmeno la signora Janov, che sta salendo la rampa verso di
loro dalla Bitsy, una barca che lui odia non solo per via del
nome ma anche per i suoi proprietari, di quelli che non escono
mai dal porto ma sembrano avere un'infinit di tempo
per starsene su una sedia a sdraio con un bicchiere in una
mano e un binocolo nell'altra, che puntano qua e l guardando,
guardando... che cosa? In genere la ignora, le passa accanto
senza dar retta alle chiacchiere sul tempo, i gabbiani,
la merda dei gabbiani e tutto quello che le passa per la testa,
cortesie da vicini, ma che razza di rompipalle sei? Adesso
per, proprio perch si sente su di giri, si sente vicino all'obiettivo
e forse anche un tantino sospetto, passandole accanto
fa un cenno in direzione del suo volto impenetrabile, la
passerella che oscilla sotto di loro e le infradito della signora
che pestano sulle assi come due martelli pneumatici.
Un istante dopo sono a bordo della barca, scivolano nella
cabina come foche in un mare tranquillo, tutto  calmo e silenzioso
a parte il sommesso fruscio della pioggerella sul tetto
della cabina e degli obl del ponte incrostati di sale. Wilson
si siede pesantemente (anzi no, si scaraventa sul divano
con un sospiro), poi annuncia: Diecimila compresse, come
avevi detto tu. Pensi che basteranno?.
La barca puzza come tutte le barche quando sono all'attracco
sotto la pioggia e al freddo, il gabinetto fa sentire la
sua presenza, cera, vernici e prodotti antincrostazioni frammisti
all'odore di muffa fungina e quello del mare venato di
legno umido e nodoso che il freddo addensa, fa fermentare,
persistente finch il sole (o il calorifero elettrico) non lo cancellano.
Si sta chinando per accendere il calorifero, girando
attorno al tavolo, sistemandosi nello spazio angusto che gli
d sempre la sensazione che tutto ci di cui ha bisogno sia l
a portata di mano, sciogli gli ormeggi, metti la prua verso il
mare e dimentica tutto il resto. Vuoi un caff? chiede,
mettendo la caffettiera sul fornello. Io lo faccio comunque...
Ragazzi, quella merda che mi hanno propinato gi al
Cactus sembrava solvente per pittura.
Latte e zucchero, dice Wilson sfogliando una copia vecchia
di sei mesi del National Geographic. Ha tirato su i
piedi. Gli occhi socchiusi. E uno di quelli che, quando non
sta lavorando (e ora decisamente non sta lavorando), riesce
ad addormentarsi ovunque e in qualsiasi momento, alle dieci
e mezza del mattino su uno yacht che ondeggia dolcemente
nella marina di Santa Barbara come sul pontile alle cinque del
pomeriggio davanti a un piatto di calamari fritti da Brophy
Brothers.
Non so, dice prendendo due tazze dai rispettivi ganci,
ovviamente  solo un'ipotesi. Si stima che laggi ci siano
pi o meno tremila ratti...
Tutto qua?
Si stringe nelle spalle, portando con quel solo gesto le
tazze all'altezza del petto per poi tornare a posarle sul ripiano.
Sembrano pochi anche a me. Ma l'ambiente  circoscritto,
immagino, non come qui dove c' gente. E spazzatura.
Ma com' la faccenda, sono liposolubili, giusto?
S, certo. Liposolubili. I complessi B e C sono quelli
idrosolubili, cio li pisci fuori. Che poi  il motivo per cui si
prende lo scorbuto. Cio, lo prendono i marinai. Insomma,
lo prendevano, una volta. Questa roba invece finisce nel
grasso corporeo o nel fegato.
Quindi una dose dovrebbe bastare? La assumono e sono
protetti?
Cavolo, non lo so. Io so soltanto quello che ho trovato
in internet. Vitamina K2, cento microgrammi per compressa,
totalmente naturale. Dice che  un preparato bioattivo
estratto da soia alimentare giapponese fermentata chiamata
riatto . Avevi mai sentito parlare del riatto? 
No, devo dire di no. Poggia le tazze sul ripiano, accorgendosi
solo allora che una delle due all'interno, pi o meno
a due terzi, ha un cerchio nero. Cosa che decide di ignorare.
Comunque per quanto mi riguarda va benissimo. Voglio
dire, non sar cos complicato...  solo una vitamina, no?
Sente il primo borbottio provenire dal bollitore. L'acqua sta
per bollire. Fuori la pioggia ha ripreso a cadere picchiettando
sul ponte, e tutto a un tratto si ritrova trasportato indietro
di trent'anni nella cabina della barca del padre ancorata al
largo dell'isola di Santa Cruz, in un giorno come questo, sua
madre in cucina che prepara toast al formaggio (emmenthal
su pane di segale con senape e crauti, la sua specialit), l'aria
 intrisa e fragrante del loro aroma e lui ha una tazza di cioccolata
calda e una pila di fumetti, protetto, protetto e al sicuro
e al chiuso. Come adesso. Come adesso qui. Fra l'altro,
che prezzo ti hanno fatto?
Wilson posa la rivista, si prende la testa fra le mani e si
stira, allungando le gambe mentre i muscoli delle spalle si
gonfiano. Mille e tre per cento, cos diceva l'annuncio, ma
ho trovato un sito dove se compri grosse quantit alla fine le
paghi tre dollari meno l'una. Quindi in totale fanno mille
tondi.
Hai usato la tua Visa?
No. Quella di un'amica. E le ho fatte spedire a casa sua,
a Goleta.
Sembra tutto a posto; non che qualcuno andr mai a seguire
le tracce, e anche se lo facessero, anche se l'intera faccenda
dovesse esplodergli fra le mani, la cosa finir sui giornali
- e magari salver anche i topi, perch in definitiva  di
questo che stiamo parlando, per quanto lui si senta le mani
libere questo  ci che deve tenere a mente: salvare gli animali.
Rovescia il bollitore sul filtro di carta, prende il latte
parzialmente scremato dal frigo. Rimette a posto il bollitore,
poi porge a Wilson la sua tazza e si accomoda sulla sedia di
fronte a lui mentre la barca procede beccheggiando, con piccoli
movimenti sotto di loro. In quel momento si sente calmo
come da quando ha messo piede in quella conferenza (la
conferenza di Alma; lui non l'ha dimenticata, come non ha
dimenticato quello che c' stato fra loro in passato, per quanto
lei si comporti come se cos non fosse, la dottoressa Alma,
con tutti i suoi tic e le sue arie) e si rende conto di quanto gli
faccia bene il solo fatto di trovarsi sulla barca. Qui  un altro
mondo, lontano dalla bagarre, dai battibecchi e dalla gente
che ti viene addosso non appena ti fermi un momento a riprendere
fiato. Ti far un assegno, dice.
Come preferisci. Wilson si stringe nelle spalle, soffocando
uno sbadiglio.
Poi si appoggia allo schienale, sorseggiando il caff, caff
vero, e pensando al giorno in cui, dieci mesi prima, ha comprato
la barca, al diavolo i luoghi comuni perch quello 
stato un giorno felice e lo  anche ora. Ha fatto un affare, un
vero affare, considerato che quelli non sapevano come fare a
liberarsene, il tizio, un dirigente della PacificCare esangue
come un cadavere, che era uscito esattamente tre volte nei
tre anni da quando l'aveva avuta e tutte le volte aveva rischiato
di incagliarsi, cos almeno si raccontava, e la moglie (che
una volta magari poteva valere la pena, ma oggi non  niente
di che) arricciava le labbra grinzose su ogni dettaglio. Gente
fatua. Coglioni. A proposito di luoghi comuni, la barca l'avevano
chiamata Easy Life. Ma mentre se ne stava l ad ascoltare
la moglie blaterare sulle capacit marinare del marito (o
sulla loro assenza) con un tono che voleva essere ironico,
aveva capito come l'avrebbe chiamata non appena firmato
l'assegno e perfezionato il passaggio di propriet, e gi allora
pensava a oggi, era chiaro, perch diversamente come avrebbe
potuto far conoscere le sue intenzioni, spezzare una lancia
a favore degli animali visto che gli animali erano lontani,
dall'altra parte del canale, dove nessuno poteva vederli? E
Anise, che aveva fatto l'universit, ma a volte lo sorprendeva
con le sue lacune, i buchi che si spalancavano nel suo sapere,
a chiedere: Paladino? Che cos' un paladino?.
La mattina successiva irrompe dall'acqua, la nebbia soltanto
un collare bianco ai lati delle isole, mare calmo, vento
leggero, anche se il servizio meteorologico preannuncia
un'altra serie di temporali in avvicinamento da nord nel corso
della giornata. Cosa che pu riguardarli o forse anche no,
a seconda di quanto durer la missione. O se qualcuno cercher
di fermarli, il che  sempre possibile. Anise dorme nella
cuccetta di prua, il ritmo del suo respiro punteggiato da
un lieve gorgoglio rauco gi in fondo alla gola, un russare
che di tanto in tanto sommerge il pulsare del motore per poi
scomparire nuovamente. Wilson, l'uomo che pu appisolarsi
ovunque e in qualsiasi momento,  allungato a faccia in gi
sul divano con una coperta tirata sopra la testa. C' del caff
appena fatto, per quando lo vorranno, e nella ghiacciaia i
panini preparati da Anise. Sul tavolo, i tre sacchi di plastica
e tre zaini che li dovranno contenere e trasportare. Non ha
acceso la radio, preferendo il silenzio. Sorseggia il caff,
guarda il mare. La barca procede tranquilla, la superficie
dell'acqua quasi priva di increspature.
L'amica di Wilson (il suo nome  Alicia Penner e cinque
giorni alla settimana fa su e gi lungo la costa da Goleta a
Ventura, dove lavora come segretaria negli uffici del National
Park Service nella Harbor Way, sulla marina, con il sole
alle finestre mentre i parassiti del NPS smistano carte dal
mattino alla sera pensando a chi sterminare) nel suo umile
ruolo di amica degli animali ha indicato con precisione il
giorno in cui avverr il lancio. Non  cosa nota a chiunque.
A dispetto di tutte le loro conferenze e dei dibattiti pubblici,
quella gente non  veramente interessata ad ascoltare ci che
hanno da dire le persone, e di sicuro non vogliono interferenze,
n al museo, n nel parcheggio e tanto meno nel luogo
della soppressione, laggi, oltre il ventre delle pigre onde
grigie.
E il giorno prima del Ringraziamento, una giornata in cui
tutti hanno in mente soltanto il tacchino e il ripieno di castagne,
il football e lo champagne, e le isole, ammesso che vi
dedichino un pensiero, non sono altro che una macchia persa
nella foschia. I piani del Park Service prevedono di cominciare
da East Anacapa, intanto che tutti fanno la coda da
Vons and Ralphs e da Lazy Acres Marlet, bigiando il lavoro
per brindare nei bar del centro, correre all'aeroporto a prendere
la nonna o la zia Leona, ungere tacchini, oche, anatre e
poi, due settimane dopo, quando quelle stesse persone saranno
prese dagli acquisti natalizi e dalle bicchierate in ufficio,
bombarderanno anche l'isoletta centrale e quella a ovest.
Segretezza. Riservatezza. Lontano dagli occhi, lontano dal
cuore. Ma ci che i passacarte seduti alle loro scrivanie non
hanno considerato  che c' anche chi non mangia tacchini,
oche o anatre, n carne di nessun genere, perch la carne significa
assassinio e tutte le creature viventi hanno uno spirito
vitale e lo stesso diritto alla vita degli uomini che gliela tolgono,
che li macellano, se ne nutrono con le loro ingorde bocche
spalancate buttando poi le ossa nella pattumiera come se
ci di cui erano parte non fosse mai esistito. E queste persone
tendenzialmente sono attente. Un'attenzione autentica e
puntuale.
Quando le isole cominciano a delinearsi nella foschia distendendosi
sull'orizzonte verso sud, a quindici minuti circa
di distanza, spegne il motore e scende in cabina a scuotere
Anise per svegliarla. Ha il sonno pesante, Anise, dorme come
un ciocco, un sonno comatoso come se l'avessero presa a
martellate in testa, e lui si china su di lei delicatamente, le
scosta i capelli dal viso e si protende per baciarle l'angolo
della bocca. Le labbra sono leggermente aperte, le palpebre
chiuse sulla sottile linea della matita per gli occhi. Per un
attimo viene avviluppato dal suo tepore, una fragranza di
pelle e sentori che sale irradiandosi, il tenue effluvio del suo
profumo e di shampoo allo jojoba, nel sonno il respiro dolce,
umido e inebriante. Ehi, sussurra, ehi, Ankhesenamon,
svegliati. C' qui Imhotep.
Le ci vuole un momento per riemergere da chiss quali
distanze, poi i suoi occhi si aprono senza traccia di sorpresa,
come se sapesse che lui era sempre stato l. Le sue labbra
sono calde, morbide, senza rossetto. Addosso ha una maglietta
extralarge, azzurro chiaro come i suoi occhi, con il
proprio nome scritto a mano sul davanti e dietro l'elenco
delle date e delle tappe (Lompoc, Santa Maria, Nipomo,
Buellton, Santa Ynez) del suo ultimo modesto tour autofinanziato
per promuovere il suo ultimo modesto CD autofinanziato. Voglio la mamma, gli dice protendendosi verso
di lui, un giochino che risale al loro primo incontro, un viaggio
a Paseo Nuevo per vedere il remake della vecchia pellicola
di Boris Karloff.
La tiene fra le braccia quel tanto che basta, un abbraccio
mattutino, niente di pi, poi si stacca e si raddrizza. Sente la
caffeina all'opera, la barca ondeggia come una culla, dall'alto
entra l'aria di mare. Sta ripensando alla prima volta che ha
posato gli occhi su di lei, una domenica pomeriggio di febbraio
o forse di marzo, mentre lei stava suonando alla Cold
Spring Tavern su al passo San Marcos, aprendo il concerto
per un gruppo blues di mestieranti. Se ne stava sul piccolo
palco di un metro e mezzo a testa china, la chitarra a tracolla
sotto un braccio. Lui era al bar con uno dei suoi amici, forse
Wilson o forse no. La musica country non era esattamente il
suo genere, ma lei era proprio un bel pezzo di ragazza, una
bellezza dal volto ampio con una pelle che non aveva mai
visto il sole e i capelli color del miele solido che le scendevano
fino alle ginocchia e - cosa che fin di conquistarlo, non
fosse bastato gi tutto il resto - i piedi nudi. Quei piedi lo
affascinarono, perfetti, lisci, disadorni, le dita contratte e le
piante arcuate, ritmo che prendeva corpo. Quei piedi si aggrappavano
al palco per poi distaccarsene, le palpebre che si
chiudevano, la testa rovesciata all'indietro e la lingua che trovava
le parole per correre sulla cresta della melodia. Sembrava
una specie di principessa hippie uscita da un'altra epoca,
fuori sincrono, sbagliata, decisamente sbagliata, ma con le
spalle larghe, fiduciosa e comunque radiosa. Si mise ad ascoltarla,
tagliando fuori Wilson o chiunque fosse, a sentire quello che proponeva, una serie di cover e qualche brano originale
che andava al di l di cuori ingannatori e amori avvelenati
per parlare di questioni serie, di tutti gli stronzi che affollavano
il mondo, dell'allevamento degli animali con criteri
industriali, della presenza di geni tossici in tutto ci che beviamo
e mangiamo a cui nessuno pu sfuggire. Le canzoni
non erano malaccio, pensava lui, e quando lei lasci il palco
scomparendo dietro le quinte si ritrov a prendere un altro
cocktail e poi un altro ancora, e magari fra la conversazione
e i fumi dell'Absolut con ghiaccio se la sarebbe dimenticata,
ma poi arrivarono i membri del gruppo blues e a met dell'esibizione
lei torn in scena in mezzo a loro come una rediviva
reincarnata e sbrigli la voce su Stormy Monday fino a
toccare un punto dolente da qualche parte dentro di lui.
Pi tardi, le dice adesso, meno amorevole di una mamma,
poi si addolcisce. Stasera, dice, quando torniamo. E
ti porto a cena. Per festeggiare. Ora per abbiamo un lavoro
da fare, ti ricordi?
Stirandosi, sfila le gambe nude dal sacco a pelo e lui sente
quell'odore tiepido, corporeo: Siamo quasi arrivati?.
Lui annuisce, gi in movimento. S, dice. In cucina c'
del caff, caldo, appena fatto e pronto. Vado a svegliare Wilson,
okay?
La colazione consiste in ciambelle, burro di arachidi e
una macedonia preparata da Anise la sera prima. Mangiano
vicino al timone, lei rannicchiata sul sedile accanto a lui, le
gambe nude ripiegate sotto il corpo, ingurgitando frutta
mentre lui spinge la leva del gas e la barca salta sull'acqua.
Wilson  gi da basso a trafficare, cantando un motivetto irriconoscibile
con la sua voce limpida e stonata. Il sole si alza
e impallidisce. Gli uccelli li affiancano e poi si mettono nella
loro scia. A tutto gas, ora c' qualche onda, le ciambelle sono
gommose, troppa umidit, il caff gli brucia lo stomaco, ogni
pezzetto di frutta che scende gi dalla gola sembra una pietra
scagliata da una falesia (non  che sta per sentirsi male?)
e poi ecco l'isola, proprio davanti a loro, grande come un
continente.
L'approdo  sulla costa settentrionale, nei pressi della
punta est dell'isola, e mentre si avvicinano all'imboccatura
della baia (roccia a strapiombo nell'acqua, le scogliere attorno
cos strette che sembra di entrare in una grotta scoperchiata)
vedono la barca del Park Service ormeggiata a una
delle boe, le boe riservate al NPS e alla Guardia costiera,
mentre il molo poco pi in l  a uso esclusivo delle agenzie
convenzionate che portano i turisti in visita giornaliera
sull'isola. Tutti gli altri devono gettare l'ancora alla fonda e raggiungere
la costa in gommone. Benissimo. Perfetto. Niente
da ridire in proposito, o forse s, perch quegli stronzi si
comportano come se il posto fosse la loro riserva privata
quando in realt  uno spazio pubblico, ma adesso questo
non conta. La cosa importante, ci che lo rincuora mentre
cala l'ancora e scruta la baia,  che apparentemente non c'
nessuno in giro. Niente diportisti, niente tipi del Park Service,
niente dottorandi n birdwatcher. Solo le mute falesie nere
e qualche arbusto sparso bruciato dal sole. E il molo, con
i suoi gradini di metallo e la ringhiera che sale fino alla piattaforma.
Anise rester sulla barca, cos ha deciso lui. Non sar
contenta, ma si sta alzando il vento e anche dopo aver buttato
la seconda ancora si rende conto che qualcuno dovr rimanere
a bordo in caso di emergenza: l'approdo non  riparato
come gli piacerebbe, e l'ultima cosa che vuole  tornare
per scoprire che la barca  stata scaraventata contro gli scogli.
E Wilson deve andare con lui a spargere la roba, perch
Wilson ha la testa e le braccia per portare a termine il lavoro
nel modo pi rapido ed efficiente possibile, cio prima che
qualcuno arrivi a chiedere che cosa stanno facendo, mentre
Anise, nonostante la sua dedizione alla causa, ha la tendenza
a perdere tempo, si ferma a osservare questa pianta o
quell'altra, ad ammirare il panorama, una farfalla o un falco che si
libra in alto e poi scende sulla scogliera con le sue ali di fuoco,
gi componendo una canzone nella testa. Fra l'altro, lei 
riconoscibilissima, con quei capelli e quelle lunghe gambe
bianche e lisce che nessun uomo pu ignorare a meno che
non sia cieco, e che lui sappia non sono tanti i ranger ciechi.
Pensa tutto ci mentre se ne sta in piedi sul ponte a ispezionare
la costa con il suo Leica. In lontananza, sente le grida
delle foche. Il mare schiaffeggia lo scafo. Se fosse piatto come
una tavola, immobile, allora sarebbe diverso.
Dentro, nella cabina, Anise e Wilson si danno da fare a
schiacciare bottiglie di plastica aperte e a metterle sul fondo
degli zaini, insieme a una congrua quantit di cibo per gatti,
attingendolo dal sacco da dieci chili, compresse e croccantini
mescolati insieme come mangime per polli; non che lui
abbia mai visto il mangime per polli, ma quello che gli interessa
 il concetto, spargerlo. Prendere una manciata e sparpagliarla,
 questo il suo proposito. Si d il caso che la vitamina
K sia l'antidoto al brodifacoum e ad altre esche anticoagulanti,
e l'idea  che se i topi mangiano i bocconi avvelenati,
be', allora mangeranno anche le vitamine (lo faranno, devono
farlo) e le vitamine, una volta ingerite, andranno a neutralizzare
l'effetto fluidificante del sangue prodotto dalle esche.
Questa almeno  la sua speranza, perch ha visto quello che
fa il veleno, la cosa pi crudele che si possa immaginare,
spietata, rivoltante, a questo non ci pensa nessuno, n sulle
isole n fra le mura di casa.
Sebbene non ne abbia mai beccato uno in flagrante, a
giudicare dalle bestie malate o agonizzanti che trova per strada
(soprattutto uccelli) i suoi vicini seminano topicida come
fosse erba. Ghiandaie, corvi, passeri e persino un falco. Un
sacco di volte, scendendo all'ufficio postale o in spiaggia o a
farsi un bicchiere in uno dei bar sulla Coast Village Road, ha
visto topi raggomitolati ai lati della strada, gli occhi rossi,
sangue vivo che cola dalle narici, tremanti, sofferenti, indifferenti
a lui e a tutto il resto, e vogliamo parlare dei procioni
o degli opossum, o dei cani, che arrivano come sciacalli a
cibarsi dell'animale morente se non proprio della carogna?
Lo chiamano avvelenamento secondario, e nemmeno quello
dev'essere tanto piacevole.
Okay, dice aggrappandosi alla tavola mentre la barca
passa su un'onda, elicotteri non ne vedo, o per lo meno non
ancora; quando effettuano il lancio probabilmente chiuderanno
le isole completamente, e se non ci diamo una mossa
prima o poi arriva qualche capoccione del Park Service a
dirci che non possiamo scendere a terra. Solleva uno degli
zaini per sentirne il peso. Ah, poi dobbiamo sistemare tutto
in due zaini. D uno sguardo ad Anise, quindi abbassa gli
occhi. S' alzato il vento, tesoro. Ti toccher restare a bordo.
Come avevamo detto.
Ah no. Non se ne parla.
Mi spiace.
Cazzo, esplode lei buttando il suo zaino sul tavolo come
se improvvisamente si fosse trasformato in una bestia
schifosa. Poi lo agguanta e lo sbatte per terra. Non voglio
starmene chiusa qua mentre voi siete laggi, insomma, a fare
qualcosa. Voglio fare anch'io la mia parte. Perch credi che
sia venuta fin qua?
Questo  il genere di cose che gli scivolano addosso, perch
non ci sar nessuna discussione, non qui, non oggi, e non
si prende nemmeno la briga di rispondere. Appoggia il proprio
zaino fra il tavolo e la panca, apre il risvolto superiore
per guardare dentro;  pieno, constata, per poco pi di met.
Senza alzare lo sguardo e senza una parola, si china a prendere
lo zaino di Anise e ce lo rovescia sopra. Le compresse
scendono nell'interno di nylon con un secco acciottolio, e
Wilson si fa avanti con il proprio zaino per distribuire il carico.
Quando hanno finito, quando si sono messi gli zaini in
spalla e calzato in testa un identico berretto da baseball (l'idea
 di Anise, come pure i jeans neri e la felpa con il cappuccio,
un modo di nascondere l'identit nel caso in cui
qualcuno dovesse vederli sul sentiero), tira fuori un tubetto
di crema solare e gliela porge. Non  giusto, mormora lei,
spremendo una noce di crema sul palmo della mano e allungandosi
per spalmargliela sulla faccia e sul collo con movimenti
decisi e circolari, le mani fredde, le dita legnose, senza
nemmeno tentare di nascondere il proprio disappunto.
Che cosa pu dirle? Che gli dispiace, che si far perdonare,
che qualcuno deve pur comandare? Che la vita  imperfetta?
Che non sono all'asilo, n lei n lui? Si alza in piedi
mentre lei ancora gli sta applicando la crema, impaziente,
nervoso, sul punto di perdere la calma, e riesce a dire solamente:
Se la barca si disancora, tu accendi il motore e la
tieni lontano dagli scogli finch non torniamo indietro. D'accordo?
Capito?.
Poi si calano nel gommone, sballottati dalle onde che arrivano
come fucilate sebbene siano sottovento rispetto alla
barca, Anise passa gli zaini e lui tira la cordicella per avviare
il piccolo Mercury da 20 cavalli, pensando Dio, fa' che non si
bagnino. Non ora. Non arrivati a questo punto. Gli sembra di
vedere la piccola imbarcazione che si rovescia, un'immagine
quanto mai vivida, il freddo dell'acqua, le ondate che sopraggiungono,
lui e Wilson che annaspano e sbuffano e il
gommone sommerso che si allontana, un migliaio di dollari
di vitamina K2 sparsi sul fondale della baia e tutti i topi sull'isola
che sanguinano dalla bocca, dal naso e dall'ano. Il vento
ha il sapore dell'insuccesso, della disfatta e dell'umiliazione.
 finita, pensa, finita prima di cominciare. Ma Wilson ha la
mano ferma, Anise  esperta e il motore parte al secondo
tentativo. Ingrana la marcia, il gommone sballottola fra sbuffi
di fumo, ruota la manopola e mette la prua verso la costa.
A causa della falesia, l'unico punto di approdo  il molo,
dove saranno perfettamente visibili, ma il molo  deserto e il
cielo si va facendo pi cupo, e lui si chiede se il Park Service
vorr correre il rischio di far alzare gli elicotteri con un tempo
del genere. Forse no. Forse lui e Wilson riusciranno ad
arrivare prima degli avvelenatori, a dare un vantaggio ai topi.
A salvarli. A proteggerli. A difenderli. Non lo far nessun
altro, nessuno a parte lui, Wilson e Anise, la FPA, For th
Protection of Animals. Di tutti gli animali, grandi e piccoli.
Senza eccezioni. Il vento gli soffia in faccia, attorcigliandogli
il cappuccio della felpa attorno alla gola, il molo si avvicina
rapidamente (agire, lui agisce mentre gli altri se ne stanno
con le mani in mano a piagnucolare) e sente tutta l'eccitazione
crescere dentro, la scarica di energia e di appagamento
che sgorga dal nulla sostituendosi al disorientamento e alla
depressione che il dottor Reiser con i suoi farmaci non riesce
nemmeno a intaccare. Ecco chi  lui. Questo qui.
Ci sono all'incirca centocinquanta scalini dalla scogliera
al pianoro e adesso le ore passate in palestra gli tornano utili,
lui e Wilson salgono passo dopo passo spargendo via via
manciate di croccantini e vitamine per i topi, stando ben attenti
a raggiungere anche i posti pi inaccessibili, quindi che
problema c' se le compresse tendono a rotolare gi dalle
rocce? Non ci sono posti irraggiungibili per un topo. Quando
arrivano sulla cima - gibbosa e spoglia, nient'altro che un
faro e un paio di fabbricati annessi imbiancati a calce, su uno
dei quali spicca una targa che dice Ranger Residence -, decidono
di separarsi: Wilson prender il sentiero di destra e lui
quello di sinistra. Okay, dice; il vento lo sferza, il sangue
pompa in tutto il corpo e lui ha la sensazione di potersi alzare
in volo e librarsi in alto come i gabbiani, ricordati di
spargerle ovunque sulla scogliera, e non solo sul sentiero...
Wilson lo guarda da sotto la visiera abbassata del berretto,
con l'aria di chi ha appena sentito una buona battuta. O
di chi l'ha fatta. Certo, me l'hai gi detto. Pi o meno seicento
volte.
Ci ritroviamo a met - il sentiero  agevole, quasi tutto
in piano, poco meno di tre chilometri - e torniamo in diagonale,
tanto per essere sicuri di aver coperto pi territorio
possibile.
Wilson non smette di sorridere, alza il pugno per scambiare
un colpetto di solidariet nocche contro nocche, poi
ognuno va per la sua strada. Il sole adesso sta battendo in
ritirata, le nuvole si intrecciano da una parte all'altra dell'orizzonte
come una corda sfilacciata, il vento soffia a raffiche
cos forti da strappargli le pastiglie di mano e ben presto comincia
a lanciarle pi in alto che pu lasciando che il vento
le trasporti. E esaltante. Si sente come un bambino che gioca.
Le compresse di vitamine sono giallo pallido, i croccantini
color ruggine, colore del sangue, e lui non vuole sapere di
cosa sono fatti, non vuole sapere niente di scarti, ossa, resti
di macellazione, gli basta guardarli volar via dalla mano volteggiando
e roteando come coriandoli.
Su per il sentiero, a testa bassa contro il vento. E se piove?
Rinvieranno il lancio? Le vitamine si scioglieranno, i
croccantini marciranno, puzzeranno, andranno a male? Non
ne sa abbastanza sulle propriet dei due composti da poterlo
stabilire, e in ogni caso ormai  troppo tardi per fare marcia
indietro. E quand'anche il prodotto si sbriciolasse, ci sono
buone probabilit che i topi lo mangino comunque (in fondo
sono topi, nati per rubacchiare, accumulare provviste e mangiare
fino a gonfiarsi lo stomaco come un pallone), e a quel
punto sar dentro di loro, liposolubile, penetrer in profondit
nei tessuti. Chiss, magari gli piacer cos tanto che ignoreranno
la cascata di pastiglie azzurre che il Park Service sta
per scaricargli dall'alto.  a questo che pensa mentre cammina
lungo la cresta, deviando quando serve per spargere il miscuglio
oltre il bordo della falesia, totalmente assorbito da
quel ritmo (la mano che affonda, riemerge, lancia) e ora comincia
a sentirsi meglio, comincia a pensare che dopotutto le
cose andranno bene.
 il suo momento, respiri profondi, lavoro di gambe, il
profumo di artemisia che sale alle sue narici, gli uccelli che
volano in alto, le lucertole che avanzano sul sentiero davanti
a lui saettando la lingua. Ben presto scopre che in realt si sta
divertendo, sulla costa di fronte venti milioni di persone assiepate
e l'isola deserta come quando  emersa dal mare. A
parte Wilson, naturalmente. E i tipi del Park Service scesi da
quella barca. E poi - non sia mai che se ne dimentichi - il
ranger di stanza, che di sicuro se ne sta seduto sul suo culo
nella casetta bianca dalla vista mozzafiato, a leggere gialli,
prepararsi gli spaghetti e ammazzarsi di gin.
Adesso  uscito dal sentiero (la mano che affonda, riemerge,
lancia) e sta pensando all'inimmaginabile cattiveria
che ci vuole per fare lo scienziato nel laboratorio di una grossa
azienda farmaceutica, Monsanto, Dow, Amvac, dedicare
tutto il proprio talento e la propria energia, la vita intera, a
elaborare un preparato mortale come il brodifacoum trovando
il giusto cocktail di ingredienti per renderlo irresistibile,
una specie di caramella per topi, cocaina per topi, quando
inciampa nel sottobosco e l'aria si fa tutto a un tratto immobile.
Succede cos rapidamente che non capisce nemmeno
bene, la terra venata e spaccata che cede sotto il peso dei
gomiti mentre cade in avanti, polvere negli occhi e pietre che
rotolano via, pietre volanti, pietre trascinate gi per tutta la
lunghezza del baratro che si apre davanti a lui come un film
su schermo panoramico. Attenzione: La scogliera  instabile.
Restate sul sentiero. Poi il terreno sotto di lui, sotto il suo
corpo e le gambe scaldanti, frana, viene inghiottito, e lui
precipita. Per un breve istante  senza peso, poi il panico lo
afferra come una scarica elettrica, e infine la caduta sulla cengia
tre metri pi in basso.
Atterra sul fianco destro, sulla cassa toracica, sputa fuori
tutta l'aria che ha in corpo, lo zaino tutto sghembo. In un
primo momento non capisce nulla, e poi che cosa capisce?
Che  caduto dalla scogliera, la scogliera instabile, la scogliera
friabile, sassosa e sdrucciolevole, e che non  morto
stramazzato ( questa la parola che gli viene in mente, una
parola che non userebbe in nessun altro contesto). Sulle
rocce sottostanti. Dove il mare, portato dai cavalloni della
burrasca, si schianta schiumando e nebulizzandosi. Per un
lungo momento non riesce a muoversi. Poi, come un gatto
che si risveglia, contrae i muscoli uno dopo l'altro, riabituandosi
al loro funzionamento, e intanto pensa: Anise non
ci vorr credere, pensa. E se devono venirmi a soccorrere? E
se l'elicottero, l'elicottero del Park Service, l'elicottero degli
avvelenatori...?
La cengia, un'estrusione di pietra vulcanica irta di spine
delle xerofile che ha interrotto la sua caduta (lo ha salvato), 
una delle tante, una merlatura frastagliata che sporge dalla
scogliera come per impedire un'invasione. La vede, riesce a
seguirne il disegno (che poi disegno non ) su e gi per la
parete di roccia da una parte e dall'altra, e con grandissima
cautela sposta il peso. Gli ci vuole un po', ha quarantadue
anni, la pressione alta e un dolore lancinante al fianco destro,
per riuscire a portare i piedi sotto il corpo e ad alzarsi, vacillando,
centimetro dopo centimetro, aggrappandosi alla roccia.
Una volta conquistata la stazione eretta, pu guardare in
alto dove il terreno ha ceduto e vede che proprio l accanto
c' un groviglio di piante, in prevalenza Dudleya, piante grasse
che si spaccherebbero in due e lui stramazzerebbe, ma anche
qualcosa con un gambo ligneo, Ceanothus o forse quercioli,
vicino, giusto entro il suo raggio di portata. Vi si aggrappa.
Ne saggia la resistenza. Poi, appiattendosi contro la
roccia tanto che poi nella cintura e nelle cuciture delle mutande
ritrover sassolini, sabbia, pezzetti di foglie e ramoscelli,
si issa verso l'alto, attaccandosi agli appigli che trova
via via e facendo leva con la punta degli scarponi. Venti secondi
dopo  in cima, le gambe che annaspano sulla terra
battuta, impacciato dallo zaino, il sangue che gli romba nelle
orecchie, sano e salvo; avanza altri venti metri fino al sottobosco,
poi crolla svenuto.
Quello che ricorda subito dopo  di aver guardato l'orologio.
E questa  la cosa stupefacente: sono passati appena
cinque minuti. Cinque minuti. Non un'ora, solo cinque minuti,
trecento secondi, fra quella che sembrava morte certa e
la resurrezione. Nonostante il vento freddo,  in un bagno di
sudore, la maglietta sotto la felpa  completamente fradicia.
C' un grosso livido bluastro sul dorso della mano destra. Le
costole gli fanno male. Per si alza in piedi, tira fuori la bottiglia
d'acqua di plastica che spreme facendone sgorgare un
lungo zampillo di acqua filtrata dal depuratore a osmosi inversa
che ha installato nella cucina di casa, aqua vita, poi la
ripone e riprende la via del ritorno sul sentiero, spargendo
meccanicamente pastiglie. Ha gi deciso: di quello che  successo
non ne parler a nessuno, n ad Anise, n a Wilson, n
al dottor Reiser. O di quello che stava per succedere. Perch
dovrebbe farlo? Si sente gi abbastanza idiota cos, e mentre
riprende il ritmo (la mano che affonda, riemerge, lancia) si
chiede quanto si sarebbe sentito idiota se avessero dovuto
soccorrerlo. O peggio, un idiota postumo, stampato sulle
rocce con il cranio fracassato e le gambe rovesciate all'indietro,
imperituro totem del Park Service, esattamente come il
mammut nano. Te lo ricordi quel buffone? Com' che si chiamava?
Quello che  finito spiaccicato sulle rocce mentre cercava
di disseminare vitamina K?
Nonostante la felpa, quando avvista Wilson che avanza
sul sentiero verso di lui  tutto un tremore. Il cielo ora  di un
grigio uniforme, il vento pi forte, pi freddo, sferza la boscaglia,
frammenti di paglia e semi volano attorno sollevati
da folate che sembrano soffiare da ogni direzione. Continua
a spargere manciate di composto vitaminico in aria, anche se
ormai comincia a credere che oggi non ci saranno lanci,
niente elicotteri in cielo, niente topi sanguinanti, nessuna autorit
da eludere o da affrontare. Pensa che avrebbe dovuto
prestare pi attenzione al meteo, avrebbe dovuto essere pi
flessibile, ma d'altronde lui  il tipo di persona che una volta
fatto un piano vi si attiene, che poi  il motivo per cui ha
avuto tanto successo negli affari, mai raccontare cazzate, mai
mollare e soprattutto mai ammettere di aver sbagliato. Wilson
procede a grandi passi, buttandosi dietro le spalle una
manciata di composto dopo l'altra, e avvicinandosi gli sorride.
Come va? grida quando  ancora a qualche metro di
distanza. A te  avanzato qualcosa? Perch io non ne ho
quasi pi.
Restano un momento vicini, le spalle al vento, e Wilson
tira fuori un pacchetto di sigarette dalla tasca interna. Si
schiatta di freddo, eh? dice Wilson. Dicono che da queste
parti il tempo  variabile, ma qui... si caccia la sigaretta
all'angolo della bocca, chiude le mani a coppa e avvicina
l'accendino ... da lupi. Te lo immaginavi che sarebbe stato
cos? Insomma, come potevamo prevederlo?
Non  per lamentarsi,  tanto per scambiare due chiacchiere
come fra commilitoni. Gi, un freddo porco,  tutto
quello che Dave riesce a rispondere, anche se la pensa allo
stesso modo. Lo choc della caduta sta scomparendo e no,
non ha intenzione di parlarne, n ora n mai. Come quando
giocava a football alle superiori, ti arriva uno alle spalle, ti
alzi e riprendi a giocare. Gli torna in mente la faccia dell'allenatore,
una faccia triste, piena di s come lo scarico di un
lavandino ingorgato, sopra una felpa grigia e un lucido fischietto
cromato appeso a un cordino rosso. Riprendi a giocare.
Era cos che diceva l'allenatore, anche quando ti eri
lussato la spalla o slogato il ginocchio.
Wilson guarda il cielo da sotto la visiera abbassata del
berrettino da baseball. Non so, amico... Ho l'impressione
che verr a piovere.
Gi. Anch'io. Ma almeno terr lontano quei bastardi.
Almeno per oggi.
Mi stavo chiedendo, dice Wilson scalciando la terra, il
fumo della sigaretta strappato via dalle dita, gli occhi socchiusi
contro il vento, se, insomma, se dovesse effettivamente
piovere, che cosa succederebbe a questa roba? Dico
se piove sul serio. A catinelle, cio, tipo monsone, perch la
stagione  quella, no? Stiamo buttando via il nostro tempo?
La pioggia spazzer via tutto?
Se  cos, lui non ha nessuna intenzione di ammetterlo.
Ma no, non credo. Ed  un bene che chiaramente non intendano
effettuare il lancio oggi. Cos gli animali avranno
tempo di fare man bassa, e non faranno caso se la roba 
bagnata. Non penserai mica che i topi si mettano a fare i
difficili, no?
Wilson si stringe nelle spalle. Ha lo sguardo rivolto verso
l'acqua, l dove l'orizzonte si perde in un calderone di nuvole.
Cazzo, non saprei... Questo  il tuo campo. Sei tu che
comandi, non io. Un tiro dalla sigaretta, il mozzicone che
brilla. Sei stato tu a voler venire qui, giusto?
Giusto.
Bene, e qui siamo, quindi piantiamola di blaterare come
due vecchie comari in poltrona e finiamo il lavoro cos poi
posso piazzarmi accanto al calorifero e stappare lo champagne.
Lunga vita ai topi, okay?
Ci impiegano un'altra mezz'ora per il pianoro; lui e Wilson
si dividono seguendo un angolo di quarantacinque gradi
mentre il vento, se possibile, continua a rinforzare. Quando
ha finito, quando lo zaino  vuoto, le dita intorpidite e le
costole che pulsano a ogni passo come se qualcuno l'avesse
preso a calci, torna sui suoi passi fino all'inizio del sentiero
dove trova Wilson che lo sta aspettando, accosciato sui gradini
con un libro tascabile e un'altra cicca. Abbiamo finito?
chiede Wilson alzando lo sguardo su di lui. S, gli risponde,
poi cominciano a scendere i gradini; l'insenatura si
apre sotto di loro, rivelando la barca del Park Service ancora
legata alla boa, e il Paladin (non che fosse preoccupato)
sempre all'ancora, la prua al vento e le onde che si increspano
tutto attorno come le pieghe di un lenzuolo.
Sono a met della strada che scende verso il molo di attracco
quando vedono una figura, un uomo girato di spalle
con una camicia verde oliva, che va su e gi dalla scaletta per
sistemare la sua attrezzatura in uno Zodiac bianco gonfiabile
ormeggiato accanto al gommone. Dato che nell'insenatura
c' solo un'altra imbarcazione e soltanto un pazzo fuggito
dal manicomio attraverserebbe il canale su quell'aggeggio
con un tempo simile, deve concludere che l'uomo era sulla
barca del Park Service. Non ti girare adesso, dice Wilson,
ma lui lo zittisce. Non c' problema, dice attraversando il
molo come se l'uomo sulla scaletta non esistesse.
Da vicino (il tipo si gira a guardarli, come se avvertisse la
loro presenza, o pi probabilmente ha sentito le vibrazioni
dei loro passi sulle assi del molo) si rende conto con sorpresa
di averlo sicuramente gi visto da qualche parte. Il tipo si
issa sul molo senza un sorriso;  alto, uno e novanta e passa,
e rivolge loro uno sguardo d'attesa, come se fosse l ad aspettarli.
Fosse per lui, gli passerebbe accanto senza una parola, n
Che cosa sta succedendo n Guarda come piove o Vaffanculo,
ma Wilson si assume il compito di volenteroso ambasciatore.
Bella giornata, dice Wilson dondolando le spalle e sfoggiando
il suo sorriso, tutto labbra, niente denti, come se quel
po' di smalto bianco candido avesse il potere di accecare
chiunque.
Ancora nessuna reazione da parte dell'uomo con la camicia
verde oliva. Che se ne sta l a braccia conserte, come in
attesa di qualcosa, sempre in attesa. Ha le spalle strette, la
schiena leggermente incurvata. Avr pi o meno trentacinque
anni, un volto senza rughe con un'aria da liceale e una
bocca sottile da cartone animato disegnata sotto un naso esagerato
che pende un tantino a sinistra, come se gliel'avessero
rifatto. Occhi verdi. Capelli color fango, che il vento gli fa
svolazzare attorno alla testa. E c' dell'altro: una targhetta di
plastica con il nome, come quelle dei poliziotti, sul petto della
camicia verde oliva. Sickafoose, c' scritto.
Il vento soffia, il gommone tira attaccato alla cima, le onde
si infrangono sui pali del molo di attracco, odore di pioggia
nell'aria, il Paladin  fermo poco pi al largo e c' questo
stronzo fra i piedi. L'isola  chiusa al pubblico, dice finalmente.
Rester chiusa per le prossime tre settimane. Non
avete visto il cartello?
No, dice la voce di Dave, e non ha alcuna intenzione di
farsi prendere dal nervoso, assolutamente no. No, non abbiamo
visto nessun cartello.
Sickafoose sfodera una delle sue dita lunghe e nocchiute
e richiama la loro attenzione su un cartello di smalto bianco
grande come un tabellone da basket, lettere squadrate in un
rosso ammonitore, come dire Non facciamo prigionieri.
Com' che non lo aveva visto? Non che la cosa avrebbe cambiato
alcunch. Questo  terreno pubblico, riservato al pubblico,
propriet pubblica.
Ma lei che cosa sarebbe, dice Dave, una specie di poliziotto?
Sono un biologo.
Complimenti.
Sickafoose lo ignora. Ha qualcosa in mano, nel palmo
della mano, che schiude come in uno striptease delle falangi
rivelando tre o quattro croccantini per gatti e compresse di
vitamine giallo pallido; Wilson intanto si tocca il bordo del
berrettino e dice: Bene, noi dobbiamo andare, ci vediamo,
amico, e fa per avviarsi verso la scaletta.
Un momento, dice Sickafoose. La mano tesa in avanti.
Lo sapete che cosa sono queste?
Adesso la sente, quella rabbia che comincia a pulsare
sempre pi forte e che le medicine riescono appena ad attenuare,
e deve sforzarsi per non sputare sui piedi del tipo.
Boh, fa con la voce strozzata nella gola. Mai viste prima.
Un istante. Wilson ha le mani sulla scaletta, pronto a saltar
gi nella barca, in ritirata, ed  quello che dovrebbe fare
anche lui, tirarsene fuori e lasciar perdere. Lo sapete che la
legge proibisce di dare cibo alla fauna selvatica all'interno di
un parco nazionale? dice Sickafoose. Ammesso che sia ci
che stavate facendo. Questo  cibo, no?
Altro istante. Pi lungo. Molto pi lungo. Lui sta pensando
al topo che ha visto lungo la strada un triste giorno, raggomitolato
nella tunica troppo stretta dell'agonia, un essere
perfetto, costruito alla perfezione, vivido nella sua memoria
in ogni particolare, i ditini pallidi dalla forma delicata, i baffi
all'indietro come se fossero stati spazzolati, quel naso soffice,
i buchini scuri delle narici insanguinate e la cavit degli occhi
sofferenti, tutto insensato e sbagliato, sbagliato, sbagliato.
Ha intenzione di togliersi di mezzo o che?
Poi sono sul canotto. Poi sulla barca. Poi arriva la pioggia,
a spazzare la superficie dell'acqua con una serie di scrosci
che fanno ribollire le onde, e altro che champagne, altro
che tutto quanto il resto, perch per la prima volta da quando
ha comprato il Paladin, lo ha risistemato pilotandolo su e
gi per la costa, andata e ritorno dalle isole con qualsiasi
tempo e il mare pi brutto del mondo, il motore sceglie proprio
quel momento per fermarsi.
 
Capitolo 5.
Boiga irregularis.

A met degli anni cinquanta, quando il numero degli uccelli
indigeni di Guam cominci a calare, per poi scomparire
completamente negli anni sessanta e settanta, nessuno sapeva
indicarne le cause. I ricercatori avevano seri sospetti sul
DDT, gli erbicidi, la perdita dell'habitat e le malattie, ma fu
solo all'inizio degli anni ottanta che Julie Savidge, una laureata
impegnata in un lavoro sul campo per il dottorato, focalizz
il suo sguardo su un rettile fin l scarsamente considerato
comparso a Guam subito dopo la Seconda guerra mondiale.
Si pensa che il serpente gatto bruno, proveniente da
Australia, Malesia e Nuova Guinea, sia arrivato viaggiando
come clandestino in una cassa di munizioni, nel vano motore
di un veicolo militare o forse nel pozzetto del timone di un
cargo della Marina. La sua presenza era stata debitamente
documentata, ma pochissime persone avevano avuto un contatto
diretto. Ci nonostante, dopo aver eliminato le altre
cause possibili, Savidge decise di seguire la diffusione del
serpente da Apra, il porto principale, fino alle sponde meridionale,
orientale e settentrionale dell'isola e scopr di poter
stabilire una correlazione fra la sua espansione e il progressivo
declino topografico dell'avifauna insulare. Il mistero era
risolto. Il problema restava.
In effetti, quando i serpenti gatto bruno arrivarono sull'isola,
scoprirono che quello era il paradiso degli ofidi. L'unica
altra specie di serpente a Guam, un esserino innocuo grande
come un lombrico, non rappresentava certo un competitore,
e non cerano predatori a decimarli. La riserva di cibo, costituita
da circa diciotto specie di uccelli che non si ritrovavano
in nessun'altra parte del mondo, era ricca e abbondante, e gli
uccelli, al pari di altre specie insulari, erano afflitti da quella
stessa naivet che aveva segnato il destino del dodo e della
sua razza. Il Boiga irregularis vive in equilibrio con le altre
specie nel suo ambiente originario, e non  particolarmente
temibile n pericoloso come altri serpenti. Tanto per cominciare,
il suo veleno, che inocula attraverso denti situati in
fondo alla gola,  relativamente blando e costituisce una minaccia
marginale per l'uomo. In secondo luogo,  un animale
notturno e quindi lo si vede raramente, ed  estremamente
sottile (non pi grosso dell'indice di un uomo fino a che raggiunge
la lunghezza di un metro circa): nulla in confronto ad
alcuni serpenti dei tropici continentali, il cobra, il boomslang,
il mamba, il mocassino acquatico che popolano gli incubi
degli erpetofobi.
Si  rivelato tuttavia uno degli invasori pi insidiosi ed
efficaci mai registrati, riducendo a undici le diciotto specie di
uccelli unici, due delle quali (il rallo di Guam e il martin
pescatore della Micronesia) sopravvivono solo in cattivit,
mentre altre sei sono considerate rare e tre poco comuni. La
densit del serpente (fino a 33.000 e passa per chilometro
quadrato)  fra le maggiori riscontrate nei serpenti in ogni
parte del mondo, e ha dimostrato una capacit di adattamento
infinita, cibandosi allegramente, in assenza di uccelli, delle
rane e delle lucertole native dell'isola, oltre a predare specie
introdotte come il geco, lo scinco, il rospo marino e pi o
meno tutto quello su cui riesce ad affondare i denti. Arriva a
circa tre metri di lunghezza. Pu fare la sua comparsa nei
bagni, nelle docce e nelle culle dei neonati. Si ritiene che dal
1978 a oggi siano 12.000 i blackout attribuibili a serpenti
che, scalati i pali dell'elettricit, producono un corto circuito
ai cavi dell'alta tensione, senza volerlo, naturalmente, ma facendo
comunque saltare luci, computer e frigoriferi. Prima
di tutto,  uno scalatore. Un grande scalatore, audace e sempre
pi vorace, che ha adattato la sua dieta includendovi cibo
per animali domestici nonch animali domestici (in un
caso documentato, un cucciolo di golden retriever di tre settimane)
e qualsiasi cosa, viva o morta, che odori di carne. O
di sangue.
A ricordare tutto ci ad Alma c' la stampata (L'uso del
paracetamolo nel controllo del boiga irregularis nelle popolazioni
insulari) aperta accanto al computer portatile su un
tavolino di formica piuttosto instabile nella cabina
dell'Islander in rotta verso Anacapa. Sorseggiando il caff da un bicchiere
di carta mentre fissa lo schermo del computer dove le
righe di testo ben allineate oscillano ipnoticamente su e gi
insieme al piano del tavolo, al ponte e allo scafo, non si 
ancora resa conto del mal di testa incipiente, ma ogni sessanta
secondi circa distoglie cogitabonda lo sguardo dallo schermo
e lo lascia vagare sull'acqua per riposare gli occhi. Quando
poi torna al testo, preme il tasto CANC e inserisce una
nuova frase o prolunga una riga, formando silenziosamente
le parole sulle labbra. Aggrotta la fronte senza accorgersene.
La capacit di carico della barca, fra la cabina, il ponte
superiore e quello di poppa,  di centocinquanta passeggeri
circa, e oggi ottantacinque posti sono stati riservati a dipendenti
e biologi dell'NPS vari, compreso Tim, che fanno parte
del Programma di recupero per Anacapa, oltre a una schiera
di giornalisti della AP, del Los Angeles Times e del Santa
Barbara Press Citizen, a una decina di politici e opinionisti
locali e a una troupe televisiva della affiliata locale della NBC.
Nella stiva della nave ci sono tre grossi contenitori termici
che traboccano di pollo marinato, salsiccia di tacchino e
hamburger di tofu per il barbecue, insalate miste, pane integrale,
una ciotola di chili e riso, un quarto contenitore di
bottiglie d'acqua, bibite e dolci, e un quinto completamente
riservato allo champagne. Due casse. In ghiaccio. Roba californiana
di qualit media, come si addice alle disponibilit
del Park Service, ma pur sempre champagne - o pi precisamente
spumante.
Il mare  calmissimo, la nebbia si sta gi alzando. Il capitano
ha appena rallentato per un branco di delfini, e quasi
tutti i passeggeri (quelli dell'NPS, turisti, escursionisti, un
gruppo di ragazzini tutti zucchero e ormoni sotto il controllo
sempre pi lasco di un paio di affannati insegnanti) sono saliti
sul ponte a guardare gli scintillanti cetacei fendere l'acqua
come ombre risvegliate alla vita. Quando alza lo sguardo
vede Tim fuori insieme agli altri, un bicchiere di caff in una
mano, il binocolo nell'altra.
Siamo all'inizio di giugno, le dieci del mattino, poco pi
di un anno e mezzo dopo il primo lancio dell'agente di controllo,
e lo scopo di questa piccola gita  puramente celebrativo:
mentre i giornalisti battono sui tasti dei loro computer,
i fotografi armeggiano con le loro macchine digitali e la
troupe televisiva punta le telecamere, Alma alzer il bicchiere
di champagne in sincronia perfetta con Freeman Lorber,
il sovrintendente del parco, e dichiarer che i tre isolotti che
compongono Anacapa sono stati completamente derattizzati.
Al momento,  impegnata a rifinire il comunicato stampa,
in attesa di avere un momento libero per l'articolo di Robert
Ford Smith, l'erpetologo che ha guidato il suo lavoro a
Guam. Le  arrivato per email quel mattino alle sette e un
quarto, prima che uscisse dal centro operativo di Ritidian
Point, sulla punta settentrionale dell'isola, dove le spiagge
sono bianche come detersivo e la vegetazione intricata e infestata
dai serpenti, e lei  impaziente di dedicarvisi come un
bambino a un nuovo videogame, ma il dovere la chiama,
chiama sempre e ha la precedenza.
Il comunicato stampa, che sta ritoccando da due giorni,
informer i giornalisti presenti, e quindi il pubblico, che il
progetto di eradicazione dei topi  stato un successo senza
precedenti. Dopo la diffusione dell'agente di controllo in
tutta Anacapa non si  pi trovato alcun segno di topi, tane,
escrementi, tracce o qualsivoglia indizio di attivit predatoria,
e le finte uova che gli ornitologi hanno fatto scivolare nei
nidi di vari uccelli sono intatte, laddove in precedenza risultavano
rosicchiate. Attenti controlli per l'intero periodo le
consentono di poter affermare con assoluta certezza che gli
animali in questione sono stati eliminati. E i risultati sono
stati rapidi ed eclatanti. Gli uccelli marini hanno ripreso ad
aumentare, per non parlare della salamandra delle Channel
Islands e dell'uta stansburiana, il cui numero  raddoppiato,
e del nativo Peromyscus maniculatus, la cui popolazione si
calcola sia arrivata a ottomila individui, il numero pi alto
mai registrato. Ma c' dell'altro: Tim Sickafoose, ornitologo
a contratto e umorista a tempo pieno, oltre che un vero signore,
ha scoperto il nido della prima coppia a memoria
d'uomo di alche minori di Cassin sullo Scoglio del Topo, un
posto che, fantastica lei (e s, sar la battuta arguta e trionfale
da inserire in un testo altrimenti pieno di numeri), presto
dovr cambiare nome. Scoglio dell'Alca, magari, si dice. Altre
proposte? O magari Punta Sickafoose? Potrebbe funzionare?
Scherzi a parte, non riesce a trascurare neppure i minimi
particolari, la punteggiatura, gli a capo, le espressioni roboanti
che le sembrano sempre pi vacue ogni volta che l'occhio
le cade sopra. Anzi, non semplicemente vacue: stupide.
Ecco qui, proprio nel primo paragrafo, per dirne una. Definisce
Lorber un baluardo della conservazione, cosa non
priva di verit, ma non lo fa apparire come qualcosa di statico,
come una delle teste scolpite sul Monte Rushmore o un
attrezzo logorato dall'uso? O, peggio ancora, morto. Il suo
epitaffio: Marito amorevole, padre amorevole e un baluardo
della conservazione.
Ehi, bisbiglia Tim scivolando sul sedile accanto al suo.
La barca ha ripreso a muoversi e i passeggeri stanno sciamando
di nuovo in cabina, tutti tranne i ragazzini, che si attardano
vicino al parapetto finch non sono completamente
fradici e infreddoliti e bisognosi di cioccolata calda, di
popcorn e tacos scaldati al microonde in distribuzione dalla
cucina di bordo. Hai finito con questa roba? le chiede in
tono mellifluo e insinuante. Lei lo guarda in tralice. Se ne sta
l, a invadere il suo spazio personale (che poi  la prerogativa
di un amante, deve ricordare a se stessa) con quel sorrisetto
sulle labbra. Perch arrivati a un certo punto si continua a
ritoccare all'infinito, no? E questa dovrebbe essere una festa,
o sbaglio?
 l l per rispondergli bruscamente, ma si trattiene. Per
un lungo istante lo fssa negli occhi, fuori dai finestrini gli
spruzzi, gli schiamazzi e le urla dei ragazzini che giungono
fino a loro come grida di invasati. S, ammette alla fine, e
ora riesce a fare un sorriso, a rilassarsi, festeggiare, perch ha
ragione lui, il peggio  passato e oggi bisogna guardare avanti,
non indietro. S, hai ragione.
E funziona. L'aria si  rasserenata. Il mal di testa, quel
mal di testa incipiente che ha appena iniziato ad avvertire,
allunga i suoi tentacoli e comincia a diminuire nello stesso
tempo. Sposta il mouse, chiude il portatile e si piega in avanti
per frugare nello zaino e tirarne fuori una barretta energetica,
tanto per tenersi un po' su. Festa o non festa, un discorso
dovr farlo comunque dopo la diramazione del comunicato
stampa, dovr dare una mano al suo assistente Wade,
responsabile del cibo, e mostrare vivo interesse per il discorso
che far Freeman, infarcito di pause impacciate, mordicchiamenti
di labbra e battute divertenti solo per definizione.
Ma questa  una festa, o almeno il suo inizio, e sfregandosi le
mani con un'ultima alzata di spalle fa scivolare il portatile
nella borsa, poi apre la confezione della barretta. L'addenta
schiacciando sotto i molari il bolo di semi di girasole, datteri
e uvette e la sferzata di zuccheri  quasi istantanea, poi la
offre a Tim, che la prende distrattamente. Le d uno sguardo
incerto, come se stesse pensando a tutt'altro, come se la stesse
anticipando, preoccupandosi per lei. Speriamo che la
stampante qui funzioni...
Adesso il sorriso di lei  pi convinto, le schiude le labbra
e sente tirare i muscoli agli angoli della bocca... Com' che si
chiamano? Zigomatico maggiore. O minore. Forse l'uno e
l'altro. Dovrebbe essere giusto, anche se i suoi studi di anatomia
risalgono a tanto tempo fa, ma se ricorda bene per
sorridere servono qualcosa come diciassette muscoli differenti.
Ma non importa. Ci che conta  che sta sorridendo
perch c' qui Tim che ricambia il suo sorriso e si stanno
godendo una rara giornata di libert insieme, se cos vogliamo
chiamarla.
Non mi conosce molto bene, vero? dice chinandosi e
dando un colpetto allo zaino ai suoi piedi. Mi sono portata
la mia. Non si sa mai. Prima che lui possa rispondere, alza
una mano per fermarlo. S, dice, s, lo so. Anche la carta.
Era stata a Guam sette anni prima perch le si era presentata
l'opportunit, perch Julie Savidge era uno dei suoi
grandi miti e perch aveva appena rotto con Rayfield
Armstrong, che quando non stava lavorando alla tesi sull'impatto
di una specie di granchi alloctona (il granchio ripario)
sugli invertebrati locali nella baia di San Francisco suonava
la chitarra nei bar e nei caff di Berkeley, e che grazie a tutte
le ore passate in acqua aveva il petto, le spalle e la schiena
cos muscolosi da sembrare un mosaico vivente. Erano andati
a vivere insieme, un impegno, il primo impegno serio della
sua vita, ma nel giro di qualche mese lui era riuscito a dare
fondo alla riserva di pazienza di Alma, di speranza e anche di
buona volont. Non era mai a casa, sempre in giro per le
immersioni, a strimpellare la chitarra sotto la luce di un faretto
in qualche bar o caff, o su un autobus per andare a
suonare in una citt sconosciuta ai pi, e quando era a casa
era talmente preso dalle sue cose (granchi e chitarra, granchi
e chitarra) che finiva per non avere molto tempo per lei. E
cos lei se n'era andata. E aveva accettato un lavoro sul campo.
A Guam.
Ci che si aspettava di trovare laggi era qualcosa di simile
all'ambiente che aveva conosciuto alle Hawaii, ma meno
sviluppato, pi primitivo, pi estremo, e non era rimasta
delusa. Le strade, strappate alla boscaglia, erano congestionate
e micidiali, l'architettura in linea di massima fatta di
blocchi di cemento rinforzati, un modo per sopravvivere agli
uragani in quell'angolino che i meteorologi chiamavano
Corridoio dei tifoni e tutto, anche l'interno dello scolorito
contenitore di plastica che teneva sotto il lavandino del suo
monolocale-bunker, aveva l'odore della rigogliosa vita fermentativa
microbiologica dei tropici. La giungla era lussureggiante,
ma molti degli alberi autoctoni, distrutti durante
la guerra, erano stati sostituiti da una specie sudamericana, il
tangan-tangan, e a causa della mancanza di uccelli c'era un
silenzio inquietante. Con la scomparsa degli uccelli gli insetti
avevano avuto una crescita numerica, col risultato che la
popolazione dei ragni (grandi come una mano, con striature
gialle iridescenti su un corpo nero lucido) aveva conosciuto
un'esplosione, ricoprendo il sottobosco e la volta forestale
con le grandi tende tremule delle loro tele, tanto che era impossibile
muoversi nella giungla senza che ti si appiccicassero
addosso come una seconda pelle. Per non dire che presumibilmente
i ragni non erano affatto contenti di veder trasferite
le proprie tele su maniche, capelli e facce.
I locali, in prevalenza chamono e filippini, non le riservarono
mai pi di qualche sguardo incuriosito. La vedevano
come un'asiatica o gi di l, per cui, nonostante i pantaloncini
da jogging e le t-shirt dei concerti di Micah Stroud e di
Carmela Sexton-Jones, non la consideravano un'anomalia, a
differenza di personaggi come Robert Ford-Smith o sua moglie
Veronica, entrambi del Lancashire, con i loro britannici
nasi aquilini e la carnagione pallida e slavata come un piatto
di patate lesse. Laggi si sentiva a casa, proprio come le era
successo alle Hawaii e a Berkeley, diversamente da quello
che le sarebbe accaduto se fosse andata nel Wisconsin, uno
stato a stragrande maggioranza bianca, a studiare gli effetti
della predazione felina sugli uccelli boschivi, o a Salt Lake
City a tenere sotto controllo la popolazione di svassi sul
Grande Lago salato; dove per non era andata.
Robert (non Bob, Rob o Robbie, ma soltanto Robert) era
sui cinquantacinque anni e lavorava per debellare il serpente
gatto bruno fin dai tempi di Julie Savidge, che da allora era
passata ad altro. Riceveva fondi dal ministero dell'Agricoltura
degli Stati Uniti nell'ambito del programma di ricerca sul
serpente gatto bruno e il suo obiettivo primario era inventarsi
barriere per tenere lontani i serpenti dai container al porto
e dagli aerei in partenza, evitando che scroccassero un passaggio
per le isole vicine, o peggio ancora per le Hawaii.
Questo - limitarne la diffusione - era il primo passo, ma la
seconda e pi vasta iniziativa era trovare qualche agente biologico,
un batterio, un virus o un parassita, che riuscisse a
controllarne il numero in modo da poter reintrodurre gli uccelli
autoctoni allevati in cattivit. Per fare ci, catturava serpenti
e conduceva esperimenti su di loro. Il lavoro di Alma,
che si svolgeva di giorno e di notte, con una torcia in fronte
e un bastone per rimuovere le ragnatele, consisteva nell'ispezionare
le trappole e tornare al laboratorio con il suo bottino
di serpenti (ce n'erano sempre tantissimi) per poi sezionarli
e determinare di cosa si erano cibati. Era un lavoro solitario
(da far venire la pelle d'oca, lo definiva Tim, che non era
un amante dei serpenti), ma che la portava a stare all'aperto,
che poi era il motivo principale per cui lavorava nella gestione
della fauna selvatica.
In un anno i giorni erano trecentosessantacinque, indiscutibilmente,
ma nei tre anni in cui era stata sull'isola il tempo
sembrava essere diventato elastico, si allungava come una
corda da bungee-jumping graduata e una giornata poteva
valere per due o anche per tre. Impar a fare a meno della
civilt, quanto meno di quella americana, e sebbene avesse
diversi amici fra gli abitanti di Guam e partecipasse a vari
ritrovi e feste arrivando ad apprezzare il polipo kelaguen e il
frutto dell'albero del pane cotto nel latte di cocco, non si
integr mai come facevano invariabilmente molti degli altri
al centro operativo. In prevalenza passava il tempo da sola e
si spostava nella boscaglia come se lei stessa fosse una specie
indigena: piccolina, pelame abbondante, acuta capacit di
osservazione e riflessi pronti nello schivare rami e relative
ragnatele. Catturava i serpenti in gabbiette di fil di ferro che
avevano all'interno una gabbietta pi piccola con dentro un
topolino bianco e la sua razione di patate a pezzetti, li metteva
in un sacco e li portava al centro operativo, dove li tirava
fuori, li eutanasizzava e li sezionava oppure li dotava di minuscoli
radiocollari per poi lasciarli nuovamente liberi e stava
a vedere quello che combinavano.
I serpenti erano un fascio di muscoli, cos forti da riuscire
a elevarsi da terra per tre quarti della loro lunghezza e mantenere
la posizione per diversi minuti, ma i suoi muscoli, muscoli
da primate, erano pi potenti. Ne uccise migliaia. Venne
morsa una mezza dozzina di volte. Il caratteristico odore,
secco e pungente, delle viscere del serpente gatto bruno le
divenne familiare. E scopr che, contrariamente all'opinione
corrente o alla prima regola di amatori e collezionisti, questo
tipo di serpente non aveva bisogno di una preda viva e nemmeno
di una preda. Aveva una capacit adattativa da far paura.
Scomparsi gli uccelli, cominci a nutrirsi di topi e lucertole.
E quando non trovava topi o lucertole, si intrufolava nei
cortili delle case e portava via quello che poteva, animato o
inanimato. Due volte, aprendo il ventre di un serpente, le
capit di trovarvi filamenti unti della confezione di plastica
degli hamburger crudi. E una volta, in un'immagine degna
di Bunuel, trov il cilindretto bianco di un assorbente usato,
intriso di sangue. Ancora adesso, alla sera quando chiude gli
occhi, nel dormiveglia vede i serpenti, ritti, la testa in movimento,
in cerca di qualcosa su cui arrampicarsi.
Tim chiacchiera. La barca plana sull'acqua. Il suo stomaco
sta elaborando i frammenti della barretta e il caff con cui
l'ha buttata gi, ma non soffre il mal di mare, non lo soffre
mai.  il trionfo della mente sul corpo, o per meglio dire
sulla peristalsi. E sul reflusso. C' chi riesce a controllarlo e
chi no. Tim, per esempio. Tim  una roccia. Pu mangiare
un pranzo di sette portate e poi andare tutto il giorno sull'ottovolante
a Magic Mountain senza risentirne minimamente,
anzi, non fosse per la forza centrifuga tirerebbe fuori il tovagliolo
e trangugerebbe qualcosa mentre si trova sull'ottovolante.
Molti passeggeri per sono un po' pi delicati, fra cui
almeno uno dei giornalisti che questa piccola gita vorrebbe
conquistare, e Alma non pu fare a meno di provare una
punta di ansia. Toni Walsh, del quotidiano di Santa Barbara,
che fin qui ha dimostrato ben poco entusiasmo per la faccenda
dei topi e la conseguente questione del controllo dei maiali
a Santa Cruz,  salita a bordo con l'aria di una che ha
passato una nottataccia, e non appena lasciato il porto si 
seduta a un tavolo accanto al finestrino e ha messo gi la testa,
fingendo di dormire. Ora, a non pi di un miglio dalla
costa, si alza bruscamente e barcollando esce all'aperto a
poppa, dove il vento si porter via quello che ha mangiato a
colazione. Non un buon inizio. E naturalmente, per punzecchiarla
un po', Tim alza le sopracciglia e le bisbiglia: Mi sa
che qualcuno ci far un bell'articolo di merda.
Quando la barca rallenta e si avvicina alla banchina, con
il sole che filtra in grandi colonne rettilinee fra la poca foschia
rimasta, la scogliera che si erge imponente e le strida
degli uccelli, tutti quanti sembrano risvegliarsi. Chi era rimasto
in silenzio per tutta la traversata improvvisamente si mette
a cicalare, i ragazzini sono incontenibili (ma che cosa mai
ne ricaveranno, si chiede lei, a parte qualche dolciume e una
scottatura?) e i volti dei suoi colleghi d'ufficio prendono
quell'inusuale aria rilassata che di solito hanno solo il venerd
pomeriggio. E lei  l in mezzo al bailamme, aiuta la gente
a salire sulla scaletta, chiacchiera, scherza e riesce persino a
strappare un sorriso ad Alicia, la segretaria pallida e timida
chiusa come una cassetta senza la chiave, poi stringe la mano
a Fausto Carrillo, il sindaco di Oxnard (che  tutto sorrisi) e
guida una barcollante Toni Walsh sugli instabili pioli della
scaletta.
C' una breve riunione con Wade, poi arrivano i contenitori
termici, tirati su dalla stiva e spinti sulle assi del molo
scrostate dal sole con un rumore di plastica dura, tutto a
posto, il picnic nelle fasi iniziali e nient'altro da fare se non
intrattenere i presenti con quello che nelle sue speranze sar
il momento clou della giornata, la passeggiata nella natura.
Mentre Wade e qualcun altro vanno avanti ad accendere la
carbonella e allestire i tavolini pieghevoli nell'atrio del centro
visite (un luogo fatto apposta per emozionare anche i pi
pallidi, cinici, aridi e sedentari con la sua vista sul canale) lei
e Tim, come d'accordo, attaccano la scarpata per condurre il
gruppo sul percorso panoramico. Lei si ripete che deve
andare piano, specialmente sui gradini, fermandosi a ogni terrazza
per indicare questa o quella pianta e dare modo di riprendere
fiato a chi  meno in forma. Una volta arrivati in
cima, dove si cammina pi agevolmente, avr ampie opportunit
di portare acqua al mulino dei princpi e dei criteri di
ripristino dell'isola, indicando i nidi dei gabbiani e di altri
uccelli in ripresa, non perdendo occasione di rimarcare, sia
pure in modo sottile, che tutto ci era stato reso possibile
grazie al progetto di controllo dei topi che, per inciso, era
stato finanziato da un verdetto di tribunale contro uno dei
grossi inquinatori dell'ecosistema (la Montrose Chemical
Corporation, responsabile di aver scaricato fra il 1947 e il
1982 pi di cento tonnellate di rifiuti contaminati da DDT
nella baia di Santa Monica) e quindi virtualmente a costo
zero per i contribuenti.
Con la sua attenzione per i dettagli, ha ricordato a ognuno
degli ospiti con ripetute email di vestirsi in modo adeguato
per quella che sarebbe stata una camminata media di circa
tre chilometri in condizioni di tempo variabile, e molti sembrano
aver accolto il suggerimento. Vede infatti scarponi,
giacche a vento, zainetti, bottiglie d'acqua e via dicendo, a
parte Toni Walsh, che chiude la retroguardia con un paio di
espadrillas rosso sangue, bermuda di crespo mimetici e un
top elasticizzato (senza n giacca n maglione) e che gi si
stringe le braccia intorno al corpo con l'aria di una che ha
bisogno di una sigaretta. Anzi no, si corregge Alma, questo 
un pensiero saccente e cattivo, non sa nemmeno se  una
fumatrice. Ma d'altra parte tutti quelli che scrivono fumano,
no? E bevono. E se ne stanno davanti allo schermo del computer
finch le arterie non si intasano e i muscoli si atrofizzano.
Tim tiene banco, raccontando alle persone raccolte attorno
a lui qualche cosa sulle abitudini di nidificazione dei
gabbiani, su come costituiscano coppie stabili per la vita e
difendano la stessa area anno dopo anno attaccando e persino
uccidendo qualunque volatile che si avventuri sul loro
territorio da un nido vicino, lei gli fa segno con la mano di
tagliare e riprende il sentiero pensando che offrir a Toni
Walsh la giacca a vento di riserva che si  portata dietro proprio
per un'evenienza come quella.
Il sentiero  coperto da un centimetro di terra e ha la
consistenza dei wafer. Il sole ha ormai dissolto la foschia ma
c' un vento di tramontana che abbassa la temperatura percepita
attorno ai dieci gradi, calcola lei, e mentre passa accanto
agli altri (Che cosa ti succede, Alma, scherza il sindaco
con la sua faccia rubizza di luna piena, gli occhi esoftalmici
e la lingua fuori in cerca di aria, ti arrendi cos presto?),
scendendo lungo un leggero pendio fino al punto in
cui Toni Walsh lotta per mettere un piede davanti all'altro,
gi tira fuori la giacca a vento dallo zaino e la tiene in mano
tutta appallottolata. Nonostante le sue intenzioni siano chiare,
la giornalista (quanti anni avr, quaranta, quarantacinque?)
la guarda con aria frastornata. Tutto a posto? le
chiede.
Io? Toni Walsh non si  data la pena di truccarsi, nemmeno
un po' di rossetto. Ha le scarpe coperte di polvere. I
capelli, tinti di un innaturale color rosso, le ricadono sfibrati
sulle spalle, inariditi dai troppi trattamenti come i ciuffi d'erba
ai loro piedi. S, certo, sto bene. Diciamo che non sono
abituata alle gite in barca. Non al mattino, almeno.
Mi sembra che lei abbia freddo. Le porge la giacca a
vento. Se vuole ho questa. E in pi, quindi...
C' qualcosa sul volto della donna che le mette soggezione
e tutto a un tratto si sente a disagio, come se inconsciamente
stesse cercando di blandirla, o quanto meno di ingraziarsela,
anche se non  cos. Vuole solo essere gentile, n pi
n meno, perch l in un certo senso sono tutti suoi ospiti, e
le regole dell'ospitalit... O anche soltanto la semplice cortesia...
No, no, grazie, dice Toni Walsh frugando nella borsa
in cerca di... S, una sigaretta. Se la mette fra le labbra e l'accende
con una boccata di fumo subito disperso dal vento. Le
braccia sono coperte di pelle d'oca. Gli occhi arrossati. I capelli,
sciupati e rovinati, le si incollano attorno alla gola.
Alma lascia cadere il braccio imbarazzata, il vento gonfia
l'indumento rifiutato come un cuscino appeso alla corda del
bucato. Se preferisce, pu tornare al centro visite e farsi una
tazza di caff... A quest'ora Wade avr gi acceso il fuoco...
O del vino, un bicchiere di vino. Noi arriviamo fra poco.
Toni Walsh guarda dietro le spalle verso il bianco monolito
del faro che si eleva dalla boscaglia sullo sfondo della
grande scodella dell'oceano, la luce accecante e rossastra, in
lontananza la vela sottile di un'imbarcazione che pare un
pezzo di stoffa agitato dal vento. Il resto del gruppo si  rimesso
in movimento e Tim, le spalle incurvate, cammina a
grandi passi davanti a tutti, senza smettere un attimo di parlare.
S, dice finalmente Toni Walsh, lasciando uscire dalle
labbra socchiuse una boccata di fumo che il vento si porta
via, mi sembra una buona idea. Mi sa proprio che far
cos.
Pi tardi, dopo aver raggiunto il gruppo per aggiungere
commenti ed esortazioni al monologo ininterrotto di Tim e
dopo che i gitanti hanno avuto modo di assorbire per conto
proprio un po' dell'amenit e della bellezza dell'isola, comincia
a dimenticare se stessa e a cercare di immaginarsi
quell'esperienza attraverso i loro occhi, come se vedesse il
posto per la prima volta. Geologicamente non  poi cos diverso
da quello che potrebbero trovare lungo la costa di
fronte, dove la Highway 1 si allontana da Port Hueneme e la
scogliera si erge dietro i frangenti ricoperta da un manto di
coreopside e di baccharis pilularis, a parte il fatto che qui non
ci sono stradoni, e nemmeno vie, edifici e spazzatura. E c'
silenzio, silenzio come doveva esserci al mondo prima che
inventassero i motori a combustione interna, con il mare e il
vento a fare da sottofondo ai versi delle foche e ai gridi degli
uccelli. A volte, quando  qui da sola, sente il battito di
un'entit pi grande, come la pulsazione all'unisono di tutti
gli esseri viventi, vino splendore e un'armonia che la rapiscono,
la sottraggono allo stato di coscienza e nulla ha pi nome,
n latino n inglese n in nessun'altra lingua conosciuta.
Oggi naturalmente  troppo nervosa per avvicinarsi anche
solo lontanamente a quello stato d'animo. Eppure sembra
tutto fresco ed eterno allo stesso tempo, i fiori selvatici in
boccio, la vista aperta, i gabbiani collaborativi, le lucertole
che schizzano via da sotto i piedi come a sottolineare il fatto
che i topi sono spariti e tutto va bene. I gitanti si divertono,
lei lo vede benissimo, e vivere il posto toccando con mano
vale mille conferenze stampa. E in definitiva, non  per questo
che si  data tanto da fare, per familiarizzare il pubblico
con l'unicit di quest'isola e, per estensione, dei sempre pi
scarsi paradisi che ancora rimangono al mondo resi ancor
pi preziosi dalla loro rarit? Per far scoccare in loro la scintilla?
Per conquistarli alla causa? Arruolarli nella lotta contro
gli speculatori e le imprese edili e la gente come Dave
Lajoy che, magari animati da buone intenzioni, agiscono per
solo per ignoranza e spirito di vendetta?
Ha tenuto i capelli sciolti e il vento se ne impadronisce
buttandoglieli in faccia e, quando scuote la testa per liberarsene,
i pensieri su Dave Lajoy e tutti gli altri sedicenti salvatori
sono scomparsi. Chiude gli occhi, alza il viso verso il sole.
Perfetto.  una giornata perfetta. Si sente una conquistatrice,
una regina, come la prima donna chumash sbarcata su quella
costa diecimila anni fa.  al settimo cielo. Sull'onda del momento.
E la sensazione l'accompagna per trenta secondi buoni,
ovvero fino a che non guarda l'orologio. Com' che si 
fatto cos tardi? Sono indietro di dieci minuti rispetto al programma,
almeno dieci minuti.
Sente una fitta familiare di inquietudine, si gira e si porta
alla testa del gruppo, accanto a Tim, che nel frattempo ha
costruito una piattaforma di sassi grande come un'ottomana
e ci si  messo sopra, le braccia sui fianchi, gli occhiali da
sole che pendono da una mano. Il logoro berrettino da baseball
che la sera prima ha appeso alla spalliera del letto per
non dimenticarselo  calcato gi sulla fronte, lasciando la
parte inferiore della faccia esposta al sole incandescente. In
questo momento, sta tratteggiando un quadro generale su
abitudini e predilezioni nidificatone del gufo e i gitanti sono
tutti raccolti attorno a lui a meditare sulle abitazioni cave
della creatura, che brilla per la sua assenza. Si schiarisce la
voce per richiamare l'attenzione. Qualcuno ha fame? chiede.
Perch io s.
Be', anche loro. Certo che s. In effetti  un tacito do ut
des. Quando porta a camminare un gruppo per fare pubbliche
relazioni, c' sempre la promessa di un pranzo gratis,
ricco e gustoso, con l'accompagnamento di vino ben freddo.
Una delle gitanti, un donnone robusto con un infelice cappello
di paglia che il vento continua a sbatterle attorno alla
faccia come uno di quei collari di plastica che i veterinari
usano per i cani (ma  la moglie del sindaco o una sua cara
amica?), sembra pi che propensa, e Alma le rivolge un sorriso.
Benissimo, allora. Seguitemi.
Quindi li guida gi per il sentiero fino al punto in cui
Wade e i suoi aiutanti, fra cui Alicia, hanno preparato il pasto,
insalate e altre pietanze su un lungo tavolo addobbato
con una fresca tovaglia bianca e un vaso di fiori selvatici.
Dietro la tavola, a poca distanza, lo svettante faro brunito d
il benvenuto sotto il sole, e pi in basso il mare si apre in un
luccichio di colori; tutto  amabile e invitante. Come a una
festa. Tale e quale. Avvicinandosi, i gitanti rompono le righe
e quella che era una fila unica si sfrangia, gente che parla a
bassa voce tracannando bottiglie d'acqua, scherzando con
quello spirito cameratesco che l'esperienza della natura vissuta
in compagnia fa sempre emergere. Gli occhi di Alma
saettano critici qua e l, non proprio assegnando voti ma notando
chi preferisce starsene in disparte e cercando di farsi
una rapida idea da come si comportano e si atteggiano,
avranno fame, si annoiano, si divertono? Cose del genere.
Per lei  quasi un riflesso.
Vede Toni Walsh dall'altra parte del fuoco da campo che,
un bicchiere di vino in una mano e la sigaretta nell'altra, ha
attaccato bottone con Alicia. Alicia? Del resto Alma non pu
controllare tutto, e qualsiasi cosa Alicia (occhi scuri,
modaiola, sui vent'anni, comunicativa pi o meno come un sasso)
possa dire a Toni Walsh probabilmente non sar niente di
che e di sicuro non pu nuocere alla causa. Alicia  una segretaria,
nient'altro, di un'efficienza stolida anche se scialba,
ma non ha nessuna formazione nell'ecologia del ripristino se
non quello che ha assorbito per osmosi, e Alma non dubita
nemmeno per un istante che per lei non farebbe differenza
lavorare nell'industria o nel terziario o anche per gli inquinatori
stessi.
In effetti, le viene in mente una volta in cui lei e Alicia si
erano fermate da sole in ufficio fino a tardi per lavorare su un
documento che il sovrintendente doveva presentare prima di
una riunione presieduta dal ministro degli Interni; Alma leggeva
le bozze e Alicia controllava sulla propria copia. Era
una cosa piuttosto noiosa (Freeman non era Rachel Carson)
e a un certo punto fecero una pausa e uscirono sul molo a
guardare la nebbia impigliata negli arbusti. Alma si ritrov a
fare conversazione, banalit, niente a che vedere con il lavoro,
e se Alicia non se la sentiva di aprirsi, nemmeno in quel
momento, quando la situazione era pi rilassata di quanto le
normali ore di lavoro e le dinamiche capo-dipendente potessero
averla costretta, Alma la poteva capire. Ma riuscire a
farle dire una cosa qualsiasi, sul fidanzato, sui genitori, su un
film che aveva visto, era quasi impossibile. Con lei tutto si
riduceva a s, no o mmm-mm: se aveva opinioni proprie le
teneva per s. Eppure in quella occasione, proprio quella
volta, si era decisa a parlare, parlare di niente. O, come Alma
cap pi tardi, di una questione che Freeman aveva marginalmente
sollevato rispetto al controllo biologico negli ecosistemi
chiusi.
Non capisco perch si debba ammazzare tutto, aveva
detto studiandosi le unghie, dipinte in due colori, acquamarina
e rosso lampone, e parlando a voce cos bassa da risultare
quasi impercettibile. Niente sguardi diretti. Gli sguardi
diretti presuppongono confronto, assertivit, e Alicia non
era assertiva, pi un contenitore che il contenuto che vi sta
dentro. E se lasciassimo tutto quanto il mondo cos com'era
prima di noi, come Dio l'ha creato. Non sarebbe pi semplice?
Alma era rimasta esterrefatta. Quindi quella ragazza,
quella giovane donna, quella personalit chiusa come uno
scrigno, aveva lavorato, respirato e pensato in mezzo a loro
da quando aveva lasciato l'universit, senza assorbire niente?
Zero? Nada? Forse avrebbe potuto risponderle in tono
pi gentile, da tutrice, da quell'educatrice che a quanto pare
era, ma la conversazione si concluse l e cos il tentativo di
socialit e di coinvolgimento di Alicia, perch Alma le aveva
detto seccamente: Ma  proprio questo che  sbagliato,
non capisci? Perch siamo stati noi a portar l gli animali, le
pecore, i bovini e i maiali a Santa Cruz e Santa Rosa, i topi
ad Anacapa e i conigli a Santa Barbara, e per noi  un obbligo,
un dovere. Dopo di che si ritrov a farle la lezione, non
riusc a trattenersi, e Alicia non alz mai lo sguardo dalle
mani incrociate e non disse pi una parola che non fosse s,
no o mmm-mm.
Comunque, si ripete ancora una volta, questa  una festa
e lei deve lasciar correre, almeno oggi. Azzarda un sorriso e
un gesto della mano verso Toni Walsh e Alicia, stringe la
mano a una mezza dozzina di persone e d una veloce occhiata
alla tavola. Wade, con l'aiuto di Alicia, ha fatto bene il
suo lavoro, come sempre, e tutto  pronto per cominciare.
Splendidamente. A meraviglia. E se c' qualche particolare
che le  sfuggito, qualche inezia che  sicura di aver dimenticato
come se fosse imprigionata in uno di quei sogni mattutini
nei quali  in ritardo per i corsi, per l'aereo o non riesce
a trovare la camicetta, il reggiseno o i jeans, vorr dire che
rimarr ignorato. Determinata, alza un bicchiere vuoto dal
tavolo e si immerge fra le persone, passando da un gruppo
all'altro per incoraggiarli ad avvicinarsi al buffet, il profumo
della carne alla brace che gira con il vento come una promessa,
e non c' niente di pi atavico, di pi celebrativo, l'animale
rapito alla boscaglia e offerto alla trib. La gente comincia
a formare una fila irregolare, prendendo piatti, posate e i bicchieri
che lei ha voluto di carta invece che di plastica, perch
la plastica  il polimero del demonio, ma questa  un'altra
faccenda, e scaccia il pensiero dalla sua mente appena vi si
affaccia.
Aspetta e osserva, con trepidazione crescente via via che
le persone avanzano nella fila, si riempiono il piatto, si fermano
a parlare a gruppi di tre o quattro o a scambiare una
battuta con Wade e gli altri che servono il cibo. Non appena
vede in fila l'ultima coppia (il sindaco e sua moglie, alla fine
 sua moglie, ma com' che si chiama, Yolanda?) tira su dal
ghiaccio come se fosse una cosa viva una bottiglia di Piper
Sonoma sgocciolante, la alza e comincia a battervi sopra perentoriamente
un cucchiaio. Un momento di attenzione,
tutti quanti! chiama, girandosi a destra e a sinistra per attirare
gli sguardi su di s.  il momento di un giro di champagne,
il sorriso sulle labbra, sempre osservando le loro
facce, perch oggi abbiamo qualcosa a cui brindare.
Adesso Wade  accanto a lei e libera freneticamente dalle
gabbiette una bottiglia dopo l'altra, turaccioli che saltano in
successione e bottiglie che passano di mano in mano mentre
tutti si avvicinano con i loro bicchieri di carta. Risuonano le
risate. Battute, scherzi. Si avvicina Freeman, il piatto in una
mano e il bicchiere nell'altra. Arriva la telecamera, luccicante
e simile a un insetto. I sorrisi si sprecano. Quando tutti i bicchieri
sono stati riempiti e lei si sente pervasa da una sensazione
di trionfo e rivalsa che la riempie di una soddisfazione
pura come mai l'ha provata, alza il bicchiere e Freeman la
imita. Lo tiene sollevato per un istante solenne poi, con un
sorriso cos largo che quasi non riesce ad articolare le parole,
scandisce: Ad Anacapa, libera dai topi al cento per cento!
A Guam non c'era stato champagne, perch Guam non
era libera dai serpenti n mai lo sarebbe stata. Le specie
coinvolte erano troppe, troppo invasive, troppa vegetazione,
un'infestazione troppo perfetta. Robert si era convinto di
aver trovato una soluzione una mezza dozzina di volte, l'ultima
in ordine di tempo un virus in grado di sopravvivere soltanto
negli esseri a sangue freddo, e si era dato da fare a
inoculare i serpenti con il patogeno per poi liberarli, ma il
patogeno non aveva avuto effetto e non c'erano stati apprezzabili
cambiamenti numerici nella popolazione. Diceva sempre
che l'unico modo di eliminarli era sganciare un'atomica
sull'isola, e anche cos era pronto a scommettere che qualcuno
sarebbe sopravvissuto, nascosto in una crepa nel muro o
acciambellato in una tubatura di piombo. Una volta, durante
un campo di lavoro insieme, dentro un pezzo di tubo di pvc
con un diametro non superiore a quattro centimetri avevano
trovato sei serpenti, stipati e allineati come cavi elettrici. E
ora, stando all'articolo che le aveva mandato, aveva una nuova
speranza: paracetamolo. Semplice, economico, il principio
attivo della Tachipirina. Un antiaggregante, come il brodifacoum,
ma molto pi selettivo in ci che elimina.
I primi esperimenti erano stati incoraggianti. Due pastiglie
da trecento milligrammi, somministrate attraverso la
carcassa di un topo morto, possono provocare il decesso per
emorragia interna di un serpente gatto bruno in tre ore. Gi.
Ma come distribuirlo? Robert e i suoi colleghi avevano effettuato
un lancio di tremila topi imbottiti di Tachipirina in una
parte di foresta accuratamente delimitata, ma molti erano
rimasti impigliati negli alberi decomponendosi prima che i
serpenti riuscissero a trovarli, e inoltre c'era un punto di domanda
sugli effetti che le esche avrebbero avuto sugli animali
che non ne erano bersaglio. E poi, quanti topi ci sarebbero
voluti? Quanti lanci? Si stimava che sull'isola ci fossero due
milioni abbondanti di serpenti, e anche se si fosse riusciti a
trovare la cifra colossale necessaria a un'operazione del genere,
anche se si fosse accertato che l'agente non era attivo
sugli altri animali, le possibilit di riuscire a eliminare tutti i
serpenti erano pi o meno (anzi: esattamente) pari a zero.
C'erano e ci sarebbero rimasti. E cos gli alberi originari erano
destinati a diminuire perch non ci sarebbero mai stati
uccelli sufficienti a diffonderne i semi, ragni e insetti avrebbero
prosperato e nel giro di cento, di cinquanta anni Guam
non sarebbe pi stata Guam.
Ha il sole negli occhi e deve strizzarli per rovesciare la
testa all'indietro e lasciare che la fresca carezza del vino le
scenda gi per la gola. Terr il suo discorsetto, consegner il
comunicato stampa, si stender su una coperta con Tim a
guardare gli uccelli sfrecciare in alto contro un cielo che si
estende fino all'infinito. Sar quella la sua ricompensa, la sua
pace, la sua gioia.  stata lo strumento del bene, colpendo gli
invasori che tanti e tanti anni prima avevano tormentato sua
nonna durante le sue peripezie e che da allora saccheggiano
le uova di implumi uccellini che avevano imparato a nidificare
e nutrirsi in un mondo senza topi. Be', lei quel mondo
gliel'ha restituito. Gli ha dato una possibilit. E ora, come sta
per confessare pubblicamente alzando un'altra volta il bicchiere,
 pronta ad andare avanti, imperterrita, con l'aiuto e
la guida di Freeman Lorber e di tutte le altre incomparabili
persone del National Park Service delle Channel Islands, fino
alla sfida enormemente pi impegnativa di Santa Cruz.
Santa Cruz! urla, il doloroso trocheo che le sale dalla
gola come un grido di guerra mentre tutti quanti sollevano il
bicchiere all'unisono, sostegno e incoraggiamento nonch
segno della loro dedizione alla causa, gente assennata, gente
colta, inebriata dal momento e da questo posto che lei ama
pi di qualsiasi altro sulla terra, pi delle Hawaii, pi delle
Berkeley Hills, persino pi di Guam. E ora, a Santa Cruz! 
E poi arriva il giorno dopo, una domenica, spremuta d'arancia,
ciambelle con formaggio molle, il giornale. Potendo,
Tim ha l'abitudine di dormire fino a tardi e oggi non fa eccezione.
Quando  scivolata fuori dal letto alla sua solita ora (le
sei e mezza) era rannicchiato sotto le coperte, il respiro leggero,
l'aria di chi andr avanti a dormire fino a mezzogiorno,
e lei non aveva visto motivo di svegliarlo. Lasciamolo dormire.
Nemmeno lei ha una vita come in quei film dalle immagini
flou in cui le coppie tubano sopra le uova in camicia e il
caff che bevono da tazze grandi come ciotole per insalata,
poi passeggiano mano nella mano sulla spiaggia... No, questa
 roba vera, lei ha una relazione vera con un uomo che vive e
respira e a cui piace dormire pi di lei. E allora? Buon per
lui. Tim ha la sua vita, lei la propria. E quando si incrociano,
tanto meglio.
Fuori la nebbia comincia ad alzarsi, il sole sorge, pallida
presenza fra i tronchi degli alberi, poi improvvisamente in
un colpo solo si infila nella finestra e illumina la cucina, impossessandosi
dei pomelli d'acciaio del forno e della lente di
vetro dell'orologio sul muro di fronte. Il giardino si anima.
Le begonie si accendono. Mattino a Montecito. Ha dato una
pigra occhiata ai titoli (Bush e la sua guerra) e caricato la lavastoviglie.
A quest'ora sulla spiaggia non ci sar nessuno a
parte qualche proprietario di cane e gente che fa jogging, o
almeno cos lei spera, quindi si infila le scarpe da ginnastica,
apre la porta ed esce nel giorno.
Attraversa l'isolato, costeggiando l'albergo con le sue
sontuose distese di prato, l'aria fresca e ancora niente macchine
sul vialetto d'ingresso. Tagliando diagonalmente la
striscia d'asfalto prende la via diretta per la scala che scende
in spiaggia. Non segue il bollettino delle maree (non ne ha il
tempo, e poi preferisce la sorpresa) e cos ha un piccolo moto
di sollievo alla vista della distesa di sabbia bagnata che si
estende fino ai massi scuri e viscidi levigati dal movimento
dell'acqua due volte al giorno. Bassa marea. Al picco di marea
le onde si abbattono contro la massicciata e le tocca starsene
di sopra, sul marciapiede. Su questa spiaggia, esattamente
dirimpetto alla lunga sbavatura nerastra sull'orizzonte
che  Santa Cruz, non arrivano i cavalloni, che tendenzialmente
corrono lungo il canale, e quindi come spiaggia in
s non  particolarmente interessante.  bella, non c' dubbio,
ma non offre granch in termini di piscine naturali e
arriva relativamente poco sulla riva. Rifiuti a parte. E stronzi
di cane avvolti in graziose bustine di plastica. E questo la
manda fuori dai gangheri? Altroch. Che la gente debba
prendere qualcosa di naturale, rifiuti, feci, il prodotto finale
di un processo animale, chiuderlo nella plastica perch i futuri
archeologi possano dissotterrarlo da qualche discarica
fra mille anni  follia pura. Che mondo. Un mondo sbagliato
e segnato.
Comunque  qui, sulla spiaggia, a riflettere sulle sue opzioni
(destra o sinistra?), poi decide di prendere a destra in
direzione del promontorio che racchiude Santa Barbara vera
e propria, oltre il quale c' il porto e l'assurda ressa della
civilt che ne consegue, pensando che potrebbe esserci qualcosa
di interessante nelle lastre di roccia che negli anni si
sono staccate dalla falesia precipitando gi nelle onde.
Quando la marea  particolarmente bassa, come a quanto
pare  adesso, si vede una barriera di scogli con qualche pozza
qua e l in cui albergano i soliti sospetti, mitili, cirripedi,
ricci e chiocciole di mare, anemoni e paguri, oltre all'occasionale
sorpresa di sgargianti nudibranchi bianchi e azzurri o
di qualche polpo spiaggiato. Una volta, in primavera, era finita
sugli scogli la carcassa grigia di una giovane balena, con
i segni di quelle che dovevano essere ferite inflitte da un
grande squalo bianco, e l'estate di due anni prima, durante
un'invasione di dinoflagellate, si era imbattuta in una folla di
persone attorno a un cucciolo di foca, che stavano cercando
di far rientrare in acqua, quando quello chiaramente si era
trascinato sulla spiaggia per riscaldarsi.
L'animale era in evidente stato di denutrizione (lei sospettava
un avvelenamento da acido domoico provocato dalla
concentrazione di tossine nel plancton, risalito lungo l'intera
catena alimentare fino al latte materno) e quando si avvicin,
un giovane latinoamericano testa rasata e canottiera
bianca stava cercando di trascinarlo sulle rocce per ributtarlo
in mare. Senza neanche rendersene conto, gli si scagli
addosso come una furia, lo prese per il braccio e, nonostante
la mole, cerc di trascinarlo via. Sentiva urlare dentro la testa:
ecco qui un altro amante degli animali ben intenzionato
che stava facendo esattamente, precisamente la cosa sbagliata,
la cosa fatale, e lei sent il sangue salirle al viso. Lascialo!
 abbai, rigida per la rabbia, piantata l, la mano aggrappata
al braccio di lui come un congegno meccanico fatto di
viti, dadi e tiranti di titanio, finch non le obbed. Poi, mentre
il cucciolo liberato dalla presa ricadeva a terra e lui le
dava un'occhiata cos confusa da farle quasi pena, aggiunse
con voce gelida: State indietro, tutti quanti.
Si mise fra lui e la foca, che annaspava sulle rocce in preda
al panico, troppo debole per fare qualsiasi altra cosa, sollevandosi
sulle pinne e ripiombando gi, e a quel punto l'uomo
si riprese, avvicinandole la faccia a cinque centimetri
dalla sua. E tu chi cazzo sei? le chiese. Aveva un piccolo
tatuaggio azzurro pallido all'interno del polso sinistro, un
delfino che saltava, e l'alito che odorava di mandarino, come
se avesse appena attraversato un agrumeto.
Era una domanda interessante: chi era lei? Era una questione
di autorit: che cosa le dava il diritto di interferire
quando lui era arrivato prima e stava solo cercando di fare la
cosa ovvia, esibire i suoi muscoli e la sua volont a beneficio
della fidanzata e magari anche dei suoi amici e della folla,
vero samaritano motivato non dall'amore di s ma dall'amore
di tutte le creature? Lei ricorda ancora, con una punta di
imbarazzo, la risposta che gli dette: Sono una scienziata.
Va be', insomma. Almeno aveva salvato l'animale, chiamando
con il cellulare il numero del Centro mammiferi marini
mentre tutti se ne stavano indietro e la foca risistemava
le sue ossa angolari dentro la pelle. Adesso, mentre si dirige
verso il promontorio, quell'episodio le torna alla mente e poi
svanisce di nuovo, perch ha avvistato un branco di delfini di
Risso, cinque o sei, che nuotano a duecento metri al largo
lungo la linea costiera. Sono fra i delfini pi grandi, dai tre
metri ai tre metri e mezzo di lunghezza per la bellezza di
mezza tonnellata di peso, una specie che in genere predilige
le acque profonde ma che stamattina ha deciso di venire a
cercare cibo vicino alla riva, il che lei lo prende come un regalo
inaspettato. Cammina a passo svelto, cercando di non
perdere di vista gli animali mentre si muovono verso il promontorio,
quando scorge una figura poco pi avanti, un uomo
che le viene incontro con una coppia di cani. I cani - il
cranio che pare aerografato, il ventre sottile, la pelle dipinta
sulle ossa - sono greyhound, vede ora, e pensa: Bravo, li ha
salvati da qualche cinodromo della Florida, finch non guarda
lui con pi attenzione e si rende conto del suo errore. Quella
mascella, le spalle larghe e il collo sproporzionatamente lungo,
qualcosa nella camminata, ma non  quello a tradire la
sua identit. C' un sacco di gente, un sacco di uomini con
quella corporatura, uomini che lanciano in avanti le gambe
come se a ogni passo calpestassero qualcosa o qualcuno. No,
sono i dreadlock. Dreadlock color sabbia che si agitano attorno
alla testa come se stesse percorrendo la galleria del
vento.
Avverte una scarica di panico. L'ha vista, ne  sicura. Ha
proprio bisogno di un incontro sgradevole ora, stamattina,
quando non vuole altro che camminare sulla spiaggia e godersi
il momento? Sta pensando di girare sui tacchi e prendere
la direzione opposta, tornando sui propri passi (pu
rimandare l'esplorazione della barriera a un altro momento,
domani, il giorno dopo), quando la chiama per nome e lei si
blocca. Ehi, Alma! le grida; ai lati delle nude colonne delle
gambe i cani tirano come due caccia in virata. Alma
Boyd! Alma Boyd Takesue!
Quello che non ha mai detto a Tim (lui non gliel'ha mai
chiesto e comunque non ci crederebbe; fa fatica a crederci
lei stessa)  che una volta, in una disastrosa serata conclusasi
bruscamente,  uscita con Dave Lajoy. O per meglio dire
sono andati a cena insieme. O ci hanno provato. L'aveva incontrato
in uno dei locali del centro dove si fa musica, un bar
dove si esibivano giovani cantautori. Una sera era l da sola
(era arrivata da poco in citt, aveva cominciato da qualche
settimana appena quel lavoro che si riteneva fortunata ad
aver trovato, sei mesi dopo avrebbe conosciuto Tim) ed ecco
l questo tipo dall'aspetto gradevole, sulla trentina, seduto
insieme a un altro tizio al tavolo accanto al suo. Aveva addosso
la maglietta di un concerto con il volto di Micah Stroud
stampato sulla schiena, chitarra in mano, cosa che ai suoi
occhi fu immediatamente un punto a suo favore, perch
all'epoca Micah Stroud era noto soltanto a pochi eletti. Le
piaceva il suo sorriso, il modo in cui si teneva, i suoi capelli...
Quei capelli erano un manifesto. Non si vedono in giro molti
uomini di quell'et con i dreadlock. Pens che fosse un
musicista o un artista, forse uno scrittore, un fotografo, comunque
un indipendente. Mi sembri tutta sola laggi, le
disse. Vuoi venire qui con noi?
E cos lei aveva fatto. Ed era andata bene. E quando era
arrivato il weekend, lui l'aveva chiamata e l'aveva invitata a
cena, scegliesse lei il posto che le piaceva di pi. Lei non
aveva propriamente voglia di farsi coinvolgere, non dopo
Rayfield e i tre anni su Guam, dove si era abituata a stare da
sola, e non sapendo nient'altro di lui se non quanto le aveva
detto (era titolare di alcuni negozi di elettronica, se la passava
bene, gli piaceva la vita all'aria aperta, al momento non
aveva legami stabili) decise per un locale che conosceva gi
al Lower Village. Piuttosto caro, ma cosa c' di non caro?
Servivano nouvelle cuisine italiana e ci andava abbastanza
spesso, da sola o in compagnia di una delle ragazze del lavoro,
da potersi definire una cliente abituale. O comunque abbastanza
spesso da meritarsi un trattamento speciale da
Giancarlo, il proprietario e matre, e da sentirsi a proprio
agio a cenare l, sotto i suoi auspici, con uno sconosciuto.
Che magari si scopriva l'amore della sua vita. O un disastro.
Le cose partirono piuttosto bene. Si present a casa sua a
piedi, con un mazzo di gigli acquistati dalla ragazza (una
donna, in realt) del fioraio all'angolo, e fecero conversazione
mentre lei li metteva in un vaso, prendeva lo scialle nero
di pizzo e lo precedeva alla porta. Percorsero tutta la via,
attraversarono il ponte sulla freeway ed entrarono nel Lower
Village; le chiacchiere per rompere il ghiaccio filavano via
lisce: lui viveva proprio in cima alla collina, a nemmeno un
chilometro da l, e passava continuamente vicino a casa sua,
da quanto tempo era arrivata? Tre mesi? Come mai non l'aveva
mai vista? Non riusciva a crederci. Immaginava che non
avesse un cane, perch se l'avesse avuto di sicuro si sarebbero
incontrati sul promontorio, per strada o sulla spiaggia.
No, come aveva potuto vedere, non aveva un cane, anche se
li amava, ma non si era ancora sistemata e il lavoro la portava
spesso sulle isole dove i cani non erano ammessi per il timore
che trasmettessero malattie alle volpi e alle moffette stanziali.
Le isole? Aveva detto lui. Io adoro le isole.
Giancarlo venne alla porta a salutarli e gli indic un tavolo
vicino alla finestra, poi il cameriere (Fredo, un cileno alto
e triste che per dare un tocco di autenticit aveva preso l'aria
e l'accento da napoletano) gli port la lista dei vini. Che
cosa preferisci? le aveva chiesto Lajoy. Rosso o bianco?
Lei si strinse nelle spalle. Mi piace il rosso, rispose.
Bene, fece lui. Anche a me. Ma naturalmente dipende
da cosa mangiamo. E dall'occasione.
Per la verit, gli confess, non sono tanto raffinata. 
cos che ti riducono tre anni a Guam. Fece una risatina di scusa.
A Guam si beve quello che c'. Sak, soprattutto. E whisky.
O, come dicono loro, Whiisky. Whiisky e soda. E poi gin, naturalmente.
Gin and tonic, un classico.
Lui non replic nulla. Aveva la testa china sulla lista dei
vini; i dreadlock, cadendo in avanti, rivelavano il disegno rosa
del sottostante cuoio capelluto. Fece scorrere il dito sulle
diverse proposte, poi alla fine chiam Fredo. Vorrei parlare
con il sommelier, le spiace?
Fredo, funereamente inappuntabile, torreggiava su di loro,
le mani intrecciate dietro la schiena. Temo, scand, accentuando
la pronuncia, che non ci sia un sommelier vero e
proprio...
Vero e proprio? Lajoy (Dave) gli dette un'occhiata ostile
e incredula. E che diavolo vorrebbe dire? Ce l'avete o
non ce l'avete? O i vini sulla lista vengono ordinati, riposti in
cantina e serviti dal topino dei denti?
Io, cominci Fredo, o Giancarlo...
Me lo porti qui.
Fredo fece un leggero inchino e spar. Nell'attesa Lajoy,
masticando un grissino come se fosse un pezzo di legno, alz
gli occhi su di lei. Dilettanti, disse. Odio i dilettanti.
A quel punto lei lo chiam per nome, lentamente, in tono
di biasimo. Sono sicura che faranno del loro meglio. Questo
posto, non so se ci hai gi mangiato altre volte, ma  davvero
un locale di prima categoria, uno dei migliori ristoranti
in citt. Fece una pausa. Che cos' che stai cercando? Voglio
dire, di preciso?
Lui la ignor. Aveva lo sguardo fisso alle sue spalle, su
Giancarlo che si stava facendo strada nella sala affollata,
mentre le persone che lo chiamavano si protendevano per
stringergli la mano e ricevere il suo sorriso, felicitandosi fra
s e s di essere in rapporti amichevoli con il proprietario. E
Giancarlo interpretava il ruolo alla perfezione: cinquantadue
anni, nato e cresciuto a Torino, alto, il viso aperto, completo
italiano di seta color ardesia, i capelli pettinati all'indietro
come un padrino. Si present al tavolo con un sorriso. Alma,
disse ripetendo ancora una volta il suo nome, poi si
chin, le prese la mano e gliela baci. Che cosa posso fare
per lei e per il signore suo amico?
 lei il sommelier? Lajoy gli lanci uno sguardo truce.
Vorrei una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva,
1988, il Castello Ruggiero, questo qui, indicando in fondo
alla pagina della carta dei vini rilegata in pelle. Alz un dito
ammonitore. Ma solo se ne ha pi d'una, perch non c'
niente di pi seccante che ordinare un vino di prima qualit
e poi, finita la bottiglia, ritrovarsi con il cameriere che cerca
di sostituirlo con un altro.
S, disse Giancarlo rispondendo a entrambe le domande.
Questo  uno dei nostri vini pi rari e raffinati, e ne
abbiamo quanto meno alcune bottiglie, ne sono assolutamente
sicuro. Poi azzard una battuta, che Lajoy non raccolse.
Se lei dovesse finirle tutte, ne sarei ben pi che felice,
addirittura estasiato, la riaccompagnerei a casa personalmente
e gliene offrirei una dalla mia cantina privata.
In tutto ci, Alma aveva continuato a sorridere, ma cominciava
a vedere Lajoy - Dave - sotto una luce diversa. Era
agitato, se ne rendeva conto, ma perch? Si stava esercitando
in una specie di gioco di potere, mortificando Fredo e adesso
lo stesso Giancarlo, come se questo potesse far colpo su di
lei? Ma ora Giancarlo era andato a prendere il vino (vino
che, vide sbirciando la carta prendendola dal tavolo, veniva
trecentoventicinque dollari alla bottiglia) e lei cerc di superare
il momento. Sono certa che sar buono, disse spremendosi
fuori un sorriso di tutt'altro genere, un sorriso che
era due parti rassicurazione e una disagio.
Tutto quello che rispose fu: Sar meglio. A questi
prezzi.
Poi Giancarlo torn indietro, prendendosi la briga di venire
di persona, porgendo la bottiglia con un tovagliolo immacolato.
Aspett il cenno di assenso di Lajoy, poi la stapp
e discretamente gli fece scivolare il tappo sul tavolo accanto
al piatto. Poi ci fu il rituale dell'assaggio, Lajoy si port il
bicchiere al naso, lo sollev controluce e fece roteare il vino
per ossigenarlo (era scuro e denso come il sangue sul fondo
del vassoio di polistirolo in cui vendono le bistecche del supermercato,
quelle bistecche che lei non aveva pi visto n
consumato da quando era ragazzina perch era contro i suoi
principi) e finalmente lo assaggi.
Lei guard la sua faccia col fiato sospeso. Anche Giancarlo
lo guardava, premuroso, pi inappuntabile che mai, in
attesa dell'invito a riempire i bicchieri. Ma Lajoy aveva un'espressione
crucciata. Bevve un secondo sorso, si sciacqu la
bocca e lo risput nel bicchiere. Robaccia, sentenzi.
Giancarlo non disse niente. Rimase fermo in piedi; il ristorante,
sangue del suo sangue, il suo orgoglio, il suo essere,
si apriva alle sue spalle con i tavoli eleganti e il brusio dei
commensali, quadri illuminati dai faretti alle pareti ocra intenso,
vasi di palme e felci.
Lei non sapeva cosa fare. Di sicuro non poteva pretendere
di assaggiarlo anche lei, e nemmeno chiederlo. L'esperto
era Lajoy. Era lui quello che pagava, l'aveva invitata, invitata
a cena, e quello doveva lasciarlo a lui. Per era stato sgarbato,
decisamente, e senza motivo... No, cafone. Assolutamente
cafone. E non diceva una parola per stemperare, qualcosa
tipo Mi scusi, mi dispiace davvero, so che succede di rado, ma
la prego, abbia pazienza o anche La bottiglia dev'essere andata
a male-, si limit a un gesto del polso come per scacciare un
insetto e torn ad abbassare lo sguardo sulla lista.
Stavolta ordin un vino francese, il secondo pi caro, e
stavolta fu Fredo a porgere la bottiglia e a eseguire il rito di
stappare, esaminare il tappo, versare l'assaggio. E stavolta,
senza nemmeno uno sguardo al cameriere, le labbra atteggiate
a una smorfia di sdegno e gli occhi inchiodati su di lei,
disse soltanto: Aceto. E quando alz lo sguardo, gli occhi
accesi di quell'odio fanatico che brilla negli occhi dei rivoluzionari,
scand le parole con estrema attenzione, trattenendosi
a stento: Mi porti la carta.
Fu allora che lei cominci a raccogliere le sue cose, la
borsa, lo scialle, gli occhiali che si era portata rapidamente
agli occhi per sbirciare dall'altra parte della tavola e guardare
i prezzi dei vini sulla lista che Lajoy non aveva ritenuto di
passarle, come se la sua opinione, l'opinione di una bevitrice
di sak, non contasse niente, primo appuntamento o meno.
Stava spingendo indietro la sedia prima ancora che Giancarloarrivasse dall'altra parte della sala, con aria afflitta, a comunicare
- a lei e a quello smargiasso collerico, tronfio e
importuno dal sorriso tirato che inopinatamente era seduto
di fronte a lei - che gli dispiaceva moltissimo, ma proprio
non poteva continuare ad aprire bottiglie di vino, le migliori,
incidentalmente, per vedersele rimandare indietro.
Le spalle curve, la faccia in fiamme, era gi alla porta prima
che Lajoy (niente Dave, Lajoy e basta, e cos l'avrebbe
sempre pensato da quel momento in avanti) dicesse: Be',
allora vaffanculo. Ce ne andiamo da qualche altra parte. In
un posto come si deve.  chiaro? Un posto, le pareva di rivederlo
mentre gesticolava al di sopra del tavolo, il tovagliolo che quando si era alzato gli era caduto e ora strisciava sul
pavimento, con un po' di classe. Dove sanno che cos' il
vino. Lei infil la porta e usc nella notte, a destra, lontano
da casa, dalla parte opposta a quella da cui erano arrivati, a
passo svelto, immersa nelle tenebre, imprecando fra s e pregando
che lui non provasse a raggiungerla.
Ed eccolo qui, sulla sua spiaggia, che le viene incontro
con quella stessa odiosa espressione gongolante stampata in
faccia, ma lei non si lascer rovinare la mattinata, lo ignorer,
ecco cosa far, gli passer accanto come se neppure esistesse.
Quindici metri di distanza, dieci, tre e i cani, fasciati nella
loro stessa pelle, la annusano cacciandole nelle pieghe dei
jeans la lunga canna dei loro musi sovrasviluppati. Bello,
l'articolo sul giornale di oggi, le dice piantandosi l davanti
a lei, tutto gongolante. Non dirmi che non l'hai visto? Sulla
tua piccola celebrazione di ieri? No? Ehi, non andartene, sto
parlando con te.
Se l' gi lasciato alle spalle, il cuore che batte all'impazzata
(articolo, che articolo?), lo sguardo fisso sugli scogli davanti
a lei, sforzandosi di tenere un passo costante perch
non ha intenzione di cedere, di dargli la soddisfazione di vederla
correre o anche soltanto accelerare l'andatura.
Ehi! le grida, voltandosi e scagliando le parole contro
la schiena. Ehi, Alma Boyd Takesue, dottoressa Alma... Non
vuoi ascoltare quello che ho da dire? Cos', non vuoi ammettere
la realt o che? Dai un'occhiata alle pagine locali, c' un
bell'articolo di Toni Walsh. Ah, bello anche il titolo: I veri
animali nocivi di Anacapa. Intrigante, eh?
Un centinaio di metri li separano. La sabbia  umida sotto
i suoi piedi, le onde si frangono al largo e il mare  placido
come una vasca da bagno. Davanti corrono uccelli di ripa. In
lontananza si materializza un altro proprietario di cane. La
mattina  rovinata, se ne rende conto. Il suo unico pensiero
 tornare a casa e cercare quell'articolo, l'ultima palata di
terra sui suoi tentativi di blandire il Press Citizen. Come
scoprir presto, i veri animali nocivi di Anacapa, secondo
l'augusto parere di Toni Walsh, sono i membri del Park Service
in generale e la dottoressa Takesue in particolare, gente
che crede di poter manipolare la natura e trasformare le isole
in un parco a tema. E Sickafoose, Tim Sickafoose, consulente
ornitologo, uno che pure dovrebbe sapere come stanno le
cose, in posa per una foto di dubbio gusto con un piccolo di
alca nella mano guantata.
Ti seppellir! le grida, e lei avrebbe riso a quel luogo
comune, ma non c' niente da ridere su quell'uomo sgradevole
e acrimonioso, sui suoi programmi e sulla imminente
battaglia. A Santa Cruz non ce la farai mai! In tribunale ti
stracceremo, vedrai! 
A quel punto si volta e lo vede piantato l, palestrato, in
t-shirt, inferocito, rosso in faccia, che la provoca come un
bullo al campo giochi. I cani si sono allontanati e stanno annusando
una roccia emersa vicino all'acqua, prima di marcare
il territorio. Da dietro si stanno avvicinando due ragazze
che fanno jogging (stessi pantaloncini bianchi, occhiali da
sole, braccia e gambe in movimento e i volti cancellati dal
sole) e il loro cane, un golden retriever dal pelo lungo e i
baffi bianchi, balza in avanti per misurarsi con i greyhound.
Sa bene che non dovrebbe lasciarsi tirare dentro, ma non ce
l'ha fatta a trattenersi. L'accenno al tribunale, ecco cos' stato.
Il tribunale. Vuole farle causa come aveva fatto per il controllo
dei topi ad Anacapa, ma si tratta di una minaccia vuota
perch i giudici sanno bene chi  nel giusto, chi  al servizio
dell'interesse pubblico, e chi  il fanatico.
Ma certo che si rivedranno in tribunale, di l a due settimane.
Solo che sulla graticola non ci sar lei, lei sar la spettatrice,
presenzier solo per vedere Tim testimoniare contro
di lui e la giustizia trionfare. Perch finalmente, dopo tutte le
istanze e le tattiche dilatorie che il suo avvocato era riuscito
a raschiare dal fondo dei codici, dopo che tutte le strade per
lui si sono chiuse e non c' pi modo di sottrarsi alle conseguenze
delle sue azioni, comparir davanti alla corte federale
con due capi d'accusa per provare a spiegare cosa stava facendo
di preciso sull'isola di Anacapa quella grigia giornata
battuta dal vento quando Tim l'aveva fermato, e il ranger,
con il sostegno della Guardia costiera, era intervenuto per
arrestarlo.
Proprio cos! gli grida, ignorando le due ragazze e i
loro sguardi sconcertati mentre i cani, tutti e tre, alzano bruscamente
il muso alla sua voce veemente. Ci vediamo in
tribunale!

 Capitolo 6.
Coches Prietos.

Sull'altro versante dell'isola di Santa Cruz, quello rivolto
verso il mare, ci sono diversi comodi approdi (Yellowbanks,
Willows, Horqueta, Alamos, Pozo, Malva Real), ma il suo
preferito, soprattutto durante la settimana quando  facile
che non ci sia nessuno,  una baia a ferro di cavallo con una
spiaggia di ciottoli e sabbia chiamata Coches Prietos. Ed  l
che  diretto adesso, mentre Anise gi nella cucina di bordo
spreme lime freschi per un giro di margarita (che lui non
toccher fino a che non saranno fuori dalle rotte navali:
quante volte gli  capitato, mentre procedeva allegramente
senza un pensiero al mondo, di alzare lo sguardo e vedere
una di quelle enormi, implacabili navi container a sette piani
simili a montagne galleggianti che stava per andargli addosso),
moto ondoso moderato e il sole che splende limpido,
per due giorni di riposo e relax. Cerca di uscire in barca almeno
una volta al mese, perch altrimenti che senso ha averla
se poi la tieni ferma su una rampa, come gli Janov e tutti
quegli altri animali da rampa che godono pi all'idea di possedere
una barca che non a usarla, ma fra una cosa e l'altra ci
sono lunghi periodi in cui il Paladin resta inattivo. Il motore
 stato revisionato da cima a fondo, l'ha fatta tirare in secco
due volte per carteggiarla, impermeabilizzarla e ridipingerla,
c' un frigorifero nuovo con dispenser di ghiaccio, un impianto
audio-video di qualit decisamente migliore (installato
dal miglior tecnico dei magazzini Goleta) e va che  una
meraviglia, corno un sueno, direbbe Wilson. E quindi s, appena
ha un attimo di tempo si sforza di stanare lo spirito
marinaro che c' in lui e scappa alle isole.
In realt non  cos facile. A casa c' sempre qualcosa da
sistemare, stare lontano dai negozi sembra impossibile nonostante
lo stipendio che paga a Harley Meachum perch sbrighi
le rogne per lui, e il lavoro per la FPA assorbe una quantit
spaventosa di tempo, fra la raccolta fondi, le campagne
via email, l'invio di decine e decine di lettere e il sito web.
Poi ci sono le interminabili riunioni con gli avvocati, non
solo per le varie querele in corso ma, ultima e suprema scocciatura,
per l'imminente processo senza giuria popolare in
cui dovr rispondere delle accuse derivanti dal disastro di
due anni prima, quando il motore l'aveva tradito e gli era
toccato starsene all'ancora mentre salivano a bordo il guardacoste
con Tim Sickafoose, birdwatcher e re dei ficcanaso,
e il ranger Rick Melman del National Park Service. Era stata
una giornataccia in tutto e per tutto. Erano appena tornati
alla barca che aveva cominciato a diluviare, il mare si era
fatto grosso e brutto, e non aveva potuto far altro che chiamare
aiuto via radio. E l'aiuto era arrivato: era finita che la
Guardia costiera li aveva rimorchiati fino al porto, ma non
prima di aver messo agli arresti lui e Wilson con l'accusa assolutamente
idiota di aver dato cibo alla fauna selvatica e di
aver interferito con un'agenzia federale.
Wilson era pronto ad azzuffarsi. Tanto per cominciare si
era dichiarato contrario a chiamare la Guardia costiera (A
che ci servono quei figli di mignotta, lo sai che vorranno metter
becco in tutto, tipo quanti giubbotti salvagente avete e
dov' l'estintore, e cosa gli raccontiamo dei sacchetti di cibo
per gatti in fondo alla pattumiera visto che a bordo non c'
nemmeno un gatto?), ma per il motore nessuno dei due poteva
farci niente, e anche se fossero rimasti l un giorno e una
notte e un altro giorno ancora aspettando il sereno, dopo che
cosa avrebbero fatto, pagaiato fino a Santa Barbara? Lo
champagne era in frigo, intatto, e Wilson era nero. Alla fine si
lasci convincere (e qui Anise si era fatta sentire, perch la
sera dopo aveva un concerto al Night Owl e non l'avrebbe
perso per nulla al mondo), ma quando la vedetta della Guardia
costiera si era fermata accanto a loro, vedendo Sickafoose
e il ranger Rick, il suo sguardo si indur. Non facciamoli salire
a bordo, continuava a ripetere Wilson. Buttiamoli gi
dal parapetto, quei figli di mignotta.
Arrivati al dunque, una volta che quelli furono sul ponte,
un piccolo gruppo compatto che cacciava il naso nel pozzetto
e nella cabina, cominci a scaldarsi anche Anise. Il ranger
Rick sfoggiava un cinturone di pelle nera da poliziotto di
quartiere, con tanto di manganello, manette penzolanti e pistola.
Lei gli disse che voleva sapere a che titolo il Park Service
abbordava un'imbarcazione privata in acque pubbliche
al largo di un'isola di propriet del popolo statunitense - di
tutto il popolo, non soltanto di quelli in camicia verde oliva
con la targhetta del nome sopra - e il ranger le spieg che se
non la piantava avrebbe preso in seria considerazione un'imputazione
per associazione a delinquere, oltre ai capi d'accusa
per reati vari contro l'amico e il complice.
Lui stesso era l l per esplodere - tutto quel trambusto e
quel denaro per poi farsi arrestare sulla sua barca in una baia
a quindici chilometri dal giornalista pi vicino mentre la vitamina
K si scioglieva sotto la pioggia e lui non poteva farci
niente di niente -, ma una volta tanto si trattenne. Bisognava
evitare che le cose degenerassero. Era una rogna, certo, ma
lui stava gi pensando a come ricavarne un po' di pubblicit,
accuse chiaramente infondate, assurde:  contro la legge nutrire
animali mentre  del tutto lecito avvelenarli indiscriminatamente?
Disse solo: Siamo un natante in difficolt, con
un temporale in arrivo. Tutto il resto, non ne so niente. 
pazzesco. Stavamo facendo una gita, tutto qui. Mi faccia capire,
c' una legge che lo vieta?.
Ma oggi  diverso.  passato parecchio tempo da
quell'episodio, quanto basta perch tutti se ne siano dimenticati
(a parte naturalmente la Corte, il Park Service,
Alma Boyd Takesue e tutti quegli altri figli di buona donna
assetati di vendetta) e il suo avvocato ha trascinato le cose
fra un'istanza e l'altra, rinviando finch ha potuto. Per il
processo - o la farsa, come la chiama il suo avvocato - bisogner
aspettare luned, ma a questo punto non  altro che
una formalit. O almeno, lui  sicuro al novantanove per
cento che sia cos. O che sar cos. Wilson ha gi patteggiato
e gli hanno concesso la condizionale pi una multa di
duecento dollari, e poich non aveva senso andarci di mezzo
tutti e due, Wilson si era fatto avanti dichiarando che
aveva agito da solo, che Dave Lajoy non sapeva assolutamente
quanto aveva in animo di fare per salvare le vite di
animali innocenti e proteggere il pianeta da chi invece di
preservare uccideva, che quel giorno il suo amico l'aveva
accompagnato semplicemente per fare una camminata. Come
mai non avessero visto il cartello proprio non lo sapeva
dire. Per siccome c'era vento che soffiava la terra in faccia,
avevano il cappuccio rialzato. E poi pioveva.
Le cose stanno a questo punto. E quindi lui se la prende
calma. O per lo meno questo  ci che si dice, perch rischia
sei mesi di carcere e una multa di cinquemila dollari per ciascuno
dei due reati, ma oggi non ha voglia di pensarci.  qui
in mare, in un pomeriggio perfetto, a fare ci che pi gli si
conf, e al momento il suo proposito  solo spegnere l'interruttore
del cervello, rilassarsi e godersi il mondo in tutto il
suo splendore.
Il canale di Anacapa  un po' pi agitato di quanto gli
piacerebbe, ma niente che il suo stomaco non possa reggere,
considerato che non ci ha messo dentro niente a parte una
fetta di pane tostato e due xamamine, e il moto ondoso si
placa appena si dirige verso San Pedro Point dove la grande
scogliera forma un riparo dal vento. Si tiene al largo, fra i
cinque e i dieci metri di fondale, bordeggiando lungo la costa
sud, doppiando la punta davanti ad Albert's Anchorage
per poi entrare nella baia di Coches. Che, nota con soddisfazione,
 tutta per loro. Qualche volta, soprattutto nei
weekend, gli  capitato di fare la traversata fin qui per poi
scoprire che era stato preceduto da qualcun altro, magari
anche da due o tre barche, ma oggi, un luned di inizio giugno
con le scuole ancora aperte e gli schiavi del posto fisso
mediamente chini a sgobbare sognando le due settimane di
ferie in agosto,  deserta e appare intatta come se fosse lui
il primo a scoprirla, come se fosse Juan Rodriguez Cabrillo
in persona, navigatore per conto degli spagnoli
centocinquant'anni fa.  questo che sta pensando, come doveva essere
quando nessuno sapeva cosa c'era quaggi, quando il
mondo era un mistero e le mappe brulicavano di mostri
marini e sconfinate distese vuote di terra incognita - poteva
succedere di tutto, qualunque miracolo o qualunque orrore,
ogni nuova isola pi strana della precedente, una fantasia
di flora e fauna immaginarie che diventavano concrete
nell'attimo in cui si imprimevano sulla retina -, mentre toglie
gas e scivola avanti sulla spinta. Un attimo dopo, quando
sono pi o meno in mezzo alla baia, ruota la barca per
ancorarla con la poppa rivolta verso la costa cos che stando
seduti sul ponte lo sguardo abbracci la spiaggia e la scogliera
che la incornicia.
Calano l'ancora. La barca scarroccia lentamente fino a
tendere la cima. Soddisfatto, si sistema sulla sedia a sdraio
mentre Anise arriva a piedi nudi dalla cucina di bordo e gli
porge il primo margarita, quello contemplativo, talmente
freddo che il bicchiere  imperlato di ghiaccio.  in bikini,
due striscioline di stoffa nera che sembrano solo un'interruzione
sul suo corpo di un bianco accecante. Ha i capelli raccolti,
un cappello a tesa larga e occhiali rtro, che le danno
l'aria di essere uscita da un vecchio film in bianco e nero.
Che bello, dice prendendo posto sulla sdraio accanto a lui.
Il margarita, la ricetta pi semplice e la migliore (succo di
lime fresco, Herradura reposado, Triple Sec, shakerato e servito
in un bicchiere da Martini con il sale sul bordo),  il pi
buono che abbia mai gustato, sta pensando. A stomaco vuoto
si fa sentire subito e mentre alza il bicchiere per un brindisi
con lei  rilassato come se stesse dormendo. Gi, dice,
bellissimo.
Il tempo si comprime. Non si sente nemmeno un suono
umano, zero, n il tic-tac di un orologio n il mormorio di
una radio, niente bip digitali, niente ronzii o sibili di
apparecchi elettrici. Solo lo sciabordio dell'acqua sullo scafo,
lo scricchiolio cartilagineo delle ali di un gabbiano di passaggio.
La spiaggia risplende come se fosse illuminata dal basso.
La scogliera racchiude tutto.
Un altro? gli chiede. Magari con un panino? C' quel
gruviera che ti piace, e un filoncino. Che ne dici?
Lui ha montato il tendalino per riparare il ponte dal sole
perch lei deve stare attenta alla sua pelle, bianca come il
latte, come la carne dei vitelli a cui fanno mancare luce e
ferro per trasformarli in braciole a beneficio di tutti i macellai
e i carnivori del mondo, e quando torna dalla cucina con
due panini e lo shaker dei margarita (il primo suono meccanico,
il flebile ticchettio dei cubetti prodotti dal dispenser
nel ventre della barca) nota che si  tolta la parte sopra del
bikini. E perch no? Mica aspettano ospiti per pranzo.
A quella vista (la pelle incandescente, i due seni, pesanti
e leggermente asimmetrici) si sente rimescolare, e come potrebbe
essere diversamente? Dovrebbe essere in stato comatoso
per non reagire a una cosa come questa, ad Anise praticamente
nuda. E il bello  che hanno tutto il giorno, tutta la
notte, tutto il giorno dopo e tutta la notte dopo. Non c'
fretta. Che bello, dice, l'aggettivo del giorno, mentre lei gli
porge il piatto e si protende verso di lui per riempirgli il bicchiere,
e a lui vengono in mente le riviste femminili che lei
lascia in giro per la casa, una modella completamente vestita
in copertina e i diversi titoli a lettere fluorescenti che irradiano
da lei come se fosse la dea Kali dalle molte braccia. I segreti
d'amore delle star, Come far impazzire il tuo uomo a letto
(verificato!), 63 modi per eccitare il tuo compagno. Come se
fosse cos difficile. Basta che ti spogli, tesoro, e se non  morto
quello ti salta addosso.
E cos un delizioso piccolo brivido lo percorre mentre
mangia il suo panino con un'erezione, sorseggia il secondo
margarita, contempla le onde e si lascia cullare dal melodioso
brusio della sua voce, come se lei stesse cantando, e forse
lo sta facendo. Fra poco, quando ne avr voglia, si alzer, le
far scivolare la parte sotto del costume sulle cosce, poi la
prender per le caviglie, le sollever le gambe e glielo sfiler.
Ma intanto si gode il momento. Come tutte le donne,  capace
di tenere il broncio e rimuginare per giorni e giorni su una
presunta offesa o su cose talmente insignificanti (una parola
che qualcuno le ha detto al lavoro, il colore del vestito che,
lo sapeva, non avrebbe mai dovuto comprare) da indurlo a
interrogarsi sulla sua sanit mentale, ma non l'ha mai vista di
umore migliore, felice di essere qui su questa barca ancorata
al largo della sua isola preferita alle dodici e mezza, quando
tutti sono al lavoro, nuda per tre quarti, a godersi il momento
almeno quanto lui. Non l'ha ancora toccata, ma lei  gi
bagnata, lui lo sa, e pensa che magari lo faranno proprio l,
sul ponte...
Lo sai che cosa mi ricorda? gli chiede, allungando le
gambe per posare i piedi sul parapetto, il bicchiere da cocktail
in equilibrio sullo sterno, fra i seni. Voglio dire, essere
qui tutti soli e nient'altro che mare aperto fino a, boh, Los
Angeles, Messico?
Che cosa? dice lui. Che cosa ti ricorda?
L'isola dei delfini blu. L'hai mai letto?
Non so. Mi dice qualcosa.
 un libro per ragazzi, direi, o per quelli che oggi chiamano
giovani adulti. Mia madre me lo leggeva quand'ero
piccola, un sacco di volte...  stato il mio preferito per almeno
un anno.
E quanti anni avevi?
Non so. Undici, forse dodici.
Si sofferma su quell'istante, sforzandosi di immaginarsela
a quell'et, una Anise in et puberale, con i capelli color del
miele e gambe e braccia tondeggianti, i seni che cominciavano
appena a vedersi come se stessero spuntando da un seme,
il che in un certo senso era vero, tutto scritto nei geni, il sorriso,
la voce, quell'insieme armonioso, grazioso, irresistibile
di braccia, gambe, capelli, labbra e occhi che lo incantano in
questo preciso momento, su questa barca, dietro quest'isola
di pietra vulcanica col suo gonnellino di schiuma marina e la
scogliera che si scioglie nell'acqua come se fosse ancora fusa.
Il suo primo amore, Natalie, aveva quattordici anni quando,
al terzo trimestre, comparve come per magia nel banco di
fronte al suo al ginnasio di Santa Barbara nell'ora di storia del
professor During, essendosi appena trasferita da Plainfield,
nel New Jersey, dove aveva frequentato una scuola cattolica
imparando a fumare le Lark e occasionalmente qualche canna,
mentre le suore erano occupate a fare quello che fanno le
suore. Non somigliava affatto ad Anise, era piccoletta, anche
per i diciotto anni appena compiuti che aveva quando l'aveva
sposata, lo stesso incarnato della madre siciliana che in qualsiasi
stagione le dava l'aria di una appena uscita da un centro
abbronzatura. Ai suoi occhi appariva molto esotica, con quei
capelli neri, gli occhi color nocciola e quel modo di pronunciare
certe parole. L'esotismo tuttavia pu portare un bel po'
lontano, e sposarsi cos giovani (lui stesso aveva appena diciannove
anni) vuol dire andare a caccia di guai. E guai furono.
Dur due anni, nei quali lui prese la laurea breve lavorando
part-time, quindi avvi la sua attivit con l'aiuto del padre
e lei usc dalla sua vita. Scommetto che eri sexy, le dice.
Se lo ero, non lo sapevo.
S, certo, raccontala a qualcun altro.
No, veramente. Gira la base del bicchiere e sulla pelle
rimane un cerchio rosa di condensa che sembra un succhiotto,
la mano sospesa sul rilievo dei seni. Troppo isolata. Decisamente
troppo isolata.
Lui non ha niente da ribattere, ma sente che lentamente
la tequila sta scendendo dentro di lui, lo sta portando fuori
da s, e da un momento all'altro si alzer e le passer una
mano sulla gamba.
Comunque,  un romanzo ma in realt  una storia vera.
Hai presente l'ultima donna rimasta sull'isola San Nicolas?
L'ultima donna indiana, voglio dire. Chumash. Nel
milleottocentotrenta o quaranta o gi di l, i preti spagnoli
portarono via dall'isola tutti quanti, ma lei rimase l. Ed 
fantastica, una storia fantastica, come quella di Robinson
Crusoe. Come  riuscita a sopravvivere.
Cos'aveva fatto, si era nascosta quando andarono a cercarla?
Alza il bicchiere, lo esamina un momento controluce,
poi tira fuori la punta della lingua e lecca i cristalli di sale
incrostati sul bordo interno. Io avrei fatto cos.
No, non si era nascosta; lei voleva andarsene.
Oppure  andata come in quelle storie in cui lei disobbedisce
ai genitori e se la svigna per farsi una fumatina o
cose del genere? Magari si stava trastullando da sola. Immagino
che quello fosse verboten, no? O forse gli indiani incoraggiavano
quelle cose l?
No, niente del genere. Fu per via del fratellino. Erano
tutti sulla nave, praticamente pronti a partire, quando si accorsero
che il piccolo non c'era. Aveva appena tre o quattro
anni e nel trambusto si era perso. O forse si era nascosto,
non ricordo. Non credo che la storia lo spieghi. Fatto sta che
quando si accorse che il fratellino non c'era, salt fuori bordo
e torn all'isola a nuoto per salvarlo. E poich si era levato
il vento, la barca non poteva tornare indietro a prenderla.
Si ferma, beve un sorso, gli spiana gli occhi addosso.
Ma  una storia triste: il bambino mor pi o meno un mese
dopo. Lo fecero fuori i cani feroci.
Cani feroci? A San Miguel?
Cani inselvatichiti, abbandonati l anni prima dagli indiani.
Ora non ci sono pi, naturalmente...
Gi, naturalmente. Li avr eliminati Alma Boyd Takesue
uno dopo l'altro.
Comunque, lei ne addomestic un paio, e prese con s
anche una coppia di corvi. E quella fu la sua unica compagnia
fino a quando non venne salvata, diciotto anni dopo...
La portarono a Santa Barbara dove si ammal e mor nel giro
di sei settimane perch naturalmente, essendo stata lontana
dalla gente per cos tanto tempo, era priva di difese immunitarie.
Non te ne hanno parlato a scuola?
Lui si stringe nelle spalle. Forse. S. Penso di s.
Mi ricordo il suo vestito, mormora lei, lo sguardo improvvisamente
distante oltre il bordo del bicchiere. Le guarda
la gola mentre deglutisce, le guarda il seno. Era fatto di
penne di cormorano e alla luce scintillava tutto.
Veramente, fa lui. Penne?
Lei annuisce. Ora  del papa. Lo tiene in Vaticano.
L'hanno portato in Vaticano...
Veramente, fa lui.
S, veramente. Adesso lo sta guardando, con un lento
sorriso languido sulle labbra.
Mi chiedo, dice lui strappandosi alla stretta della sedia
a sdraio, per il sesso come si regolava?
Due giorni e due notti, poi il ritorno a terra, alla vita
vera con tutti gli affanni che si porta dietro, le cifre penose
del negozio di Camarillo nel mese di maggio per ragioni
che nessuno riesce a comprendere, men che meno Harley
Meachum, e poi il processo cui  chiamato in quanto cittadino
degli Stati Uniti arrestato su una propriet federale,
con accuse che nessun rappresentante della legge sano di
mente avrebbe mai preso in considerazione. Aveva sperato
nella giuria popolare, nella possibilit di affrontare la questione
di fondo e di sfruttare al massimo la copertura mediatica
per spiegarsi, guardare la gente negli occhi e far capire
chi sono i veri criminali, al di l di ogni dubbio, finch
il suo avvocato, Steve Sterling (a cui aveva dato l'incarico
dietro raccomandazione di Phil Schwartz, il genio che si
occupa di tutto quello che succede negli Home Entertainment
Center di Lajoy, accordi, contratti di locazione, le
cause che gli piovono addosso da qualsiasi deficiente attaccabrighe),
non gli aveva tolto quell'illusione. Non ci sarebbe
stata nessuna giuria. Nessuna convocazione a suoi concittadini
di varie estrazioni sociali con tanti bei titoli di studio
a soppesare le prove e prendere le loro deliberazioni,
perch le accuse che gli si contestano non comportano pene
sufficientemente severe da richiederla; ci vuole un reato
penale, e non riesce a immaginare che cosa avrebbe dovuto
fare per incorrere in un reato penale. Salvare qualcosa, probabilmente.
Prendere un topo, dargli una spolverata e rimetterlo
in libert.
No, sar un processo senza giuria. Vale a dire che a sbrigare
la faccenda verr inviato presso il tribunale di Santa
Barbara un magistrato esterno che star l una settimana e si
occuper della sua causa e di tutte le altre iscritte a ruolo. A
sentire Sterling, si tratta di una grande opportunit (diversamente
sarebbe toccato a loro recarsi a Los Angeles) e questo
 ci che lui ripete a tutti quelli che gli capitano a tiro. Un'opportunit.
Una grande opportunit. Per aver fatto una semplice
camminata in una propriet che  un bene comune appartenente
a tutti gli americani, si trova a dover levare osanna
e baciarsi i gomiti per la grande e generosa opportunit
che gli stanno offrendo: non andare a Los Angeles. Non 
grandioso? dice a Marta che gli sta servendo le sue due uova
rivoltate e a Justin, il barista del Coast Village Grill, buttando
gi preventivamente una vodka al mirtillo. Sono o
non sono fortunato?
Commenti sardonici a parte, salendo i gradini del tribunale
alle sette e quarantacinque del mattino, con Anise da
una parte e Sterling dall'altra,  di pessimo umore. Era gi in
piedi due ore prima che suonasse la sveglia, lo stomaco sottosopra
e la testa piena di pensieri e ansie. Aveva saltato la
colazione (troppo nervoso per mangiare), ingollando due
sorsate sulfuree e rapide di caff intanto che andava alla
macchina rovesciando il resto in un cespuglio, poi c'era stato
un battibecco con Anise perch aveva dovuto aspettare fuori
da casa sua un quarto d'ora attaccato al clacson prima che lei
si decidesse a muovere il suo nobile sedere. Quando finalmente
era comparsa, senza fretta, per carit, era rimasta l a
guardarlo dal finestrino del passeggero senza particolare
contrizione n comprensione, e per un secondo lui aveva
pensato che stesse per girarsi e andarsene.
Scusa, aveva detto scivolando sul sedile accanto al suo
con una scatola di cartone sotto un braccio e una borsa grande
come una valigia appesa all'altro. Dovevo fascicolare i
volantini.
Non me ne frega un cazzo di quello che dovevi fare!
Stava gi urlando, da subito, mentre ingranava la marcia e si
immetteva nel traffico. Perch cazzo non l'hai fatto ieri sera
come ti avevo detto? Eh? Spiegamelo!
Lei non aveva ribattuto. L'idea dei volantini l'aveva tirata
fuori lui. Aveva scelto una risma di carta pesante color arancione,
per la visibilit (non si accartoccia e non si butta via
un foglio come quello, non prima di avergli almeno dato
un'occhiata e aver preso nota del messaggio, che poi era il
suo obiettivo), e scaricato da internet un'ottima immagine di
un maiale bianco candido che avrebbe giurato stesse sorridendo,
la pelle liscia e morbida come quella di un essere
umano, le orecchie ritte con aria interrogativa e gli occhi alzati
verso l'obiettivo, che lui aveva racchiuso in un tondo
rosso barrato come un divieto, con la scritta Fermiamo lo
sterminio stampato di traverso in cima alla pagina. I topi erano
andati, ormai erano storia, ma i prossimi sulla lista erano
i maiali.
Perch qui chi rischia il carcere sono io, non tu. E spero
che tu abbia fatto un buon sonno ristoratore, perch io sono
rimasto sveglio tutta la notte. Cazzo. Insomma, una volta
tanto non potresti pensare a me? Almeno per un cazzo di
secondo? Almeno quando ci stiamo giocando il tutto per
tutto... Potrei finire in galera, lo sai?
Era seduta dritta accanto a lui, in una posa inappuntabile,
gli occhi nascosti da un paio di grandi occhiali da sole con
la montatura verde acido. Scand le parole con grande cura.
Non finirai in galera.
E poi, assurdamente, rendendosi conto mentre si voltava
verso di lei che stava facendo la figura dell'idiota, aveva ringhiato:
Cazzo, certo che non ci vado!.
Ora, lo stomaco in caduta libera, entra a passo di marcia
nell'atrio piastrellato del tribunale, grande che ci passerebbe
un camion, e sale lo scalone decorato con le piastrelle dipinte
a mano fatte arrivare dalla Tunisia, come se questo potesse
impressionarlo, poi gira a destra dove l'atrio si affaccia su un
cortile erboso al piano terra, e infine percorre un altro corridoio
coperto fino alla Sezione n. La porta  immensa, un
grande pannello lucido di quercia che si trova l dal 1929,
quando fu costruito l'edificio, e si apre su un'aula che sembra
uscita da un'altra epoca, soffitti a volta, rivestimenti in
legno, panche imponenti allineate dal fondo come in chiesa,
la chiesa della legge. Prende nota della stenografa appollaiata
sulla sua scrivania a un lato della sala, dello scranno al
centro dove, immagina, al momento giusto prender posto il
giudice, dell'ufficiale giudiziario con un gran pancione, l'atteggiamento
spavaldo e un'aria di assoluta indifferenza, nessuno
 innocente, ma proprio nessuno.
Da questa parte, mormora Sterling prendendolo per il
braccio; Anise  un passo indietro, e lui raddrizza le spalle
avanzando nella corsia centrale come sul tappeto rosso alla
prima del suo film, e che guardino, tutti quanti, che gli importa?
La prima persona su cui si posano i suoi occhi  Alma,
Alma Boyd Takesue, proprio al centro della seconda fila,
con quella faccia da carnefice. Alza la testa per scoccargli
una rapida occhiata, poi si gira verso Sickafoose, che si appoggia
a lei come un pupazzo, vorrebbe tanto mettergli le
mani addosso, una volta soltanto, sessanta secondi dietro
una porta chiusa o gi nel vicolo, Cristo, s, ma Sterling lo
guida al suo posto in prima fila, cos che gli toccher dare le
spalle a tutta la combriccola; fa per allontanarsi un attimo,
poi per ci ripensa e posa le chiappe rassegnato sulla panca
di legno scuro. Anise scivola accanto a lui, sistemandosi il
vestito dietro. E quante bella, per lo meno, gli occhi truccati
e un filo di rossetto sulle labbra (non troppo, non ne ha
bisogno), tutta vestita di bianco, il colore dell'innocenza, del
proscioglimento e del rispetto, il vestito che scende fino al
bordo degli stivali rossi di vinile e i capelli sparati in fuori
come una giungla lussureggiante. Prova un moto d'orgoglio
per lei. Anise Reed. La bella, l'amante degli animali, la cantante:
lui ha lei e loro no, non il tronfio ufficiale giudiziario,
n Tim Sickafoose, n il ranger Rick, n il giudice che fa il
suo ingresso da una porta in fondo con l'incedere di un dittatore
di un paese del terzo mondo che nessuno ha mai sentito
nominare... Ma di dove sar poi, messicano, armeno?
Ci sono i preliminari, naturalmente, proprio come in un
match di pugilato. Altre cause, altre persone. Su e gi, s e
no. Poi chiamano Stati Uniti contro David Francis Lajoy e,
suo malgrado, lui avverte un tonfo al cuore. Mai mostrarsi
deboli, lo sa bene, e passa in rassegna i muscoli, uno dopo
l'altro, sforzandosi di tenere lo sguardo fisso e l'espressione
impassibile. Il pubblico ministero, sorrisetto compiaciuto,
secco come un frustino, un Aghetto con un taglio di capelli
da Aghetto e un completo a quadri mezza taglia pi piccolo
che sembra la controfigura di Tim Sickafoose, chiama al
banco dei testimoni il ranger Rick e la corte deve star l a
sentire il ranger Rick raccontare per filo e per segno come sia
stato l'ornitologo a fargli sorgere i primi sospetti e come alla
fine sia salito a bordo della barca del sospetto e abbia proceduto
all'arresto. Poi  la volta di Sterling e Sterling si alza
dalla sedia per torchiare il ranger Rick, tornando e ritornando
sullo stesso punto decine di volte finch quello pian piano
si chiude in s e ammette di non essere in grado di precisare
che genere di scarpe portasse il sospetto il giorno dell'episodio
contestato, n saprebbe distinguerle da quelle che portava
Wilson Robert Gutierrez, poi tocca a Tim Sickafoose affondare
il coltello, e cos via.
Lui ha tutto il tempo per riflettere (tanto per cominciare,
non si era mai reso conto di quanto fosse noioso Sterling, la
voce che sembra quella di un annunciatore TV - a notte fonda,
l'ora delle macchine per il popcorn e dei coltelli da cucina
-, la faccia pesante come il sonno e la postura abulica
come se gli si fossero sciolte le ossa, un vestito anonimo, la
cravatta, ma magari  uno degli aspetti della sua genialit,
magari il suo intento era quello di provocare un coma da
noia nel giudice, e come poteva un giudice in coma pronunciare
una sentenza che non sia di assoluzione?). Il tempo si
trascina lento. Di tanto in tanto Anise allunga una mano e gli
stringe la sua, un gesto del quale dovrebbe esserle grato, invece
lui avrebbe voglia soltanto di prenderla e strozzarla perch
in questo momento non ha bisogno di piet, n di empatia,
di affetto o di nient'altro. L'empatia  per i deboli, i colpevoli.
Ben presto, prima che Sickafoose faccia la sua deposizione
e Sterling cerchi tediosamente di smontare la testimonianza,
comincia a commiserarsi. A preoccuparsi. Studia
la faccia del giudice neanche fosse l'orario dei treni, complicato,
impenetrabile, in partenza per mille direzioni diverse e
mille diverse destinazioni. Andr male, ne  sicuro.
E tutto perch? Perch crede in qualcosa, il pi semplice
e limpido dei principi morali primari: non uccidere. C' stato
un tempo in cui era come tutti gli altri, si riempiva di hamburger,
hot dog, roastbeef, salumi, costine e ali di pollo che
suo padre cuoceva sulla brace e sua madre serviva con insalata,
mais e pane fresco, e come tutti non pensava alle implicazioni
pi profonde. Negli anni di scuola mangiava spaghetti
al rag, tortillas, tacos e asado che le cameriere della
tavola calda servivano in un bel foglio di carta stagnola. Alla
mensa del college, seduto in mezzo ai libri sparsi qua e l,
sorseggiava Coca-Cola, ingurgitando prosciutto e avocado
con pane di segale, ignorando o non curandosi che il prosciutto,
disossato, affumicato e affettato, un tempo fosse la
carne di un essere vivente, con una sua sensibilit. Nel fine
settimana
spingeva il carrello del supermercato come chiunque
altro, canticchiando fra s le musichette o le melodie dei
Beatles riarrangiate che si riversavano fuori dagli altoparlanti,
la carne resa asettica dalle confezioni di plastica, innocenti
come se fossero state raccolte da un albero, le aragoste
nelle loro torbide vasche piene di condensa, oggetto di interesse
o addirittura di curiosit come se fossero fatte di legno.
Da qualche parte qualcuno allevava una mucca e da qualche
altra parte la mucca veniva uccisa e macellata mentre un altro
anonimo individuo controllava le nasse per le aragoste in
cerca di qualche ottuso crostaceo imprigionatovi dentro. Poi
le portava al mercato. E le metteva nella vasca. Dove restavano,
con le chele bloccate e la sorte segnata, finch qualcun
altro metteva sul banco del denaro, le portava a casa e le
bolliva vive. Ecco come stavano le cose. E lui non ci aveva
mai riflettuto.
Il risveglio era avvenuto quasi vent'anni prima, non propriamente
una folgorazione, casomai un velo caduto dagli
occhi, un'irruzione di luce e consapevolezza, e gli aveva cambiato
la vita. Aveva ventisei anni e dedicava sedici ore al giorno
al lavoro nel suo primo negozio, la sua nave ammiraglia in
centro a Santa Barbara, che all'epoca era situato in una zona
di passaggio a tre isolati dalla statale, un'anonima costruzione
di mattoni grigi che avrebbe potuto ospitare qualsiasi attivit,
da un negozio di marmitte per auto a una clinica odontoiatrica.
A tre isolati di distanza c'era la vita, turisti, bar, ristoranti,
esercizi commerciali, mentre nel suo quartiere in
realt non c'era niente a parte una taquena e un parchetto
grande come un francobollo frequentato soltanto da barboni
e qualche liceale drogato con relativa fidanzata esangue. Il
marciapiede era costellato di macchie scure, c'erano bottiglie
vuote negli striminziti cespugli lungo la via, chiazze di
urina se non peggio nelle rientranze in cui si aprivano le porte
dei negozi e l'intonaco pallido dei muri fittamente ricoperto
da scarabocchi di graffitari.
Era una situazione miserevole, per quanto lo riguardava,
che lo stava facendo diventar matto. Ogni suo pensiero era
rivolto al lavoro, attrarre clienti e aggiornare la sua linea di
prodotti, e naturalmente se parliamo di clienti l'immagine 
tutto: chi, si diceva, fosse anche il pi inguaribile dei fanatici
audio, era davvero disposto a sborsare i suoi sudati guadagni
in un negozio che, per quanto figo, si trovava di fronte alla
centrale dei barboni? Non si dava pace, si lanciava in lunghe
intemerate con pezzenti e relitti vari, scriveva lettere al sindaco,
alla giunta comunale, ai giornali (Possiamo dare una
ripulita a questa citt?) senza risultati apprezzabili. Ma era
pi fortunato di tanti. Lavorava sodo. Offriva prodotti di
gamma alta a un prezzo ragionevole. E siccome sapeva quello
che faceva, essendo lui stesso un fanatico dell'elettronica,
i suoi clienti apprezzavano, andavano da lui e poi ci tornavano,
e molto gradualmente il giro di affari cominci ad aumentare.
Comunque, non era esattamente quel che si dice
attento ai grandi temi. Era preso. Assorbito.
Poi un pomeriggio una ragazza che aveva assunto perch
stesse al banco quando lui era fuori per le installazioni gli
aveva dato un opuscoletto con una copertina ecologicamente
verde e sopra il vecchio simbolo hippie della pace. Era
appena rientrato dalla porta sul retro dopo aver sistemato un
reclamo da parte di una donna di mezza et con la pelle seriamente
danneggiata dal sole che si lamentava perch non
riusciva a usare il telecomando con l'amplificatore del nuovo
sistema che le aveva installato la settimana prima (lo teneva
al contrario, aveva scoperto dopo aver buttato via quarantacinque
minuti buoni a cercare tutti i guasti possibili e immaginabili)
e aveva guardato l'opuscolo con disgusto. Che roba
? aveva chiesto alla ragazza, rigirandoselo fra le mani.
Le dette un'occhiata severa. Spero che tu non distribuisca
queste stronzate qui in negozio, perch altrimenti...
Non sono stronzate, aveva ribattuto lei con una voce
cos sommessa da sembrare un sussurro. E non lo distribuisco
ai clienti, non si preoccupi. Il suo nome era Melody
Applebaum - gli viene in mente come in un flash, seduto nel
mondo ctonio di quell'aula giudiziaria, con Sterling che continua
a ronzare monotono e il giudice che sembra l l per
perdere i sensi - e studiava all'universit di Santa Barbara. Si
era stretta nelle spalle. Pensavo che magari poteva trovarlo
significativo, tutto qui.
Significativo. Che potesse trovarlo significativo. Non utile,
o illuminante o rivoluzionario, semplicemente significativo.
Senza pensarci, se l'era infilato nella tasca posteriore dei
jeans e l'aveva ritrovato solo quella sera al momento di andare
a letto. L'aveva aperto distrattamente. Il titolo (Diritti degli
animali) in alto sulla prima pagina, i caratteri poco nitidi
da stampa scadente. Sotto c'era una citazione di Schopenhauer:
La tesi secondo cui gli animali sono privi di diritti e
l'illusione che il trattamento che riserviamo loro non abbia
alcun significato morale  un esempio davvero eclatante della
rozzezza e della barbarie occidentale. La piet universale 
l'unica garanzia di moralit. Il nome degli autori non compariva
da nessuna parte e, a parte il simbolo del copyright in
fondo alla pagina, non c'era data di pubblicazione.
Gir le pagine, una raccolta di immagini che si schiudevano
al centro come i petali di un fiore bianco e nero. Ci
mise un po' prima di capire che cos'erano. E quando se ne
rese conto e cap, prov una sorta di repulsione e di morbosa
attrazione non diversamente da quello che gli era successo
alle scuole medie imbattendosi nelle fotografie delle vittime
dei lager nazisti in un claustrofobico angolino in fondo alla
biblioteca. Solo che le vittime di quelle fotografie non erano
umane, avevano il volto muto e impenetrabile di mucche,
maiali, vitelli, polli, che sbattevano inutilmente le ali contro
le ganasce del nastro trasportatore e la lama che li avrebbe
decapitati. Guard pi attentamente. Una delle bestie, un
maiale nel macello appeso per le zampe insieme ad altre migliaia,
lo fissava dalla pagina, del tutto cosciente mentre andava
verso l'evisceratore che incombeva in primo piano.
Alla pagina dopo c'erano altre immagini dello stesso genere,
tacchini, agnelli, cani dentro un recinto nel ricovero
degli animali in attesa della puntura dell'ago. E poi il testo,
che indicava i numeri dell'ecatombe, otto miliardi all'anno
di polli macellati solo in questo paese, cento milioni di suini,
quaranta milioni di bovini (il venticinque per cento dei quali
storditi alla meglio o comunque inadeguatamente e quindi,
di fatto, scuoiati vivi, le loro contorsioni mentre gli strappano
la pelle dal muso uno spettacolo normale sul nastro di
macellazione). E il nastro non rallenta mai, nemmeno quando
entrano i suini che, liberati dai ceppi, si riversano terrorizzati
gi nella fossa, o quando si bloccano sul nastro sentendo
le grida di quelli alle loro spalle finch non li fanno
andare avanti a percosse e scariche elettriche. Leggeva delle
condizioni negli allevamenti, di maiali allevati in. recinti talmente
piccoli che non potevano nemmeno girarsi, neanche
una volta in tutta la loro esistenza, di polli privati del becco
e rinchiusi nei capannoni insieme ad altre centinaia di migliaia,
senza niente da contemplare se non il cemento, il fil di
ferro e la puzza di morte. Poi c'erano gli esperimenti sugli
animali: gattini con gli occhi cuciti per studiare gli effetti della
cecit sullo sviluppo, conigli sottoposti a Draize test, in cui
si inocula una sostanza irritante negli occhi per valutare i
prodotti dell'industria cosmetica; cani a cui viene iniettato
plutonio; scimmie deprivate di tutto il possibile immaginabile,
torturate, mutilate; eserciti di topi allevati solo per soffrire
e morire, topi transgenici, topi oncogenici, topi e poi ancora
topi.
Quella sera lesse l'opuscolo da cima a fondo due volte e
al mattino lo port con s in negozio e lo mise sul banco
senza una parola, accanto al registratore di cassa. Melody
Applebaum, diciannove anni, il broncio e le guanciotte piene,
temendo guai gli dette un'occhiata e poi distolse lo sguardo.
Dove l'hai preso? le chiese.
Lei si strinse nelle spalle come per dire che era una sciocchezza,
una specie di volantino pubblicitario, non intendeva
fare nulla di male, se lo riprendeva e non ne avrebbe parlato
mai pi. A scuola, disse alla fine. Da uno della PETA. Il
mio fidanzato, per la verit.
E lui era talmente poco informato che aveva dovuto chiedere
cos'era la PETA.
Un gruppo, sa? Attivisti. Persone per il trattamento etico
degli animali.
Ci rimugin su un po' guardandole gli occhi, occhi di
animale, in definitiva non diversi dagli occhi di quel suino o
dei cani, gatti, persino dei pesci e degli insetti, organi della
vista e della paura, specchi dell'anima. Puoi procurartene
altri?
Altra stretta nelle spalle. Credo di s.
Cento? Cinquecento?
Credo di s.
Bene, le aveva detto. Li voglio qui, accanto alla cassa.
E ne dai una copia a tutti quelli che entrano da quella porta.
Fu quel giorno che smise di mangiare carne, crisi d'astinenza,
scimmia, ma da dove veniva quella espressione? Ovviamente
aveva bisogno di proteine, soprattutto facendo pesi
in palestra, l si trattava di risultati, per cui la sua dieta
continu a comprendere uova e latticini sebbene sapesse
tutto sulle galline in batteria negli stabilimenti di produzione
delle uova, su come vengano nutrite con i resti dei pulcini
maschi, altrimenti inutili ai fini industriali, sull'induzione
forzata della muta (che significa privarle periodicamente del
cibo per un periodo fra i sei e i dieci giorni per stimolare
l'ovulazione) e su come dopo un anno vengano sostituite e
spedite al macello. Anise gli sta addosso continuamente (per
non parlare del suo cardiologo) ma le uova sono la sua unica
concessione al sistema, alla crudelt. Si propone di cambiare.
Cambier. Anise  vegana e anche lui si sta spostando in
quella direzione, ma  dura perch nella sua vita da scapolo,
dal divorzio a oggi, il suo sostentamento sono state le uova.
Frittate, in particolare. In effetti, la prima volta che ha invitato
Anise a cena, ha preparato insalata verde e frittata vegetariana
(la sua specialit) pensando che fosse proprio la cosa
giusta e lei, dopo aver sorseggiato il vino e spiluccato l'insalata,
gli ha dato un'occhiata gelida dicendo: La carne  morte.
E lo stesso vale per le uova.
Adesso, seduto quattro anni dopo nell'aula di tribunale
accanto a lei, si riscuote dai ricordi per ascoltare Sterling torchiare
Sickafoose con quella sua voce monotona e asciutta
come la sabbia che a un tratto si anima: Quindi lei non pu
dire con certezza quale dei due uomini abbia visto - a una
distanza diciamo di un migliaio di metri? - nell'atto di lanciare
qualcosa?.
E Sickafoose, agitandosi sulla sedia, accavallando e
disaccavallando le gambe magre, finalmente ridimensionato, che
alla fine dice in un sussurro: No.
Mi scusi, non ho sentito.
No, non posso dirlo con certezza.
Anise si volta improvvisamente verso di lui, grande, guizzante,
il viso che ondeggia verso il suo come un palloncino
slegato, un bacio, una stretta.  cos? Alla fine ammettono la
sconfitta, i figli di puttana, gli assassini, i... Poi a un tratto,
inspiegabilmente,  di nuovo sulla barca, davanti a lui l'isola
paradisiaca che sorge dal mare. Lo sai perch lo chiamano
Coches Prietos? gli sta chiedendo lei, mentre il margarita
post coitum ondeggia dolcemente sul parapetto.
Avr qualcosa a che fare con le auto, no? Coches? Non
saprei: auto scure?
All'epoca qui non c'erano automobili. Gli fa un sorriso
allegro. Un sorriso di superiorit. Dopo tutto, quella  la sua
isola. E non ce ne sono adesso.
Non so, dice lui. Boh. Mi arrendo.
Coches  gergale per maiali. Capito? Canyon dei maiali
scuri. La Canada de los Coches Prietos. Quelli scuri, quelli
inselvatichitisi nel Settecento. Diventano grossi e aggressivi,
e sono veloci. Quanto meno i maschi.
Giusto, dice lui. Ecco perch devono farli fuori. Tutti.
Gi, dice lei allungando una mano verso il vetro appannato.
Non ha badato ai vestiti da mettersi addosso, n ai propri
n a quelli di lui. Ma noi non glielo lasceremo fare, no?
Una settimana dopo  un'altra volta in tribunale, lo stomaco
di nuovo sottosopra, l'umore pessimo, ma oggi ha fatto
a meno della cravatta e della giacca. Al loro posto, indossa
una maglietta nera, sul davanti il simbolo dell'FPA (il maiale
nel circolino) decorato in un colore arancione acceso e la
scritta Stop allo sterminio, nello stesso colore urlato, in stile
giubbetto da motociclista sulla schiena. Perch no? E l per
ascoltare la sentenza del giudice, e che si tratti di soccombere
o di uscire a testa alta, lo far a modo suo.
Quello che  successo nel frattempo  pura fortuna, molto
meglio di quanto avrebbe osato sperare: la stampa ha ripreso
la notizia, la sua storia, riportando il suo punto di vista,
perch i giornali trovano irresistibile questo genere di cose.
Attivista dei topi alla sbarra, Amante dei topi dice di aver agito
per salvare gli animali, Un esponente locale sfida il Park Service,
Basta massacri dice Lajoy. E non solo sui giornali locali,
l'interesse si  esteso anche al di fuori coinvolgendo un buon
numero di quotidiani di grandi citt, la Associated Press,
persino Usa Today. Gli piacerebbe pensare che la gente 
dalla sua parte, che vedono il valore di ogni esistenza, per
quanto piccola, ma come Anise gli ha ripetuto per tutta la
settimana, c' anche il fattore della bizzarria. Amante dei topi.
Quasi un ossimoro, almeno per molta gente. Ha sentito
dire che a notte fonda i disc-jockey e le radio locali di grandi
successi del passato ci scherzano sopra (a sue spese, cio),
ma comunque il messaggio si sta diffondendo pi di quanto
avrebbe potuto immaginare. Il che significa soldi. Da quando
 cominciato il processo le donazioni a favore dell'FPA
sono schizzate alle stelle: gli ultimi calcoli indicavano quasi
tremila dollari soltanto nell'ultima settimana.
Sterling, cinquantanni, calvo, con qualche briciola di
brioche sul bavero e un sorriso inossidabile stampato in faccia,
si pavoneggia dietro di lui mentre il giudice entra in aula
e tutti si alzano in piedi. Un attimo dopo tornano a sedersi,
panche che scricchiolano, gente che tossisce nella mano, si
soffia il naso, strascica i piedi. Passano almeno quindici minuti
mentre il giudice sfoglia le carte, giocherella con gli occhiali
da lettura e si intrattiene con questo o quell'avvocato
in colloqui privati, il mormorio discreto delle loro voci un
rumore di fondo, come il ronzio di insetti o il fruscio di un
ventilatore. Mentre il giudice (Karagouzian, decisamente un
armeno, con un forte accento, i baffi e una casa a Glendale)
 preso da altro, Sterling si gira verso di lui e sotto voce gli fa
un discorsetto che vorrebbe infondergli serenit ma invece
finisce per spaventarlo pi di qualsiasi altra cosa fin qui.
 impossibile che il giudice la dichiari colpevole, gli
dice Sterling scuotendo la testa avanti e indietro come un
metronomo. Non dopo che Sickafoose si  compromesso in
quel modo sul banco dei testimoni...
Bene, si scopre a dire. Ottimo. Ma lei aveva detto che
in ogni caso non c'era problema, accuse infondate, niente
prove, no?
S, certo, per lei deve capire che Karagouzian  un pilastro
della legge e dell'ordine e notoriamente  uno che si
schiera al fianco dell'autorit.
Ma non  questo il caso.
Ed  qui che arriva lo spavento, che come sempre lo
colpisce allo stomaco, alle pareti dello stomaco dove i succhi
gastrici, innescati dalla caffeina, lo azzannano, perch
Sterling scuote la testa con crescente ardore e dice: Sono
sicuro al novantanove per cento, sebbene Karagouzian odi
ogni forma di protesta o coinvolgimento della stampa, lei
non c'entra niente, per carit, il suo comportamento  legittimo,
assolutamente, solo che pensavo di metterla sull'avviso
nel caso che... Be', ripeto, sono sicuro al novantanove
per cento.
D uno sguardo ad Anise. Stavolta si  seduta alla sua sinistra,
in modo che lui e Sterling non debbano scavalcarla
quando il giudice pronuncer il verdetto. E splendida, grande
presenza, fantastica, con il suo volto largo e pallido, le
spalle larghe e i capelli sciolti con i ricci che sparano da tutte
le parti e ricadono sulla borsa, in grembo, sullo schienale
della panca e anche su di lui, sulla parte sinistra del corpo
come a trattenerlo accanto a s. Assurdamente per si  vestita
tutta di nero, una gonna che arriva fino a terra e un
corpetto aderente con sopra un gilet ricamato, nero su nero.
Perch in nero? le aveva chiesto stupito quando l'aveva
vista scendere i gradini di casa per infilarsi nella BMW sul
sedile del passeggero. Si era levata gli occhiali da sole e l'aveva
guardato dritto negli occhi. Voglio essere pronta a tutto,
gli aveva risposto, e per quanto lui avesse cercato di trattenersi,
la sua voce era amara come la posa del caff sul fondo
della tazza. Che cazzo significa?
Adesso gli rivolge un sorrisetto tirato. Ti porter le
arance, bisbiglia.
Molto divertente.
Sente del trapestio dietro di lui, alla sua destra, e sbirciando
oltre Sterling vede Alma e Sickafoose che si stipano
in fondo alla panca. N l'uno n l'altra incrociano il suo
sguardo, ma hanno un'aria compiaciuta, perch a prescindere
da come andranno le cose sono riusciti a portarlo l
dove volevano, in un tribunale federale, con un giudice arcigno
lass che esamina le carte per poi mettersi dalla parte
della legge che protegge i colpevoli e manda al rogo gli innocenti.
Ma che stronza, quella sera al ristorante, il modo
in cui l'aveva piantato in asso, chi si credeva, come se lui
non conoscesse i vini, e poi, non era tenuta per legge a proteggere
e aver cura delle risorse del parco nazionale invece
che far fuori creature a casaccio? Cristo. Sembra un'asiatica,
una vera asiatica, con quei capelli, la forma della mascella
e quel modo di star composta come una piccola geisha,
quasi che temesse di appoggiare le spalle allo schienale
di legno...
Ma ora l'ufficiale giudiziario sta chiamando il suo nome e
Sterling balza in piedi. Mentre si alza sente tendersi i muscoli
delle gambe, gonfia il petto e fa un passo avanti per mettersi
in piedi vicino alla panca mentre i cronisti (ma quella ,
come si chiama, Toni, del Press Citizen?) mettono mano a
taccuini e computer portatili. Il silenzio cala nella stanza.
Dalle alte finestre entra la luce del sole. In lontananza, il rumore
del traffico. .
Il giudice (ecco un'altra testa di cazzo con cui gli piacerebbe
restare solo per cinque minuti) lo guarda da sopra gli
occhiali. Muove le labbra, come per umettarsele o arricciarle,
poi abbassa gli occhi sul foglio che ha davanti e comincia
a leggere a voce alta: Ancorch vi siano buone probabilit
che l'imputato abbia effettivamente commesso i reati di cui 
accusato, le prove addotte e ritenute ammissibili non valgono
a eliminare i dubbi residui. Per di pi, considerato che il
progetto di eradicazione del Park Service ha avuto successo,
la questione  ormai irrilevante.
Che succede? Percepisce un cambiamento d'umore, l'aula
si anima come per un lungo sospiro collettivo. Osserva
Sterling, che tiene lo sguardo fisso davanti a s, cercando di
conservare un'espressione sobria nonostante i primi segni di
esultanza sulle zampe di gallina attorno agli occhi che si irradiano
verso il basso fino agli angoli della bocca. Lo stanno
guardando tutti. Tutti lo possono vedere. La maglietta. Il
messaggio. Ci che vuol dire. Si sente invadere da un fiotto
caldo di gioia, intenso come un orgasmo:  fatta!
Quindi, scandisce il giudice nonostante le persistenti
difficolt di pronuncia, e s, in quel momento sente che potrebbe
balzare in piedi e baciarlo, subito, dichiaro l'imputato
non colpevole.
Dopo, con Toni Walsh e la ragazza dell'emittente televisiva
locale fuori in corridoio, le dita della mano destra intrecciate
a quelle di Anise e la telecamera puntata addosso, fa un
breve discorso, le cui linee generali gli ronzano in testa da
tutta la settimana.  ben triste che il nostro governo federale
ritenga un reato nutrire gli animali selvatici, e che invece
vada benissimo - sia lecito, voglio dire - lanciare indiscriminatamente
veleno dal cielo. E la ciliegina sulla torta  che
riesce ad alzare la voce perch arrivi fino in fondo al lungo
corridoio ricoperto di lucide piastrelle proprio nel momento
in cui Alma Boyd Takesue e Tim Sickafoose sbucano dall'aula,
figure tragiche e affrante, e ha la soddisfazione di vedere
che girano la testa verso di lui e poi distolgono lo sguardo
proprio mentre conclude con un lampo di ispirata retorica:
E se questi signori pensano di procedere con lo sterminio di
qualcosa come cinquemila maiali originari dell'isola di Santa
Cruz, be', si sbagliano di grosso.
A questo punto fa un mezzo passo indietro, lascia la mano
di Anise e alza la propria, indice e medio divaricati nel
segno di vittoria. Mm-mmm, fa scuotendo la testa e scrollando
i dreadlock in una rabbiosa dichiarazione, almeno
fino a quando ci sar l'occhio vigile dell'FPA.

 PARTE SECONDA.
SANTA CRUZ.
 
Capitolo 7.
Scorpion Ranch.

Rita si era appena separata dall'uomo che l'aveva ferita in
cos tanti modi diversi che le riusciva difficile anche solo ricordarsi
come e perch un giorno si fosse messa con lui, la
macchina era dal meccanico per un tracollo sistemico che
non era nemmeno lontanamente in grado di comprendere,
figuriamoci di pagare, faceva un lavoro inadeguato alla sua
formazione e alle sue aspettative, e aveva una figlia di dieci
anni da nutrire, vestire e mandare a scuola. Era il maggio
1979 e il feeling positivo (le vibrazioni, il movimento) di
quell'epoca luminosa e scintillante che l'aveva sorretta fra
mille fallimenti e delusioni si era assottigliato, ridotto e sbiadito
e lei era costantemente arrabbiata, arrabbiata con Toby
che l'aveva lasciata, arrabbiata con sua figlia, arrabbiata con
il suo capo e con il padrone di casa, che le chiedeva duecentocinquanta
dollari al mese per uno squallido appartamento
sopra una rivendita di pizza al trancio sulla Route 1, nel centro
di Oxnard, in uno stabile senza ascensore color grigio
cozza, dove la nebbia aleggiava come la morte su tutto quanto
e fuori dalla finestra, che avrebbe anche potuto essere sigillata
per quello che serviva, i camion sputavano senza tregua
esalazioni al gasolio. Cos quando Valerie Bruns, la sua
migliore amica al lavoro, le parl di un possibile impiego -
un'opportunit di tirarsi fuori, andarsene, cambiare scena
come al secondo atto di una delle rappresentazioni teatrali
che recitava al liceo - si rianim. Immediatamente.
 su un'isola, disse Valerie.
Un'isola? ripet lei. In che senso, un'isola?
Santa Cruz.
Aveva telefonato a Valerie perch era venerd sera, pensando
che magari potevano andare a bere qualcosa da qualche
parte, sentire un po' di musica, vedere gente, ma Valerie
doveva andare a cena dalla madre e non era sicura di potere.
Poi si erano messe a parlare di lavoro (erano tutt'e due segretarie
alla scuola media inferiore di Point Hueneme), di quanto
erano stronze la vicepreside e la professoressa Paris, l'insegnante
di sostegno, e di come entrambe avessero voglia di
un cambiamento, quando Valerie le parl del posto.
Credevo che Santa Cruz fosse una citt... Mi sembra di
esserci stata una volta per una recita. C' un college, giusto?
No, l'isola di Santa Cruz.
E dove si trova?
Un lungo sospiro di esasperazione. Hai presente Henderson,
gi alla marina? Dove andammo quella volta a berci
un margarita?
S, mi sembra. Perch?
Ti ricordi che eravamo sedute sul pontile e si vedeva
Anacapa? Ti ricordi che te la indicai e tu facesti una scena
che non finivi pi?
S, certo. Mi pare. Ultimamente beveva troppo, beveva
per la rabbia, per il rimpianto e per la noia, e di quel locale
aveva solo un ricordo vago e confuso; era sull'acqua, questa
era l'unica cosa che si ricordava.
Be',  l'isola accanto, quella grande, quattro volte
Manhattan... Quella l  Santa Cruz. Quella forma scura che
il pi delle volte si intuisce appena? Ma s che la conosci.
Tutti la conoscono. Magari non ci hai fatto caso, tutto qua.
Stava sorseggiando della vodka, senza ghiaccio, nel bicchiere
che teneva in freezer insieme alla bottiglia, Absolut, la
sua unica concessione al lusso, fumo a parte. Bruciava sulle
labbra, accarezzava la lingua. E di che lavoro si tratta?
Sai quel mio amico, Baxter Russell? Gli serve un cuoco.
Ha preso in affitto un posto, lo chiamano Scorpion Ranch -
pecore, alleva pecore... e ha bisogno di qualcuno che cucini
per lui e per altre sei o sette persone. Mandriani, chiamali
come vuoi tu... Valerie fece una risata. Pecorai, diciamo.
Ammesso che si dica cos.
E anche se la prima cosa che disse fu: Io non sono una
cuoca, sono una musicista, l'idea, un'isola piena di mandriani
e per di pi spersa in mezzo all'oceano, stava gi prendendo
forma nella sua mente, tutto un film, un ranch coperto
di glicine, l'odore pungente e salino dei cavalli quando
tornano dal pascolo, e Come la volete la bistecca, ragazzi? Le
spalle, gli occhi, le bandane, cappelli a tesa larga, uomini alti,
nerboruti, soli. Come vuole lei, signora.
Per voglio vederlo, aggiunse subito, in fretta, temendo
che Valerie cambiasse argomento, buttasse l un arrivederci
e se ne andasse dal polpettone della mamma e i margarita
alla fragola del padre. Assolutamente. Digli che voglio
assolutamente vederlo.
Cos Valerie le aveva dato il suo numero; al telefono le era
piaciuta la sua voce - baritonale, a tratti roca e un po' rotta,
una voce da predicatore, da cantante country -, e avevano
deciso di vedersi il giorno dopo per un panino in un locale
sulla West Fourth Street, ad appena cinque isolati da l, per
cui non era necessario nessun mezzo di locomozione, il che
era un bene considerato che la macchina era morta n pi n
meno del metallo che era stato estratto dal sottosuolo per
produrla. Il cielo era coperto, la nebbia saliva dall'acqua come
vapore da una teiera fumante, un milione, cento milioni
di teiere, e magari sarebbe arrivata la pioggia. O i tuoni. Si
sarebbe accontentata di un buon vecchio temporale da costa
orientale, qualunque cosa pur di rompere la monotonia.
Guardava la propria immagine spostarsi, scomparire e riapparire
nelle vetrine dei negozi, i camion sfrecciare come palazzi
su ruote, piccioni e storni spiluccare i resti di un menu
completo di McDonald's sparsi sul marciapiede e il triste
giocattolino di plastica (Ronald, con il suo sorriso dipinto),
buttato via anche quello. Prima di rendersene conto, stava
per chinarsi a raccoglierlo e infilarselo in tasca ma si era fermata,
aveva scacciato gli uccelli con la mano dando un'occhiata
attorno per vedere se qualcuno la stava guardando,
col pensiero alla figlia e alla baby sitter che aveva chiamato
per un'ora, solo un'ora, perch quanto mai poteva durare un
pranzo?
La stava aspettando in un separ vicino alla finestra, il
giornale aperto sul tavolo davanti a lui, e in un primo momento
non lo riconobbe. Sono quello con la barba, le aveva
detto, ma le aveva anche detto di avere cinquantacinque anni
(rapido calcolo: ventiquattro anni pi di lei), per cui si aspettava
un vecchio rinsecchito con la pelle rugosa e gli occhi
velati, comunque con i capelli bianchi, un soprabito, magari
un cappello di paglia. Invece quell'uomo era tutto diverso.
Aveva i capelli lunghi in qualche punto imbionditi dal sole e
quando tir su la testa lo sguardo che le dette era tutto tranne
che quello di un vecchio. Il signor Russell? disse incerta,
ancora a qualche metro di distanza, esitante, titubante,
perch non poteva essere lui... Vero?
Invece era lui. Aveva un sorriso che sembrava una cancellatura,
nessuna preoccupazione, nessuna paura. Rita? Mise
da parte il giornale e alz gli occhi su di lei (azzurri tendenti
al grigio con pagliuzze dorate) da dietro le lenti degli
occhiali da lettura.  lei?
Si era messa un paio di jeans, infradito, una camicetta
turchese a maniche corte scollata e si era truccata il viso e gli
occhi, non sapendo cosa aspettarsi. Aveva i capelli raccolti,
pensando che una cuoca li porta cos, e si era premurata di
arrivare a mezzogiorno in punto, rimuginando fra s le poche
ricette che conosceva, qualche piatto al curry che le aveva
insegnato il loro batterista, cordon bleu, capesante al vino,
ma in realt pensava che non ne sarebbe venuto fuori
niente. Se le avesse chiesto le sue esperienze, avrebbe dovuto
essere sincera con lui e dichiarare che non aveva mai fatto
niente a livello professionale, a parte montare la panna o altro
per sua sorella e il suo ex marito e qualche cena occasionale,
anche se per dirla tutta il pi delle volte finivano a mangiare
in un fast food, pizza o ali di pollo (andava matta per le
ali di pollo). S, rispose ricambiando il sorriso, sono io.
Bene, si accomodi, le disse lui, ripiegando il giornale e
porgendole il menu. Si sofferm un momento ad allineare le
posate sulla tovaglietta di carta con il nome del ristorante e
una foto del proprietario (un uomo grasso e calvo) stampato
davanti e giochi per bambini sul retro. Due cose, disse alla
fine, la voce un gorgoglio, gli occhi azzurri screziati fissi su di
lei quasi temesse che si alzasse e fuggisse via come un uccello.Chiamami Bax. E il pranzo lo offro io. Altra pausa. E
voglio precisare che non mi aspettavo nessuno in particolare,
quindi, quindi... Cos' che volevo dire?
A quel punto lei cominci a sentirsi a disagio: ci stava
provando, per caso? C'era dietro una proposta equivoca?
Un'isola? Con i mandriani? Ma che cosa si era immaginata?
Sent la propria voce dire: Non saprei. Adesso toccava a lei
giocherellare con le posate, forchetta, coltello, cucchiaio,
spostando la tazza e il tovagliolo di carta come pezzi degli
scacchi. Alz lo sguardo su di lui, cercando di mettere un po'
di brio nella sua voce: Cosa fanno di buono qui?.
Lui sembrava aver perso il filo del discorso, ma continuava
a fissarla, a scrutarla, con un'occhiata che era difficile
fraintendere. Rimase in silenzio un momento. A me piace
questo qui, il Reuben. Non  che sei una di quelle persone
che non mangiano questo o quello, vero? Voglio dire, carne
e cose simili?
Lei scosse la testa.
E sai cucinare?
Cominci a passare in rassegna le ricette, tutto quello che
le veniva in mente, dai maccheroni al formaggio all'aragosta
alla Thermidor, prima che lui la interrompesse.
Non mi sono spiegato. Stiamo parlando di agnello. In
umido, in fricassea, arrosto, alla griglia, con fagioli, cipolla
cruda e tante tortillas. Al mattino frittelle, uova e ancora
agnello. Siamo in sette. Che possono diventare il doppio durante
il periodo della tosatura.
Tipo tavola calda, fece lei, e lui rise.
Poi arriv la cameriera e ordinarono due Reuben; lui
chiese del t freddo e lei una Coca light. Osservarono la
cameriera allontanarsi e alzarono lo sguardo nello stesso istante
mentre una coppia di persone anziane entrava dalla porta
trascinandosi come se avessero dei blocchi di cemento ai piedi
e si sistemarono nel separ di fronte, ansimando. Il bancone
correva per tutta la sala e c'era una mezza dozzina di uomini
sconsolati, appoggiati ai gomiti e gli occhi persi in lontananza,
camionisti forse, scarti della base navale, eterni disoccupati,
gente con tempo da perdere. Una lavagna sopra il
distributore di bibite consigliava gli spaghetti del cuoco, insalata
mista e pane all'aglio. Ne sentiva tutta la disperazione.
Tre pasti al giorno, fece lui ora, in tono professionale,
come per avvertirla. In piedi all'alba, a letto col buio. Dovrei
riuscire a portare un gruppo elettrogeno. Fece una
pausa e guard in basso. Se non con questo viaggio, con il
prossimo.
Lei rest impassibile. Quello che voleva era un'avventura,
quello che voleva era andarsene, ma intuiva i segni di un
disastro prolungato e catastrofico davanti a s. Che ne sapeva
lei di pecore, mandriani, ranch, isole e anche di cucina?
E l'acqua? L'acqua corrente c', vero?
Lui pieg la testa di lato, poi la sollev e si pass le dita
delle due mani fra i capelli che gli ricadevano in avanti, sporchi
e decisamente unti. Ci stiamo lavorando. C' tutto un
programma. E per quanto magari al momento la situazione
non sia ottimale, ti dico che ne vale la pena. Insomma, se a
uno piace la vita all'aria aperta... E a te piace, no? Gli occhi
si posarono su di lei, ma non aspett la risposta. E una cuoca,
una cuoca sarebbe proprio un grosso aiuto perch ci libererebbe
di un uomo cos da poter dedicare tutte le nostre
energie a sistemare il posto e avviarlo. E a migliorarlo. A renderlo
vivibile, capisci? Anzi, pi che vivibile: accogliente. E
a questo che puntiamo.
O-kay, fece lei molto lentamente, strascicando le vocali.Per non abbiamo parlato della paga.
Lui fece un gesto con la mano come dire che non c'era
niente di pi semplice o di pi facilmente risolvibile. Lo
guard prendere il bicchiere di t freddo e bere una lunga
sorsata con tutta calma. A un tratto scoppi a ridere, gli occhi
improvvisamente persi in un divertimento fra s e s.
Che diamine, ora per noi cucina Francisco, un pecoraio che
puzza come un pecoraio, nonostante le saponette che gli
porto continuamente, per non parlare del deodorante. Gli
ho regalato il flacone pi grosso che sono riuscito a trovare,
senza nessun risultato. Non escludo che se lo beva. Quel ragazzo
butta gi qualsiasi cosa, caff, fagioli, carne. E devo
dirti che quando uno porta la forchetta alla bocca, ha tutto
lo stesso sapore. Scommetto (vorrei proprio farlo, solo per
mia soddisfazione) che se ti bendassi gli occhi non saresti in
grado di dire se quello che stai mangiando  agnello, un tozzo
di pane o un pezzo di tagliere.
Un incubo, da quello che dici, fece lei, sorridendo.
Ma quanto puoi pagare?
 cos importante?
S, rispose lei, lo .
Altro gesto della mano. Salario minimo. Per sono otto
ore senza straordinari. Vitto e alloggio. E l'opportunit di
vivere in uno dei posti pi belli sulla faccia della terra e di
vedere le stelle che nessuno vede pi, tutto il cuore di panna
della Via Lattea. Allarg il sorriso. E agnello a saziet.
Ho una figlia, disse lei.
Lo so.
Te l'ha detto Valerie?
S, me l'ha detto Valerie. Ma puoi farle scuola a casa, in
un ambiente che, diciamocelo, sar molto pi salutare di
quella in cui siete ora, fra bande, droga, sesso precoce e via
dicendo. Messicani. Crimine. Avendo un'alternativa, non la
vorrai esporre a cose del genere, credimi...
Tu hai figli?
Due femmine, Marty e Fredda. Ma ormai sono grandi.
Pos gli occhiali. Aveva le mani rovinate, la pelle screpolata,
le unghie ispessite. Sono divorziato. Un tempo bevevo. Ora
non pi. Poi, si pieg a prendere qualcosa dalla tasca, un
portafogli, e lei pens che volesse mostrarle la foto delle figlie,
invece no. Estrasse pazientemente tre banconote e le
mise sul tavolo. Da cento. Trecento dollari in banconote pulite
come se fossero appena uscite dalla stamperia della zecca
di Filadelfia. Ecco, disse con una voce da basso profondo,
prendi qua... Aspetta, si frug di nuovo in tasca e ne tir
fuori un mazzo di chiavi d'automobile e le butt sul tavolo.
Sai guidare una macchina con il cambio manuale, vero?
Lei annu, le banconote sul tavolo fra loro come una
mancia assurdamente generosa per la cameriera, che non
aveva ancora nemmeno portato i panini.
Hai presente il supermercato qui all'inizio della via?
Fece segno verso il fondo del ristorante, oltre il bancone,
indicando le vetrine impolverate e la strada asfaltata lucida
di pioggia, le sopracciglia inarcate interrogativamente. S?
Bene, allora vai a comprare qualcosa da mangiare.
Da mangiare? In che senso?
Nel senso che mi lascerai gi al porto. Devo ricordarmi
migliaia di cose prima che la barca salpi... Insomma, pi o
meno quello che serve per una settimana, una settimana e
mezza, dopo di che ti riporteremo a terra e provvederemo
alle cose a lungo termine, sacchi di riso da venti chili, fagioli,
eccetera. Conosci la marina, giusto?
Be', io... Ci sono stata, ma...
A quel punto comparve la cameriera con i loro panini ed
entrambi si distrassero un momento mentre lei appoggiava i
piatti, tirava fuori una bottiglia di ketchup dalla tasca del
grembiule e chiedeva se serviva altro. Un rabbocco, rispose
lui scuotendo il ghiaccio nel bicchiere. E tu, Rita? Sei
pronta per un altro diuretico?
Ci fu un istante di silenzio mentre tutti e due si dedicavano
ai panini e lei si sent come se fosse gi a bordo, in mare,
sballottata dalle onde, a un tratto cos affamata che quasi
non riusciva a pensare. Che cosa le stava succedendo? Aveva
accettato una specie di accordo? Ed eventualmente, quando
era successo? Si accorse della musica in sottofondo, il jukebox,
un brano che le era sempre piaciuto, Helpless di Neil
Young, ne avevano fatto una cover con Toby, una versione
notevolmente pi lenta, le loro due voci insieme nel ritornello
e Toby che pestava quegli accordi al piano come se fosse
fatto di cemento, felicit, felicit pura; lo prese come un
buon auspicio.
Allora ascolta, le stava dicendo. Finiamo di mangiare
poi tu mi lasci alla marina, la barca  di un mio amico, la Side
Pocket. Chiedi a qualcuno. La conoscono tutti. Si stava pulendo
la bocca, masticando. Cacchio, che buono questo panino.
Lei chiuse gli occhi un momento, cercando di immaginarsi
tutto quanto, i possibili sviluppi, perch sua madre
avrebbe dovuto badare ad Anise, questo era poco ma sicuro,
almeno per qualche tempo, almeno fino alla chiusura delle
scuole, e lei avrebbe dovuto mettersi in malattia al lavoro,
forse permanentemente...
Oh, aggiunse lui, agitando il panino che grondava salsa,
la mano destra unta di condimento e di emmenthal fuso,
volevo anche ricordarti...
Scusa, non so nemmeno quanta roba devo comprare, e
non posso, insomma, devo...
Verdura, disse lui, passandosi sulla barba i brandelli
del tovagliolino di carta fradicio e pieno di macchie. Un
bottiglione di vino. Un paio di cassette di birra... facciamo
cinque, una marca qualsiasi, vedi cosa c' in offerta. Condimenti.
Insomma, fece un'altra pausa, flemmatico, qualunque
cosa possa andar bene con l'agnello. A quel punto intervenne
anche l'altra mano, a palmo in su, con i calli lucidi
di grasso e il solco profondo della linea della vita sciorinato
davanti a lei come una mappa del suo futuro. Ma quello che
volevo dire, cio, ricordarti,  che la barca parte alle cinque.
Si chin sopra il tavolo, avvicinandosi, e le fece l'occhiolino.
Quindi non fare tardi.
E fu cos che circa quattro anni e mezzo dopo, alle prime
luci dell'alba, si ritrovava coi gomiti puntati sul legno macchiato
e rovinato di un tavolaccio da pastore in una cucina
piena di orme di fango di una casa di mattoni, cos lontana
dalla costa, dalla vita e dai giornali del mattino che era un po'
come essere una naufraga, a soffiare su una tazza di caff per
raffreddarlo. Dove fossero finiti quegli anni non avrebbe saputo
dirlo, n pi n meno di quanto avrebbe saputo dire
dove andasse il vento quando era stanco di soffiare nel
canyon dietro casa. Aveva mani robuste come pinze, i capelli
flosci e in disordine causa mancanza di shampoo e non ricordava
pi da quanto tempo non metteva piede in un ristorante
qualsiasi. Non che si lamentasse. A farle compagnia
c'erano Bax e Anise, una mezza dozzina di manovali e oltre
quattromila pecore, e mandare avanti il ranch (i dettagli, tutto
ci che aveva a che fare con i dettagli) la assorbiva al punto
che il resto del mondo sembrava azzerato, come se esistesse
solo nei suoi sogni, come se l'intera citt di Oxnard fosse
solo un set cinematografico o fosse fatta di polverina magica.
Quanto alle notizie... Che cos'erano in fondo le notizie se
non un continuo strombazzare catastrofi imminenti e disastri
in corso che servivano solo ad amareggiare e sconfortare
tutti quanti, accrescendo la loro acrimonia verso i propri simili?
Non ne aveva bisogno. Non le mancavano. Le notizie
per lei, quelle che contavano, erano scritte nel vento e colavano
dalla nebbia, nei belati delle milleseicento pecore in
procinto di partorire i loro agnellini sull'erba del pascolo al
piano rinverdito dalla pioggia di cui, alzandosi per aggiungere
legna nella stufa, sentiva il suono, l'odore e il sapore.
La stanza era fredda, pi calda di quando si era alzata
due ore prima per preparare la colazione, ma ancora ben
lontana da una temperatura confortevole, e il calore della
stufa sulla faccia era piacevole. Smosse le braci, vi pos sopra
qualche legnetto e ricopr il tutto di pezzetti di eucalipto
provenienti dagli alberi che il padre, o forse il nonno del
proprietario aveva piantato chiss quando, che perdevano di
continuo rami e corteccia, soprattutto d'inverno, con l'arrivo
delle piogge, quando il tenero legno poroso assorbiva l'acqua
spaccandosi e precipitando al suolo con un tonfo sordo
che sentivi sotto la suola degli stivali anche a duecento metri
di distanza. Adesso era inverno, gennaio, e la pioggia
picchiettava leggera sui vetri delle finestre, primo anticipo dei
cinquanta centimetri annuali in arrivo grazie all'azione congiunta
di correnti, venti e barometro. Negli ultimi due anni,
gli anni di E1 Nino, avevano avuto razione doppia e il canalone
asciutto l davanti era diventato un fiume in piena le cui
torbide acque marroni scorrevano dalla parte sbagliata, buttandosi
nell'oceano invece che rifluirne, e cos avevano perduto
le latrine, le stie del pollame, il recinto per il bestiame e
tutto ci che stava l accanto e non era ancorato al suolo,
comprese le dieci o venti cataste di legna che lei aveva pazientemente
raccolto, segato, spaccato e ammucchiato nel
corso della lunga, interminabile stagione secca che andava
da aprile alla fine di novembre. E poi c'era il fango, che imbrattava
le pareti interne della casa fino a un'altezza di sessanta
centimetri e di cui si vedeva ancora il segno come sul
bordo di una tazza sporca. Fango ce n'era abbastanza, per
quest'anno. Che arrivasse una pioggia purificatrice e defluisse
gi per il canalone.
La luce era appena sufficiente a distinguere i colori delle
cose fuori dalla finestra (un paio di stivali di gomma cachi
appesi a un gancio sotto la grondaia, una carriola che un
tempo era rossa capovolta sopra il cumulo dei rifiuti organici,
il cofano bianco ammaccato di quel catorcio della jeep di
Bax con le ruote sbilenche) quando Francisco entr dalla
porta di dietro per aiutarla a lavare i piatti della colazione e
affrontare il pavimento butterato di cemento. Francisco era
un basco con sangue messicano o un messicano con sangue
basco, a seconda della compagnia e dell'umore, e stava l
dall'ultimo fallito allevamento di ovini, dopo di che si era
fermato come custode negli anni dell'abbandono, in cui il
ranch era andato in malora per mancanza di manutenzione e
di soldi e le pecore, senza tosatori, cani o recinzioni vagavano
sparpagliate fra i dirupi e le scarpate di El Montanon, la
dorsale che divideva in diagonale il dieci per cento orientale
dell'isola dalla parte occidentale. Adesso lavorava per Bax.
Poteva avere un'et compresa fra i cinquanta e gli ottant'anni
(nessuno lo sapeva e lui era riservato in proposito, preferendo
parlare in termini di re piuttosto che di anni, el otono
del los vientos, l'epoca delle scopate seriali all'universit, il
periodo del terremoto o quello della siccit, da ragazzo,
quando lavorava con i bovini nella valle di San Joaquin e il
patron aveva ingaggiato una chisera per far piovere; lei si era
fatta pagare le sue prestazioni con un vitello e poi, quando la
pioggia era arrivata come il diluvio di No per due settimane
filate, aveva chiesto due vitelli per farla smettere). Indossava
una maglietta da lavoro azzurro sbiadito, una bandana sbrindellata,
stivali ben ingrassati e jeans talmente intrisi di sangue,
lanolina e sporcizia che in caso di necessit li si sarebbe
potuti usare per puntellare le travi della casa, e legato alla
coscia il fodero con il tradizionale coltello da pecoraio. Come
avesse trasmesso il suo sapere a Bax restava un mistero,
considerato che era comunicativo grossomodo come un sasso
(tranne che da ubriaco, quando praticamente bisognava
imbavagliarlo per farlo stare zitto), ma era capace ed efficiente
come uno di quei robot che il futuro continuava a promettere.
Porto al mister su caf, signora? disse adesso.
Il mister (ovvero Bax, l'uomo la cui sfida in questa seconda
parte della vita era gestire quei 2500 ettari sulla base di
un'iniqua divisione dei profitti con i proprietari, e con il quale
lei aveva cominciato a dividere il letto due settimane dopo
essersi insediata come cuoca, da cui lo status di signora) era
costretto all'immobilit. Mentre stava sgombrando dai detriti
la ripida strada tutta buche che si inerpicava dalla valle
verso l'imbocco del canalone, nel tentativo di mantenere
aperto l'accesso a quella specie di pista di atterraggio, la
jeep, che poi era poco pi di un relitto semovente, si era cappottata.
Era stato sbalzato fuori. La Jeep aveva cominciato a
rotolare, il parabrezza in frantumi, il piantone dello sterzo
spezzato in due e le ruote davanti, i parafanghi e il cofano
irrimediabilmente rimodellati, finch a met della scogliera
non si era fermata contro un masso. Nessuno aveva idea di
quello che era successo fino a quando non cominci a far
sera e Anise, alzando gli occhi dal compito di storia, chiese:
Dov' Bax?.
Era stato fortunato, o almeno cos disse. La commozione
cerebrale era abbastanza lieve ed era riuscito a tener lontani
i corvi, agitando un braccio quando si avvicinavano troppo;
a rompersi, era stata la gamba invalida (la sinistra), e si era
fratturato appena tre delle dodici costole concesse a ogni essere
umano. Dimenticati quella sciocchezza della costola di
Adamo, aveva detto la prima sera ad Anise, seduta sul suo
letto con la faccia preoccupata, all'ospedale di Ventura, visto
che il numero  identico per gli uomini e per le donne.
Ed  una fisima comune che gli uomini ne abbiano una di
meno. Lo sai che cos' una fisima? Tipo un pregiudizio. Una
frottola da donnette.
Ora per era costretto a letto, ferito, frustrato, arrabbiato,
sessantanni da una settimana e li dimostrava tutti. E poi
al mattino era un orso. Cos lei prese la caffettiera dal fornello,vers una tazza con tanto zucchero e latte e la porse a
Francisco. S, sarebbe fantastico. Portaglielo su. E non dirgli
niente. Anzi, no: digli che star gi con le pecore fino a
che non avranno partorito tutte. Tutto il giorno, tutta la settimana,
e anche la prossima, se serve.
Francisco (il volto incredibilmente liscio per un uomo
che aveva passato la vita sotto il sole, uno dei motivi per cui
era cos difficile capire la sua et, oltre al fatto che si comportava
come una persona molto pi giovane, schiena dritta,
camminata decisa e passo energico) le fece un cenno di assenso.
Disse una parola sola (Suerte), poi prese la tazza,
sgattaiol fuori e sal le scale fino alla stanza di sopra dove
Bax se ne stava sdraiato a leggere una pila di vecchi Life
che lei aveva comprato al mercatino l'ultima volta che erano
andati a terra. Bisognava svuotare il vaso da notte. E nel giro
di un'ora, dopo le prime due tazze di caff, portargli la colazione.
Prima per c'era lo stufato da preparare, per pranzo e
cena, e metterlo sul fuoco a cottura lenta per tutta la giornata.
Dopo c'era il pane che stava lievitando nelle sei teglie disposte
sul bancone alle sue spalle, che poi non appena la
brace fosse stata pronta sarebbe stato infornato.
And al cassetto, prese l'acciaino e vi pass sopra il coltello
da macellaio, sempre con l'orecchio ai suoni della casa,
i belati lontani delle pecore gravide e le stridule imprecazioni
aeree dei corvi, arrivati a frotte in vista del banchetto che lei
era ben decisa a negargli. Da dove arrivassero non lo sapeva
proprio, era un mistero. C'era una popolazione residente
stabile che volteggiava sempre nei pressi del capanno dove si
macellavano le bestie o del mucchio di letame l dietro, ma
non appena cominciava il periodo in cui nascevano gli agnelli
il loro numero sembrava quintuplicarsi, arrivavano dalle
altre isole o forse anche dalla costa. Francisco diceva che erano
le anime degli indiani, las almas de los indios, tornate dal
regno dei morti per tormentare i bianchi che li avevano scacciati,
e chiss che non avesse ragione. Di sicuro erano furbi
come gli indiani, o come chiunque altro, quanto a questo. Se
uscivi con un fucile si dileguavano, per ricomparire appena
fuori tiro. Se ci provavi con un bastone, appositamente dipinto
di nero, ti ignoravano. Lei li aveva visti lavorare in coppia,
uno che distraeva la pecora e l'altro che puntava all'agnello.
E per quanto gli scienziati affermino che le scimmie
sono gli unici animali in grado di usare un utensile, a parte
l'Homo sapiens, lei aveva visto corvi lasciar cadere le cozze
sulle rocce per aprirle o prendere una pietra e tenerla fra gli
artigli per zavorrarsi in caso di vento forte. Anime degli indiani
o diavoli che fossero, lei non aveva intenzione di lasciare
che insidiassero i suoi agnelli, non quest'anno.
Sul tagliere per c'era un agnello, uno dei castrati dell'anno
precedente macellato appena la sera prima, e se qualcuno
le avesse battuto sulla spalla chiedendole se non cogliesse
l'ironia della faccenda, lei avrebbe risposto che no, era solo
una questione pratica: il loro lavoro era mandare lana e
agnelli vivi a terra cibandosi di quello che c'era, ovvero
agnello e poi ancora agnello, proprio come le aveva detto
Bax quel giorno grigio e livido nel ristorantino dove si erano
incontrati per la prima volta. I pecorai mangiavano agnello e
montone perch era quello che avevano e non potevano fare
un salto da Cari a farsi un hamburger quando gli andava, o
in fondo alla via per una birra e un hotdog. Se la dieta peccava
di monotonia, lei aveva imparato a integrarla con qualche
maiale che di tanto in tanto uno dei manovali abbatteva o
con le aragoste e i molluschi che lei e Anise raccoglievano
con la maschera e il boccaglio e delle pinne di plastica azzurra
rotte, tanto per cambiare. Le aragoste erano per le occasioni
speciali, venti o anche pi buttate nell'acqua bollente
aromatizzata con sale, pepe nero in grani, aceto di mele e
foglie di alloro, ma i lavoranti (messicani, quasi tutti fra i
quaranta e i cinquanta) accoglievano qualsiasi novit con diffidenza.
Ignoravano il burro fuso e gli spicchi di limone che
lei amministrava con parsimonia dopo l'ultima visita al negozio
di alimentari, preferendo mettere le bianche code ricurve
dentro alle tortillas, con una cucchiaiata di fagioli, riso e salsa
piccante versata direttamente dal flacone.
Con la mannaia e il coltello da macellaio tagliava le costolette
e separava la sella, che metteva da parte per arrostirla,
poi disossava la carne e faceva a pezzi tutto il resto, meravigliandosi
di quanto fosse stata brava a impadronirsi della
tecnica. Quando viveva a Oxnard, dopo che Toby l'aveva
piantata in asso, riusciva a malapena ad affettare una cipolla
talmente poco affilati erano i coltelli, e anche prima, quando
erano sempre in giro, le cameriere portavano i coltelli, quelli
seghettati, per tagliare la bistecca, la cotoletta o il roastbeef,
e da dove arrivassero i coltelli o chi li affilasse non erano
problemi suoi. Adesso invece no. Adesso aveva dimestichezza
con i coltelli, i suoi coltelli, e ne aveva uno per ogni operazione,
staccare, spellare, disossare, rompere, li teneva affilati
come quando erano usciti dalla confezione del negozio, ai
tempi in cui in questo paese si lavorava ancora acciaio al carbonio
di prima qualit.
Pass la carne nella farina, poi la fece rosolare nel grasso
di agnello arrostendo intanto nel forno peperoni verdi e
serranos, tagli a cubetti pomodori, ravanelli, sedano, cipolle
con colpi rapidi e sicuri, senza quasi accorgersi che Francisco
era rientrato nella stanza per aiutarla a togliere da tavola
i piatti della colazione e infilarli nel catino. Poi dispose le
verdure sopra la carne, mettendo da parte i peperoni verdi e
i serranos a raffreddare. Poi aggiunse circa due litri di vino
rosso e acqua quanto bastava a riempire la pentola (s, ora
avevano acqua corrente, ma avevano dovuto farne a meno
per il primo anno abbondante; una pompa a gas la faceva
arrivare dal pozzo a una cisterna sulla montagnola dietro la
casa, dove per gravit scendeva nelle tubature che Bax aveva
installato su sua insistenza, insieme a uno scaldabagno di
modo che potessero provare l'effetto civilizzatore di una
doccia calda). Rimest energicamente il tutto un paio di volte
con un mestolo, che poi batt con forza sul bordo della
pentola e pos sul fornello, e nella stanza torn il silenzio che
aveva imparato ad amare e ad aspettare.
Aveva tenuto la radio spenta di proposito perch voleva
sentire che cosa succedeva fuori al pascolo, dove fin dalle
prime luci del giorno Anise se ne stava seduta sotto un telone
sospeso sulle forcelle di quattro rami curvi di eucalipto piantati
nel fango, insieme a Bumper, il piccolo cane da pastore
bianco e nero, accucciato ai suoi piedi, con il libro di letteratura
aperto sulle ginocchia, e quando lo stufato avesse iniziato
a sobbollire per bene, Rita avrebbe abbassato il fuoco, si
sarebbe infilata un altro maglione e la cerata e l'avrebbe raggiunta.
Intanto la cucina era silenziosa, i soli suoni il sibilo
del fornello e il rombo ingabbiato del forno oltre al fruscio
dello straccetto dei piatti di Francisco, al picchiettare intermittente
della pioggia e al lontano belato liquido degli agnelli.
Ai manovali piaceva il cibo piccante, gli intingoli speziati,
gusti che aveva acquisito anche lei, soprattutto se c'era vino
rosso in abbondanza per mandarlo gi e pane o tortillas per
assorbirlo, e gir la manovella del macinapepe sopra la pentola
una buona cinquantina di volte, poi si gir verso il tagliere
e il mucchietto di peperoni verdi arrostiti. Tagli in
due i serranos e li spazz gi dal legno tutto tagliuzzato dentro
l'imboccatura della pentola, poi spel i peperoni arrostiti,
li tagli a striscioline e li aggiunse al resto. Quindi fu la
volta della salvia del loro orto, la paprica, il prezzemolo, una
manciata di foglie di alloro e per finire cinque cuori di finocchio,
che cresceva ovunque non arrivassero le pecore, tenace
come la gramigna, tritati e mescolati all'intruglio che sobbolliva
in modo da lasciare un leggerissimo retrogusto di liquirizia
in fondo al palato. Quando ebbe finito, prese l'ammaccata
ciotola di alluminio con i resti e gli scarti, gli avanzi della
colazione e usc nel mattino slavato dalla pioggia a buttare
il tutto nel compost.
Stranamente, sembrava che facesse pi caldo fuori che
dentro; le nuvole correvano verso sud dietro la cresta delle
montagne, livide come tanti pugni, pregne di umidit tropicale.
Ai suoi piedi, teneri germogli lucidi di pioggia e la terra,
improduttiva da lungo tempo, che esalava nuvole di vapore
incolore come se avesse trattenuto il fiato fino a quel momento.
La pioggia la colp come tante punture di spillo sulla
faccia, sulla testa, sull'asse rigido della mano destra tesa che
sbucava dalla manica rivoltata del maglione di lana tenendo
la ciotola per il bordo, e se la sua mano le sembrava estranea,
come la mano di qualcun altro, ruvida, segnata dal lavoro,
ben poco avvezza ai tasti della chitarra, be' le cose stavano
cos e cos sarebbero rimaste perch adesso lei era una pecoraia
e fiera di esserlo.
C'era stato un tempo in cui dormiva fino alle due o le tre
del pomeriggio, restava sveglia tutta la notte a suonare e andava
in giro come se avesse le mani avvolte nel cellofan. Poi
era uscito il loro primo album e tutti avevano pensato che il
mondo si sarebbe dischiuso davanti a loro come una strenna
avvolta nella carta d'argento sotto l'albero di Natale, poi era
arrivata Anise e fecero il secondo album prima che tutto
crollasse, che andasse tutto in fumo, e lei con Toby e Anise se
ne vennero sulla costa occidentale, dove la vita correva, correva
davvero, o cos diceva Toby, poi per non era andata
cos e lei aveva dovuto cominciare ad alzarsi presto come
tutti gli altri schiavi stipendiati, sempre a caccia di un lavoro
di merda via l'altro.
Tutto questo era avvenuto tanto tempo prima e l'ambizione
di allora, di uscire dal proprio buco e proiettarsi nel
mondo fuori, si era depositata sul fondo dell'animo, volgendosi
verso l'interno dove ardeva come l'ultimo inestinguibile
tizzone nella stufa. Che cosa amava? I suoi: Anise, Bax, Francisco.
Quel posto, dove la natura si dava cos com'era, immediata,
disabitata, dove la vita si viveva nell'attimo. Il gregge.
Sterminato. E la musica. Ancora musica. Sempre musica.
Solo che adesso quando suonava lo faceva per sua figlia, per
il suo uomo e per i lavoranti segnati dalle intemperie e dalla
fatica, i denti rovinati e l'alito che sapeva di vino.
Alle sue spalle, i muri della casa erano rigati di pioggia,
nere vene pulsanti contro la pallida pelle dell'intonaco; dalla
finestra della cucina la luce era un rettangolo sulla parete
sotto il rettangolo pi piccolo della lampada di lettura di Bax
accesa al piano di sopra. Lui era lass, sotto le coperte e la
grande trapunta di piuma d'oca, e lei qua fuori. Sotto l'acqua.
Con davanti una giornata piena, sorvegliare e sovrintendere.
Non che fosse importante, si disse, purch lui stesse
meglio. E in un certo senso, per quanto brutto potesse sembrare,
il suo incidente era per lei una benedizione insperata,
un'opportunit di mettersi alla prova, di occuparsi della nascita
degli agnelli mentre gli altri erano in giro sulle colline a
riparare staccionate e assicurare la percorribilit delle strade
gi pensando a quando, alla fine di febbraio, avrebbero dovuto
radunare gli animali, compresi quelli sfuggiti l'anno
precedente, per il taglio della coda e la castrazione. Non c'era
alcun bisogno che rimanessero a bighellonare l intorno
quando su in alto c'era tanto da fare. E in verit, la nascita
degli agnelli non era poi un grosso impegno, facevano tutto
le pecore. Bastava un'occhiata nelle prime ore critiche per
evitare qualsiasi disturbo alle bestie, che fuggissero prese dal
panico abbandonando i piccoli anche soltanto un minuto,
perch i corvi non aspettavano altro per farsi avanti.
Quell'anno lei e Anise avevano piantato cartelli Vietato
l'accesso sulla spiaggia della Scorpion Bay e di Smugglers'
Cove, a sud-est dall'altra parte delle montagne, chiudendo il
ranch a tutti i visitatori durante il periodo della nascita degli
agnelli in modo che non ci fossero interferenze, intenzionali
o meno, come era successo l'anno prima, quando due deficienti
con un fuoribordo erano entrati in rada, sparando a
casaccio su tutto quello che si muoveva; i colpi di fucile rimbombavano
per tutto il canyon in un assordante crescendo
che aveva disperso il gregge ai quattro venti. Era stato un
disastro. Nel giro di un'ora avevano perso qualcosa come
cinquanta agnellini appena nati, cinquanta agnelli che non
avrebbero potuto crescere, diventare grandi ed essere mandati
al mercato, il che significava un bel po' di profitto in
meno. Per settimane, non era riuscita a pensare ad altro che
a vendicarsi, a mettere quegli idioti sorridenti in piedi contro
il muro della casa e sparargli con i loro stessi fucili, per vedere
se gradivano. Era la sua fantasia, come una scena uscita da
un film di John Ford, ma anche nei momenti peggiori di rabbia,
sapeva benissimo che era solo una fantasia. L'unica arma
da fuoco che avesse mai preso in mano in vita sua era un fucile
calibro 22 che Bax teneva dietro la porta di casa per
scoraggiare i corvi e le grandi aquile reali che si portavano gli
agnelli nel nido e poi, quando avevano fatto quello che dovevano
fare, buttavano gi la pelle vuota come un sacco, ma
non l'aveva mai usata e non era nemmeno sicura di saperlo
fare.
Si ferm un attimo e alz la faccia al cielo. Le nuvole erano
cupe e fitte, la pioggia rimbalzava sulla sua pelle: non c'era
da aspettarsi turisti giornalieri, non con un tempo simile.
Rovesci la ciotola di avanzi sul cumulo di pacciame, poi si
ferm un minuto a rimestarlo col forcone, perch bisognava
rimestarlo e lei era ben decisa a non concedere ai corvi nemmeno
quegli avanzi. In quel momento, con la pioggia che
sfrigolava e il calore che si sprigionava dal centro del cumulo
producendo un pennacchio di condensa e un tanfo umido e
acido di marcio, percep un movimento con la coda dell'occhio,
si gir e vide la volpe, dietro la jeep, una zampa a
mezz'aria, il passo sospeso.
Era un animale che poteva tranquillamente ignorare,
troppo piccola per infastidire le pecore e sempre a caccia dei
topi che infestavano la casa principale, escrementi ovunque,
sparsi come tanti piccoli regalini scuri portatori di sporcizia
e malattie. Schiocc le labbra e guard la volpe rizzare le
orecchie. Poi, molto lentamente, si chin sul cumulo frugando
tra gli avanzi freschi finch non trov un pezzetto di osso
e cartilagini umido e rosso e glielo lanci. Atterr vicino alle
zampe con un tonfo sordo sul terreno bagnato, e la bestia lo
prese circospetta, come farebbe un cane, ma senza paura n
apprensione: le persone non rappresentavano una minaccia
per lei. Era qui da molto pi tempo di loro e continuava a
mangiare topi, insetti, occasionalmente qualche uccello, e se
qualcuno lasciava in giro del cibo (ma anche la pipa di radica
di Francisco, scomparsa dal portico una sera, una candela
mezzo bruciata, calzini sudati appesi alla staccionata ad
asciugare e a concentrare gli umori corporei), era grata per
l'ampliamento della sua dieta. Rimase a guardare la volpe
che prendeva l'osso in bocca, lo teneva fra le zampe e lo spolpava
con i denti, il pelo lucido di pioggia e gli occhi che neanche
la guardavano come se lei non contasse niente, poi rientr
in casa a controllare lo stufato e infornare il pane.
Francisco aveva messo i piatti ad asciugare e adesso stava
passando lo straccio sul pavimento di cemento, spostando
da un angolo all'altro il fango che si lasciava dietro lunghe
scie giallastre. Il pavimento era sempre sporco, eternamente
sporco, ma il punto era decidere quanto: finch a furia di
tormentarlo non era riuscita a ottenere che Bax facesse portare
dalla chiatta che li riforniva sacchi da settanta chili di
cemento e finch il cemento non venne caricato dieci sacchi
per volta sul pick-up e portato fin lass dove era stato mescolato
in una carriola, steso, pressato e lisciato, il pavimento era
di terra, letteralmente, terra battuta e compattata da un numero
incalcolabile di generazioni di pecorai e dai loro stivali.
L'altra costruzione di rilievo della propriet (l'abitazione dei
pecorai con le sue otto stanze) era un edificio con una struttura
in legno e a quanto ne sapeva lei aveva sempre avuto il
pavimento in legno di pino, se possibile ancora pi sporco
del vecchio pavimento di terra della casa principale, ma
niente di cui preoccuparsi. I lavoranti a turno davano una
spazzata e una volta ogni molte settimane ci passavano sopra
anche uno straccio. Avevano la loro sala comune, qualche
sedia sgangherata, un tavolino quadrato e una stufa panciuta,
ma era la casa principale il posto in cui si ritrovavano a
mangiare e dove si sentivano (almeno quando era presente
lei) come a casa propria, dove a cena parlavano di madri
morte da tempo, di haciendas che non esistevano pi nelle
malinconiche vallate dell'Arizona, del New Mexico o anche
del vecchio Messico.
Il profumo buono e caldo dello stufato la avvolse non
appena varcata la porta, le finestre completamente appannate,
il grande spazio aperto che fungeva da cucina, sala da
pranzo e punto di incontro tutto a un tratto saturo, le molecole
di agnello che lei aveva tagliato a pezzi si mescolavano
alle spezie che aveva sbriciolato fra le mani, aleggiavano e
viaggiavano nell'aria fino ad arrivare a Bax, nella sua candida
camera da letto al piano di sopra, la fronte corrugata sopra
gli occhiali da lettura. Dopo aver spostato il pentolone sulla
parte destra della cucina, prese la padella per friggere, la unse
e ruppe mezza dozzina di uova in una ciotola. Vi aggiunse
un pochino di latte condensato e una manciata di formaggio
grattugiato, sbatt il tutto montandolo e lo vers nella padella
per preparare due frittate, insaporendole solo con sale e
pepe. Poi prese quattro fette di pane, spalm su due di esse
il piccante pico de gallo che lei stessa aveva preparato, ci mise
dentro una delle frittate e vers una tazza di caff appena
fatto. Francisco, quando hai un momento, chiam senza
nessuna ironia, perch al ranch le cose erano facili, lo porteresti
su a Bax?
L'uomo annu e le fece un sorriso. S, disse, certo, no
hay problema. Erano entrambi consapevoli del sottinteso:
lei si serviva di Francisco come intermediario per l'ottima
ragione che se il vassoio l'avesse portato su lei avrebbe dovuto
sorbirsi il maledetto fiume di consigli, lamentele e critiche,
per non parlare dell'elenco di cose da fare, pedanti preoccupazioni
e questioni urgenti su cui stava rimuginando anche
in quel momento, come non aveva mai smesso di fare da
quando era bloccato a letto.
Nel secondo panino mise del ketchup (Anise andava
matta per il ketchup fin da piccola, lo metteva su tutto,
cracker, pretzel, banane, cetrioli a fettine e persino, a quanto
ne sapeva una volta, sul cioccolato), lo avvolse nella carta
stagnola e riemp il termos di cioccolata calda. Poi si butt
addosso la cerata e il sombrero che Manuel, il cugino di
Francisco, le aveva portato da Tijuana l'anno prima dopo
una settimana di bagordi a tosatura completata, e usc di
nuovo sotto la pioggia. Gir attorno al canalone che ora, alimentato
dal fiume Scorpion, non era pi asciutto, e attravers
il boschetto di eucalipti diretta al pascolo, dove le pecore,
fradicie e grigie, erano sparpagliate a perdita d'occhio sull'erba
nuova come tanti mucchietti di stracci sporchi. Era una
scena uscita da un passato dimenticato e lei non pot fare a
meno di pensare ai primi uomini nudi che correvano dietro
al primo montone selvatico, lo uccidevano, lo cuocevano e lo
mangiavano, seduti in circolo con la pancia piena a pensare
quanto sarebbe stato bello averne uno legato all'albero l vicino
cos da poter avere carne e altri prodotti, nonch una
buona coperta calda tutte le volte che si voleva. Era la protoindustria,
antica quanto le trib stesse. Caino aveva trucidato
Abele perch Abele pascolava le greggi e Caino deponeva
i semi nella terra, ma che razza di dono sacrificale poteva
essere una manciata di piselli e un pezzetto di zucca per l'esigente
Dio lass in confronto a un cosciotto di agnello appena
macellato?
Il telone di Anise (rosso pompiere, o rosso acceso, un
colore che non esiste in natura, quanto meno non sulla costa
occidentale) luccicava di pioggia in fondo al campo. Rita la
vide l seduta a gambe larghe, le spalle incurvate, il cane
bianco e nero con il muso in grembo, il libro aperto sulla
schiena del cane e sua figlia immersa in ci che faceva autonomamente,
senza discussioni o bisogno di ricordarglielo,
ovvero studiare, imparare e migliorarsi. Anise era gi ben
oltre il punto in cui lei o Bax potevano darle una mano, a
parte le lezioni di chitarra, e lei non riusciva minimamente a
seguirla nel corso per corrispondenza, nei compiti settimanali
e nel programma mensile. Non aveva ancora quindici
anni e gi faceva cose da primo anno di universit, tutto da
sola. Ogni volta che la vedeva china al lavoro Rita si sorprendeva
della disciplina e della determinazione che dimostrava,
in questo totalmente diversa da ci che ricordava di se stessa,
almeno in campo scolastico. Ai suoi tempi era una ragazza
troppo irrequieta, troppo smaniosa di mollare tutto e svignarsela
al Village, di frequentare bar e locali, e che cosa ne
aveva ricavato? Niente. Una falsa vita e false speranze. Anise
era differente. Anise aveva un futuro. E pi stava lontano dai
guai del mondo, meglio era.
Ehi, Pratolina!  le grid, la pioggia che batteva sul cappello
come un ritmo spastico, le pecore tutto attorno che
leccavano i piccoli, ed ecco l Bumper che le correva incontro
nell'erba mentre sua figlia alzava la testa e le dava un'occhiata
da lontano.
Un momento dopo si accosciava accanto a lei sotto il telone,
porgendole il panino alla frittata che Anise, messo da
parte il libro, ignor a favore della cioccolata calda. Ci fu un
trapestio bagnato di zampe e coda e poi il cane venne a stringersi
fra loro, annusando la stagnola calda. Meglio che
mangi prima che si raffreddi, le disse.
Che cos'? Non agnello?
Frittata. Con una tonnellata di ketchup.
Guard la figlia svitare il tappo del termos e versarsi una
tazza di cioccolata, goccia a goccia come un pregiato vino
d'annata. Spinse di nuovo il panino verso di lei e Anise lo
prese e se lo mise in grembo, dove rimase in equilibrio precario
fra il naso umido del cane e il sacco a pelo bagnato su
cui era accovacciata. Anise era alta (gi pi di uno e settanta),
come Toby; cambi posizione ripiegando le gambe sotto
il corpo, gambe lunghe, gambe per quando sarebbe stata pi
grande, e salv il panino all'ultimo momento, quasi per un
ripensamento. Mentre sorseggiava la cioccolata, gli occhi abbassati
sulla copertina lucida del libro (Studies in th American
Story, From Hawthorne to Hemingway, $25,95, una somma
che avevano faticato a raggranellare) mormor: Mi piace
tantissimo questo racconto nel mio libro. Si intitola
Bartleby lo scrivano. L'hai mai letto?.
Il titolo le era familiare, ma se l'aveva letto doveva essere
stato ai tempi del liceo. Pu darsi, disse. Ma tanto tempo
fa, in una remota galassia. Le pecore non c'entrano, no?
Per favore. Anise si irrigid, subito irritata, e le dette
un'occhiataccia. Vedeva che la figlia era di cattivo umore,
pronta a sfogarsi su quanto si annoiasse e quanto odiasse le
pecore, gli allevamenti di pecore e le isole, e gi che c'era
anche la vita, la vita stessa. Vide questo stormo di problemi
attraversare i suoi occhi in un freddo lampo accusatorio, ma
poi Anise si strinse nelle spalle e lasci perdere. Insomma,
non so se ti pu interessare, ma parla di un ufficio e uno scrivano,
uno che copia le cose a mano, credo, perch all'epoca
non avevano fotocopiatrici n niente di simile. E quando il
capo gli chiede di fare qualcosa lui risponde Preferirei di
no.
Oh-oh, sono forse nei guai?
Anise le fece un sorrisetto amaro, ma i suoi occhi si accesero
di qualcosa che somigliava al piacere per quelle quattro
chiacchiere. Aveva bisogno di parlare, di qualcuno in carne e
ossa a cui dire quello che provava, pensava, leggeva, e non
solo dell'insegnante senza volto che le correggeva i compiti
con una calligrafia fitta e rigida e caratteri talmente minuscoli
da sembrare l'etichetta di un flacone di medicine.
Vai leggera, si disse. Morbida.
Quindi se ti chiedo di startene qui fuori da sola sotto
l'acqua ancora per qualche minuto mentre io torno dentro a
togliere il pane dal forno, tu mi dirai... Com'era?
Preferirei di no.
Voleva aiutarla a sgravarsi del fardello, e ci provava come
meglio poteva, cercando di anticiparla, compiacerla, far andare
avanti le cose, ma era presa fino ai capelli ogni singolo
minuto di gni singola giornata e in quel preciso momento
gli agnellini avevano bisogno di lei pi di sua figlia. E poi
c'era il pane nel forno, lo stufato sul fuoco e Bax su a letto
che imprecava con un umore simile a un nido di calabroni
che qualcuno avesse stuzzicato con un bastone. Non voleva
discutere. Non voleva assillarla. Ma non riusc a trattenersi.
Che ne diresti di mangiare quel panino prima che si raffreddi?
Preferirei... Oh, merda. Andare al centro commerciale,
vedere qualcuno, chiunque, tranne te, Bax e un mucchio di
stupide pecore. Come tutta la mia vita. Come tutti i giorni.
Mi sembra di essere in prigione.
Ed ecco l il senso di colpa. Un peso che era quasi fisico
perch lei era colpevole, colpevole di tutto ci che Anise le
poteva buttare addosso e non solo. Chiuse gli occhi per scacciarlo,
ma non serv a niente. Rivide Anise piccola, l'espressione
della sua faccia quando le aveva detto che la ritirava da
scuola tre settimane prima della fine dell'anno scolastico per
portarla su un'isola che nessuno aveva mai sentito nominare.
In quinta. A tre settimane dalla fine. E tutti i miei amici? E le
vacanze estive? Faremo le vacanze sull'isola, le aveva risposto
lei. Ti piacer. Spiagge... c' una spiaggia, la tua spiaggia privata
proprio davanti allo Scorpion Ranch. Io non ci voglio
andare. Lei che insisteva, ripetendo Ti piacer cos tante volte
che alla fine era diventata una litania, e Anise, cocciuta, per
nulla convinta, irremovibile, che ribatteva: Non mi piacer,
mi far schifo. E non voglio andare in un posto di scorpioni, mi
fanno schifo gli scorpioni. A te no? Anche lei si era interrogata
in proposito, ma come si scopr poi scorpioni non ce n'erano,
a parte quelle minuscole bestioline marroni e torpide
che a volte si vedono aggrappate ai tronchi accatastati, e le
aveva promesso (e ci credeva anche lei) che si trattava soltanto
di quell'estate. S, certo, e ora Anise non avrebbe riconosciuto
gli interni della sua vecchia scuola (o di qualsiasi
scuola) nemmeno se si fosse materializzata l nel pascolo
davanti a lei.
C' stato qualche problema laggi stamattina? le disse
nel tono pi piatto possibile. Stava guardando dall'altra parte
del prato; c'erano agnelli ovunque, che spiccavano come
batuffoli di cotone, e pecore che li leccavano e rileccavano.
Uh-uh. Poi, di malavoglia, perch erano ancora allo
stesso punto: Gemelli, l davanti... Pi o meno a destra di
quella roccia rossa. L, vedi?.
Elei...?
S, li ha leccati tutti e due.
E tu...? Con i gemelli era buona norma legarli insieme
in modo che il pi forte, quello dominante, aiutasse l'altro a
raggiungere il capezzolo.
Sto leggendo, okay? Ho i compiti da fare. Ma a te non
interessa.
Va bene, tesoro, va bene, rispose lei. C' un sacco di
tempo.  solo che non voglio che stiano separati, tutto qui.
Come a un segnale, un corvo attacc a gracchiare dietro
gli alberi in fondo e subito se ne aggiunse un altro. Uno scarabocchio
scuro macchi le nuvole in alto e si vide una macchia
nera sul terreno a un centinaio di metri di distanza, dove
cercavano in due di allontanare la pecora dal suo agnello, ma
la pecora non ne voleva sapere. Butta un occhio, amore, le
disse alzandosi. E tieni Bumper con te; questa mattina non
deve andare a radunarle. Torno fra... ruot il polso per
guardare l'orologio, una ventina di minuti. Poi ci penso io a
sorvegliare il perimetro qui, tutto il giorno, fino a sera, e tu
puoi tornartene nella tua stanza ai tuoi libri o a quello che
vuoi. D'accordo?
Gli occhi di sua figlia, illuminati dal riflesso della pioggia,
erano cangianti come l'acqua del pozzo, di un grigio pallido
pallido, tenue e trasparente che virava verso l'azzurro, occhi
che non erano di Toby e nemmeno suoi. Cercava di pensare
a sua madre, agli occhi di sua madre, ma per quanto si sforzasse
di sovrapporre l'immagine a quella di Anise non ce la
faceva proprio. China in avanti con le braccia attorno alle
ginocchia, guard la figlia scartare un angolo del panino e
portarlo alla bocca per un assaggio esplorativo. D'accordo?
le ripet.
Ma s, s!! Insomma, che vuoi che ti risponda? Cosa credi,
che abbia tre anni? Sono qui, va bene? E se uno di quei
cappero di uccelli prova anche solo ad avvicinarsi io me l'incollo.
Cappero. Me l'incollo. L dentro ci sentiva Bax e un po' di
Arturo, il pi giovane dei manovali, trentun anni, ex uomo
da rodeo con la gamba destra che sembrava uscita dalla centrifuga
della lavatrice. Sentiva anche il senso di colpa, di nuovo,
come se qualcuno avesse azionato un interruttore dentro
di lei: Anise aveva bisogno di stare con i ragazzi della sua et,
un gruppo di coetanei con cui andare al cinema e a guardare
le vetrine al centro commerciale e cose del genere. Amiche.
Magari anche un fidanzatino. O comunque qualcuno da sognare
a occhi aperti. Si tir su e usc sotto la pioggia, che
sembrava leggermente calata. O era la sua immaginazione?
Fai cos, amore, disse, e mentre lo diceva pensava al
dolore che le avrebbe provocato anche solo il ritorno di Anise
sulla terraferma, a New York da Toby e dalla madre di
Toby, dove d'estate andava a passare un paio di settimane,
almeno quando Toby si ricordava di mandarle i biglietti aerei.
Stava gi incamminandosi verso casa quando si gir indietro;
il cane la guard, pieno di aspettativa, Anise masticava
il suo panino alla frittata sbirciandola circospetta. E
quando te li sei incollati per bene, aggiunse con l'acqua che
le colava gi dalla cupola del sombrero, prendi le penne e
portamele, okay?
Francisco stava uscendo dalla porta in quel momento,
con addosso un pesante poncho di cuoio sopra la camicia da
lavoro e uno sbiadito berrettino da baseball rosso che davanti,
a lettere che un tempo erano state gialle, recava la scritta
Trojans, una parola che le faceva sempre venire in mente i
preservativi che lei e Toby badavano bene a usare quando si
sentivano scoppiare dal desiderio e che tuttavia non le avevano
evitato di rimanere incinta proprio nel momento sbagliato.
Due volte. Una quando la band (Tobrita. L'ispirazione
l'aveva avuta lei, i loro nomi intrecciati per l'eternit, come
se eternit significasse qualche cosa) stava per decollare, e
poi di nuovo quando la casa discografica li aveva mandati in
tour. La prima volta l'aveva fatta abortire. La seconda si era
rifiutata. Ed era nata Anise. Oggi non riusciva nemmeno a
immaginare la vita senza lei. Ora vado a guardare, disse
Francisco. Todo bien?
Appoggiata allo stipite della porta, cercava di scalciare
via gli stivali infangati, dietro di lei l'odore della pioggia e gli
effluvi di cucina, densi e compositi, che arrivavano dalla porta
aperta. Non so, rispose con una voce che suon aspra
alle sue stesse orecchie. Cristo santo, a volte avrei proprio
voglia di mollare, buttare tutto all'aria e andare a stare da
qualche parte in un motel vivendo di sussidi come fanno tutti,
se capisci cosa voglio dire. Lui non capiva. Capiva le pecore,
punto e basta. Si sfil il primo stivale con un risucchio,
poi il secondo e appoggi una mano al muro per reggersi.
Ma tu magari hai voglia di fare un giro a vedere se noti qualcosa,
soprattutto davanti al punto dove si  messa Anise.
Gli sorrise per ammorbidirlo. Lo sai come sono, mi preoccupo
sempre.
Lui avrebbe anche ricambiato il sorriso, ma sorrideva solo
quando era ubriaco. Avrebbe potuto dire di s o annuire,
invece si limit a fissarla, inespressivo, il berrettino gi fradicio
di pioggia.
Spost gli stivali con un calcio, si liber del sombrero e se
lo batt sulla coscia un paio di volte per scrollarne la pioggia.
Be', insomma muoviti, non startene l a bocca aperta, disse.
Poi, sentendo il profumo del pane lo tolse dal forno e lo
mise a raffreddare, intanto che rimestava sul fondo della
pentola dello stufato, immobilizzandosi quando sent Bax
che la chiamava da sopra. Rita? Rita, sei tu?
Dieci minuti dopo era di nuovo fuori nel campo, in mezzo
all'erba diretta verso Anise e scrutando il pascolo in cerca
di Francisco. Nel frattempo si era alzata la brezza, la pioggia
velava tutto e in un primo momento non riusc a vederlo. Era
gi quasi arrivata da Anise quando finalmente lo localizz,
esattamente dalla parte opposta del campo, che avanzava a
passi rapidi e davanti, con la sua personale versione della
verga da pastore, un tubo di pvc con un manico squadrato
incollato sopra, che oscillava come una candida antenna. Sarebbe
stato pi a suo agio a cavallo (usavano i cavalli per radunare
gli animali e per le operazioni quotidiane, o anche
solo per andare in montagna e scappar via dal ranch) ma
quella mattina Diablo, Moreno e Jonesy erano gi al corral,
a strofinarsi la groppa contro il recinto o col muso all'aria ad
annusare la pioggia, perch lei aveva pensato che in un momento
simile fosse meglio non rischiare nemmeno il pi piccolo,
peraltro consueto, motivo di agitazione per le pecore.
E cos Francisco era a piedi. E lei pure.
Non era cambiato niente. Le pecore nel prato, i corvi sugli
alberi, Anise e il cane dove li aveva lasciati, la pioggia
sempre battente. Stava per gridare a sua figlia qualcosa di
sciocco e allegro (Secondo turno pronto a entrare in servizio
oppure Preferirei che tu non rimanessi un minuto di
pi qui fuori alla pioggia) quando la quiete fu rotta da un
colpo di fucile. Fu un unico schiocco secco, come un bastoncino
spezzato in due, ma forte, insopportabilmente forte, un
suono che rotol dalla montagna rimbombando gi per il
pratone e poi di nuovo su. Vi fu un istante di sospensione poi
esplose la seconda detonazione e il gregge si mise in movimento
come un corpo unico. Stava gi correndo quando vide
il lampo scuro tagliare il pratone e le pecore schizzar via
terrorizzate, scappando verso la montagna in cerca di riparo,
ma che c'era, che succedeva? Poi lo vide, un verro, un cinghiale,
la testa tutt'uno con i muscoli del collo nell'atto di
fuggire, le orecchie appiattite e le zampe che galoppavano
talmente rapide da risultare sfocate, e prima che si riprendesse
ecco l i tre uomini con le loro armi e i loro veicoli.
Ehi! url lei col respiro rotto; il vento le strapp via il
sombrero, abbandonandolo agli elementi. Correva a perdifiato,
le braccia che pompavano come pistoni, le ginocchia in
alto, ma il fatto era quello e non sarebbe rimasta pi sorpresa
vedendo scendere a terra una sonda di marziani: gli uomini
erano in sella, fuoristrada a tre ruote che inghiottivano la
terra fradicia e la sputavano fuori in lunghi filamenti di fango
scuro, e non sembravano minimamente intenzionati a smetterla.
Il cinghiale era sparito, scomparso nella boscaglia lungo
il canalone. E prima che lei potesse muovere un dito, prima
che potesse affrontarli, chiedere una spiegazione, cacciarli
fuori una volta per tutte, erano scomparsi anche gli
uomini, fra lo scoppiettio e lo sferragliare dei motori che
svaniva in lontananza. Vide Anise correre da lei, la faccia
completamente svuotata, vide Francisco agitare freneticamente
la verga sopra la testa e Bumper correre verso la pecora
pi vicina, terrorizzata. E poi vide i corvi.
Alla sua destra, circa un centinaio di metri pi in l (si
stava avvicinando, roteando le braccia e gridando), il primo
cal in picchiata su un agnello, puntando alla testa, sempre
alla testa. Confuso, abbandonato, incerto sulle sue zampe da
neofita della camminata, stramazz come colpito da una
mazza. Affondati gli artigli, l'uccello si sollev stabilizzandosi
sulle ali come su un trespolo e si avvent sugli occhi, mentre
ne arrivava un secondo a squarciare il petto nel punto in
cui il nuovo, sottile strato di pelle era cedevole e soffice come
formaggio molle. Correndo, senza fiato, vibrante di odio,
rabbia e panico, si pieg e raccolse qualche pietra, un altro
agnello a terra, poi un altro ancora e i corvi che si accalcavano
passando dall'uno all'altro per tutto il pratone come pedine
sulla scacchiera. Scagli le pietre. Si chin a prenderne
altre. Correva come una disperata, come una forsennata,
correva perch non poteva fare altro.
Ogni volta che si avvicinava a un gruppetto di uccelli,
quelli si alzavano e si spostavano sulla vittima pi vicina, e lei
rimaneva l con l'animale morto o morente accasciato ai suoi
piedi come un rifiuto, le zampe ancora poco sviluppate che
si contraevano, le orbite degli occhi sanguinanti e vuote, le
azzurre volute intestinali esposte. Erano svelti. Volevano il
cuore, il cuore ancora palpitante, il fegato e i reni, a prendere
il resto sarebbero tornati pi tardi. In pochi secondi raggiunse
l'agnello pi vicino, a cinque o sei metri di distanza, che
scalciava contro la nera cortina di ali e i fulminei affondi dei
becchi simili a rettili lisci e sanguinolenti, ma arriv troppo
tardi, gli uccelli si allontanarono saltellando a piccoli balzi
sprezzanti per poi spiegare le ali e prendere il volo
trascinando l'agnello nell'erba. Vide la bestiola rabbrividire dal muso
alla coda, provando ad alzare la testa e allungare le zampe in
cerca di equilibrio, ma non aveva pi gli occhi e la pallida
pelle tesa dell'addome era tutta arrossata. Per un attimo il
suo verso - non un belato, piuttosto un bisbiglio, un gorgoglio
strozzato in fondo alla gola - la impietr. Poi pass a
quello accanto mentre attorno a lei i corvi calavano in picchiata
gridando.
Uno, davanti a lei sulla sinistra, era intatto. Se ne stava l
barcollante sulle zampe come investito da un vento possente,
belando debolmente, confuso. Lo afferr al volo e se lo
cacci sotto un braccio, poi ne prese un altro, con il cordone
ombelicale ancora attaccato, le orecchie e la sommit della
testa bagnate di liquido placentare... Ma Anise dov'era? E
dov'era Francisco? E Bumper? Gir due volte su se stessa,
urlando il nome della figlia. Se fosse stata l al suo fianco, ne
avrebbero radunato pi possibile, avrebbero opposto resistenza...
Il cane abbaiava, perfettamente inutile, inseguendo
le pecore che fuggivano dal pratone nel vano sforzo di farle
tornare indietro. Anise! rugg, i tendini del collo tesi.
Anise, maledizione, dove sei?
Niente, niente tranne la cacofonia degli uccelli, poi tutto
a un tratto da dietro le spalle arriv la voce di sua figlia (Sono
qui, mamma! Sbrigati! ); si gir e vide Anise che arrancava
verso di lei nell'erba resa scivolosa dalla pioggia, un agnellostretto fra le braccia. Singhiozzava, i denti scoperti dietro
le labbra, la bocca un buco in mezzo al volto, i capelli bagnati
che le ricadevano davanti agli occhi e gli occhi pieni di lacrime.
Non posso, grid con voce rotta. Non posso, e
Rita vide che l'agnello fra le sue braccia era insanguinato.
Avrebbe potuto consolarla - avrebbe dovuto - invece si
lasci prendere dalla rabbia del momento. Metti gi
quell'accidenti di animale, okay? Non vedi che  morto?
No, mamma. Non  morto. Respira ancora. Anise si
avvicin, le ginocchia molli, alta e magra, ancora una bambina, la casa, Bax e la finestra illuminata lontanissimi, come in
un altro paese.
C'era una chiazza di sangue sull'erba davanti a lei e
quell'immagine, quel fatto, fu come una frustata. Avrebbe
voluto posare gli agnelli delicatamente, ma la rabbia le invase
le braccia e li lasci cadere nel fango, sull'erba calpestata,
per correre dalla figlia. Ma che diavolo ti prende? le chiese
strappandole la bestia dalle braccia e buttandola per terra
come un rifiuto, esattamente quello che era. Aveva voglia di
prenderla a schiaffi. Aveva voglia di urlarle in faccia. Ma non
vedeva cosa stava succedendo? Non se ne rendeva conto?
Rimani ferma qui - e non ti azzardare a muoverti. Ne
porto qui pi che posso, qui vicino a te. Stava alzando la
voce sempre pi. Una scarica endocrina, rapida e rovente, la
percorse da capo a piedi.
Anise la guard senza dire niente.
Tu tieni lontano quegli stramaledetti uccelli. Capito?
Non ti chiedo nient'altro.
Il volto di sua figlia era esangue e piccolo, distante come
se fosse ancora dall'altra parte del campo. Aveva quindici
anni. Amava gli animali, amava il suo cane, amava gli agnelli,
ma qui l'amore non c'entrava niente.
Svegliati! le grid sputandole addosso le parole, col
sangue che le rombava dentro, mentre girava lo sguardo sul
pratone in cerca degli agnelli risparmiati, in cerca di quelle
zampette gracili e inadeguate e di quel vello vaporoso intriso
di pioggia, intriso di sangue, ma vide soltanto corvi, a decine,
ammucchiati sulle carcasse come nere coperte sventolanti.

 Capitolo 8.
Ovis aries.

Nessuno sa quando fossero state introdotte le pecore
sull'isola di Santa Cruz, ma le greggi fecero la loro comparsa
pi o meno attorno al 1850, sotto la guida del primo proprietario
singolo dell'isola, Andrs Castillero, o meglio del suo
agente, James Baron Shaw di Santa Barbara, assunto per amministrare
la propriet. Castillero aveva contribuito fattivamente
al raggiungimento di un accordo dopo la temporanea
secessione dell'Alta California dal Messico nel 1836, e per il
suo impegno il ministro degli Interni, per ordine del presidente,
gli aveva concesso la propriet unica ed esclusiva
dell'intera isola di Santa Cruz. Dal punto di vista del governo
messicano si trattava indubbiamente di una ricompensa di
valore trascurabile, visto che i messicani ritenevano le isole
troppo lontane, aride e inospitali per interessarsene. Shaw
costru una casa e gli edifici del ranch nella valle centrale,
nell'interno, a circa cinque chilometri da Prisoner's Harbor
sulla costa settentrionale, e vi introdusse bovini, cavalli e pecore.
Nel frattempo, con il trattato di Guadalupe Hidalgo,
l'intera California venne ceduta agli Stati Uniti, insieme a
quelli che oggi sono Texas, New Mexico, Nevada, Utah e
Arizona, e Castillero, che comprensibilmente cominciava a
nutrire dubbi sulla legittimit del suo possesso, mise il seguente
annuncio sul Daily Alta California del 25 maggio
1858:
VENDESI: Isola comprendente all'incirca 60.000 acri di
terreno, ricco di acqua e piccole vallate di ottimi pascoli
per le pecore. Non ci sono animali selvatici che possano
disturbare il bestiame. C' un buon approdo e un ancoraggio
riparato.
Un anno dopo, un consorzio guidato da Eustace Barron,
console inglese a Tepic, in Messico, acquist l'isola, tenendo
Shaw come amministratore. I nuovi proprietari avviarono un
allevamento di ovini su larga scala, andando dall'altra parte
del paese, fino all'Atlantico, per acquistare le bestie con il
pedigree migliore, merinos spagnole e Leicester inglesi a pelolungo, razze note per la qualit superiore della lana oltre
che per la loro resistenza e adattabilit. Con un terreno di
pascolo vergine e senza nessun predatore che le disturbasse
(nemmeno l'aquila reale che allora si riteneva non nidificasse
alle Channel Islands) le pecore prosperarono. Di l a dieci
anni, sull'isola ne scorrazzavano come minimo cinquantamila.
Santa Cruz, dove un tempo le pecore non c'erano, improvvisamente
ne era piena. Tanto che Barron riusc a vendere
la propria quota in affari a una societ di San Francisco,
ma i nuovi proprietari, che fondarono la Santa Cruz Island
Company affidandola alla guida di Justinian Caire, un lungimirante
francese che trattava articoli da ferramenta ed era
venuto all'Ovest per sfruttare la febbre dell'oro che imperversava
in tutta la regione, si resero conto che non c'era modo
di sostentare la popolazione. Le sorgenti d'acqua si erano
prosciugate. Il foraggio era insufficiente. A qualcosa bisognava
rinunciare.
Se i topi, una volta introdotti in un ecosistema chiuso,
sono la pi devastante delle specie invasive, subito dopo
vengono capre e pecore, con la loro capacit di arrivare anche
nei punti pi inaccessibili e di consumare e digerire praticamente
qualsiasi cosa (a parte la terra). Il problema ovviamente
 il sovrapascolo. Le pecore di Barron spazzarono via
la vegetazione dall'isola come un incendio, adattando la propria
dieta, una volta eliminate le loro graminacee ed erbacee
preferite, fino a includere piante grasse, cespugli e arbusti
locali. La stagione secca si protraeva. Soffiavano i venti. E
quando la pioggia arriv portata dai temporali monsonici, il
terreno, non pi trattenuto dalle radici della flora devastata,
veniva via a strati come un innesto di pelle mal riuscito. Il
mare era scuro e limaccioso. La fauna indigena, privata di
risorse e di ripari naturali, venne decimata nuovamente e le
foreste di pini in alto sui monti si ridussero a causa di un'implacabile
brucatura lasciando sempre meno legna da raccogliere
per disperdere l'umidit della nebbia, e l'isola divenne
ancora pi arida. E cos Monsieur Caire mand i suoi agnelli
al mercato, tos il gregge nella transquila del ranch principale
e vendette la lana a peso, poi and sui monti e abbatt
tutto ci di cui non aveva bisogno. Ventiquattromila pecore,
bestia pi bestia meno, vennero eliminate. E ci nonostante
i coreopsis e la borracina, la malva regina, l'uva spina, la
manzanita e il mimolo vischioso, il toyon, il mogano di montagna
e la sofora vennero brucati fino alla radice ancor prima
della fioritura e della maturazione dei semi. E ancora una
volta il numero delle Ochlodes sylvanoides, delle mosche gru,
delle tipule, delle cavallette verdi e della salamandra della
California prese a calare.
La soluzione al problema del sovrapascolo, per quanto
riguardava Caire, fu la diversificazione. Compr le quote dei
soci e and a stabilirsi sull'isola. Sotto la sua guida, si cominci
ad arare e coltivare i terreni o a metterli a pascolo, venne
piantato un vigneto e avviata un'azienda vinicola, si importarono
bovini da carne e si costruirono ranch satellite a Christy
Beach, verso la punta occidentale, e a est a Smuggler's Cove
e allo Scorpion Anchorage. I bovini brucavano e cos pure le
pecore, ma il loro numero veniva tenuto pi o meno sotto
controllo attraverso abbattimenti selettivi. Inevitabilmente,
parte del gregge si inselvatich e veniva cacciato per sport,
allo stesso modo dei cinghiali che infestavano il luogo come
parassiti, distruggendo recinzioni, devastando le coltivazioni,
razziando i vigneti col favore della notte e lasciando dietro
di s solo acini spappolati ed escrementi. Eppure, a dispetto
della fragilit dell'ecosistema, la Santa Cruz Island
Company cominci a rendere, inviando a terra agnelli e
manzi, lana, pellame, sego e vino, anche se a far tintinnare i
forzieri era soprattutto il vino.
Caire aveva fatto la propria fortuna provvedendo ai bisogni
dei cercatori arrivati nel 1849, che riforniva di pale, picconi
e via dicendo non appena sbarcavano sul molo con
un'espressione da assatanati in faccia, stringendo nelle mani
sudate mappe del corso del Feather River, di Coloma e
Dutch Fiat buttate gi alla bell'e meglio, e offrendo loro porcellane
francesi, ceramiche di Sheffield e posateria fine quando
tornavano con le tasche piene, e tutto andava a meraviglia.
Ma lui aveva altre ambizioni. Si vedeva nei panni del
propritaire con uno chteau e cantine proprie, come quelle
di Bordeaux o della Linguadoca. Aveva il terroir, ora ci volevano
les vignes. (E, non da ultimo, una moglie, una castellana
che lo aiutasse a fondare quella dinastia che lui sognava tutte
le sere con la testa sul cuscino.) Prima torn in Europa per
prendere moglie - Maria Christina Sara Candida Mollino, di
Rapallo, una zona in cui le viti si inerpicavano sui terrazzamenti
da tempo immemore, un posto dove la gente conosceva
l'uva, conosceva il vino, ce l'aveva nel sangue e non c'era
pasto, colazione compresa, in cui mancasse quel toccasana
- dopo di che riprese il mare portando con s il miglior vitigno
francese che riusc a trovare.
Le sue furono scelte felici, sia per quanto riguardava il
matrimonio, dal quale sarebbero nati nove figli, sei dei quali
arrivarono all'et adulta, sia nella scelta del vitigno per il suo
terroir. La vallata centrale, con la sua terra ricca di minerali,
le giornate calde e le notti fresche avvolte dalla foschia marina,
presentava condizioni ideali per la coltivazione di tutta
una serie di uve monovitigno, e verso il 1890 l'etichetta Santa
Cruz vendeva Zinfandel, Pinot nero, Borgogna, Muscat
de Frontignan, Chablis e Riesling di alta qualit in tutta la
costa fino a San Francisco. E quando l'afide filossera devast
i vigneti del Vecchio Mondo distruggendo qualcosa come
trentamila ettari nella sola California, i duecentocinquanta
ettari di Monsieur Caire non ne furono toccati: n gli afidi n
gli insetti adulti avevano modo di superare la barriera del
canale. Il vino scarseggiava. I prezzi salirono. Anche dopo la
morte del proprietario, nel 1897, l'azienda vinicola continu
a prosperare nelle mani dei suoi due figli, Arthur e Frdric,
fino a che, circa vent'anni dopo, non sub la calamit innaturale
del Proibizionismo. Indifferenti a simili ghiribizzi, i cinghiali
continuavano le loro razzie e le pecore brucavano a
volont, finch i figli non si decisero a sradicare le viti e a
buttarle nel mucchio dello stallatico da bruciare; rimasero
soltanto i profondi solchi che segnavano i fianchi delle colline
come cicatrici di ferite antiche.
Il testamento del proprietario aveva diviso l'isola in sette
appezzamenti, uno per ciascuno dei figli e uno (il lotto 5, di
gran lunga il pi esteso, su cui sorgevano il ranch principale
e l'azienda vinicola) per la madre, Maria Christina Sara Candida
Mollino Caire, o Albina, come grazie al cielo era nota,
per brevit. La spartizione fu controversa. Ciascuno dei fratelli
si sent imbrogliato. Ad Arthur per esempio, il maggiore,
tocc il Christy Ranch a ovest, che per essendo privo di
un approdo era inutilizzabile, mentre a Edmund Rossi, figlio
della defunta sorella Amlie, fu assegnato il ben pi desiderabile
lotto numero 7, sulla parte orientale dell'isola, e ad
Aglae, la sorella di Arthur, fin il lotto 6, che comprendeva lo
Scorpion Ranch con il suo eccellente ancoraggio riparato.
Ne scatur una causa. Gli eredi originari morirono uno a uno
e la battaglia pass ai loro eredi. Le condizioni peggiorarono,
arriv la Depressione, le pecore continuavano a brucare.
Finalmente, nel 1937, il ranch principale e i quattro lotti
occidentali limitrofi vennero venduti in blocco a un petroliere
di Los Angeles, Edwin Stanton, che cerc di far rinascere
l'allevamento di ovini, importando bestie domestiche per incrociarle
con quello che restava del gregge originario e per
richiamare i capi dispersi. Si arrese di l a poco quando l'intero
gregge, animali domestici e inselvatichiti senza distinzione,
si sparpagli ai quattro angoli dell'isola, il che trasform
in una enorme grana la raccolta annuale per la tosatura,
il taglio della coda e la marchiatura, per cui mand al macello trentamila pecore e si concentr sui bovini, con alterni
successi. Alla sua morte, nel 1963, la quota di maggioranza
della propriet pass al figlio Carey che mand avanti l'allevamento
finch nel 1987 non mor anche lui e l'intera propriet
venne ceduta al Nature Conservancy, che ingaggi
una societ di cacciatori professionisti per sterminare le pecore
superstiti, concludendo definitivamente la storia dell'occupazione
ovina su gran parte dell'isola di Santa Cruz.
Nei due lotti orientali invece, che rimasero nelle mani dei
discendenti di Monsieur Caire, le pecore continuarono a ruminare,
denudando le querce native, i ciliegi e gli altri alberi
secolari della loro corteccia, sminuzzando tra i loro molari
distruttivi gli alberelli di pino californiano per riempirne i
quattro comparti contigui dei loro stomaci con ogni singolo
stame, foglia e frammento di polpa fino a strangolare le colline,
come una cinghia che si stringeva, si allargava e si stringeva
di nuovo.
Quando Bax rilev l'azienda, nel 1979, era andato tutto
in rovina e le pecore erano poco pi che un ricordo. I proprietari
dell'epoca, Pier e Francis Gherini, pronipoti del propritaire,
avevano tirato fuori un progetto per costruire un
villaggio turistico nella loro parte dell'isola, con tanto di marina,
campo da golf, camere e ristoranti, ma quando la contea
di Santa Cruz neg i permessi dietro sollecitazione del
National Park Service, il loro interesse svan e lo Scorpion
Ranch smise di essere ci che era stato. Fu Bax a riportarlo
in vita. L'avevano assunto nel tentativo di ricavare qualche
profitto dal luogo, e lui si butt nell'impresa, ingaggiando
nuovi lavoranti, riparando le recinzioni, raccogliendo tutti
gli animali inselvatichiti che pot e introducendo settanta
montoni Rambouillet da concorso per rimpolpare il gregge.
Anche Rita vi si dedic. E Francisco. E Anise. Tutti quanti.
Ma come si poteva pensare di tenere insieme qualcosa quando
il mondo era l l per fratturarsi come le costole di Bax e
il lungo osso bianco della gamba sinistra, che nella radiografia
nera e lucida sembrava l'osso di un fantasma? Bax era a
letto, i fatti erano questi, e l fuori imperversavano violatori
di domicilio che sparavano all'impazzata con i loro fucili e
facevano scappar via le pecore terrorizzate dagli agnelli.
Anise era inconsolabile. Quando tutto fu finito - ovvero
quando i corvi decisero che era finito e si levarono in volo
come grosse lumache alate sopra le carcasse sparpagliate -
Rita and da lei. La trov rannicchiata nell'erba calpestata
con gli agnelli stretti intorno a s, i capelli grondanti incollati
alla faccia, le spalle tremanti e i vestiti intrisi di pioggia e
sangue. Alcuni agnelli erano troppo deboli per reggersi in
piedi, le orecchie sproporzionatamente grandi adagiate
sull'erba, i loro belati un lamento funebre diacronico. Avevano
bisogno della madre, di protezione, calore, latte, e se non
avessero provveduto al pi presto le perdite sarebbero state
molto superiori alle settantatr bestie morte che Rita aveva
gi contato.
Forza, tesoro, le disse sforzandosi di controllare la voce.
Torniamo a casa a metterci dei vestiti asciutti. Ti faccio
un po' di t. O una cioccolata calda. Che ne dici di una cioccolata
calda?
Anise non rispose. Se ne stava accovacciata sulle ginocchia
e si dondolava avanti e indietro, la linea della mascella
serrata esangue e fremente come la bacchetta di un rabdomante.
Non alz nemmeno lo sguardo.
Rita rimase l in piedi sotto l'acqua, cercando per il bene
di sua figlia di essere gentile, ragionevole, rassicurante, materna,
ma non provava nulla di tutto ci. Il fatto era che in
quel momento Anise era il ritratto perfetto di Toby, di Toby
quando era a terra, quando suonavano e non c'era nessuno a
sentirli, quando il manager della casa discografica gli aveva
manifestato qualche riserva su alcuni dei brani del loro secondo
album, che erano deboli, peggio che deboli, una porcheria
bella e buona, e in quel momento l'ultima cosa a cui
voleva pensare era Toby. Toby e le sue bizze, i suoi tradimenti,
la sua coca. Cocaina, come la chiamava sempre. Tipo,
Facciamoci un po' di cocaina. Bella roba. Proprio una bella roba.
Visto che non avevano nemmeno di che pagare l'affitto.
Fece uno sforzo. Non possiamo farci niente, disse; l'odore
della pioggia ravvivava l'odore di morte che aleggiava
sul campo e che le faceva venir voglia di lasciarsi cadere nel
fango, l, davanti a sua figlia, a piangere tutte le lacrime che
aveva. Che senso aveva tutto ci? Le preoccupazioni, le privazioni,
i soldi che finivano tutti nel gregge e zero soddisfazioni
se non per il fatto che continuava a crescere? Il danno
ormai  fatto e non ci resta altro che aspettare che le madri
tornino dai loro piccoli. Guarda, disse indicando Francisco
e Bumper dall'altra parte del campo che si affannavano per
riportarle dentro, stanno gi tornando indietro. Sono preoccupate
quanto noi.
La voce di Anise era flebile e amara. E quelle che
non hanno niente di cui preoccuparsi? Che cosa faranno
quelle?
Lo so, disse lei, lo so,  triste.
Stava pensando all'anno prima, quando una delle pecore
aveva perso un agnello per via di una zampa atrofizzata e
aveva continuato ad annusare i resti della carcassa, gli zoccoli,la testa, il mantello, anche quando ormai era decomposta.
Era un tipo di dolore che travalicava le specie, dall'Ovis aries
l'Homo sapiens, e ora di nuovo, settantatr pecore che tornavano
belando in cerca degli agnellini che non potevano
rispondere, e i corvi che se la ridevano sugli alberi.
Dobbiamo rivolgerci alla polizia, disse Anise con voce
ferma e sommessa, alzando lo sguardo duro e determinato.
Gliela faremo pagare, a quegli idioti, a quei cacciatori. Dal
primo all'ultimo.
Certo, tesoro, puoi starne certa. Si sent invadere di
nuovo dalla rabbia, dall'odio e dalla disperazione. Adesso
vado dritta alla radio e chiamo lo sceriffo, perch questa 
violazione di domicilio e, non so, vandalismo...
 assassinio.
Dall'oceano si era alzata la brezza (ne sentiva l'odore
aspro, iodato, pungente e salino di scaglie, penne e pinne)
allentando la morsa della pioggia che ora cadeva a scrosci
sparsi. Giusto, disse. Proprio cos. Le tese la mano, impaziente.
Forza, tirati su, muoviti. Andiamo alla radio finch
abbiamo ancora qualche speranza di acciuffarli.
Anise si alz dall'erba e si lisci i jeans bagnati. Gli agnelliche aveva radunato rimasero sdraiati l a guardare il vento,
ma le pecore cominciavano gi ad avvicinarsi, ciascuna individuando
subito il suo dall'odore e dal particolare belato.
Che cosa potr fare lo sceriffo? Ammesso e non concesso
che venga, passeranno giorni e intanto quelli saranno scomparsi
da un pezzo.
Non so, disse lei, mentre si voltava verso la casa, magari
possiamo mettergli alle calcagna la Guardia costiera.
Uno di loro, quello davanti a tutti, era un biondo dalla grossa
mascella squadrata che sembrava uno di quei finti lottatori
di wrestling della TV che a New York, quando era bambina,
piacevano tanto a suo padre. Non l'aveva degnata neanche
di uno sguardo. E, a differenza degli altri due, non aveva armi
da fuoco; erano passati sfrecciando via, indifferenti, i fucili
in spalla, destreggiandosi con i manubri dei loro veicoli e
scrutando avanti per vedere fossi, ostacoli, i fianchi di qualche
cinghiale zannuto in fuga. Evidentemente pensava di essere
il pi figo, visto che aveva un arco e una faretra con le
frecce a tracolla. Un grand'uomo. Un eroe. Perch da qualche
parte dovranno pur avere una barca, capisci...
Anise, le gambe lunghe, alta, le spalle incurvate dal peso
di tutto ci che non andava, il libro ricoperto di plastica
stretto al petto, la affianc; davanti a loro c'era la casa, con il
fumo che saliva dal camino. La luce di Bax era ancora accesa
e sembrava che non fosse successo niente, come se gli orologi
si fossero arrestati e il sole si fosse fermato dove si trovava.
Dove potranno essere... Contrabbandieri? Perch abbiamo
messo i cartelli e non possono... non possono dire che non
sapevano...
Non ti preoccupare, amore, disse lei continuando a
camminare con tutta la velocit che le consentivano le gambe;
stava forse citando una canzone? Nella testa si affollavano
i versi di una canzone, di tutte le canzoni che aveva sentito
e cantato e che avrebbe cantato nei prossimi anni, una
volta finita quella storia, e stava gi pensando a un nuovo
brano, con una progressione blues e un tema inappellabilmente,
implacabilmente vendicativo. Non ti preoccupare,
ripet, le parole come gelidi sassolini nella bocca, quei figli
di puttana se ne pentiranno, te lo dico io.
E invece non se ne pentirono. N allora n mai. Perch,
come si sarebbe visto, lei non sapeva niente, e quando sal in
camera da letto vide con sorpresa che Bax era fuori dal letto,
con addosso le sue camicie stinte (ne metteva anche tre o
quattro una sull'altra, a seconda della temperatura) e i blue
jeans con la gamba tagliata per via del gesso. Era seduto sul
bordo della sedia e cercava di infilarsi le calze, ma quando
prov a piegarsi in avanti verso il piede sano le costole lo fecero
saltare indietro come se il braccio fosse legato a una
corda elastica. Fece una smorfia. Si lasci sfuggire un'imprecazione.
Maledizione, brontol mentre lei entrava nella
stanza, mi dai una mano? Anche con gli stivali. Dove cazzo
sono i miei stivali?
Prima di aprire bocca, gli sistem le calze sui piedi bianchi
e freddi dalle unghie spesse e gialle e le dita divaricate, e
quando parl era gi sulla porta. Vuoi dire lo stivale, vero?
Perch su quel gesso lo stivale non ci entra di sicuro, nemmeno
tagliandolo con il coltello. E non so nemmeno se  il caso
che ci appoggi il peso.
Ho sentito due spari, disse lui girandosi verso di lei, la
gamba sinistra che oscillava come un pendolo nel bozzolo
bianco del gesso sporco. Chi erano? Gitanti? Cacciatori?
Ogni volta che arrivavano, di giorno e di notte, i gitanti
spazzavano via la loro illusione di serenit, dal sub che annegava
a due passi dalla riva mentre raccoglieva molluschi fuori
stagione, che con la bassa marea veniva ritrovato da Anise
con i lineamenti del volto smangiati e un braccio rigido e
proteso come per invitarla a ballare, a quelli che accendevano
fal, pescatori bloccati a terra, o sei ragazzini che arrivavano
da Santa Barbara con il cabinato di pap per sparare a
un branco di balene grigie nelle secche al largo di Scorpion
Ranch. Soprattutto d'estate, improvvisamente qualcuno
compariva in cucina, come se il ranch fosse una curiosit da
museo. Stavolta per i gitanti non c'entravano. Era qualcosa
di peggio, di molto peggio. Cacciatori, rispose.
Si era fermato a un passo da lei, armeggiando con le grucce,
enorme, la testa grossa, i capelli incanutiti nel corso
dell'anno e la barba sale e pepe che si allargava sul colletto
fino alle basette come se avesse il vento in faccia. Dove?
Non sui terreni del ranch?
Lei si sforz di tenere un tono di voce piatto. Sul pratone
del ranch. Proprio in mezzo.
Cazzo. Che bastardi. Ci sono perdite?
Lei si limit ad annuire. Anise  qui sotto che sta cercando
di chiamare la Guardia costiera sulle frequenze marittime.
Stavolta gliela facciamo pagare.
Ma che aspetto avevano?
Le tocc rivedersi tutta la scena. Il modo in cui erano
arrivati, tranquilli, sbucando dal nulla, e le pecore in fuga.
Non so. I tipici idioti. Uno di loro aveva arco e frecce e una
mimetica addosso, neanche fosse in Vietnam.
Bax pass a fatica nella porta e lei lo segu fino alle scale;
sotto di loro la cucina, con il lungo tavolo, la testa di cinghiale
impagliata da Bax che dominava la stanza con le zanne
scoperte e un sorriso sghembo, come se la morte fosse una
battuta divertente. Non  che per caso - le pass le grucce
per potersi aggrappare al corrimano e cominci a scendere le
scale, un gradino alla volta - aveva i capelli biondi?
Era biondo, s, disse scendendo insieme a lui e porgendogli
la spalla perch vi si appoggiasse.
Un tipo grosso? Sui quaranta?
S, pu essere. Perch, lo conosci?
Cazzo, s.  Thatch. Un altro gradino, poi un altro ancora,
la stanza che si spalancava sotto di loro come un abisso,
con la stufa, il forno, il debole riflesso delle pentole e dei
tegami acciaccati, arena della vita domestica e di baruffe quotidiane.
Sentiva la voce di Anise alla radio (SOS, SOS, SOS!)
e dall'altra parte il gracchiare dei disturbi. Stava per chiedere
Chi  Thatch? Ma lui si era gi lanciato nella sua invettiva.
Non le conosce le regole? Mi avevano assicurato che sarebbe
rimasto alla larga dal ranch e avrebbe cacciato solo sulle
colline.
Chi  che te l'aveva detto?
Bax respirava affannosamente, sudava, nonostante in casa
dovessero esserci non pi di dodici gradi, e quando ai
piedi delle scale lei si sfil da sotto il suo braccio per porgergli
le grucce, fece una smorfia. Distolse lo sguardo. I proprietari,
rispose.
Che vuoi dire? Ma non avevano...?
S, disse lui con un tono di voce bassissimo, un brontolio
o grugnito pi che un suono umano,  da un paio di
settimane che volevo dirtelo, ma fra l'incidente e tutto il resto,
insomma...
Era furibonda, imbestialita. Insomma cosa? Mi hai
mentito? Mi hai tenuto all'oscuro? Mi hai trattato alla stregua
di un manovale, di una cuoca, e non per quello che sono,
o meglio che pensavo di essere. Figlio di puttana. Sei peggio
di loro.
Lui si trascin dall'altra parte della stanza verso la porta
prima di rispondere, e quando lo fece stava gi allungando la
mano per prendere il calibro 22, come se servisse a qualcosa
contro una banda di maiali assassini armati di fucili ad alta
potenza e un arco da cinquantacinque libbre. Gli hanno
dato il permesso di caccia, va bene? E non volevo che tu ti
incazzassi e cominciassi a sbraitare, perch cos hanno deciso
1 proprietari e noi non possiamo farci niente, a parte che l'accordo
era che se ne stessero sulle colline e alla larga dalla
propriet, invece hanno rotto l'accordo. Gir rabbioso la
testa e url da una parte all'altra della stanza verso Anise
che, seduta al tavolo di metallo che fungeva da scrivania, gridava
nel microfono della radio: SOS! . E spegni quell'accidente
di arnese, okay? Anise! Piantala!
Rita gli pos una mano sul braccio. Fra mille smorfie,
barcollando, cercava di spalancare la porta appoggiandosi al
fucile che reggeva con le mani, le ascelle e le lucide grucce
verniciate. Che cosa credi di fare? Sparargli? Stai in piedi a
stento.
Ma lui era gi fuori sulla veranda, scese il gradino uscendo
sotto la pioggia, e i gommini che rivestivano i puntali delle
grucce affondarono nel fango diventando immediatamente
neri. Tolta la jeep, il loro unico mezzo era il decrepito furgone
Ford abbandonato da un anonimo predecessore. Lui e
Francisco l'avevano riportato in vita, ma continuava a essere
estremamente riluttante ad avviarsi e loro due erano sempre
l a trafficarci attorno come meccanici di Formula uno. Le
spalle incassate all'altezza delle grucce, la testa che si alzava
e si abbassava a ogni passo penoso e il gesso che ballonzolava
avanti e indietro, si diresse verso il veicolo. Lei lo seguiva un
passo indietro, offesa, inviperita per quel segreto escludente
che si era covato dentro non meno che per la strage degli
agnelli. Armeggi un po' con la portiera destra del pick-up,
un'impresa impossibile, poi dette una manata alla lamiera
arrugginita e si volt di scatto, inferocito. Apri questa maledetta
portiera, okay? E mettiti al volante.
Gli apr la portiera e lui si arrampic dentro imprecando
sottovoce fra un rumore di ferraglia, la gamba ingessata una
specie di tronco che cercava di sistemare in qualche modo,
trascinando il fucile sulle assi di legno mentre le grucce si
impigliavano dappertutto sbatacchiando, legno contro metallo.
Fece per aiutarlo, ma lui la allontan con uno spintone,
aggrappandosi alle grucce come se volesse spezzarle in due,
e lei allora si arrese, gir attorno al cofano e si infil al posto
di guida. Lo guard lottare per issarsi sul sedile tirandosi
dietro le recalcitranti grucce di legno, e aveva voglia di dire
qualcosa, ma si costrinse a tacere perch tanto lui avrebbe
fatto come voleva e non c'era consiglio, solidariet o ragionevolezza
che potesse cambiare le cose, poi mise in folle, un
piede sulla frizione e l'altro sull'acceleratore, gir la chiave e
sent il motore arrancare e quindi avviarsi con una rombante
scoreggia e uno sbuffo di gas dalla marmitta aperta. Finalmente
era riuscito a salire, buttando le grucce di dietro sul
pianale e sbattendo la portiera. Lei dette gas, ingran la ridotta
e il furgone si avvi sobbalzando e sbandando sul terreno
accidentato. Dove andiamo? chiese lei a voce bassa e
risentita, pronta a saltargli addosso, prontissima, ma lui la
prevenne.
Dai contrabbandieri, disse lui.
Lei si immagin il ranch decrepito, inabitabile, una specie
di casa degli spiriti in cui qualche volta si rifugiava per
ripararsi dalla pioggia o anche solo per sentire i passi fantasma
dei pastori che ne avevano calpestato le assi in un tempo
lontano. Probabilmente era l che si trovavano, a quello c'era
arrivata anche lei, persino Anise l'aveva capito. Quello che
per non sapeva, quello che lui non le aveva detto, era che
avevano la benedizione dei proprietari. Che i proprietari
avevano diversificato, visto che l'allevamento di pecore non
fruttava praticamente nulla e loro come tutti volevano un
ricavo dall'investimento. Vivevano sulla costa, in abitazioni
calde e confortevoli, andavano a mangiare al ristorante, al
cinema, al circolo nautico o alla filarmonica o quello che era,
e non avevano la minima idea del lavoro e della dedizione
che Bax aveva messo in quel posto. La minima idea. Nemmeno
l'ombra.
Tutto a un tratto ebbe paura. Appena tre ore prima si
sentiva tranquilla, serena, i suoi pensieri tutti rivolti alla nascita
degli agnellini, alla vita, al dono e al profitto, e ora si ritrovava
intrappolata in una casa in fiamme con le finestre
sbarrate. Sterzava con forza, pestava sul freno, pigiava
sull'acceleratore. Per un istante, mentre entravano nel fiume
Scorpion il veicolo rimase sospeso, poi vi fu un tonfo, uno
stridore e una cascata di acqua color piscio e quindi risalirono
sull'altra sponda. La leva del cambio sussultava sotto la
sua mano, il motore ansimava imballato. Scal in prima, imbocc
in velocit la strada per la dorsale e attaccarono la salita.
Andarono su, superando il punto in cui Bax aveva capottato
la jeep; la strada si snodava tortuosa, sempre pi in
alto, e a un certo punto sotto di loro si apr la Scorpion Bay
e il ranch al centro della ragnatela di stradine bianche che si
irradiavano come se quello fosse l'ombelico del mondo, tutto
attorno il ricamo degli alberi e in lontananza le pecore,
macchie incolori che leccavano i loro agnelli. Per terra, ai
loro piedi, il fucile scivolava da una parte e dall'altra, a seconda
delle curve e delle buche. Allora, cosa pensi di fare?
gli chiese a denti stretti, le spalle contratte, il sedile che sobbalzava
sotto di lei e Bax che si teneva alla maniglia della
porta con tutte le sue forze.
Le dette uno sguardo teso. Le costole dovevano fargli un
male cane, si vedeva, ma in quel momento non provava alcuna
compassione per lui, nemmeno un pochino. Non lo so,
rispose; il fucile scivol da una parte all'altra della cabina,
canna in avanti, e lei dovette spingerlo via dall'acceleratore
con il piede. Voglio soltanto fare due chiacchiere con loro,
tutto qui.
Quando arrivarono in cima, il cielo cominciava a rasserenarsi,
le nubi nere si stavano spostando verso la costa settentrionale
lasciandosi dietro una scia argentata. Ora si procedeva
pi agevolmente, sulla mesa che separava i due ranch il
terreno era piatto, ma la strada era un acquitrino e dietro
ogni curva c'erano rocce sparse e frane di fango pi o meno
grosse. Dovette scendere una mezza dozzina di volte per togliere
di mezzo qualche masso o mettere mano alla pala che
si portavano dietro per quelle liete occasioni, e intanto Bax
se ne stava l fumante di rabbia. La strada non era granch
nemmeno nei momenti migliori - in primavera, dopo le
piogge, Bax e Francisco a turno dovevano convincere il vecchio
bulldozer John Deere a mettersi in moto e rimuovere
solchi, pietre e cespugli - ma ora che la jeep a trazione integrale
era fuori combattimento e bisognava arrangiarsi con il
pick-up, era particolarmente impervia. Attraversando la mesa
a rotta di collo, tremava all'idea di dover scendere, tornante
dopo tornante, sull'altro versante. Una vera impresa, con
il terreno fradicio che franava e le ruote che slittavano verso
la banchina che poi non era una banchina ma il ciglio della
strada, un precipizio, un burrone.
Arrivati in cima, quando la strada ricominciava a scendere,
davanti a lei e a Bax si present la visuale dello Smugglers Ranch e del gruppetto di olivi, ormai inselvatichiti, che
qualcuno aveva piantato quando quel posto era in piena attivit,
con campi di fieno per il bestiame, uva da raccogliere e
olive da spremere per produrre olio. Sembrava che fosse tutto
a posto, almeno visto dall'alto, e mentre ballonzolava su e
gi per le gole non osava distogliere gli occhi dalla strada, se
non per una rapida occhiata, talmente vicino al lato interno
da grattar via quel poco di vernice che ancora rimaneva sulla
parte lunga dei parafanghi e della portiera ammaccata, l'unica
cosa che divideva Bax e la scarpata sul fianco della montagna.
Ges, disse lui (due volte), ma fu l'unica parola che
pronunci.
Il volante sobbalzava come un nido di serpenti, le gomme
slittavano, mordevano il terreno e slittavano di nuovo.
Gett uno sguardo fugace fuori dal finestrino e per quanto
poteva vedere non c'erano barche nella baia e nemmeno in
secco sulla spiaggia, ma quando finalmente la strada si fece
pi regolare consentendole di spingere gli occhi oltre il cofano
per un'occhiata pi attenta, vide le impronte lasciate dai
mezzi a tre ruote sullo spiazzo davanti alla casa abbandonata.
Tracciavano eleganti archi stretti, che si avvitavano su se
stessi in un intricato disegno: un messaggio fin troppo chiaro.
Si ferm sullo spiazzo, spense il motore e tir il freno a
mano con uno strattone. L'edificio era una costruzione a due
piani di mattoni d'argilla, come il ranch a Scorpion, solo che
qui alle finestre i vetri non c'erano pi, rotti da tempo da gitanti
che esercitavano la propria mira lanciando sassi o sparando,
e le tre porte parallele - una per lato e la terza nel
mezzo come un modellino di cartone realizzato dai bambini
dell'asilo - pendevano aperte dai cardini sgangherati. L'aspetto
era quello di sempre: disabitato, abbandonato, incustodito.
Col cuore in gola, salt gi dal furgone e si diresse
verso la porta centrale, che dava nella stanza principale. Se
anche vide Bax trascinare il peso morto del gesso e armeggiare
con le grucce, non lo registr perch qui le buone maniere,
la sensibilit o l'affetto non c'entravano niente, e ci
che la muoveva era una rabbia fredda. Lui le url dietro
qualcosa, ma lei era gi entrata.
La luce si fece grigia. Ombre si staccavano dalle pareti.
Intravide una forma irregolare sul pavimento dell'ingresso,
qualcosa di incongruo, e ci volle un momento perch emergesse
dalla semioscurit: uno zaino azzurro, un lembo aperto
che ricadeva parzialmente su uno scatolone di cibo disidratato
in buste argentate. Pi in l un cumulo di vestiti e attrezzature,
manufatti, cartocci aperti, lattine accartocciate, tre
confezioni da dodici di birra Tecate con le loro etichette rosso
fuoco impilate precariamente una sull'altra. L'odore che
ricordava - lieve e botanico, un odore secco di marcio, di
muffa, di semi germogliati delle piante volate dentro attraverso
i vetri rotti che si erano insediate nelle fessure tra le
assi - era diverso, adesso sapeva di rame, era duro, con un
che di meccanico, di olio, olio per armi, e infatti ecco i fucili,
due, tre, quattro, appoggiati alla parete in fondo come a una
mostra in galleria.
I sacchi a pelo li trov sul pavimento della stanza principale,
un paio di lampade a gas l accanto in mezzo a riviste di
caccia (Oregon's Mule Deer Paradise, Ozarks Near and
More! ) e un contenitore termico di circa un metro in plastica
bianca e arancione, sistemato come una panca sotto il davanzale
della finestra rotta. Sent Bax che la chiamava, ma
non rispose. Dentro il contenitore termico, in un guazzetto
di ghiaccio sciolto, c'erano dei pezzi di carne chiusi in due
sacchetti di plastica, qualcosa che sembrava un fegato in uno
e quattro o cinque bistecche tagliate alla bell'e meglio nell'altro.
Dietro di lei, sulla porta, rimbomb un passo pesante,
poi il colpo e lo scricchiolio delle grucce. La voce di Bax risuon
nello spazio vuoto: Rita, dove diavolo sei?.
Non rispose nemmeno stavolta. Era troppo arrabbiata, la
sua furia attizzata da ogni pacchetto di sigarette
accartocciato, ogni mucchietto di biancheria appallottolata e ogni straccio
sporco di grasso, ma dove credevano di essere, in un albergo?
In un dormitorio pubblico? Fece i gradini due alla
volta, imprecando sottovoce. In cima alle scale c'era una
porta, cosa strana perch a quanto si ricordava non c'era nessuna
porta. Non era sicura al cento per cento, ma le sembrava
che i cardini fossero nuovi, o almeno che di recente fossero
stati oliati e ripuliti dalla ruggine. Sollev il saliscendi e
spinse la porta, e l ancora una volta rimase sorpresa, anzi,
scioccata e indignata.
La stanza era stata completamente trasformata. Il pavimento
era lucido come se l'avessero verniciato, o come minimo
spazzato e lavato scrupolosamente. E le finestre (due,
sulla parete di fianco e su quella di fondo) erano chiuse da
fogli di plastica, accuratamente fissati con il nastro adesivo.
Contro la parete opposta c'era un letto da campo, con tanto
di coperte, cuscino, lenzuola e federa. Giacche e camicie appese
a chiodi piantati nel muro, un altro zaino - color kaki,
come se si trattasse di roba militare - poggiato su un'asse di
legno accanto al letto, contro la parete di fronte una rozza
scrivania e una sedia ricavata da cassette di frutta. E soprattutto,
una pelle, una pelle conciata stesa sul pavimento davanti
al letto cos che l'assassino di pecore non prendesse
freddo ai piedi quando si sfilava gli stivali, incordava l'arco,
appuntiva la punta d'acciaio delle frecce.
Rita?
Lei era impietrita dall'odio. Sono qua, grid. Di sopra.
Sent Bax arrancare al piano di sotto, brontolando fra
s. E poi, come se la provocazione non fosse gi sufficiente,
come sale sulle ferite, come un colpo con un bastone appuntito,
vide quello che c'era sul tavolo. Oltre a una lampada a
gas e a una decina di libri tascabili, una rivista di caccia aperta
su una pubblicit a tutta pagina. Da lontano sembrava un
grosso binocolo puntato addosso al lettore, ma quando prese
in mano la rivista cap che si trattava di due fotografie rotonde,
una di un cinghiale con le zanne scoperte e l'altra di
un montone, un montone Rambouillet, appollaiato su uno
spuntone di roccia. La scritta in cima alla pagina diceva: Circolo
di caccia sull'isola di Eldon Thatch. Un numero di telefono
e un indirizzo di Ventura, seguito da un listino prezzi: 750
dollari per un cinghiale, 1000 per un ariete da trofeo e due
pecore da carne. Pecore da carne. In quell'istante la sua testa
pi che formulare pensieri compiuti era attraversata da un
flusso sempre maggiore di immagini, una pi amara e ironica
dell'altra. Le loro pecore, i loro arieti, gli animali che avevano
pagato di tasca propria e per cui si rompevano la schiena,
nutrendoli, tagliandogli la coda e liberandoli dai parassiti,
sarebbero diventati prede da cacciare (erano prede da cacciare)
a un prezzo venti volte superiore a quello che riuscivano
a ricavarne loro. E per mano di estranei. Di intrusi. Di
idioti.
Un attimo dopo stava ammucchiando tutto quanto - lenzuola
e coperte, libri, la lampada, persino i fogli di plastica
che tir gi dalle finestre come se stesse strappando la pelle
dalle loro schiene - dentro una delle cassette di legno, e subito
dopo, il fiato corto, in iperventilazione come dopo le
piste di coca che Toby sbriciolava e preparava per lei a qualsiasi
ora del giorno o della notte, che ne avesse voglia o meno,
e lei ne aveva voglia, ne aveva sempre voglia, cominci a
scaraventare tutto gi dalle scale urlando a Bax, che se ne
stava da basso a guardarla a bocca aperta, di togliersi di mezzo.
Ma che diavolo? fece Bax. Non puoi toccare quella
roba, questa  propriet privata, questa ...
Lei non disse niente. Non era il momento di discutere:
adesso aveva una cosa da fare e l'avrebbe portata fino in fondo,
con buona pace di Eldon Thatch, di Pier e Francis Gherini
o anche del comandante della Guardia costiera in persona.
Scese le scale, attravers la stanza e usc dalla porta che
dava sullo spiazzo, con Bax che le arrancava dietro. Rovesci
lo scatolone scaricando tutto nel fango. Poi gir attorno a
Bax, che sbraitava in una lingua che era s inglese, insistente
e aspro, ma per l'effetto che ebbe su di lei poteva benissimo
essere cinese; si fiond nuovamente in casa, stavolta nella
stanza principale, e cacci nello scatolone il sacco a pelo,
lo zaino pieno di pasti precotti, le riviste, la birra e persino i
rotoli di carta igienica. Trascin fuori il tutto e lo piant l, e
se anche sent l'urlo dei tre ruote in alto sulla montagna o la
secca mitraglia delle pale dell'elicottero che poteva voler dire
soltanto che i proprietari stavano andando a recapitargli la
velenosa notizia di persona, se ne infischi. Infatti raddrizz
le spalle e and dritta al furgone verso la tanica di benzina
che Bax teneva dietro il sedile di destra e un attimo dopo
l'odore dolce del benzene si diffuse nell'aria, mentre lei innaffiava
tutto quel pandemonio e si frugava nella tasca dei
jeans in cerca di un fiammifero.
E cos, prima che Bax o chiunque altro potesse fermarla,
and tutto in fumo. E Bax ci prov a fermarla, perch lui era
il paciere, il codardo, il cane che si girava sulla schiena per
farsi solleticare la pancia dai padroni, che poi si vendevano la
concessione su cui stava seduto. Rita guard le fiamme che si
alzavano alte, rabbiose e accecanti, le lampade che esplodevano
per la rapida fuoriuscita del kerosene, le buste di cibo
che scoppiavano come petardi, cotone, cuoio e Gore-Tex
che si accartocciavano fino a scomparire mentre dai materassini
di gomma sotto i sacchi a pelo si levava un fumo nero e
oleoso che saliva verso il cielo fermandosi ad aleggiare lass
come un ombrello strappato. Quando Bax riusc finalmente
ad avvicinarsi (scricchiolio, passo, scricchiolio) lei gli si rivolt
contro furibonda. Lo sai cosa stanno facendo? Ne hai la
minima idea?
Quello che stanno facendo non c'entra, non si entra nella
casa di qualcuno...
Casa di qualcuno? Questa casa non  di qualcuno. Questa
casa  nostra. Fa parte del nostro ranch, di quello che affittiamo
pagando profumatamente.
...a distruggere beni privati. Non  giusto.  una cosa da
matti. Cazzo, tu sei matta, te ne rendi conto?
Ah s? E tu allora, cosa sei? Stanno vendendo le nostre
pecore, Bax, i nostri montoni che noi... al primo deficiente
con un fucile... Sent che stava per cedere, tutti i problemi
e le frustrazioni della giornata le turbinavano dentro, e improvvisamente
le vennero le lacrime agli occhi. Mille dollari,
Bax, uccidono le nostre bestie per mille dollari a montone
e due pecore da carne. Pecore da carne, Cristo santo! 
Vide che assimilava il concetto. Gli occhi spalancati, la
mascella contratta. Soffriva - doveva essere un tormento anche
solo stare in piedi - e cos era come saltargli in groppa e
togliergli le grucce da sotto. Le venne male: forse non lo sapeva,
o forse non si era reso conto della portata della cosa.
Di che cosa stai parlando? le disse con il volto distorto
dalla luce delle fiamme, fiamme tossiche, fiamme chimiche,
le lattine di birra che esplodevano con un prolungato sibilo
liquido, il suono della capitolazione e della disfatta.
Al piano di sopra. In camera da letto. La sua camera da
letto. C'era la pubblicit su Field and Stream, Cristo santo.
Circolo di caccia sull'isola di Eldon Thatch. Con prezzi e
tutto.
In quel momento il rumore che fin l aveva percepito
marginalmente crebbe di intensit, si avvicin, e non si trattava
del fracasso dell'elicottero apparso in alto come un
grosso insetto sferragliante per poi svanire dietro la collina in
direzione dello Scorpion, ma del rabbioso ronzio meccanico
dei fuoristrada che tornavano a casa dopo la razzia. Alz lo
sguardo e li vide, tutti e tre, in fila indiana, che scendevano
dalla strada della mesa. Anche Bax li aveva visti. Si stava gi
muovendo, pi rapidamente di quanto lei avrebbe creduto
possibile, e quando sbucarono sullo spiazzo era gi arrivato
al furgone, e ci stava appoggiato con il 22 in mano.
Lei non conosceva le armi, non voleva conoscerle. Era
come in trance, odio e paura le bruciavano dentro in parti
uguali; che fine avevano fatto la pace e l'amore di cui tanto si
riempiva la bocca negli anni in cui la musica era il mezzo e la
fratellanza il fine? Era stata lei ad appiccare l'incendio. Era
stata lei a innescare tutto ci. Aveva la gola serrata. Qualcuno
si sarebbe fatto male. Qualcuno sarebbe morto.
Guard i tre mentre spegnevano il motore e scendevano
con movimenti studiati ed esagerati, quasi a voler dare una
dimostrazione di come fossero assolutamente calmi e sereni,
niente di straordinario, soltanto un fal che ardeva sullo
spiazzo e un calibro 22 spianato contro di loro. Thatch si
tolse il casco color kaki, scosse i capelli - aveva uno di quei
tagli scalati tanto amati dalle band di capelloni per distrarre
il pubblico dal fatto che non sapevano suonare, e quel particolare
le disse tutto ci che aveva bisogno di sapere - poi
attravers lo spiazzo seguito dagli altri due. Salve, grid
con un sorriso che sembrava quello di chi entra per la prima
volta da un rivenditore di macchine usate, sperando il meglio
ma aspettandosi il peggio. Voleva sapere cosa stava succedendo,
che cosa ci facevano loro l, come mai quel fuoco.
Per un attimo, soggiunse nel tentativo di mostrarsi amichevole,
nel tentativo di ricomporre la faccenda, come se entrare
in una propriet, uccidere pecore tagliando la loro fonte
di reddito non fosse che un'inezia, una sciocchezza, ho
pensato che stesse andando a fuoco la casa. Poi per dette
un'occhiata alla roba ammonticchiata nel fuoco, cap di cosa
si trattava e il volto si indur.
Avete ucciso i nostri animali, disse Bax. Il bestiame.
Tu e quei due buffoni - teneva il fucile spianato sul cofano
del furgone, che si trovava fra lui e loro, e indic con un cenno
del capo i due cacciatori, due tipi con un gran faccione fra
i trenta e i quaranta - avete sparato sulle nostre pecore. Che
abbiamo pagato di tasca nostra. E la cosa deve finire.
Quando gli uomini erano scesi dai loro mezzi, strizzando
gli occhi alla luce del cielo che si stava aprendo, si era spostata
accanto a lui. Gli stivali affondavano nel fango. Un brivido
freddo la percorse da capo a piedi. E gli agnelli, aggiunse
lei. Che mi dite degli agnelli morti? Settantatr, sono.
Il tipo grosso, Thatch, uno che evidentemente faceva body
building o gi di l, si limit a stringersi nelle spalle. Parlatene
con i Gherini, disse. Io a voi non devo un cazzo.
Casomai voi. Non avete nessun diritto di distruggere gli effetti
personali della gente, e vi assicuro che pagherete fino
all'ultimo centesimo quanto servir per ricomprare tutto,
altrimenti...
Altrimenti cosa? Bax alz il fucile, anche se era minuscolo,
ridicolo, un giocattolino in confronto a quelli che i
due col faccione avevano in spalla.
Thatch non si era mosso. Si trovava a circa cinque metri
di distanza. L'arco spuntava da dietro la testa come se fosse
tutt'uno con lui, un arto supplementare che si attaccava
all'intersezione delle scapole. Ti far causa. Ti far sfrattare,
ecco cosa far. Mettimi alla prova. E ho una gran voglia
di venire l a prenderti a calci nel culo, grucce o non grucce. 
Spost lo sguardo su di lei. E vale anche per te, troia.
La violenza dell'insulto, l'odio, la forza dirompente, come
un treno merci, di quel momento (Vita e morte, ecco cosa
stava pensando, vita e morte) la paralizzarono. La spaventarono.
Che cosa aveva combinato?
Nessuno si muoveva. Nessuno diceva una parola. Immagini
da film scorrevano nella sua testa, sparatorie e pistoleri,
irrealt in Technicolor, messinscene, e chi erano quei tizi
buttati per terra che zampillavano sangue finto? Comparse,
stuntman, cattivi. Non Bax, non lei. Ma dov'era di preciso la
realt, dov'era il limite? La legge? O anche solo la normalit?
Alla fine - e successe prima che lei potesse rendersene
conto - fu sparato un unico colpo, e a tirare il grilletto fu
Bax, una detonazione secca come uno schiocco che sollev
uno sbuffo di polvere all'estremit opposta della casa; Bax
non aveva mirato, forse non intendeva nemmeno sparare,
ma la cosa ebbe il suo effetto. I due col faccione indietreggiarono
barcollando come se gli avessero ceduto le ginocchia e
lei vide il volto di Thatch sbiancare.
Bax - non riusciva a decifrarlo, non sapeva dire se quello
sguardo freddo come pietra fosse provocato dal dolore alle
costole o da un accesso di rabbia, o magari dalla sorpresa per
ci che aveva fatto, per il punto a cui erano arrivati - abbass
la voce e disse a muso duro: Brutto figlio di puttana, chi
diavolo ti credi di essere?.
E Thatch, pallido e immobile, bianco come farina 00,
esangue come se qualcuno gli avesse levato il tappo, si sforz
di controllare la propria voce. Credi di potermi intimidire?
E Bax, scacco al re e matto: Proprio cos.
Si rendeva conto che non sarebbe stato facile risalire sul
furgone, con Bax zoppicante ed esposto per il tempo fatale
di un lungo istante mentre lei girava la chiave dell'accensione,
e Thatch e i suoi assassini di pecore con tutto l'agio di
fare ci che volevano per riavere la loro roba, per cui gir
attorno al furgone verso il posto di guida, dicendo a voce
abbastanza alta perch tutti potessero sentirla: Al diavolo.
Andiamocene. Leviamo le tende.
Thatch non fece niente per fermarli, anche se lo sguardo
che lanci loro era una promessa di morte. Mise in moto il
furgone e part lasciandosi dietro i gas di scarico; il rumore e
i suoi movimenti, la rapidit con cui era saltata sul sedile, si
era sistemata e aveva impugnato la leva del cambio dette
tempo a Bax di prendere fucile e stampelle e issarsi sul furgone.
Non degn Thatch di uno sguardo mentre schiacciava
l'acceleratore a tavoletta e imboccava la salita, poi il ranch, il
fal e le tre minuscole figure rimaste l davanti diventarono
solo un puntolino nello specchietto retrovisore.
Non era mai stata tanto agitata in vita sua. Le mani tremanti,
i piedi come due pezzi di legno, aveva la sensazione
che le avessero inchiodato lo stomaco, il fondo dello stomaco,
con una puntina da disegno. Bax dette sfogo alla sua rabbia
per tutta la strada che serpeggiava fangosa fin sopra la
mesa e lei rispose con altrettanta veemenza. Fecero propositi
di ogni genere, che cosa avrebbero fatto, che cosa avrebbe
detto Bax ai proprietari, alla polizia, alla Guardia costiera e
a chiunque avesse voluto sapere, ma era inutile perch quando
discesero dall'altra parte della mesa e sotto di loro apparve
lo Scorpion Ranch ingrandendosi fino a riempire l'intero
parabrezza, videro l'elicottero, fermo sullo spiazzo, con il
pilota e un uomo in giacca e cravatta - l'agente dei Gherini o
l'avvocato o quello che era, in piedi l accanto, e con loro
Anise e Francisco, con lo sguardo torvo.
S. Proprio cos. Via il tappo e tutto gi dallo scarico, le
vesciche, la schiena rotta, le bestie e le migliorie fatte, la
pompa dell'acqua alimentata a gas, i cavalli da sella e tutto il
resto, il sapore della terra fra i denti quando il vento della
sera soffiava gi dai monti e l'amore ampiamente ripagato
per quel posto che era come l'amore dello spirito divino, tutto
finito. Perch l'agente di Mr. Gherini, camminando in
punta di piedi nel fango con le sue scarpe da citt, disse: Mi
spiace molto doverglielo dire, signor Russell, ma ho l'incarico
di informarla che ha due settimane di tempo per sgomberare.
Di che cosa sta parlando? gli aveva ribattuto Bax.
L'agente, ergendosi con arroganza, sebbene la sua statura
non superasse il metro e sessantacinque e i suoi occhi fossero
infossati dal disgusto, gli fece un discorsetto, condito di cifre
prese da una tabella, quarantamila dollari di profitto totale
per i Gherini per l'anno in corso a fronte della prospettiva di
ricavi annui per centocinquantamila dollari dalla sola caccia
sportiva, e per di pi con il Park Service che gli stava sul
collo minacciando di requisire la propriet, appartenente alla
famiglia dei suoi clienti fin dai tempi del nonno, per un
prezzo talmente irrisorio che non valeva nemmeno la pena di
parlarne. Guardiamo le cose in faccia, signor Russell, disse
sollevando un piede dalla melma e poi, cambiata idea,
posandovelo di nuovo, il mondo va avanti. L'allevamento di
ovini  una cosa da Far West, e il Far West  morto.
Bax, tesissimo, cercando di gesticolare e reggersi alle
grucce nello stesso tempo, prov a discutere, ma l'uomo
continuava a scuotere la testa e a interromperlo. Due settimane,
ripeteva. Mi dispiace molto. Ai miei clienti spiace
molto. Dispiace molto a tutti. Poi fece un passo avanti, con
grande cautela, come se stesse camminando nella pastafrolla,
si sfil una busta dalla tasca interna e gliela porse. Due settimane.
Qui c' la notifica formale.
Ebbe la sensazione che le avessero strizzato il fiato fuori
dal corpo. Si sentiva la sopravvissuta di un naufragio aggrappata
a uno spuntone di roccia mentre il mare si ingrossava e
imperversava. Stava annegando sulla terraferma. E gli
agnelli? chiese, girandosi verso di lui, le mani protese in un
gesto conciliatore. Non possiamo mica...
La guard per la prima volta. Aveva gli occhi neri e i capelli
a spazzola. Era un ometto piccolino con addosso un
abito molto costoso e un paio di scarpe rovinate, arrivato da
un altro mondo per compiere una missione urgente, e adesso
la missione era compiuta. Abbandonateli.
Per che cosa? Perch quei, quei... - non trovava la parola
- quei signori gli sparino addosso?
Non sono qui per discutere, fu la risposta.
Francisco si stava fissando la punta screpolata e spaccata
degli stivali. Anise si port una mano alla faccia. Da lontano
arriv il lungo belato lancinante degli agnelli.
Ma  la nostra fonte di guadagno, protest lei. Il nostro
profitto.
A quel punto, come se la situazione non fosse gi abbastanza
nera, Bax si gir verso di lei. Tu resta fuori da questa
storia, le disse.
L'uomo la attravers con gli occhi come se non esistesse,
lo sguardo su Bax.
E l'affitto? chiese Bax. Non potete rompere il contratto
cos. Vi facciamo causa. Lo farebbe chiunque.
Niente visitatori, disse l'uomo.
Cosa? Di che cosa sta parlando?
Il vostro contratto. Dice molto chiaramente che non sono
ammessi visitatori senza l'esplicito permesso dei proprietari.
Bax fece un balletto nella gabbia delle grucce; tutte le sue
speranze stavano morendo l nel fango davanti a lui. Visitatori?
Qui di visitatori non ce ne sono mai stati.
L'agente si era girato e stava affrontando il guado che lo
separava dall'elicottero, il pilota - due braccia e due gambe,
due occhi e una faccia inespressiva come l'elenco del telefono
di Los Angeles - in piedi, lo sguardo fisso avanti come se
fosse gi partito e volteggiasse in alto nella sua macchina del
tuono, ciao ciao, addio, tutto ci non mi riguarda.
Mr. Hazeltine? Bax gli arrancava dietro, una nota implorante
nella voce, untuoso come lei mai avrebbe immaginato
che potesse essere, supplicando, vendendo l'anima, ma
che stava facendo? Chi  che doveva supplicare? Avrebbe
dovuto ruggire, scaraventare via le grucce e fare a pezzi quellostronzetto. Mr. Hazeltine, non abbiamo mai...
Ma l'agente, che ormai era sul suo terreno, con in tasca
avvocati, contratti e clausole di recesso, si limit a voltarsi
verso di loro e con un lungo gesto lento indic Anise. Le ci
volle un po' - era svuotata, senza parole, e cos pure Bax -
prima di riuscire a dire, anzi no, belare, perch era questo
che stava facendo, belare: Ma quella  mia figlia.
L'uomo era al portellone dell'elicottero, il pilota gi pronto
ai comandi. Esattamente, disse con un'occhiata sopra la
spalla. Quod erat demonstrandum. La faccenda  chiusa. Si
iss sulla bolla di vetro, lasciando penzolare i piedi fuori dalla
porta aperta il tempo di slacciarsi le scarpe - cuoio di Cordova,
color sangue di bue, con rialzi di gomma nera sotto i
tacchi -, togliersele e batterle delicatamente contro la cabina
del velivolo. Rimasero l a guardarlo in silenzio come se fosse
intento a un rituale sacro, un ometto in una giornata grigia su
un'isola lontana dalla costa, che ripuliva le scarpe dal fango.
Poi le grandi pale cominciarono a roteare e loro indietreggiarono
per sottrarsi al vortice e al repentino assalto del rumore.
Due settimane, sillab in mezzo al frastuono, poi chiuse
lo sportello e tutto ci che sapevano, volevano e speravano
spar in alto nel cielo.
...
.
...
FINE Parte 1.